{"id":196806,"date":"2023-03-09T07:11:02","date_gmt":"2023-03-09T06:11:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=196806"},"modified":"2023-03-09T09:34:26","modified_gmt":"2023-03-09T08:34:26","slug":"operazione-hybris-49-arresti-ai-domiciliari-anche-un-sacerdote-e-un-finanziere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/operazione-hybris-49-arresti-ai-domiciliari-anche-un-sacerdote-e-un-finanziere\/","title":{"rendered":"Operazione &#8216;Hybris&#8217;: 49 arresti, ai domiciliari anche un sacerdote e un finanziere"},"content":{"rendered":"<p>REGGIO CALABRIA &#8211; E&#8217; scattata questa mattina, in varie province italiane, un&#8217;operazione dei carabinieri di Gioia Tauro per l&#8217;esecuzione di <strong>49 misure cautelari, 34 in carcere e 15 agli arresti domiciliari<\/strong>. Le indagini hanno consentito di individuare gli assetti funzionali della <strong>cosca Piromalli<\/strong> attiva nel narcotraffico e nel controllo della Piana.<\/p>\n<p>Le accuse sono di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, porto e detenzione di armi comuni e da guerra; estorsioni; danneggiamento seguito da incendio ma anche turbata libert\u00e0 degli incanti e importazione internazionale di sostanze stupefacenti.<\/p>\n<p>I provvedimenti restrittivi seguono una complessa attivit\u00e0 investigativa, condotta dal Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro <strong>tra il 2020 e il 2021.<\/strong> L\u2019operazione, indicata in maniera convenzionale con il nome di \u00abHybris\u00bb (a sottolineare la tracotanza che caratterizza l\u2019imposizione della vis mafiosa) \u2013 partendo dall\u2019osservazione del territorio, si \u00e8 posta l\u2019obiettivo di incidere sulla struttura organizzativa della cosca dominante nella Piana.<\/p>\n<p>Oltre alle misure personali il provvedimento dell\u2019Autorit\u00e0 Giudiziaria ha riguardato anche il <strong>sequestro preventivo di una ditta<\/strong> (con il relativo compendio aziendale), attiva nel settore della <strong>trasformazione dei prodotti agricoli<\/strong>, e di due propriet\u00e0 immobiliari utilizzate per agevolare le attivit\u00e0 criminali della cosca e che rappresentano il profitto delle medesime attivit\u00e0 delinquenziali, per un valore complessivo stimato in circa <strong>1 milione di euro.<\/strong><\/p>\n<h3><strong>\u00abHybris\u00bb<\/strong><\/h3>\n<p>L&#8217;indagine si basa sulle dinamiche della cosca nei mesi antecedenti alla scarcerazione di Giuseppe Piromalli, dopo oltre un ventennio di detenzione. In questo senso, viene registrato il fervore dei consociati per recuperare un&#8217;unit\u00e0 monolitica della cosca (segnata da personalismi quali la mancata condivisione degli utili), chiudendo un periodo ritenuto di transizione.<\/p>\n<p>In tema di unit\u00e0 si deve registrare anche il <strong>riavvicinamento tra le cosche Piromalli e Mol\u00e9,<\/strong> <strong>tornate a dialogare<\/strong> a distanza di 15 anni dall\u2019omicidio di <strong>Rocco Mol\u00e9 cl. 1965, avvenuto il 1\u00b0 febbraio 2008<\/strong>, ritenuto il termine di un periodo di &#8216;duopolio&#8217; nella Piana di Gioia Tauro. L\u2019intento dei luogotenenti dei Piromalli \u2013 per come restituito dalle intercettazioni \u2013 appare quello di <strong>ripristinare una partnership con i Mol\u00e9,<\/strong> che avrebbe reso pi\u00f9 semplice il raggiungimento degli obiettivi strategici di natura illecita.<\/p>\n<h4><strong>Il controllo del mercato ittico<\/strong><\/h4>\n<p>Il punto di incidenza che segna il rinnovato dialogo muove dal controllo del mercato ittico di Gioia Tauro. <strong>La ricostruzione dell\u2019incendio di un peschereccio<\/strong> in un cantiere navale alla <strong>Tonnara di Palmi nell\u2019ottobre 2020<\/strong> ha permesso di dimostrare come l\u2019evento fosse stato <strong>pianificato dalla cosca Mol\u00e9,<\/strong> perch\u00e9 il proprietario dell\u2019imbarcazione non aveva conferito il pescato al mercato ittico di Gioia Tauro, disattendendo le imposizioni mafiose relative alla gestione dell\u2019intero settore. La distruzione del peschereccio, reso inutilizzabile, ha innescato una dinamica criminale di estremo interesse, in quanto <strong>la vittima,<\/strong> invece di ricorrere alle strutture preposte, <strong>ha ritenuto utile cercare la copertura mafiosa dei componenti della cosca Piromalli.