{"id":174057,"date":"2022-08-08T17:50:24","date_gmt":"2022-08-08T15:50:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/teatro-dellacquario-dalla-tenda-di-giangurgolo-alla-metafora-del-calabrone\/"},"modified":"2023-01-16T17:10:58","modified_gmt":"2023-01-16T16:10:58","slug":"468598-teatro-dellacquario-dalla-tenda-di-giangurgolo-alla-metafora-del-calabrone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/468598-teatro-dellacquario-dalla-tenda-di-giangurgolo-alla-metafora-del-calabrone\/","title":{"rendered":"Teatro dell&#8217;Acquario, dalla tenda di Giangurgolo alla metafora del calabrone"},"content":{"rendered":"<p>COSENZA \u2013 Una spiaggia. Le luci di un circo in lontananza.<strong> Antonello<\/strong> ripensa a quella volta in cui scapp\u00f2 di casa per unirsi a una compagnia circense. \u201cAveva quattordici anni e lasci\u00f2 mia madre nella disperazione pi\u00f9 profonda\u201d. <strong>Carlo piange da un mese quel fratello maggiore che l&#8217;ha cresciuto.<\/strong> A casa Antonello alla fine ci torn\u00f2. Ma il circo, quello no, non smise mai di amarlo. Fu per questo che, quando sulla spiaggia di San Lucido (ma forse era Torremezzo!) vide quel tendone illuminato, non resistette alla tentazione: si avvicin\u00f2 ed entr\u00f2. <strong>\u201cUn giorno vorrei comprarne uno uguale\u201d<\/strong>, disse Antonello al proprietario. Lui rispose: \u201cCompra il mio allora, me ne voglio giusto liberare\u201d. Cos\u00ec and\u00f2. E la storia ebbe inizio. Era il 1977. Un anno prima Antonello Antonante, Dora Ricca \u2013 che poi sarebbe diventata sua moglie \u2013 Antonella Carbone, Nello e Massimo Costabile <strong>avevano dato vita al Centro R.A.T.<\/strong> (ricerche audiovisive e teatrali). Una stanza lunga e stretta al civico 82 di corso Telesio, dove il gruppo organizzava proiezioni di film e incontri-dibattiti. Ogni tanto, si faceva vedere pure Marcello Walter Bruno, la cui morte sarebbe arrivata pochi giorni dopo quella di Antonello. Lo spazio angusto di quella prima sede faticava a contenere la traboccante creativit\u00e0 del gruppo. Il colpo di genio di Antonante fu dunque provvidenziale. Senza che ci fosse bisogno di chiedere permesso, la <strong>\u201cTenda di Giangurgolo\u201d<\/strong> fu messa in piedi dall&#8217;oggi al domani su uno sterrato dalle parti di via Caloprese. Poi spostata nella zona dello stadio e, infine, montata su via Panebianco. Nell&#8217;inverno del 1979 una tempesta d&#8217;acqua e vento la fece volteggiare in aria, scaraventandola a terra ridotta ormai a un cencio inutilizzabile. Quietatasi la burrasca, rimaneva il ricordo delle stagioni teatrali andate in scena sotto a quel tendone da circo e delle tante compagnie venute da fuori a esibirsi. Ma il ricordo, quello da solo, non poteva bastare.<\/p>\n<h4>Via Galluppi, Don Pingitore e la nascita dell&#8217;Acquario<\/h4>\n<p>Un giorno, camminando per le strade di Cosenza, Antonello si ferm\u00f2 davanti a un capannone: d&#8217;improvviso gli venne in mente che, da ragazzino, era proprio l\u00ec che, di tanto in tanto, andava a tirare di scherma.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-468619 aligncenter\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/FOTO-ACQUARIO-1.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"601\" title=\"\"><\/p>\n<p>\u201cQuesto posto \u2013 ricorda suo fratello Carlo \u2013 nel tempo \u00e8 stato tante cose diverse. Una palestra, un&#8217;officina per barche, una tipografia e un deposito farmaceutico\u201d. Antonello in cuor suo aveva gi\u00e0 deciso:<strong> lui e gli altri sarebbero ripartiti da questo stabile malmesso di via Galluppi.