{"id":176497,"date":"2022-09-22T17:45:08","date_gmt":"2022-09-22T15:45:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/italia-un-paese-sempre-piu-vecchio-e-con-meno-famiglie-in-50-anni-115-mln-di-persone\/"},"modified":"2023-01-16T17:13:41","modified_gmt":"2023-01-16T16:13:41","slug":"475701-italia-un-paese-sempre-piu-vecchio-e-con-meno-famiglie-in-50-anni-115-mln-di-persone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/475701-italia-un-paese-sempre-piu-vecchio-e-con-meno-famiglie-in-50-anni-115-mln-di-persone\/","title":{"rendered":"Italia, un Paese sempre pi\u00f9 vecchio e con meno famiglie. In 50 anni -11,5 mln di persone"},"content":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Le nuove previsioni Istat sul futuro demografico del Paese, aggiornate al 2021, confermano una<strong> decrescita della popolazione.<\/strong> Da 59,2 milioni al 1 gennaio 2021 a 57,9 mln nel 2030, a 54,2 mln nel 2050 fino a 47,7 mln nel 2070. Il rapporto tra individui in et\u00e0 lavorativa (15-64 anni) e non (0-14 e 65 anni e pi\u00f9) passer\u00e0 da circa 3 a 2 nel 2021 a circa 1 a 1 nel 2050. Entro 10 anni in 4 Comuni su 5 \u00e8 atteso un calo di popolazione, in 9 su 10 nel caso di zone rurali. Meno coppie con figli: entro il 2041 1 famiglia su 4 sar\u00e0 composta da una coppia con figli.<\/p>\n<h4>Sempre pi\u00f9 anziani, si accentuano gli squilibri strutturali<\/h4>\n<p>La <strong>popolazione di 65 anni e pi\u00f9 oggi rappresenta il 23,5% del totale<\/strong>, quella fino a 14 anni di et\u00e0 il 12,9%, quella nella fascia 15-64 anni il 63,6% mentre l\u2019et\u00e0 media si \u00e8 avvicinata al traguardo dei 46 anni. Di fatto, la popolazione del Paese \u00e8 gi\u00e0 ben dentro una fase accentuata e prolungata di invecchiamento. Dalle prospettive future scaturisce un\u2019amplificazione di tale processo, perlopi\u00f9 governato dall\u2019attuale articolazione per et\u00e0 della popolazione e, solo in parte minore, dai cambiamenti immaginati circa l\u2019evoluzione della fecondit\u00e0, della mortalit\u00e0 e delle dinamiche migratorie, in base a un rapporto di importanza, all\u2019incirca, di due terzi e un terzo rispettivamente. <strong>Entro il 2050 le persone di 65 anni e pi\u00f9 potrebbero rappresentare il 34,9% del totale<\/strong> secondo lo scenario mediano, mentre l\u2019intervallo di confidenza al 90% presenta un campo di variazione compreso tra un minimo del 33% a un massimo del 36,7%. Comunque vadano le cose, l\u2019impatto sulle politiche di protezione sociale sar\u00e0 importante, dovendo fronteggiare i fabbisogni di una quota crescente di anziani. I giovani fino a 14 anni di et\u00e0, sebbene nello scenario mediano si preveda una fecondit\u00e0 in recupero, potrebbero rappresentare entro il 2050 l\u201911,7% del totale, registrando quindi una lieve flessione. Sul piano dei rapporti intergenerazionali, tuttavia, si presenterebbe il tema di un rapporto a quel punto squilibrato tra ultrasessantacinquenni e ragazzi, in misura di circa tre a uno. Nel frattempo, a contribuire alla crescita assoluta e relativa della popolazione anziana concorrer\u00e0 soprattutto il transito delle folte generazioni degli anni del baby boom (nati negli anni \u201960 e prima met\u00e0 dei \u201970) tra le et\u00e0 adulte e senili, con concomitante e repentina riduzione della popolazione in et\u00e0 lavorativa. Nei prossimi trent\u2019anni, infatti, la popolazione di 15-64 anni scenderebbe dal 63,6% (37,7 milioni) al 53,4% (28,9 milioni) in base allo scenario mediano, con