{"id":20987,"date":"2013-04-12T07:08:01","date_gmt":"2013-04-12T05:08:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=20987"},"modified":"2023-01-17T13:18:45","modified_gmt":"2023-01-17T12:18:45","slug":"8033-giusy-e-il-suo-amore-per-il-sud","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/8033-giusy-e-il-suo-amore-per-il-sud\/","title":{"rendered":"Giusy e il suo amore per il Sud"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COSENZA &#8211;<\/strong> Dichiarazione d&#8217;amore. Al Sud. E&#8217; quella che Giusy Staropoli Calafati, affermata scrittrice calabrese,<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">fa alla sua terra natia, ma anche al Sud, dove dice &#8220;perch\u00e8 al sud di bambini che sognano, ne nascono ancora&#8221;. <strong>La sua lettera d&#8217;amore inziia cos\u00ec: Vivo al quarto piano di un palazzo del sud, da quarant\u2019anni, circa, quasi, con quattro figli e un mare che da allora lo vedo alzato pi\u00f9 di quattro dita e non si ferma. E si fa di mareggiate la sua vita, da dar spettacoli all\u2019aperto senza cercare soldi a chi lo guarda. E su di esso se ne fanno di fantasie e scommesse! Vivo al sud, in un paese, che dopo il terzo, pare il quarto mondo per antonomasia, per le cazzatelle che combina e somma alle sventure che gli imbattono per combinazione. E dopo la terza traversa andando verso il mare, che spiaggia occhi di canna alla rinfusa , nella quarta, in una messa ad angolo perfetta, risiede alto,come un gendarme armato, il mio palazzaccio bianco e nero, passato agli annali della storia per il suo starsene a nasca all\u2019aria, in bocca a Stromboli, sul picco dei tramonti, a ogni stagione, che di ore ne governano a dozzine.<\/strong> E se ne vanno al vento , pari e dispare, fin su la solitaria meridiana, d\u2019un\u2019altra casa mia, portata in dote, antica, i petra e tahju, e impaccita per i canali, clic e clac, che gli piovono d\u2019inverno e il caldo che d\u2019estate me la coce in piena fronte, sul corso principale del paese, a mezzo passo dalla chiesa matrice e il campanile con tant\u2019anni addosso, che pare non sentirne nemmanco uno, tanto suona e risuona ogni mattina, e la domenica tintinna un din don dan di lusso, spaccone poco e riservato come quello delle spose tranquille, di maggio e di settembre. <strong>E in quarant\u2019anni, circa, quasi, non ho mai chiesto al mare, un sol piacere che non potesse fare, e nemmanco la cortesia, da paesana, di rallentare la sua rema, mettendogli a tacere, il tran tran dell\u2019onda sua battente. E rumoreggia H24, senza sosta, alzandosi sul collo della spuma, con zattere in andata e altre in ritorno, zeppe di pensieri , che l\u2019acqua sua frusciante, prende e mantiene a memoria nel suo abisso, a notte fonda. E a ogni cambio di mezza giornata, guardo con gusto, oltre i due quadri di vetro che dalla mia cucina mi prospettano, un niente assurdo che s\u2019accoppia da ogni lato all\u2019orizzonte e a un mare che di mediterraneo ha colori e suoni riconducibili ai miti e alle leggende, contenute da secoli in riserve memorabili che appaiano impossibili da consumarsi prima o poi.<\/strong> E dall\u2019angolo di un terrazzino, messo di fronte al sole e di spalle al mare, che tutto quieta ma il remigare suo non ferma mai, mi gusto, starsene supina e pensosa, una naiade, ferma l\u00ec, a fantasticar con me, alla fontana che bevvi da bambina, ancora cretta e pi\u00f9 biondina, con una peluria che me la sfottevano a scuola e in giro in giro, i miei compagni delle elementari, che in un pensiero mio veloce, raggiungo ancora in pieno. E sul balcone, fiorito di gerani, si posa, scampanellando, il tintinnio del sole, che spia le mosse dei passeri e dei bambini, rimasti, pochi e niente, a chiacchierare. E dal quarto piano, del mio palazzaccio bianco e nero, guardando il mare che non finisce mai, vivo al sud e sembra l\u2019eden\u2026., e il belvedere di casa mia, porta affisso un cartello, intorno al collo: \u201cpropriet\u00e0 privata\u201d, forse. <strong>E mi sazio di quell\u2019aria che non finisce. Che d\u2019inverno cresce e scrosce e d\u2019estate , scirocca e s\u2019assopisce. E a scendere le scale, che l\u2019ascensore \u00e8 un film che non