{"id":180208,"date":"2022-11-28T13:32:17","date_gmt":"2022-11-28T12:32:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/rapporto-svimez-sud-in-recessione-nel-2023-04-del-pil-in-calabria-09\/"},"modified":"2023-01-16T17:17:51","modified_gmt":"2023-01-16T16:17:51","slug":"486618-rapporto-svimez-sud-in-recessione-nel-2023-04-del-pil-in-calabria-09","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/486618-rapporto-svimez-sud-in-recessione-nel-2023-04-del-pil-in-calabria-09\/","title":{"rendered":"Rapporto Svimez, Sud in recessione nel 2023: -0,4% del Pil. In Calabria -0,9%"},"content":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Nel 2023 il Mezzogiorno rischia la recessione con un Pil che potrebbe contrarsi fino a -0,4% contro il +2,9% di quest&#8217;anno.\u00a0E&#8217; quanto emerge dalle stime de<strong>l rapporto Svimez 2022<\/strong> presentato oggi alla Camera secondo cui l&#8217;economia del Centro-Nord, pur rimanendo positiva a +0,8%, segnerebbe un forte rallentamento rispetto al +4% del 2022. <strong>Il\u00a0dato medio italiano dovrebbe attestarsi invece intorno al +0,5%<\/strong> (3,8% nel 2022). Gli effetti territorialmente asimmetrici dello shock energetico, <strong>penalizzando soprattutto le famiglie e le imprese meridionali, dovrebbero quindi riaprire la forbice di crescita del Pil tra Nord e Sud. <\/strong>\u00a0A causa dei rincari dei beni energetici e alimentari l&#8217;incidenza delle famiglie in povert\u00e0 assoluta potrebbe crescere di circa un punto percentuale salendo all&#8217;8,6%, con forti eterogeneit\u00e0 territoriali: +2,8 punti percentuali nel Mezzogiorno, contro lo 0,3 del Nord e lo 0,4 del Centro. Secondo il Rapporto Svimez 2022 che stima in valori assoluti 760 mila nuovi poveri causati dallo shock inflazionistico (287 mila nuclei familiari), di cui mezzo milione al Sud. Le politiche nazionali dovranno quindi assicurare continuit\u00e0 alle misure contro il caro energia e accelerare il rilancio degli investimenti pubblici e privati.<\/p>\n<h3>Pesano i rincati di beni energetici e alimentari<\/h3>\n<p>La Svimez valuta che a causa dei<strong> rincari dei beni energetici e alimentari<\/strong> l\u2019incidenza delle famiglie in povert\u00e0 assoluta potrebbe crescere di circa un punto percentuale salendo all\u20198,6%, con forti eterogeneit\u00e0 territoriali: +<strong> 2,8 punti percentuali nel Mezzogiorno<\/strong>, contro lo 0,3 del Nord e lo 0,4 del Centro. In valori assoluti si stiman<strong>o 760 mila nuovi poveri causati dallo shock inflazionistico<\/strong> (287 mila nuclei familiari),<strong> di cui mezzo milione al Sud<\/strong>. In base alle stime Svimez, l\u2019aumento dei prezzi di energia elettrica e gas si traduce in un aumento in bolletta annuale di 42,9 miliardi di euro per le imprese industriali italiane; il 20% circa (8,2 miliardi) grava sull\u2019industria del Mezzogiorno, il cui contributo al valore aggiunto industriale nazionale \u00e8 tuttavia inferiore al 10%.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/16483\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-459460\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/supermercato-spesa-iStock_000033638482_Small-647x400.jpg\" alt=\"\" width=\"647\" height=\"400\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<h4>Conntrazione nel 2023, ripresa nel 2024<\/h4>\n<p>Le previsioni Svimez segnalano per il 2023 il rischio di una contrazione del PIL nel Mezzogiorno dello 0,4%, un peggioramento della congiuntura determinata soprattutto dalla contrazione della spesa delle famiglie in consumi, a fronte della continuazione del ciclo espansivo, sia pure in forte rallentamento nel Centro-Nord (+0,8%). Il<strong> 2024 dovrebbe essere un anno di ripresa sulla scia del generale miglioramento della congiuntura 2 internazionale,<\/strong> unitamente alla continuazione del rientro dall\u2019inflazione che scende al +2,5% e +3,2% nel Centro-Nord e nel Mezzogiorno nell\u2019anno. Si stima che il PIL aumenti nel 2024 dell\u20191,5% a livello nazionale, per effetto del +1,7% nel Centro-Nord e dello +0,9% al Sud.