<\/strong> Rimaneva soltanto un \u201cpiccolo\u201d dettaglio: incontrare il proprietario e convincerlo a chiudere l&#8217;accordo. Don Mario Pingitore, che nel frattempo aveva acquistato l&#8217;immobile da un imprenditore nautico di Cetraro, prese subito Antonello in simpatia. \u201cNonostante tutti gli sconsigliassero di affittare i locali a un gruppo di scapestrati, lui alla fine accett\u00f2.\u201d <strong>Il Centro R.A.T aveva cos\u00ec trovato casa.<\/strong> In cambio, s&#8217;impegnava a pagare ogni sei mesi un canone di locazione pari a nove milioni di lire. Considerato che Giangurgolo se n&#8217;era volato via con tutta la sua tenda, bisognava mettersi alla ricerca di un nome nuovo. \u201cVenne convocata una riunione \u2013 racconta Carlo \u2013 ma le versioni su questo punto sono differenti, perch\u00e9 qualcuno dice che il gruppo si affid\u00f2 al sorteggio, qualcun altro sostiene invece che votarono per alzata di mano\u201d. Destino o no, sappiamo come finirono le cose.<\/p>\n<p>\u201cL&#8217;acquario \u2013 spiega Carlo \u2013 simboleggia un microcosmo. Tanti pesci colorati, ognuno diverso dall&#8217;altro ma tutti parte dello stesso, unico ambiente\u201d. I componenti della cooperativa che avevano proposto la denominazione di Teatro della Ginestra se ne fecero una ragione. Il sipario s&#8217;apr\u00ec il sette marzo del 1981. L&#8217;otto marzo si replic\u00f2. Per il gran debutto,<strong> il Teatro dell&#8217;Acquario<\/strong> ospit\u00f2 la compagnia Libera Scena Ensemble di Napoli. Sulle tavole immacolate del palcoscenico fu rappresentato il \u201cWoyzeck\u201d di Georg Buchner, regia di Gennaro Vitiello. I cosentini si misero in fila. Incuriosito e senz&#8217;altro trascinato dalla passione viscerale di suo fratello, anche Carlo cominci\u00f2 a bazzicare nel teatro di via Galluppi. Armato di \u201ccato e colla\u201d, capitava d&#8217;incontrarlo per le vie della citt\u00e0. La stagione teatrale dell&#8217;84 proponeva \u201cDonne e storie di ordinaria follia\u201d della compagnia Gran Serraglio di Torino. Lo spettacolo, che prevedeva alcuni nudi in scena, era vietato ai minori di diciotto anni. \u201cAttaccare i manifesti e poi metterci sopra la famosa striscetta era difficile, ma eravamo obbligati, perch\u00e9 senza avviso rischiavamo grosso. Allora, sistemavo il rettangolo di carta intorno alla scopa e, con un veloce colpo di polso, il gioco era fatto\u201d.<\/p>\n<h4>Il sogno s&#8217;infrange: arrivano i debiti e le lettere di sfratto<\/h4>\n<p>Quello fu anche l&#8217;anno in cui Antonello Antonante e gli altri componenti della cooperativa dovettero fare i conti con <strong>la prima seria crisi economica del teatro.<\/strong> \u201cIl riconoscimento ministeriale ottenuto nel 1976 dava diritto alle sovvenzioni statali. I finanziamenti arrivavano con ritardo, ma comunque arrivavano. Quei soldi, per\u00f2, da soli non erano sufficienti a fronteggiare tutte le spese e purtroppo in quei tempi, a livello di istituzioni locali, intorno al Teatro dell&#8217;Acquario c&#8217;era il deserto pi\u00f9 assoluto\u201d. Cos\u00ec un bel giorno, al posto delle avveniristiche locandine con le quali si annunciavano gli spettacoli in calendario, comparve inaspettato l&#8217;annuncio:<strong> \u201cSignore e Signori si chiude\u201d<\/strong>. Per fortuna, Regione e Comune non rimasero indifferenti al grido d&#8217;aiuto e la chiusura fu scongiurata. Le difficolt\u00e0 finanziarie, tuttavia, continuarono. E s&#8217;aggravarono. La vita del Teatro dell&#8217;Acquario era costantemente appesa a un filo. Antonello, in qualit\u00e0 di rappresentante legale della cooperativa, somigliava tanto a un equilibrista circense, addestrato a stare in bilico sul vuoto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-468617 