si gira che pare che non si trovano registi, rasento le strade, le vie annomate a questo e a quello, fuori e dentro la quarta traversa, quattro metri in avanti e altri quattro indietro, e percorro a scendere e a salire rampe di gradini, avanti-casa, che nemmanco la voce sembrano avere pi\u00f9. E le vedo invecchiate, stanche, quelle stradine di pietra che percorrevo , un tempo, a sette anni, a piedi, per andare a scuola, infiocchettata con il grembiulino blu e il colletto bianco, e che oggi percorro in macchina, botta di lampo, (mancu nu passu a scaza si faci chj\u00f9) per accompagnare i miei figli che di anni ne hanno a variet\u00e0: dodici, nove, sei, tre; che pare di giocare all\u2019enalotto. E son le strade cotte e mangiate, da chicchessia, in cent\u2019anni e pi\u00f9 di questi, che portano dal fornaio fino al fruttivendolo, dopo l\u2019ufficio postale, a lato della banca che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, fino davanti la casa del comune, dove pi\u00f9 d\u2019uno si \u00e8 mangiato osso e mastr\u2019osso di cani e cristiani.<\/strong> E tutto sa di tutto e anche di niente, e io ci vivo\u2026 Ma in quel palazzaccio bianco e nero, al quarto piano, nella quarta traversa, a quarant\u2019anni, circa, quasi, con quattro figli, fremo e tremo, ch\u00e9 il tempo passato non torna e quello che c\u2019\u00e8 \u00e8 gi\u00e0 finito\u2026 La casa della scuola, per esempio, (che dove c\u2019\u00e8 ignoranza Dio ci manca) intestata a un sommo uomo, colto di che visse a che ci \u00e8 morto e pure dopo, che prima nel giardino produceva, al naturale, altro che bio, margheritine per la camomilla, tali quali a quelle di mia nonna, che lavava con gli impacchi tutti i figli, ora puzza di fumo per quella malanova di sigarette che si fuma come una dannata, senza aspettare di diventare grande. E brucia tappe e toppe come vampe di fuoco che nemmanco il Padreterno, a pregarlo, le pu\u00f2 tornare, un giorno. Si incanna dal sole al tramonto ed \u00e8 allucinante il suo bisbiglio, incredibile la sua cera, particolarmente sfusa e sparigliata la stabilit\u00e0 su cui si puntella quando s\u2019accorge di tremare e prende coscienza che se cade, da terra non s\u2019alza pi\u00f9 com\u2019era. Povera ci\u00f2ta! Che se inciampa, (e a me pare che si \u00e8 gi\u00e0 fottuta per pi\u00f9 della met\u00e0), si strafotte pure il dialetto ( che ancora \u2013 per poco &#8211; le riesce bene), e la sola possibilit\u00e0 che ha di insegnare tanto ai giovanotti perch\u00e9 questi ne sappiano di pi\u00f9 da grandi. Ch\u00e9 non sempre \u00e8 carnevale\u2026, e le chiacchiere van bene! <strong>Peccato per\u00f2 che quel che sa, in faccia al mondo, non lo ricorda. E un paese che non ha memoria e si mangia per rabbia, a pranzo e a cena, la sua storia, nemmeno morto trova pace. Nemmeno morto\u2026! Eppure, io ci vivo, qui, al sud. Ci vivo con la nomina, forse, di scimunita, che a quarant\u2019anni, con quattro figli, ha ancora mille sogni. E ci resto, perch\u00e9 mi sento d\u2019essere in dovere, verso mia madre e nei confronti di mio padre e sento d\u2019essere ancora in tempo, e lo sono, di cedere al paese, il mio paese, un pezzo di cuore, del mio cuore che batte, per riportarlo in se stesso, in vita, e passarlo sanizzo , battezzato e santo, in eredit\u00e0 ai miei figli. Con una meridiana felice della sua vecchiaia che segna le ore da mezzogiorno a mezzanotte, un mercato e una bottega in pi\u00f9, che non c\u2019erano prima, una scuola con margheritine per la camomilla in ogni classe, tanti giovanottini e signorinelle seduti nei banchi volenterosi di sapere, infinite pagine di cultura con le mille essenze del tempo e fumi di scienza che escono dalle teste, in tante troppe teste, perch\u00e9 domani questo paese sia primo, tra i pi\u00f9 belli del mondo. E allora, io ci sar\u00f2 ancora, spero, a vivere al quarto piano di un palazzaccio bianco e nero, con quattro figli fatti uomini, a pi\u00f9 di quarant\u2019anni\u2026, confessando ad altri che vivo al sud e tanto che l\u2019amo, non potrei lasciarlo mai. Gi\u00e0, mai.&nbsp;<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Dichiarazione d&#8217;amore. Al Sud. 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