{"id":19778,"date":"2013-03-20T10:11:53","date_gmt":"2013-03-20T09:11:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=19778"},"modified":"2023-01-17T13:17:37","modified_gmt":"2023-01-17T12:17:37","slug":"7411-baraccopoli-lungo-il-crati-un-lettore-bambini-sui-vetri-a-piedi-nudi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/7411-baraccopoli-lungo-il-crati-un-lettore-bambini-sui-vetri-a-piedi-nudi\/","title":{"rendered":"Baraccopoli lungo il Crati. Un lettore: &#8220;bambini sui vetri a piedi nudi&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><p style=\"text-align: justify;\">COSENZA &#8211; Le favelas bruzie viste dagli occhi di un cittadino.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;A Cosenza esiste un&#8217;altra citt\u00e0: una citt\u00e0 brutta, sfortunata, volutamente dimenticata sia dalle istituzioni, che dai cittadini, della quale vergognarsi e cercare di nascondere, stando attenti a non aprire mai quella porta che metterebbe in risalto l&#8217;apocalittico scenario creato da tutti i difetti, i problemi, le contraddizioni e le storture di un sistema, che purtroppo non funziona pi\u00f9. Una citt\u00e0 che pulsa con Cosenza come se fosse una piccola gemella Siamese, o peggio,<strong> un parassita attaccato sulla pelle e che si nutre da un corpo gi\u00e0 smunto e vilipeso dalla crisi, dalla disoccupazione, dalla criminalit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul greto del fiume Crati, da anni, si stanno assembrando centinaia e centinaia di uomini e donne provenienti dalle zone pi\u00f9 povere dell&#8217;Europa dell&#8217;Est. Hanno costruito una baraccopoli che non ha niente da invidiare a quelle di Caracas, Citt\u00e0 del Messico, Rio de Janeiro. Pareti sottili ed incerte per mettersi al riparo dal freddo, dalla pioggia, e poi dal caldo e dagli insetti. Tetti costruiti con materiali vari, teloni tagliati dalle strutture ex cupole geodetiche, cartoni, pezzi di eternit raccolti qu\u00e0 e l\u00e0 mantenuti da copertoni di autovetture, pietre, ferri &nbsp;e quant&#8217;altro. Bagni all&#8217;aperto, come nella Calabria di 60 anni f\u00e0, lavanderia, anch&#8217;essa all&#8217;aperto, ricavata in una sorta di vasca naturale formata da una rientranza del fiume.<strong> Bambini che corrono e giocano tra &nbsp;vetri, &nbsp;chiodi, &nbsp;rifiuti di ogni genere.<\/strong> Corrono e giocano in un&#8217;ambiente che definire malsano \u00e8 veramente eufemistico. Corrono respirando odore acre di piscio e di rifiuti. Incredibile, imperdonabile, da vergognarsi. I bambini, tutti i bambini del mondo, dovrebbero essere tutelati, protetti, garantiti. Ai quali le istituzioni &nbsp;dovrebbero garantire l&#8217;infanzia, la spensieratezza, la sicurezza, qui &nbsp;in Italia, vengono fatti vivere cos\u00ec, com&#8217;\u00e8 possibile? Ci sono dei topi che fanno paura, grandi come cani, &nbsp;si muovono industurbati tra la gente, tranquilli nel loro habitat, anzi sembrano seccati dalla presenza degli umani, forse si chiedono come mai quelle persone vogliano vivere come loro.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Com&#8217;\u00e8 possibile? come \u00e8 potuto succedere tutto questo in pochi anni? Nel 2001, l&#8217;allora sindaco Giacomo Mancini, consegn\u00f2 le case di via degli Stadi ai Rom, cancellando cos\u00ec una vergogna cittadina: la baraccopoli di via Gergeri, che per\u00f2, era stata fondata nei primi anni 60, quasi nell&#8217;immediato dopo guerra, quando ancora si risentiva degli strascichi del conflitto bellico. Com&#8217;\u00e8 possibile che nel terzo millennio si debba vivere cos\u00ec? Che ancora oggi, proprio in virt\u00f9 delle condizioni &nbsp;in cui vivono queste persone, ci sia<strong> il rischio di disastri: alluvioni, incendi e perch\u00e8 no, di epidemie? Una vera e propria bomba ecologica ad orologeria con la quale giochiamo giornalmente e pericolosamente.<\/strong> Una situazione allarmante e pericolosa di cui tutti dobbiamo sentirci un p\u00f2 responsabili&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Le favelas bruzie viste dagli occhi di un cittadino.<\/p>\n","protected":false},"author":22,"featured_media":19779,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[548,563,42],"tags":[],"class_list":["post-19778","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-archivio-storico-news","category-area-urbana","category-cosenza"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19778","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/22"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19778"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19778\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/19779"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19778"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19778"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19778"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}