una forchetta potenziale compresa tra il 52% e il 54,8%. Come per la popolazione anziana, quindi, anche qui si prospetta un quadro evolutivo certo, con potenziali effetti sul mercato del lavoro, sulla programmazione economica, sul mantenimento del livello di welfare necessario al Paese. Un parziale riequilibrio nella struttura della popolazione potrebbe rivelarsi solo nel lungo termine, via via che le generazioni nate negli anni del baby boom tenderanno a estinguersi. In base allo scenario mediano, i 15-64enni potrebbero riportarsi al 54,3% entro il 2070 mentre gli ultrasessantacinquenni ridiscendere al 34,1%. Stabile, invece, la<strong> popolazione giovanile con un livello dell\u201911,6%.<\/strong> Tra le potenziali trasformazioni demografiche va evidenziato il marcato processo di invecchiamento del Mezzogiorno. Per quanto tale ripartizione geografica presenti ancora oggi un profilo per et\u00e0 pi\u00f9 giovane, l\u2019et\u00e0 media dei suoi residenti transita da 45 anni nel 2021 a 49,9 anni nel 2040 (scenario mediano), sopravanzando il Nord che raggiunge un\u2019et\u00e0 media di 49,2 anni, partendo nell\u2019anno base da un livello pi\u00f9 alto, ossia 46,4 anni. Guardando alle prospettive di lungo termine, il Mezzogiorno rallenterebbe ma non fermerebbe il suo percorso, raggiungendo un\u2019et\u00e0 media della popolazione prossima ai 52 anni. A quel punto, invece, sia il Nord (49,7 anni) sia il Centro (51,1) avrebbero gi\u00e0 avviato il percorso contrario, ossia quello verso una struttura per et\u00e0 in piccola parte ringiovanita.<\/p>\n<h4>Quattro Comuni su cinque in calo demografico nel giro di dieci anni<\/h4>\n<p>Entro 10 anni andr\u00e0 incontro a un calo demografico un numero crescente di Comuni, l\u201980% secondo lo scenario mediano, entro il 2031. Ci\u00f2 si deve alla bassa fecondit\u00e0, che colpisce uniformemente alla base la struttura per et\u00e0 delle popolazioni, ma anche a livelli migratori sfavorevoli per alcune realt\u00e0 territoriali, laddove \u00e8 pi\u00f9 forte tanto l\u2019emigrazione per l\u2019estero quanto quella per l\u2019interno. A livello nazionale si valuta che tra il 2021 e il 2031 i Comuni delle zone rurali possano nel complesso registrare una riduzione della popolazione pari al 5,5%, passando da 10,1 a 9,5 milioni di residenti.\u00a0 In tali aree i Comuni con saldo negativo della popolazione sono l\u201986% del totale. <strong>La questione investe soprattutto le aree del Mezzogiorno<\/strong>, dove i Comuni delle zone rurali con bilancio negativo sono il 94% del totale e dove si riscontra una riduzione della popolazione pari all\u20198,8%. Per i 1.060 Comuni che ricadono nelle Aree interne, particolari zone del territorio nazionale che si contraddistinguono per la distanza fisica dall\u2019offerta di servizi essenziali, la condizione demografica risulta ancor pi\u00f9 sfavorevole. Qui, infatti, la quota di Comuni con saldo negativo della popolazione nel decennio sale al 94%, facendo nel complesso registrare una <strong>riduzione della popolazione pari al 9,1% (del 10,4% considerando il solo Mezzogiorno)<\/strong>. In una situazione relativamente migliore si collocano i Comuni a densit\u00e0 intermedia (piccole citt\u00e0 e sobborghi), dove il calo demografico atteso \u00e8 dell\u20191,9% (la popolazione transita nel decennio da 28,3 a 27,7 milioni). In tale area \u00e8 minore anche la quota di Comuni interessati dal calo demografico, il 70% del totale, che tuttavia <strong>sale all\u201984% nel solo Mezzogiorno<\/strong>. Infine, sebbene a un livello minore, anche Citt\u00e0 e Zone densamente popolate saranno interessate da spopolamento. La capacit\u00e0 attrattiva delle aree a pi\u00f9 forte urbanizzazione far\u00e0 s\u00ec che nel decennio il calo complessivo della popolazione sia solo dell\u20191,8%, con il 65% dei Comuni destinati a subire un saldo negativo tra i propri residenti.