{"id":179043,"date":"2022-11-12T08:00:15","date_gmt":"2022-11-12T07:00:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/la-storia-di-flavia-come-unadolescente-scopre-lendometriosi\/"},"modified":"2023-01-16T17:16:33","modified_gmt":"2023-01-16T16:16:33","slug":"483158-la-storia-di-flavia-come-unadolescente-scopre-lendometriosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/483158-la-storia-di-flavia-come-unadolescente-scopre-lendometriosi\/","title":{"rendered":"La storia di Flavia, come un\u2019adolescente scopre l\u2019endometriosi"},"content":{"rendered":"<p>ROMA &#8211; Flavia ha 15 anni e da quasi 2 anni ha scoperto di essere affetta da <strong>endometriosi e adenomiosi<\/strong>. Una <strong>malattia cronica<\/strong> che l\u2019ha portata ad <strong>affrontare ricoveri, visite in diversi centri medici, diagnosi sbagliate<\/strong> e il <strong>dolore<\/strong>, oltre a quello fisico, di non essere compresa. In occasione del progetto &#8220;<strong>Comprend-Endo<\/strong>&#8221; dedicato alle ragazze della terza, quarta e quinta superiore delle scuole di tutta Italia dalle volontarie dell\u2019A.P.E. Associazione Progetto Endometriosi, associazione di pazienti nazionale, che organizzano momenti formativi per far conoscere la patologia e permettere alle giovani donne di aiutare le amiche e fare prevenzione, ha conosciuto l\u2019associazione e ha deciso di <strong>raccontare la sua storia<\/strong>, per aiutare le ragazze che come lei devono fare i conti con la malattia.<\/p>\n<p><strong>Quando hai avuto i primi sintomi e cercavi la diagnosi, quali emozioni hai provato?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abQuando ho avuto i primi sintomi, mi ricordo che l\u2019unica cosa che riuscivo a pensare era \u201cperch\u00e9?\u201d. Non avevo idea da cosa fossero dati, non sapevo se fosse colpa mia, se magari ci fosse qualcosa di sbagliato nel mio stile di vita\u2026 Cercare la diagnosi \u00e8 stato frustrante come nient\u2019altro in vita mia. Io e mia madre, che mi ha sempre supportata e accompagnata ad ogni visita, abbiamo passato in ospedale una quantit\u00e0 di ore incredibile. Sono dovuta andare incontro a due ricoveri, parecchie diagnosi sbagliate, decine di medici e di visite in centri diversi prima di riuscire a capire quale fosse veramente il problema. Mi sentivo quasi inutile, non ascoltata, come se tutto il mondo non credesse a me e a ci\u00f2 che dicevo di provare\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quando il tuo dolore ha finalmente avuto un nome, invece, come ti sei sentita?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSicuramente mi sono sentita in parte sollevata dal fatto di sapere, finalmente, cos\u2019era che mi provocava tutto quel dolore e quel disagio. Mi sono sentita anche sollevata perch\u00e9 finalmente qualcuno mi aveva dato la prova che non mi stavo inventando o immaginando niente, era tutto vero. Era l\u00ec. \u00c8 stata proprio questa una parte difficile da accettare: il fatto di avere un problema. Spesso ero (e sono ancora) invidiosa, invidiosa degli altri, invidiosa di tutti coloro che riescono a vivere una vita normale. Ho avuto la diagnosi quando avevo quattordici anni, e credo che tutti possano immaginare come pu\u00f2 essere scoprire di avere una malattia cronica a quest\u2019et\u00e0.<br \/>\nMa, anche dopo la diagnosi, ho continuato a sentirmi non capita. Dai medici, si, ma anche dai miei stessi amici e coetanei. Ho iniziato a chiudermi in me stessa, a vergognarmi della mia malattia, a cercare di far finta che non avevo nulla di diverso da loro. Questo, ovviamente, non era vero. Ero, e sono ancora, molto diversa da loro. Sono diversa perch\u00e9 non riesco a stare seduta pi\u00f9 di un\u2019ora su una sedia senza avere un dolore lancinante al retto. Sono diversa perch\u00e9 se esco di casa anche solo un giorno, poi non riesco ad alzarmi dal letto per i successivi tre giorni. Sono diversa perch\u00e9 non posso neanche pensare di andare a mangiare fuori senza che il mio utero decida di farmi tornare a casa prima di aver finito la cena. Credo che ci\u00f2 che la maggior parte delle persone (non affette da endometriosi o da altre malattie croniche) non capisce, \u00e8 quanto sia difficile accettare la malattia, accettare di non poter essere in grado di fare ci\u00f2 che gli altri fanno con facilit\u00e0, accettare di doversi portare un peso del genere per tutta la vita\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quando hai partecipato all\u2019incontro dell\u2019A.P.E. organizzato dalla scuola, cosa hai pensato? Cosa pensi che un\u2019adolescente si aspetti da un\u2019associazione di volontariato per endometriosi?