aligncenter\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/ACQUARIO-3.jpg\" alt=\"\" width=\"549\" height=\"360\" title=\"\"><\/p>\n<p><strong>\u201cNel 2013<\/strong> \u2013 rammenta Carlo \u2013 <strong>il Centro R.A.T. si vide recapitare una lettera di sfratto<\/strong> da parte degli eredi di Don Mario Pingitore. Il dissesto finanziario non aveva ancora fatto il suo ingresso a Palazzo dei Bruzi e il sindaco Mario Occhiuto fu in condizione di sostenerci\u201d. Il Teatro dell&#8217;Acquario, ancora una volta, era salvo. \u201cResistendo resistendo, con un colpo di teatro dopo l&#8217;altro, non siamo mai usciti di scena. Abbiamo fatto come i calabroni che sono pesanti e hanno ali troppo piccole per volare, per\u00f2 non lo sanno e volano lo stesso. Fuor di metafora vuol dire che gli ostacoli non sono mai mancati, ma l&#8217;amore per il teatro e la gioia per il nostro lavoro hanno sempre prevalso sulle difficolt\u00e0 incontrate lungo il cammino\u201d. Fino a quando la situazione non si \u00e8 complicata.<strong> \u201cNel 2020 abbiamo ricevuto la seconda lettera di sfratto.<\/strong> La propriet\u00e0 ad oggi vanta un credito di<strong> quarantamila euro<\/strong> e, di fronte alla nostra attuale mancanza di liquidit\u00e0, si \u00e8 mostrata intransigente. Allo stop forzato imposto dalla pandemia, si sono aggiunti i ritardi della burocrazia. Gli ultimi finanziamenti erogati dalla Regione si riferiscono alla produzione teatrale del 2019, mentre dal Ministero aspettiamo ancora il saldo relativo al 2021. Abbiamo provato a dire che, appena i contributi che aspettiamo arriveranno, <strong>salderemo l&#8217;intero debito accumulato.<\/strong> Purtroppo, non \u00e8 servito a niente. Gli eredi di Don Mario Pingitore sono inamovibili. L&#8217;ufficiale giudiziario \u2013 continua Carlo \u2013 ha fissato al <strong>15 settembre la data entro cui dovremo restituire le chiavi del teatro.<\/strong> La Regione si sta interessando alla vicenda. Ci hanno chiesto d&#8217;integrare alcuni documenti, ma con la morte di mio fratello \u00e8 stato davvero difficile riuscire a essere tempestivi\u201d.<\/p>\n<h4>Il Bistrot e quella poltrona rimasta vuota<\/h4>\n<p>Antonello ha varcato la porta dell&#8217;Acquario l&#8217;ultima volta lo scorso 17 giugno, per assistere al saggio finale del corso di musica. Carlo ha come la sensazione di rivederlo: \u201cSe n&#8217;\u00e8 rimasto seduto tutto il tempo in prima fila\u201d. Antonello, malgrado l&#8217;Alzheimer ne avesse in parte minato la lucidit\u00e0, era consapevole delle nubi tornate ad addensarsi sul teatro di via Galluppi. Tuttavia, caparbio e propositivo com&#8217;era, confidava che il cielo si sarebbe presto rischiarato. Invece no. \u201cSempre che non accada il miracolo e qualcuno ci presti quarantamila euro, <strong>saremo costretti ad andarcene.<\/strong> Il 22 agosto inizieremo a smontare il palcoscenico e la gradinata, poi man mano porteremo via tutto il resto\u201d. Nella sala del suggestivo Bistrot dell&#8217;Acquario, ogni singolo oggetto emana struggente malinconia:<strong> la coppa del premio Ubu,<\/strong> il pi\u00f9 importante riconoscimento del teatro italiano che il centro R.A.T. s&#8217;aggiudic\u00f2 nel 2019.