<\/p>\n<h4>Tra 20 anni oltre 10 milioni di persone sole<\/h4>\n<p>Il calo delle famiglie con nuclei deriva dalle conseguenze di lungo periodo delle dinamiche sociodemografiche in atto in Italia: l\u2019invecchiamento della popolazione, con l\u2019aumento della speranza di vita, genera infatti un maggior numero di persone sole; il <strong>prolungato calo della natalit\u00e0 incrementa le persone senza figli<\/strong>, mentre l\u2019aumento dell\u2019instabilit\u00e0 coniugale, in seguito al maggior numero di scioglimenti di legami di coppia, determina un numero crescente di individui e genitori soli. Alle persone sole, comunque associate al concetto di famiglia per quanto micro, si deve principalmente la crescita assoluta del numero totale di famiglie. Gli uomini che vivono soli avranno un incremento del 18,4%, arrivando a superare i quattro milioni nel 2041. Le donne sole sarebbero destinate ad aumentare ancora di pi\u00f9, da 4,9 a quasi 6 milioni, con una crescita del 22,4%. Le famiglie monocomponente, soprattutto per la loro composizione per et\u00e0, hanno una ricaduta sociale importante: \u00e8, infatti, principalmente <strong>nelle et\u00e0 avanzate che aumentano molto le persone sole.<\/strong> Se gi\u00e0 nel 2021 la quota di persone sole di 65 anni e pi\u00f9 rappresenta la met\u00e0 di chi vive da solo, nel 2041 raggiungerebbe il 60%. In termini assoluti, le persone sole arriverebbero a 10,2 milioni (+20%), di cui 6,1 milioni avranno 65 anni e pi\u00f9 (+44%). Nel 2021 tra gli uomini che vivono soli, circa uno su tre ha pi\u00f9 di 65 anni (32,3%) mentre tra le donne il rapporto sale a oltre tre su cinque (63,1%). Negli anni le previsioni mostrano uno scenario in cui <strong>l\u2019incidenza di uomini e donne di 65 anni e pi\u00f9 nel complesso delle famiglie unipersonali aumenta<\/strong> sostanzialmente, per cui gli uomini arriverebbero nel 2041 a costituirne il 42,5% e le donne addirittura il 72,2%. L\u2019aumento della sopravvivenza tra gli anziani, molti dei quali soli, potrebbe comportare un futuro aumento dei fabbisogni di assistenza. Un maggior numero di anziani soli pu\u00f2 per\u00f2 generare anche risvolti positivi; la pi\u00f9 lunga sopravvivenza, caratterizzata, si presuppone, anche da una migliore qualit\u00e0 della vita, potrebbe consentire a queste persone di svolgere un ruolo attivo nella societ\u00e0: ad esempio, come gi\u00e0 accade oggi e verosimilmente un domani, supportando le famiglie dei propri figli nella cura dei nipoti e garantendo loro sostegno economico, partecipando al ciclo economico nella veste di consumatori di servizi assistenziali ma anche in quella di investitori di capitali.<\/p>\n<h4>Coppie con figli in calo<\/h4>\n<p>Sulla base dei livelli di fecondit\u00e0 riscontrati negli ultimi anni e delle ipotesi prodotte nello scenario mediano su questo tema, si prevede una <strong>sostanziale diminuzione delle coppie con figli<\/strong>. Questa tipologia familiare, che oggi rappresenta circa un terzo delle famiglie totali (32,5%), nel 2041 potrebbe rappresentarne meno di un quarto (24,1%). Tra il 2021 e il 2041 la loro consistenza diminuirebbe del 23%, passando da 8,2 a 6,3 milioni. In particolare, tenendo in considerazione l\u2019et\u00e0 dei figli, la diminuzione pi\u00f9 consistente si registrerebbe tra le coppie con almeno un figlio di et\u00e0 compresa tra 0 e 19 anni (-26%). Con una diminuzione da 5,3 milioni di famiglie nel 2021 a 3,9 milioni nel 2041, la loro quota scender\u00e0 dal 21% al 15% del totale delle famiglie.