{"id":178211,"date":"2022-10-22T05:00:46","date_gmt":"2022-10-22T03:00:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/cosenza-mori-a-26-anni-condannate-asp-e-ao-diagnosi-sbagliata-e-il-corpo-malconservato-in-obitorio\/"},"modified":"2023-01-16T17:15:36","modified_gmt":"2023-01-16T16:15:36","slug":"480985-cosenza-mori-a-26-anni-condannate-asp-e-ao-diagnosi-sbagliata-e-il-corpo-malconservato-in-obitorio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/480985-cosenza-mori-a-26-anni-condannate-asp-e-ao-diagnosi-sbagliata-e-il-corpo-malconservato-in-obitorio\/","title":{"rendered":"Cosenza: mor\u00ec a 26 anni, condannate Asp e AO. Diagnosi sbagliata e il corpo malconservato in obitorio"},"content":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Le due aziende, <strong>sanitaria e ospedaliera<\/strong>, ognuna per la propria responsabilit\u00e0 sono state condannate per la <strong>morte del 26 enne Mario Tarsitano<\/strong>. L&#8217;Asp, per gravi negligenze ed imperizie da parte dei medici mentre l&#8217;azienda ospedaliera, per violazione dell&#8217;obbligo di custodia conseguente alla presa in consegna della <strong>salma<\/strong> del giovane e per difettuale gestione della struttura dell&#8217;obitorio, non in linea con le dovute misure idonee alla corretta conservazione del cadavere. Una <strong>tragedia nella tragedia<\/strong> quella dei familiari di Mario Tarsitano che, ora \u00e8 certo, mor\u00ec per una condotta difettuale dei sanitari dell\u2019ASP di Cosenza che non effettuarono approfondimenti diagnostici e non diagnosticarono per tempo <strong>l\u2019embolia polmonare<\/strong> del giovane, approntando tutte le misure necessarie commisurate ai sintomi, inviandolo immediatamente presso il Pronto Soccorso dell\u2019Ospedale di Cosenza e dopo la sua morte non si pot\u00e9 effettuare <strong>l\u2019autopsia<\/strong> perch\u00e9 le celle frigorifere dell\u2019Obitorio dell\u2019Ospedale di Cosenza non funzionavano. Un <strong>destino terribile per il 26enne<\/strong> che, inizi\u00f2 a sentirsi male cinque giorni prima del suo decesso, nel 2013, con problemi respiratori misconosciuti da tutti coloro che l\u2019ebbero in cura, <strong>non rendendosi conto della trombosi venosa<\/strong> <strong>profonda<\/strong> che piano piano stava rubando la sua vita, <strong>curandolo <\/strong>con farmaci <strong>tranquillanti<\/strong> e<strong> come se il paziente fosse stato colpito da un attacco di panico.<\/strong><\/p>\n<h3>La responsabilit\u00e0 dei sanitari nella cura del giovane e il malfunzionamento delle celle frigorifere<\/h3>\n<p>Ieri la sentenza del <strong>Tribunale di Cosenza<\/strong> dal dott. Giovanni Provazza che ha confermato le <strong>responsabilit\u00e0 dei sanitari che ebbero in cura il giovane<\/strong>, affrontando anche il delicato tema del malfunzionamento delle celle frigorifere dell\u2019Ospedale di Cosenza e probabilmente statuendo un<strong> precedente giudiziario non di poco conto<\/strong> su sollecitazione del difensore della famiglia Tarsitano, l&#8217;avv. Massimiliano Coppa, esperto in colpa medica, ed espressamente <strong>riferibile alla lesione del sentimento di pieta\u0300<\/strong> per i <strong>defunti<\/strong> oltre che <strong>della dignita\u0300 della persona;<\/strong>\u00a0posizioni soggettive di sicuro rilievo costituzionale che avrebbero dovuto <strong>mantenere integro il corpo<\/strong> <strong>per l\u2019autopsia<\/strong> disposta dalla Procura di Cosenza, ma che \u2013 al contrario &#8211; fu accertato dalla Polizia Scientifica di Cosenza non essere cos\u00ec.<\/p>\n<p>La famiglia del giovane, assistita dall\u2019avv. Coppa, ha scelto per la lunga battaglia giudiziaria in sede civile e penale come propri consulenti il prof. Pietrantonio Ricci, Ordinario di Medicina Legale dell\u2019Universit\u00e0 di Catanzaro, il prof. Francesco Alessandrini, Ordinario di Cardiochirurgia del Policlinico Gemelli di Roma ed il prof. Vincenzo Pascali, Ordinario di Medicina Legale dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica Policlinico Gemelli di Roma e l\u2019Ing. Fabrizio Coscarelli, i quali hanno seguito passo passo tutte le varie fasi dei procedimenti culminati, proprio sulla scorta della peculiarit\u00e0 della vicenda, in un <strong>cospicuo risarcimento<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"attachment_480986\" style=\"width: 685px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-480986\" class=\"wp-image-480986 \" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/LAvv.