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/16484\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-486619\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/Calabria-Smizez-465x400.jpg\" alt=\"\" width=\"465\" height=\"400\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<h3>Investimenti pubblici e PNRR<\/h3>\n<p>Il dato del Sud, di per s\u00e9 apprezzabile visto che dovrebbe tornare in territorio positivo dopo il calo del 2023, sarebbe comunque sensibilmente inferiore a quello del resto del Paese. Un aspetto strutturale che contribuisce a spiegare la debole ripartenza meridionale \u00e8 rintracciabile sul lato dell\u2019offerta: a seguito dei continui restringimenti di base produttiva sofferti dal Sud dal 2008, si \u00e8 sensibilmente ridimensionata la capacit\u00e0 del sistema produttivo dell\u2019area di agganciare le fasi espansive del ciclo economico. Questo quadro previsivo pone una duplice sfida alle politiche nazionali. Da un lato va assicurata <strong>continuit\u00e0 alle misure contro il caro energia<\/strong>: per mitigare l\u2019impatto sui bilanci di famiglie, soprattutto le pi\u00f9 fragili per le quali i rischi di una nuova povert\u00e0 energetica sono pi\u00f9 concreti; a favore delle imprese, per salvaguardarne l&#8217;operativit\u00e0, rinnovando lo sforzo profuso durante l\u2019emergenza Covid. Dall\u2019altro, \u00e8 essenziale accelerare sul fronte delle misure di rilancio degli investimenti pubblici e privati dando priorit\u00e0 alla politica industriale attiva per ampliare e ammodernare la base produttiva soprattutto meridionale, condizione imprescindibile per la creazione di buona occupazione. <strong>Mettere in sicurezza l\u2019attuazione del PNRR<\/strong> \u00e8 cruciale: consolidandone la finalit\u00e0 di coesione economica, sociale e territoriale; potenziando le misure di accompagnamento degli Enti territoriali nella realizzazione delle opere; rafforzando il coordinamento del Piano con la politica di coesione europea e nazionale e con la politica ordinaria.<\/p>\n<h3>Gli Shock e la ripresa dimezzata<\/h3>\n<p>Dopo lo shock della pandemia, l\u2019Italia ha conosciuto una<strong> ripartenza pressoch\u00e9 uniforme tra macro-aree<\/strong>. Il <strong>\u201crimbalzo\u201d del PIL nel 2021, +6,6% a livello Paese,<\/strong> \u00e8 stato sostenuto dalla ripresa degli investimenti, soprattutto quelli in costruzioni, e dalla domanda estera, interessando tutte le aree del Paese, ma \u00e8 stata pi\u00f9 rapida nel Nord (+7,5% nel Nord-Est; +7% nel Nord-Ovest), dove pi\u00f9 pronunciata era stata la recessione del 2020.<strong> Il Mezzogiorno ha per\u00f2 partecipato alla ripartenza nel 2021: il PIL meridionale \u00e8 cresciuto infatti del 5,9%, superando la media dell\u2019Ue-27 (+5,4%<\/strong>), beneficiando dell\u2019inedita intonazione espansiva delle politiche a sostegno dei redditi delle famiglie e della liquidit\u00e0 delle imprese che hanno contribuito a sostenere i consumi e a preservare condizioni favorevoli di continuit\u00e0 operativa per le attivit\u00e0 economiche. I sistemi produttivi delle regioni meridionali si sono mostrati meno pronti ad agganciare la domanda globale in risalita, registrando un ritmo di crescita dell\u2019export pi\u00f9 contenuto del resto del Paese. Gli investimenti delle imprese orientati all\u2019ampliamento della capacit\u00e0 produttiva, inoltre, sono stati meno reattivi nel Mezzogiorno. Sono stati soprattutto quelli in costruzioni a crescere nel Sud, grazie allo stimolo pubblico (Ecobonus 110% e interventi finanziati dal PNRR). Le dinamiche globali avverse, compreso il trauma della guerra, hanno esposto l\u2019economia italiana a nuove turbolenze, allontanandola dal sentiero di una ripartenza relativamente coesa tra 3 Nord e Sud del Paese. Nel corso del 2022 la Svimez ipotizza una crescita media dei prezzi al consumo dell\u20198,5%; dato che racchiude una significativa differenziazione territoriale: + 8,3% al Centro-Nord e +9,9% nel Mezzogiorno, con un differenziale sfavorevole al Sud dovuto in larga parte a un effetto composizione. Nel \u201ccarrello della spesa\u201d del consumatore medio del Sud \u00e8, infatti, prevalente l\u2019acquisto di beni di consumo, pi\u00f9 colpiti dal rincaro delle materie prime; viceversa, al Centro-Nord assume un peso rilevante l\u2019acquisto dei servizi, interessati da una crescita dei prezzi significativamente minore. La differenza nel \u201ccarrello della spesa\u201d delle famiglie tra le due circoscrizioni si deve, a sua volta, all\u2019ampia difformit\u00e0 nella distribuzione dei redditi a livello territoriale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presentazione del Rapporto Svimez 2022 sull\u2019economia e la societ\u00e0 del Mezzogiorno. 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