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-468618 aligncenter\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/ACQUARIO-4.jpg\" alt=\"\" width=\"540\" height=\"337\" title=\"\"><\/p>\n<p><strong>La Lettera 32<\/strong> che Antonello un giorno di tanti anni fa sottrasse a suo padre: \u201cLa mattina sprofondava in una delle poltrone colorate del Bistrot e, sorseggiando la sua amata gassosa al caff\u00e8, la cosa pi\u00f9 azzardava che beveva \u2013 sorride Carlo \u2013 iniziava a battere veloce sui tasti della macchina da scrivere, fino a quando quello che leggeva non lo convinceva del tutto\u201d. Curiosando tra i cimeli dell&#8217;Acquario sparsi qua e l\u00e0, compare imponente nella sua semplicit\u00e0 <strong>un messaggio autografo del maestro Eduardo De Filippo,<\/strong> datato 24 ottobre 1984:<\/p>\n<p><em>\u201cCaro Antonello due righe in fretta. Non sto gran che bene, ma non voglio lasciarla senza risposta troppo a lungo. Il vostro progetto, con qualche taglio, mi andrebbe bene. Oltretutto, \u00e8 da tanto che manco in Calabria e sarei contento di ritrovarvi tutti. Per\u00f2 non posso prendere impegni a cos\u00ec lungo termine, giacch\u00e9 da un anno sono pi\u00f9 i giorni che sto malato che quelli in cui sto bene. E allora, secondo me, la cosa migliore sarebbe che ci risentissimo verso Aprile e se per quell&#8217;epoca mi sentir\u00f2 in forze, potremo metterci d&#8217;accordo. Molti saluti per il vostro lavoro e un saluto a voi\u201d.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-468622 aligncenter\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/Teatro-dellacquario-Cosenza-chiuso.jpg\" alt=\"\" width=\"540\" height=\"373\" title=\"\"><\/p>\n<p>Se non potr\u00e0 pi\u00f9 stare qui, su questa parete dov&#8217;\u00e8 sempre stato, lo scritto incorniciato di De Filippo trover\u00e0 posto su un&#8217;altra parete, in un altro teatro.<strong> \u201cSe dobbiamo chiudere, chiudiamo.<\/strong> Il nostro sogno \u2013 confida Carlo \u2013 \u00e8 di riaprire un nuovo teatro. Non so dove e non so quando. Si chiamer\u00e0 Teatro dell&#8217;Acquario o forse Teatro Antonante, anche se mio fratello non ne sarebbe affatto contento. Schivo com&#8217;era, gli sembrerebbe eccessivo persino se gli dedicassimo soltanto una targa\u201d. Lasciata la sede di via Galluppi, cosa succeder\u00e0? \u201cPer il momento \u2013 spiega Carlo con razionalit\u00e0, mettendo da parte il cuore che soffre \u2013 ci sposteremo al Cinema Italia. <strong>L&#8217;Agenda urbana e i fondi Cis<\/strong> prevedono il restauro di tutta una serie di immobili situati nel centro storico. Chiss\u00e0 che il Teatro dell&#8217;Acquario non possa un domani tornare l\u00ec dove tutto \u00e8 cominciato. Magari in uno dei tanti capannoni abbandonati sul lungo fiume di Cosenza\u201d. In attesa di quel che sar\u00e0, <strong>a un mese esatto dalla sua scomparsa,<\/strong> dedichiamo ad Antonello &#8211; che dall&#8217;alto veglia sul teatro dell&#8217;Acquario e sui suoi teatranti, dovunque sar\u00e0 la loro futura casa &#8211; le parole dello scrittore Fabrizio Caramagna:<\/p>\n<p><em>\u201cSar\u00f2 per sempre tra il sole e la luna, disse l&#8217;uomo cannone mentre il circo si faceva minuscolo dietro di lui\u201d.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quarant&#8217;anni di successi tra salite e ricadute, fino al triste epilogo: la morte di Antonello Antonante e lo sfratto che inesorabile s&#8217;avvicina<\/p>\n","protected":false},"author":70,"featured_media":174058,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[563,42],"tags":[19],"class_list":["post-174057","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-area-urbana","category-cosenza","tag-copertina"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/174057","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/70"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=174057"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/174057\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/174058"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=174057"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=174057"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=174057"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}