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abQuando ho partecipato all\u2019incontro dell\u2019A.P.E., mi ricordo di essere stata felice. Ero felice del fatto che, grazie a quell\u2019incontro, tante altre ragazze avrebbero avuto la possibilit\u00e0 di scoprire la loro endometriosi senza dover passare attraverso il lungo percorso di diagnosi al quale la maggior parte delle donne affette da endometriosi devono andare incontro. Credo che ci\u00f2 che un\u2019adolescente si aspetta da un\u2019associazione di volontariato per endometriosi sia sostegno. Accettare di avere una malattia cronica, specialmente a quest\u2019et\u00e0, non \u00e8 semplice. Non \u00e8 stato semplice per me, e io dopotutto avevo comunque la mia famiglia che mi ha sempre supportata ed aiutata. Purtroppo, non tutte hanno questa fortuna, molte si ritrovano da sole (emotivamente e non), con una diagnosi tanto sudata in mano, senza avere la minima idea di cosa fare o a chi rivolgersi per aiuto. Certo, i ginecologi possono (e non sempre) dare un aiuto a livello strettamente medico, ma quando si parla di aiuto psicologico, credo un\u2019associazione costituita da donne che hanno passato esattamente la stessa esperienza sia fondamentale\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-483163 aligncenter\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/endometriosi.jpg\" alt=\"\" width=\"556\" height=\"344\" title=\"\"><\/p>\n<p><strong>Cosa vorresti che ginecologi e infermieri non dimenticassero? Cosa ti aspetti da loro?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCredo che tutte noi ragazze e donne affette da endometriosi possiamo concordare sul fatto che il problema \u00e8 principalmente uno: non c\u2019\u00e8 l\u2019ascolto. Vorrei che i medici si ricordassero che l\u2019endometriosi \u00e8 una malattia estremamente soggettiva, e che se non si ascoltano e non si d\u00e0 credito alle parole delle pazienti, la diagnosi sar\u00e0 difficilissima da trovare, cos\u00ec come sar\u00e0 difficile formulare qualunque altra terapia in grado di aiutare le pazienti ad affrontare tutti i sintomi che l\u2019endometriosi comporta. Ogni donna \u00e8 un essere umano con le sue emozioni, la sua storia e, ovviamente, la sua endometriosi. Non tutte le donne sono uguali, non tutti i corpi sono uguali, non tutte le endometriosi sono uguali. Anzi, sono tutte diverse. Ci\u00f2 che desidero veramente, dal profondo del mio cuore, \u00e8 che i medici smettano di trattarci come bambole che vanno ricucite, senza ascoltare e senza neanche cercare di capire come una quattordicenne potrebbe sentirsi appena essere uscita dalla sala operatoria, con davanti persone sconosciute, durante il periodo della pandemia, a 250km da casa. Capisco che non tutti riescono a capire cosa stanno passando gli altri, anzi, per la maggioranza pu\u00f2 essere particolarmente difficile, ma ci\u00f2 che chiedo \u00e8 di almeno provare ad ascoltare. Un medico, quando si ritrova davanti una ragazza di quattordici anni che non riesce a vivere la sua vita come un\u2019adolescente normale a causa del dolore, invece di sbatterla fuori dalla porta allo scadere dei quindici minuti concessi, dovrebbe fermarsi un attimo e ragionare sul fatto che in quei quindici minuti sta decidendo il futuro della sua vita. Non \u00e8 poco. Perci\u00f2 per favore ascoltate sempre, dedicate tempo alle persone, perch\u00e9 un minuto di ascolto in pi\u00f9 pu\u00f2 veramente fare la differenza. Vorrei ringraziare l\u2019A.P.E. per l\u2019attivit\u00e0 che svolge, perch\u00e9 con il suo lavoro riesce ad aiutare tantissimo le pazienti, spesso anche di pi\u00f9 rispetto ai medici. Ci\u00f2 che fa la differenza \u00e8 proprio il fatto che le donne dell\u2019A.P.E. hanno anni di esperienza riguardo l\u2019endometriosi (e non parlo di esperienza medica, ma di esperienza vissuta sulla propria pelle) e proprio per questo riescono a dare consigli pratici e tanto tanto tanto supporto psicologico che aiuta le ragazze ad affrontare la malattia. Grazie Apine!\u00bb<\/p>\n<p><strong>Cos\u2019\u00e8 l\u2019endometriosi? <\/strong><\/p>\n<p>L\u2019endometriosi \u00e8 una malattia infiammatoria cronica che colpisce in Italia circa il 10% della popolazione femminile in et\u00e0 fertile, anche se i dati sono estremamente parziali e probabilmente sottostimati. I sintomi pi\u00f9 diffusi sono: forti dolori mestruali ed in concomitanza dell\u2019ovulazione, cistiti ricorrenti, irregolarit\u00e0 intestinale, pesantezza al basso ventre, dolori ai rapporti sessuali, infertilit\u00e0 nel 35% dei casi. Per una malattia di cui non si conoscono ancora le cause, per la quale non esistono cure definitive n\u00e9 percorsi medici di prevenzione, per limitare i danni che l\u2019endometriosi provoca, \u00e8 fondamentale fare informazione per creare consapevolezza!<br \/>\nL\u2019A.P.E. \u00e8 una realt\u00e0 nazionale che da oltre 16 anni informa sull\u2019endometriosi, nella consapevolezza che l\u2019informazione sia l\u2019unica prevenzione ad oggi possibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia raccontata in occasione del progetto &#8220;Comprend-Endo&#8221; dedicato alle ragazze delle scuole di tutta Italia dalle volontarie dell\u2019A.P.E. Associazione Progetto Endometriosi<\/p>\n","protected":false},"author":42,"featured_media":179044,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[16],"tags":[19],"class_list":["post-179043","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-italia","tag-copertina"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/179043","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/42"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=179043"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/179043\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/179044"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=179043"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=179043"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=179043"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}