{"id":19291,"date":"2013-03-12T09:01:46","date_gmt":"2013-03-12T08:01:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=19291"},"modified":"2023-01-17T13:17:11","modified_gmt":"2023-01-17T12:17:11","slug":"7155-la-rete-e-i-profanatori-dellinnocenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/7155-la-rete-e-i-profanatori-dellinnocenza\/","title":{"rendered":"La rete e i &#8220;profanatori&#8221; dell&#8217;innocenza"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COSENZA &#8211;<\/strong>&nbsp;Quando l&#8217;orco finisce off line. Per fortuna.&nbsp;<strong>Nel lancio precedente, via abbiamo raccontato dell&#8217;operazione, coordinata dalla<\/strong><\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> polizia postale di Cosenza&nbsp;<\/strong><strong style=\"font-size: 12px; line-height: 1;\">che, ha eseguito, su disposizione della Procura della Repubblica cittadina, cinque arresti per adescamento della prostituzione. Gli &#8220;orchi&#8221; in questione, con l&#8217;utilizzo di falsi profili, entravano in contatto con le loro &#8220;prede&#8221;, adescandole in chat. Ragazzine di tredici, quattordici e anche quindici anni che, hanno, in nome di un&#8217;amicizia in rete, ceduto alle lusinghe di quei cinque pervertiti, finendo per perdersi in un tunnel di disperazione e paura. Le ragazzine, convinte di avere a che fare con loro coetanei o persone interessate, tanto virtualmente, quanto realmente, all&#8217;amicizia e alle lusinghe di quei misteriosi profili, dall&#8217;identit\u00e0 perversa, si sono confidate con i loro aguzzini, raccontandosi. Ore e ore di chat in cui, le ragazzine hanno confidato ai loro interlocutori, sogni, paure, emozioni, pensieri ed emozioni. Ma, senza voler assolutamente demonizzare tutto quello che esiste in rete, le chat, purtroppo, cos\u00ec come molte piattaforme on line, nascondono segreti inconfessabili. Dai discorsi in chat, ai complimenti on line si s\u00e0 il passo \u00e8 breve.<\/strong><span style=\"font-size: 12px; line-height: 1;\"> Basta un ciao, uno smile, un cuoricino, due parole giuste al momento opportuno, e la scintilla della complicit\u00e0 non impiega molto tempo a scoppiare. La rete, i social, le chat dovrebbero, anche perch\u00e8 per questo sono state create, essere uno strumento di socializzazione. Un mezzo di conoscenza che, seppur virtuale e ovattato di mistero, non dovrebbe avere secondi fini o scopi che fanno a cazzotti con le regole del rispetto, della moralit\u00e0 e della legalit\u00e0. Il resto di questa storia \u00e8 purtroppo la cronaca di un inferno, una discesa nel precipizio, da cui le ragazze in questione sono state salvate, dopo che qualcuno, con troppa facilit\u00e0 e con altrettanza malvagit\u00e0 ed indifferenza per le loro vite e per la loro innocenza, le aveva scaraventate.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;ESPERTO &#8211;<\/strong> <strong>Sul fenomeno della pedofilia on line e sulle tante, troppe, trappole di cui \u00e8 opiena la rete, l&#8217;impegno delle forze dell&#8217;ordine, polizia postale su tutte, \u00e8 massimale. La rabbia va tenuta lontana. Sempre. Altrimenti si rischia di sbagliare. E un errore pu\u00f2 essere fatale: pu\u00f2 mandare in fumo un\u2019indagine e mettere in pericolo un\u2019altra vittima\u201d. Paolo ha 40 anni. E\u2019 un cacciatore di orchi on line. Un agente della Polizia Postale e delle Comunicazioni. Ogni giorno si intrufola nel \u201csottobosco\u201d delle chat, dove i pedofili si scambiano storie, fantasie, ma soprattutto foto e video. Li osserva, li ascolta e si finge uno di loro. Ha imparato il loro linguaggio in codice, le loro esigenze, i loro desideri. Ma ha imparato soprattutto che per sopravvivere a quelle immagini bisogna bucare lo schermo e rivolgere lo sguardo sempre e solo all\u2019obiettivo: prendere il colpevole. \u201cNon bisogna mai entrare in empatia con il minore che subisce l\u2019abuso.