{"id":20557,"date":"2013-04-03T06:55:38","date_gmt":"2013-04-03T04:55:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=20557"},"modified":"2023-01-17T13:18:20","modified_gmt":"2023-01-17T12:18:20","slug":"7810-il-pentito-e-la-bomboletta-mortale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/7810-il-pentito-e-la-bomboletta-mortale\/","title":{"rendered":"Il pentito e la bomboletta &#8230; mortale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COSENZA &#8211;<\/strong> Risolto il giallo di Busto Arsizio.<strong> Dopo quasi un anno di indagini, accertamenti investigativi, esami irripetibili e certezze<\/strong><\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> medico legali, la procura della Repubblica di Busto Arsizio, ha classificato la morte sospetta di Giampiero Converso, pentito di &#8216;ndrangheta ed ex azionista delle potenti cosche del Coriglianese, come un incidente. La storia del suo decesso, racconta che il 22 giugno di un anno fa, Converso, detenuto nel carcere meneghino, venne ritrovato riverso nella sua cella. Gli agenti della polizia penitenziaria, fecero scattare immediatamente l&#8217;allarme, allertando i soccorsi e disponendo i protocolli di emergenza in situazioni del genere. I medici del penitenziario non notarono nessun segno di violenza sul cadavere del pentito 45enne, escludendo subito le ipotesi di un omicidio o di un suicidio.<\/strong> Il magistrato, come da prassi, dispose il sequestro della salma e incaric\u00f2 gli anatomopatologi di fiducia della Procura ad effettuare l&#8217;esame autoptico. Gli effetti dell&#8217;autopsia, riveleranno, in seguito che il decesso del 45enne \u00e8 stato determinato dall&#8217;inalazione del gas di una bomboletta per cucinare. Ma non si \u00e8 trattato, per\u00f2, di un&#8217;inalazione volontaria. Lo accerteranno gli stessi medici, gli agenti in servizio nel penitenziario e gli psicologi di supporto ai detenuti che, ascoltati dagli inquirenti, riferiranno che l&#8217;ex &#8216;ndranghetista non manifestava i segni tangibili di un aspirante suicida, n\u00e8 evidenziava i classici &#8220;disagi&#8221; di una prostrazione psichiatrica. Gli anatomapatologi e il magistrato, titolare dell&#8217;inchiesta, hanno, nell&#8217;atto di conclusione delle indagini e nella classificazione del decesso come &#8220;incidente&#8221;, evidenziato come \u00e8 prassi consolidata all&#8217;interno dei penitenziaria, da parte dei detenuti, inalare il gas, come forma di sballo mentale, quanto, come e pi\u00f9 degli stupefacenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>IL PENTITO &#8211;<\/strong> Giampiero Converso, ex &#8220;picciotto&#8221; arruolato alla fine degli anni &#8217;80 dal clan un tempo guidato da Santo Carelli. &#8220;Sono stato battezzato nel 1989 &#8211; rivela &#8211; e portavo in copiata Santo Carelli&#8221;. <strong>Giampiero Converso ha cominciato a collaborare con la giustizia il 22 settembre del 2004 &#8211; questa la data del primo verbale contenente le sue dichiarazioni contro i suoi ex sodali di malavita &#8211; mentre si trovava detenuto in carcere. Spiega d&#8217;essersi pentito perch\u00e9 temeva d&#8217;essere assassinato. &#8220;Lo capii da una serie di sguardi e poi fu Arcangelo Conocchia (altro imputato di &#8220;Santa Tecla&#8221;) a dirmi, mentre eravamo detenuti insieme, di stare attento, di non accettare passaggi in auto e di non andare ad appuntamenti\u2026 Successivamente, quando venni rimesso in libert\u00e0, appresi che era partita da due boss detenuti nel carcere di Siano a Catanzaro l&#8217;imbasciata di farmi fuori&#8221;.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">IL CASO &#8211;<strong> Arcangelo Badolati,<\/strong> caposervizi della Gazzetta del Sud di Cosenza,<strong> nonch\u00e8 profondo conoscitore del &#8220;pianeta &#8216;ndrangheta&#8221;, sul quale ha scritto tanti ed apprezzati libri, lega la fine di Giampiero Converso a quella di altri detenuti cosentini. Nel tardo pomeriggio di sabato due giugno 2007, all\u2019interno del supercarcere de L\u2019Aquila, s\u2019impicc\u00f2 ill quarantaseienne Carmelo Chirillo, \u201cuomo di rispetto\u201d di Paterno Calabro. L\u2019undici agosto del 2010 s\u2019uccise, invece, nella sua cella del carcere di Rebibbia, Riccardo \u201cCesarino\u201d Greco all\u2019epoca imputato di un omicidio commesso a Cosenza. Il 18 dicembre del 2010, si tolse infine la vita nel supercarcere dell\u2019Aquila, un altro coriglianese: si chiamava Pietro Salvatore Mollo. S\u2019impicc\u00f2 nella cella dove era recluso in regime di 41 bis, adoperando i lacci della tuta da ginnastica.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Risolto il giallo di Busto Arsizio. 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