{"id":19181,"date":"2013-03-09T14:34:56","date_gmt":"2013-03-09T13:34:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=19181"},"modified":"2023-01-17T13:17:06","modified_gmt":"2023-01-17T12:17:06","slug":"7099-il-saluto-dellavvocato-damico-a-manzi-massaouda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/7099-il-saluto-dellavvocato-damico-a-manzi-massaouda\/","title":{"rendered":"Il saluto dell&#8217;avvocato D&#8217;Amico a Manzi Massaouda"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COSENZA &#8211;<\/strong> Una toccante testimonianza d&#8217;affetto. <strong>E&#8217; quella che ha scritto l&#8217;avvocato Adriano D&#8217;Amico, conosciuto a Cosenza e un p\u00f2 <\/strong><\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>ovunque per quel suo impegno, a favore di chi non ha voce, per quella sua passione con cui si batte per far riconoscere la giustizia e i diritti a chi ha bisogno di una mano. La testimonianza d&#8217;affetto, toccante \u00e8 quella che ha scritto per Mazni Massaouda, raccontando il dramma di una donna e di una madre. &#8220;<\/strong>Non me ne vorranno gli altri due disperati morti nel rogo di Via XXIV Maggio &#8211; inziia cos\u00ec la lettera del&#8217;avvocato D&#8217;Amico &#8211; ma con la sig.ra Mazni ho sempre avuto un rapporto speciale e quando ho saputo della tragedia ho pianto, come si piange per la perdita di una persona cara, di un congiunto. <strong>L\u2019avevo vista l\u2019ultima volta gioved\u00ec, era passata dallo sportello a salutarci, di ritorno dalla Tunisia, a raccontarci delle sue umane tragedie, sempre con il sorriso sulle labbra, sempre con la voglia, e la forza di ricominciare. Era particolarmente affezionata a noi (a me e ad Enza), insieme avevamo vinto una battaglia importante, non molto tempo fa; una battaglia che toccava tanti argomenti che troppo spesso usiamo nei dibattiti e nei convegni, ma che ci dimentichiamo di applicare nella realt\u00e0. La sig. Mazni, malata di tumore, aveva presentato domanda per ottenere l\u2019indennit\u00e0 di accompagnamento. La commissione medica gli aveva riconosciuto l\u2019emolumento ma l\u2019INPS glielo aveva negato perch\u00e9 non aveva la carta di soggiorno.<\/strong> Una sentenza del Tribunale di Cosenza, storica per quello che mi riguarda, gli aveva restituito la dignit\u00e0 e ci aveva fatto sentire un po\u2019 pi\u00f9 liberi e pi\u00f9 giusti, perch\u00e9 toccava diritti costituzionalmente garantiti, quello alla salute e quello che ci vede tutti uguali senza distinzione di sesso, razza, religione etc.<strong> La sig. Mazni con noi si sentiva uguale agli altri e con noi si sfogava e si raccontava. Il suo pi\u00f9 che un dramma della disperazione \u00e8 il dramma di una donna; di una madre, unico punto di riferimento per i suoi tre figli, unico argine al disagio che li aveva travolti, unica ancora di salvezza. Il fuoco di Via XXIV Maggio ha bruciato un esistenza difficile, ma sotto la cenere del suo corpo si nasconder\u00e0 per sempre il dramma di una vita intera, di una vita passata nelle sale d\u2019attesa dei consultori, tra i meandri del carcere, attaccata ai vetri ad ascoltare la disperazione dei suoi figli.Lei impersonava bene quelle figure del Popolo degli Abissi descritte da Jack London, ma la sua disperazione la viveva con grande dignit\u00e0.<\/strong> Lo ha dimostrato gioved\u00ec, per l\u2019ennesima volta, l\u2019ultima purtroppo: dalla Tunisia aveva portato uno splendido scialle alla sua amica Enza e tante storie per noi. Mi raccontava di suo figlio e della sua voglia di riscatto, giocava con il mio cognome: \u201camico-d\u2019amico\u201d, sapeva che di noi si poteva fidare, sapeva che eravamo dalla sua parte, perch\u00e9 difendendo la sua parte, difendiamo quel poco che ancora \u00e8 rimasto. <strong>La sig. Mazni non \u00e8 morta solo perch\u00e9 si trovava in un non luogo. Da tempo, da quando realmente si era riusciti a fare qualcosa per lei, non viveva pi\u00f9 per strada. Quella sera, per\u00f2, costretta, \u00e8 ritornata in quel posto ed ha ritrovato tanti suoi vecchi compagni, compagni di un viaggio senza ritorno. Aveva speso tutti i soldi della pensione in Tunisia, per l\u2019affitto della casa di suo figlio Al\u00ec, per la spesa di qualche settimana; quel figlio espulso dall\u2019Italia dopo essere stato assolto dal Giudice del Tribunale di Crotone con la storica sentenza che aveva ricondotto alla legittima difesa la sommossa dei migranti che avevano devastato il CIE. Le erano rimasti giusto i soldi per il ritorno in Italia, dove vivevano gli altri suoi due figli. Uno di loro in carcere. Quel maledetto venerd\u00ec aveva trovato qualche soldo per il biglietto del treno che l\u2019avrebbe portata in carcere, dall\u2019altro figlio, ci andava tutte le settimane; per pagarsi la pensione ci voleva ancora e non poteva permettersi di spendere i soldi di quella mattina per tornare nella sua casa, a Montalto, servivano a ben altro; n\u00e9 ha pensato di chiederli a noi, gioved\u00ec sera, la sua dignit\u00e0 non lo consentiva; allora si \u00e8 fermata li, in Via XXIV Maggio, in quel posto a lei noto. Avr\u00e0 passato la notte a sognare l\u2019incontro con suo figlio del giorno dopo; avr\u00e0 pensato alle cose che doveva dirgli per non farlo cadere nel buio della depressione; avr\u00e0 sognato &#8211; conclude l&#8217;avvocato D&#8217;Amico nella sua missiva &#8211; i suoi occhi, di quando da piccolo lo teneva in braccio, ai momenti belli della sua vita: con questi sogni, con queste speranze, si \u00e8 addormentata una donna, una madre. A due passi da quel non luogo, il frastuono, l\u2019ipocrisia e le inutili polemiche post mortem di una citt\u00e0, Cosenza. Ti ringrazio per le cose che ci hai insegnato, per l\u2019esempio che ci hai dato. Ti porteremo sempre nel nostro cuore&#8221;.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Una toccante testimonianza d&#8217;affetto. 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