<\/strong> Ogni foto, ogni video devono essere analizzati nel modo pi\u00f9 oggettivo possibile per cogliere anche il pi\u00f9 impercettibile dettaglio che possa essere utile ad identificare il contesto. Noi vediamo ma non guardiamo. E\u2019 questo il nostro segreto\u201d. Gli occhi azzurri di Paolo \u201cnon guardano pi\u00f9\u201d da 11 anni. Da quando, cogliendo al volo un\u2019opportunit\u00e0 professionale, \u00e8 passato dal classico lavoro di poliziotto di strada ai crimini informatici. Dalle scene di omicidio agli abusi sui minori. <strong>\u201cL\u2019impatto \u00e8 stato forte. Le immagini di violenze sui bambini non sono facili da gestire umanamente. Ma la sfida tra te e il pedofilo che \u00e8 dietro il monitor \u00e8 talmente grande che non hai il tempo di ascoltare le emozioni: devi agire\u201d. E agire significa guadagnarsi la fiducia degli \u201camici giusti\u201d per riuscire ad essere accreditato nelle chat pi\u00f9 nascoste, l\u00e0 dove navigano i criminali di maggiore spicco. Ma ci vuole pazienza, possono passare anche mesi. \u201cE\u2019 come quando esci con una nuova comitiva: all\u2019inizio resti in silenzio, ascolti i discorsi degli altri, capti i loro interessi. Ti ambienti e poi inizi ad interagire.<\/strong> Leghi di pi\u00f9 con qualcuno e magari ricevi l\u2019invito a un\u2019uscita tra pochi. Cos\u00ec, ad esempio, entri in un forum in cui si parla di camping naturalistici e, riconoscendo qualche parola in codice, ti avvicini a qualcuno che ti invita a parlare in una chat dove si abbandonano le metafore e il linguaggio si fa pi\u00f9 esplicito\u201d. Ma agire pu\u00f2 significare anche fingersi vittima. <strong>Paolo \u00e8 l\u2019agente che non ti aspetti. T-shirt e pantaloni sportivi ha un\u2019aria informale. E informale e familiare \u00e8 anche l\u2019ambiente in cui lavora. \u201cSiamo cinque amici prima che colleghi\u201d. Avere un amico come compagno di scrivania aiuta a mantenere un contatto con la realt\u00e0. E a difendersi l\u2019un l\u2019altro per evitare che il dramma e la sofferenza che scorre sugli schermi dei pc entri in quella stanza dalle grandi finestre posizionate nella parte alta dei muri, al riparo dagli occhi esterni. \u201cCi sorvegliamo a vicenda, se mi accorgo che Luca (il suo collega pi\u00f9 stretto, ndr) ha un momento di difficolt\u00e0, lo convinco per qualche giorno a staccare, ad occuparsi di qualche scartoffia\u201d.<\/strong> E a volte, anche una battuta su un nickname scelto da un pedofilo pu\u00f2 aiutare a tenere il distacco necessario. \u201cNessun cinismo, solo autodifesa\u201d. Insieme con Luca, Paolo ha conosciuto tanti orchi. In rete e in strada. <strong>Paolo ha incontrato operai, professori, sacerdoti. Uomini sposati e non. Trentenni e sessantenni. E li ha arrestati. Il contatto quotidiano con la pedofilia non ha indurito il carattere di Paolo. Ha saputo \u201cschermare\u201d la sua vita privata. \u201cNon parlo mai del mio lavoro neanche con gli amici pi\u00f9 cari. Il timore \u00e8 che qualcuno possa farsi un\u2019idea sbagliata di un uomo che, seppure per una nobile causa, riesce a guardare per ore l\u2019inguardabile\u201d. Storie irraccontabili anche alla propria compagna. A casa, di quel mondo di orchi, resta solo la diffidenza. <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211;&nbsp;Quando l&#8217;orco finisce off line. 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