-Massimiliano-Coppa-e-il-Prof.-Vincenzo-Pascali-Il-Prof.-Francesco-Alessandrini-Il-Prof.-Pietrantonio-Ricci.jpg\" alt=\"Avv. Massimiliano Coppa - prof. Vincenzo Pascali - prof. Francesco Alessandrini - prof. Pietrantonio Ricci \" width=\"675\" height=\"209\" title=\"\"><p id=\"caption-attachment-480986\" class=\"wp-caption-text\">Avv. Massimiliano Coppa &#8211; prof. Vincenzo Pascali &#8211; prof. Francesco Alessandrini &#8211; prof. Pietrantonio Ricci<\/p><\/div>\n<p>Tali motivi hanno indotto il Tribunale di Cosenza a sancire che \u201c&#8230;a causa del <strong>malfunzionamento dell\u2019impianto di climatizzazione e del guasto della cella frigorifera<\/strong>, la salma del loro congiunto <strong>non veniva adeguatamente custodita<\/strong> ed anzi <strong>il 18.06.2013<\/strong>, data in cui i consulenti de PM si recavano presso l\u2019obitorio dell\u2019ospedale di Cosenza per eseguire la disposta autopsia, si riscontravano <strong>segni avanzati di fenomeni putrefattivi<\/strong> non coerenti con l\u2019epoca dell\u2019avvenuto decesso (<strong>circa 72 ore prima<\/strong>). <strong>L\u2019Azienda ospedaliera di Cosenza non ha contestato la circostanza<\/strong> in fatto, che tra l\u2019altro emerge dagli atti, ma ha solo evidenziato che e\u0300 stata pronunciata sentenza di non luogo a procedere nei confronti dei soggetti responsabili della Struttura. Tuttavia, tale pronuncia, tra l\u2019altro non prodotta in atti, secondo quanto prospettato dall\u2019A.O di Cosenza nella comparsa di costituzione, <strong>non ha escluso il dato relativo al malfunzionamento delle celle frigorifere,<\/strong> ma unicamente che <strong>tale circostanza non potesse imputarsi all\u2019ing. De Marco<\/strong>.<\/p>\n<p>Alla luce delle emergenze istruttorie relative alle condizioni di <strong>malfunzionamento delle celle frigorifere<\/strong> che non consentivano una adeguata conservazione del cadavere, si ravvisa la violazione da parte della Struttura convenuta dell\u2019obbligo di custodia conseguente alla <strong>presa in consegna del corpo di Mario Tarsitano;<\/strong> obbligo che si protraeva fino al momento della riconsegna della salma ai congiunti ai fini della sepoltura. Esiste, infatti, nella fattispecie concreta, una <strong>responsabilita\u0300 extracontrattuale<\/strong>, di natura omissiva, in capo all\u2019Azienda Ospedaliera di Cosenza, relativa al deposito per un <strong>periodo indefinito dei cadaveri a disposizione dell\u2019autorita\u0300 giudiziaria per autopsie giudiziarie e per accertamenti medico &#8211; legali<\/strong>, riconoscimento e trattamento igienico &#8211; conservativo.<strong> In base a tale norma,<\/strong> pertanto <strong>l\u2019Azienda Ospedaliera<\/strong>, presso cui possono essere costituititi<strong> gli obitori<\/strong> (art 14), <strong>doveva assicurare la conservazione delle salme durante il periodo di deposito<\/strong>.<\/p>\n<h3>Il rispetto del defunto, lesa la dignit\u00e0 della persona<\/h3>\n<p>Nel caso di specie, la <strong>gestione della struttura dell\u2019obitorio<\/strong> non ha posto in essere le dovute misura idonee alla <strong>corretta conservazione del cadavere<\/strong>, per come si riscontra dalla relazione dei Consulenti nominati, i quali proprio in ragione dell\u2019inizio di <strong>fenomeni putrefattivi<\/strong>, disponevano il <strong>trasferimento della salma presso la sala settoria dell\u2019Obitorio del Cimitero di Cosenza.<\/strong> La domanda di risarcimento, in questa sede, fonda le sue ragioni <strong>nell\u2019interesse sotteso alla tutela delle spoglie umane<\/strong> ed individuato dalla dottrina giuridica <strong>nella pieta\u0300 per i defunti.<\/strong> In particolare, <strong>l\u2019ordinamento penale prevede<\/strong> diverse fattispecie di reato a tutela della particolare estrinsecazione di tale sentimento di pietas, non solo nel culto ma anche e soprattutto nel <strong>rispetto delle spoglie umane<\/strong>.