<\/strong> Una richiesta che dietro lauti compensi \u00e8 stata concessa dai vertici della consorteria in disamina. In buona sostanza, una dinamica trasversale che ha reso necessario un dialogo tra le due anime criminali di Gioia Tauro, il cui punto apicale \u00e8 stato rappresentato da un summit effettuato all\u2019interno dell\u2019area cimiteriale del centro pi\u00f9 importante della \u00abPiana\u00bb.<\/p>\n<h3>Le estorsioni<\/h3>\n<p>Nel segno della tradizione mafiosa \u00e8 il ruolo preminente della \u00abcasa madre\u00bb nella ripartizione delle estorsioni, applicate in maniera sistematica sulle attivit\u00e0 economiche di Gioia Tauro. Le operazioni svolte, nel loro complesso, hanno restituito un <strong>quadro chiaro sul controllo minuzioso del territorio<\/strong> effettuato dai componenti della <strong>cosca Piromalli<\/strong>. Un controllo effettuato in maniera pervasiva che consentiva ai mafiosi di conoscere ogni singola iniziativa economica.\u00a0I <strong>proventi del malaffare<\/strong> venivano ripartiti nella parte sostanziale verso la \u00ab<strong>casa madre<\/strong>\u00bb, le cui <strong>donne ricevano parte dei profitti estorsivi.<\/strong><\/p>\n<h4><strong>&#8216;Ndrangheta economica<\/strong><\/h4>\n<p>Il monitoraggio ha restituito l\u2019immagine di una \u00ab\u2018<strong>ndrangheta economica<\/strong>\u00bb, sempre alla cerca del profitto, ma anche saldamente legata ai simboli ed alle tradizioni criminali. Tra le forme di aggressione del territorio gli esponenti della cosca attuavano anche un diffuso racket, con particolare incidenza verso quello delle cosiddette \u00abg<strong>uardianie<\/strong>\u00bb (estorsioni poste in essere nei confronti dei proprietari dei fondi agricoli i quali, pagando una quota annuale alle rappresentate della cosca competente per territorio, evitano che i terreni vengano depredati dei raccolti o danneggiati nelle colture).<\/p>\n<p>Capacit\u00e0 di <strong>pervadere il territorio<\/strong> dimostrata anche dalla <strong>disponibilit\u00e0 di armi<\/strong> affidate a custodi fidati: una scelta, quella di parcellizzare i luoghi di detenzione delle armi, oculata per quel che concerne pronta disponibilit\u00e0 sul territorio e schermatura da sequestri imponenti da parte delle forze dell\u2019ordine. Di contro, gli investigatori, con l\u2019individuazione dei soggetti deputati a custodire le armi, sono riusciti a comprovare il loro ruolo nell\u2019aggregazione di mafia individuata.<\/p>\n<h4><strong>La capacit\u00e0 occupazionale della cosca<\/strong><\/h4>\n<p>Un\u2019altra manifestazione criminale rilevata durante le indagini ha riguardato l\u2019imposizione delle <strong>assunzioni a beneficio degli appartenenti alla cosca.<\/strong> In particolare, \u00e8 stato documentato come un imprenditore sia stato costretto ad assumere un appartenente al sodalizio in una <strong>fabbrica attiva nella zona industriale del porto di Gioia Tauro<\/strong>. Il responsabile della ditta, oltre a non poter scegliere le maestranze da assumere, non poteva neanche sindacare sul rendimento e sull\u2019apporto lavorativo dei malavitosi assunti.