{"id":181925,"date":"2022-12-29T10:00:43","date_gmt":"2022-12-29T09:00:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/dolci-delle-feste-1-su-4-sceglie-la-tradizione-regionale\/"},"modified":"2023-01-25T11:42:54","modified_gmt":"2023-01-25T10:42:54","slug":"491807-dolci-delle-feste-1-su-4-sceglie-la-tradizione-regionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/491807-dolci-delle-feste-1-su-4-sceglie-la-tradizione-regionale\/","title":{"rendered":"Dolci delle feste, 1 su 4 sceglie la tradizione regionale"},"content":{"rendered":"<p>ROMA &#8211; Da un&#8217;indagine di Cna Agroalimentare si registra in un anno un balzo significativo per le tipicit\u00e0 dolciarie tradizionali: dodici mesi fa, infatti, il giro d&#8217;affari non raggiungeva il 20% mentre il 2022 \u00e8 salito al 25%. Il\u00a0giro d&#8217;affari dei dolci tradizionali nel periodo natalizio complessivamente supera i 40 milioni. L&#8217;indagine di Cna Agroalimentare testimonia lo stato di salute, dopo i brutti colpi assestati dal confinamento in epoca Covid, di queste <strong>attivit\u00e0 garantite da un numero di imprese ormai superiore alle 30mila<\/strong>: oltre <strong>14mila forni<\/strong> che producono e vendono direttamente dolciumi, pi\u00f9 di <strong>12mila tra pasticcerie e gelaterie<\/strong>, perlomeno 3mila pasticcerie che lavorano per terzi.<\/p>\n<p>Anche il mercato dolciario artigianale \u00e8 dominato da <strong>panettoni e pandori<\/strong> ma l&#8217;impennata delle produzioni tipiche fotografa una <strong>modifica delle abitudini<\/strong> <strong>alimentari nazionali<\/strong> pi\u00f9 attente alle <strong>specialit\u00e0 locali<\/strong>. In particolare l&#8217;arretramento nel processo di omologazione, anche culinaria, avviato negli anni Cinquanta e rafforzatosi nei decenni successivi, sotto la poderosa spinta della diffusione delle tv e della crescita della pubblicit\u00e0 che ha condotto al dominio del binomio panettone-pandoro, ormai dolci nazionali a tutti gli effetti. Una modifica di abitudini quella registrata nell&#8217;ultimo anno spinta in maniera preponderante dai pi\u00f9 giovani, per i quali spesso il prodotto tipico rappresenta un&#8217;autentica scoperta.<\/p>\n<p>Ma quali sono, regione per regione, i dolci tradizionali che vanno per la maggiore nel periodo festivo tra Natale gi\u00e0 trascorso, Capodanno ed Epifania prossimi, panettoni e pandori esclusi?<\/p>\n<p>Secondo l&#8217;indagine di Cna Agroalimentare partendo <strong>dall&#8217;estremo Nord<\/strong> si passa dal valdostano Lou mecoluen (un pane dolce originario di Cogne) ai piemontesi bonet (in italiano cappello, perch\u00e9 lo stampo originario ricordava il tricorno) e tronchetto di Natale, di origine precristiana, anche se la versione di oggi al cioccolato non ha nulla a che fare con la ricetta dell&#8217;antenato. Dal ligure pandolce, una focaccia lievitata ricca di uva passa e ogni genere di canditi, alla valtellinese bisciola, a base di farina di segale.<\/p>\n<p>Dall&#8217;altoatesino zelten, un pane fruttato il cui nome deriva dal tedesco zelte (che significa &#8216;una volta&#8217;, appunto perch\u00e9 non \u00e8 alimento di tutti i giorni), alle friulane gubana e potiza. Tra i dolci dell&#8217;Emilia-Romagna emergono il certosino detto anche pan speziale (la cui ricetta \u00e8 certificata e depositata alla Camera di commercio felsinea) e il panone di Natale, nella sostanza simile al certosino ma pi\u00f9 calorico e diffuso soprattutto nelle campagne.<\/p>\n<p>Le principali specialit\u00e0 toscane quali il panforte, raccomandato gi\u00e0 dal padre dei gastronomi italiani Pellegrino Artusi, e i ricciarelli sono da tempo apprezzate anche fuori della regione. Nelle Marche sono diffusi bostrengo e cavallucci di Apiro, al mosto d&#8217;uva. In Umbria \u00e8 tempo di panpepato e di torciglione, a base di mandorle; in Abruzzo di parrozzo, versione dolce del pane rozzo al mais, battezzato cos\u00ec da Gabriele D&#8217;Annunzio nel 1920; in Molise dei mustacciuoli, derivati dal mustaceus, l&#8217;antica focaccia di nozze romana. La Sardegna \u00e8 terra di papassini, grossi biscotti il cui nome deriva da papassa o pabassa (l&#8217;uva sultanina di cui sono ricchi), e di seadas, ravioli ripieni di formaggio pecorino ricoperti di miele di corbezzolo. Del Lazio \u00e8 tradizionale dolce natalizio il pangiallo, cos\u00ec chiamato per la glassa che lo ricopre, dal ripieno di ricotta e zafferano.<\/p>\n<p>Particolarmente ricca \u00e8 la plurisecolare offerta campana: gli struffoli, i roccoc\u00f2, i susamielli, le zeppole, i calzoncelli ripieni, comuni anche a molte regioni dell&#8217;ex Regno delle Due Sicilie, rappresentano un autentico tripudio degno delle descrizioni di Rabelais nel suo Gargantua e Pantagruel. Famosi sono i pugliesi pasticciotto e carteddate pugliesi, dalla salsa al vincotto, diffuse queste ultime anche in Lucania e <strong>Calabria<\/strong>. Cos\u00ec come <strong>calabresi sono specialit\u00e0 quali i fichi chini<\/strong>, <strong>fichi secchi ripieni<\/strong> e sovrapposti a due a due per formare una Croce, e i petrali. Per finire trionfalmente in Sicilia tra i ricchissimi buccellati, cannoli e cubaita, in sostanza un croccante a base di frutta secca e miele.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal panforte agli struffoli passando per i fichi ripieni calabresi; oltre un quarto del mercato dolciario artigianale delle festivit\u00e0 \u00e8 rappresentato dai dolci tradizionali<\/p>\n","protected":false},"author":42,"featured_media":181926,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[16],"tags":[],"class_list":["post-181925","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-italia"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/181925","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/42"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=181925"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/181925\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/181926"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=181925"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=181925"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=181925"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}