<\/p>\n<p>Il bene giuridico violato e\u0300 rappresentato da un legittimo <strong>interesse etico &#8211; sociale<\/strong> diffuso, proprio di <strong>ciascun membro della collettivita\u0300<\/strong>, in quanto <strong>radicato nell&#8217;umanita\u0300<\/strong> in ogni epoca storica e cultura, astraendo dalle qualita\u0300 rivestite dal soggetto allorche\u0301 era in vita. <strong>Nel caso di specie la violazione del dovere di custodia della salma integra una ipotesi di lesione del sentimento di pieta\u0300 per il defunto della dignita\u0300 della persona;<\/strong>\u00a0posizioni soggettive di sicuro rilievo costituzionale e gravemente lese dalla condotta del convenuto, in quanto la comparsa dei segni autolitici e di prematura decomposizione, non ha consentito loro di poter dare l\u2019ultimo saluto al proprio stretto congiunto, subendo con cio\u0300 la violazione del proprio diritto inviolabile alla piena estrinsecazione del proprio sentimento di rispetto e di pietas verso la salma del congiunto, al di la\u0300 di ogni professione religiosa e convincimento etico o filosofico..\u201d.<\/p>\n<h3>La grave embolia e l&#8217;esame autoptico. Le celle erano del 1968, obitorio sequestrato<\/h3>\n<p>L\u2019autopsia venne disposta dalla Procura della Repubblica di Cosenza su istanza della famiglia di Tarsitano. Il decesso del giovane, era riconducibile ad una <strong>grave embolia massiva,<\/strong> non diagnosticata e la <strong>vicenda fu molto dibattuta<\/strong> anche perch\u00e9 <strong>subito dopo il decesso,<\/strong> il corpo diMario Tarsitano fu <strong>riposto in una cella frigorifera a disposizione dell\u2019Autorit\u00e0 Giudiziaria non funzionante,<\/strong> in <strong>violazione<\/strong> delle pi\u00f9 elementari <strong>norme di polizia mortuaria<\/strong> e con evidente pregiudizio per la conservazione della salma ai fini dell\u2019accertamento delle cause di morte.<\/p>\n<p>Le <strong>celle frigorifere dell\u2019Ospedale di Cosenza<\/strong> erano <strong>obsolete<\/strong> perch\u00e9 risalenti addirittura al <strong>1968<\/strong> e che la loro <strong>manutenzione era da considerarsi alquanto difficile<\/strong> in <strong>totale assenza dei pezzi di ricambio necessari per assicurare il normale funzionamento dell\u2019impianto frigo<\/strong> di uno degli Ospedali pi\u00f9 grandi della Provincia. Tali questioni indussero la Polizia Giudiziaria al <strong>sequestro dell\u2019intero obitorio<\/strong>, confermando <strong>l\u2019interesse nel garantire per i cittadini di tutta la Provincia di Cosenza<\/strong> un servizio i cui standard qualitativi possono tranquillamente essere riportati <strong>agli anni \u201960<\/strong>, per come agevolmente risulta dagli atti del processo, in cui la <strong>famiglia Tarsitano<\/strong> \u2013 assistita dall\u2019avv. Coppa &#8211; <strong>non si \u00e8 data per vinta cos\u00ec ottenendo quel riscatto morale<\/strong> soprattutto che molti &#8211; con una defatigante attivit\u00e0 \u2013 si affannarono ad addossare ad altri, lasciando la famiglia Tarsitano con uno strascico di dolore senza misura. Finalmente, dopo una lunga attivit\u00e0 difensiva disposta dal pool di legali, medici legali ed ingegneri, si \u00e8 pervenuti al riconoscimento delle responsabilit\u00e0 poste in capo a chi \u2013 per primo \u2013 <strong>non diagnostic\u00f2 la grave patologia<\/strong> che condusse a morte il giovane Mario Tarsitano in 5 giorni \u2013 situazione questa ancor di pi\u00f9 aggravata dalla gestione amministrativa dei responsabili dell\u2019Azienda Ospedaliera che, per <strong>ragioni di igiene e sicurezza<\/strong>, <strong>avevano l\u2019obbligo di mantenere integro il corpo appartenuto in vita al giovane Tarsitano<\/strong>, con esclusione di ogni responsabilit\u00e0 da parte dei sanitari del Pronto Soccorso del Nosocomio Cosentino che non poterono far altro che constatare il decesso dei un giovane di anni 26 che \u2013 probabilmente &#8211; se giunto alla loro attenzione in anticipo forse poteva salvarsi.<\/p>\n<h4>La famiglia Tarsitano: &#8220;nessun risarcimento porter\u00e0 indietro Mario&#8221;<\/h4>\n<p>Amaro il commento dei familiari di Tarsitano che hanno precisato come &#8220;nessuna somma riconducibile al risarcimento potr\u00e0 <strong>restituire il loro figlio prematuramente scomparso<\/strong> per accertata responsabilit\u00e0 professionale dei medici ASP che l\u2019ebbero in cura, auspicando che <strong>questo sacrificio sia valso al buon funzionamento<\/strong> concreto del <strong>servizio dell\u2019obitorio<\/strong> dell\u2019Ospedale di Cosenza, attualizzandolo ai tempi di oggi e con macchinari adatti ed adeguati alla domanda del bacino d\u2019utenza, non essendo bastevole per il servizio preposto la sola pitturazione dei muri degli ambienti dell\u2019obitorio per garantire il servizio imposto dalla legge.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mario Tarsitano mor\u00ec per negligenza e imperizia dei medici dell&#8217;Asp di Cosenza. 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