<\/p>\n<h4><strong>Le mire per beni banditi nelle aste giudiziarie<\/strong><\/h4>\n<p>si sono evidenziati alcuni equilibri criminali che regolavano la gestione immobiliare della zona industriale prospiciente al porto di Gioia Tauro. Un atteggiamento incurante delle iniziative rivolte a regolamentare questo settore, considerato il principale volano che avrebbe dovuto contribuire a <strong>valorizzare la zona<\/strong> del \u00ab<strong>retroporto\u00bb di Gioia Tauro<\/strong>. Beni \u00abbanditi all\u2019incanto\u00bb verso i quali sono stati rilevati convergenti interessi per la loro aggiudicazione, dove chi non era gradito agli esponenti della malavita locale veniva preventivamente scoraggiato a partecipare.<\/p>\n<h4><strong>Le relazioni radicate con le altre mafie<\/strong><\/h4>\n<p>In due diverse circostanze gli indagati hanno avuto la necessit\u00e0 di <strong>operare fuori dalla Calabria<\/strong> e lo hanno fatto rivolgendosi agli omologhi esponenti criminali del posto, inseriti rispettivamente nei consessi di criminalit\u00e0 organizzata <strong>pugliese e siciliana<\/strong>. Un ambito nel quale sono state rilevate le alleanze trasversali tra le organizzazioni. In entrambe le circostanze gli esponenti dei Piromalli hanno fatto leva sull\u2019intimidazione dei criminali che potevano esercitare il loro potere mafioso nella zona di interesse.<\/p>\n<p>Inoltre, in uno scenario di<strong> vita criminale<\/strong>, sono stati richiamati i rapporti tra gli esponenti della \u00ab<strong>mafia siciliana<\/strong>\u00bb e quelli della \u00ab\u2018<strong>ndrangheta calabrese<\/strong>\u00bb, disegnando uno scenario storico lungo oltre trent\u2019anni e che apre un ulteriore scorcio sulle alleanze tra le diverse matrici mafiose nei primi anni novanta.<\/p>\n<h4><strong>Le importazioni dello stupefacente dal Sudamerica<\/strong><\/h4>\n<p>Un settore criminale ricorrente in ogni attivit\u00e0 di contrasto alle maggiori consorterie della \u2018ndrangheta, risulta essere quello dei traffici di grosse partite di stupefacente, soprattutto di \u00ab<strong>cocaina<\/strong>\u00bb. Il mercato degli stupefacenti ha modificato nettamente l\u2019approccio criminale: dalla contrapposizione alla federazione delle cosche per effettuare l\u2019importazione di enormi quantitativi di droghe. Il sistema di collaborazione tra le diverse realt\u00e0 della \u2018ndrangheta garantisce minori spese e notevoli facilitazioni, oltre all\u2019intuibile riduzione di quello che potremmo definire come il \u00ab<strong>rischio d\u2019impresa<\/strong>\u00bb in caso di sequestri.<\/p>\n<p>In questo ambito un appartenente alla cosca si era impegnato per \u201cimportare, in due differenti circostanze, <strong>298 kg e 216 Kg. di cocaina<\/strong> (la prima sequestrata presso il porto di Santos, la seconda al porto di Gioia Tauro, occultata in un container trasportato da una motonave proveniente dal Sud America).\u201d<\/p>\n<h4><strong>I ruoli attivi di soggetti delle istituzioni e di un sacerdote<\/strong><\/h4>\n<p>Ci sono anche un finanziere, Salvatore Tosto, di 49 anni, e un sacerdote, don Giovanni Madafferi, parroco della chiesa &#8220;Santa Maria Assunta&#8221; di Castellace, tra le persone finite ai domiciliari. Il finanziere \u00e8 accusato assieme alla moglie di aver rivelato a Cosimo Romagnosi, ritenuto esponente della cosca Piromalli, l&#8217;esistenza di un&#8217;indagine a suo carico. Mentre don Madafferi \u00e8 accusato di aver attestato &#8220;falsamente, in certificati destinati a essere prodotti all&#8217;autorit\u00e0 giudiziaria, qualit\u00e0 personali, rapporti di lavori in essere o da instaurare relativi ad un soggetto imputato che avrebbe in tal modo dovuto beneficiare dell&#8217;affidamento in prova&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>REGGIO CALABRIA &#8211; E&#8217; scattata questa mattina, in varie province italiane, un&#8217;operazione dei carabinieri di Gioia Tauro per l&#8217;esecuzione di 49 misure cautelari, 34 in carcere e 15 agli arresti domiciliari. Le indagini hanno consentito di individuare gli assetti funzionali della cosca Piromalli attiva nel narcotraffico e nel controllo della Piana. 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