<\/p>\n<h4>In crescita coppie senza figli e genitori soli<\/h4>\n<p>Nello stesso frangente temporale <strong>le coppie senza figli aumenterebbero da 5 a 5,7 milioni, per un incremento del 13%,<\/strong> e con una quota sul totale che salirebbe dal 19,8 al 21,5%. Se tali tendenze dovessero proseguire con la stessa intensit\u00e0 prevista fino al 2041, le coppie senza figli potrebbero numericamente sorpassare quelle con figli gi\u00e0 entro il 2045. L\u2019instabilit\u00e0 coniugale, sempre pi\u00f9 diffusa nel Paese, contribuir\u00e0 all\u2019aumento di famiglie composte da un genitore solo, maschio o femmina, con uno o pi\u00f9 figli. Nel 2021 i monogenitori sono in totale 2,7 milioni, pi\u00f9 madri (2,2 milioni) che padri (poco pi\u00f9 di 500mila) che rispettivamente rappresentano l\u20198,7% e il 2,1% del totale delle famiglie. Se in passato, a seguito di uno scioglimento della coppia, i figli (soprattutto se piccoli) venivano generalmente affidati alle madri, dalla promulgazione della legge sull\u2019affido congiunto del 2006 questa prevalenza \u00e8 andata diminuendo. Ci\u00f2 ha determinato una sempre maggiore diffusione di padri in qualit\u00e0 di genitori affidatari nelle sentenze di separazione o divorzio. Entro il 2041 i padri soli, pur rimanendo minoritari rispetto alle madri sole, potrebbero risultare pari a circa 800mila (il 2,9% del totale delle famiglie). In tale anno le madri sole arriverebbero con un piccolo incremento a 2,3 milioni (8,8% del totale), cosicch\u00e9 il <strong>totale di monogenitori sarebbe pari a 3,1 milioni<\/strong>. Nel complesso, l\u2019aumento dei genitori soli dal 10,8% all\u201911,7% del totale delle famiglie rimane comunque di modesta entit\u00e0, in quanto contrastato dal continuo calo delle nascite, nonch\u00e9 dalla tendenza a riaggregarsi ad altre famiglie o a formare famiglie ricostituite. Nella composizione dei nuclei monogenitori per et\u00e0 dei figli, ad aumentare, pur con una consistenza contenuta, saranno soprattutto i<strong> padri soli con figli di 20 anni e pi\u00f9, che nel 2041 supererebbero le 500mila unit\u00e0<\/strong> mentre quelli con almeno un figlio fino a 19 anni sarebbero poco pi\u00f9 di 200mila<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le nuove previsioni Istat sul futuro demografico del Paese con un calo demografico crescente, accentuato soprattutto nel Mezzogiorno<\/p>\n","protected":false},"author":58,"featured_media":176498,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[16],"tags":[19],"class_list":["post-176497","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-italia","tag-copertina"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/176497","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/58"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=176497"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/176497\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/176498"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=176497"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=176497"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=176497"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}