{"id":210239,"date":"2023-09-04T07:24:38","date_gmt":"2023-09-04T05:24:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=210239"},"modified":"2023-09-04T07:24:38","modified_gmt":"2023-09-04T05:24:38","slug":"cosenza-intervento-riuscito-ma-la-paziente-muore-doveva-essere-trasferita-in-terapia-intensiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/cosenza-intervento-riuscito-ma-la-paziente-muore-doveva-essere-trasferita-in-terapia-intensiva\/","title":{"rendered":"Cosenza: intervento riuscito ma la paziente muore, doveva essere trasferita in terapia intensiva"},"content":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; La vicenda riguarda una paziente settantenne che era stata sottoposta ad un intervento per un problema ginecologico, chirurgicamente risolto in modo corretto. La donna, con pregresse patologie cardiache, era stata sottoposta ad un intervento chirurgico nel 2019 prima del quale erano state ben evidenziate alcune comorbilit\u00e0 preesistenti le quali erano a perfetta conoscenza dei sanitari. <strong>Dopo l\u2019intervento, perfettamente riuscito, la paziente mor\u00ec dopo qualche giorno senza che i familiari ne capissero le ragioni.<\/strong><\/p>\n<p>Proprio la famiglia ha voluto vederci chiaro sul decesso consegnando tutte le carte sanitarie all\u2019avv. Massimiliano Coppa, esperto in colpa medica, che esaminando gli incartamenti e commission\u00f2 una relazione medico legale specialistica a Professori universitari del Policlinico Gemelli di Roma i quali avrebbero evidenziato <strong>numerose criticit\u00e0 nella gestione della paziente<\/strong>, cos\u00ec provvedendo a richiedere l\u2019integrale risarcimento del danno per la <strong>morte<\/strong> della paziente all\u2019Ospedale di Cosenza.<\/p>\n<p>Nessun riscontro da parte della struttura sanitaria per <strong>quattro lunghi anni<\/strong>, fino a qualche giorno addietro quanto i super periti del Tribunale di Cosenza dove l\u2019avv. Coppa ha intentato la causa per <strong>gravi negligenze<\/strong>, depositando un voluminoso dossier medico legale specialistico dal quale sono emerse <strong>numerose criticit\u00e0<\/strong> nella condotta dei sanitari che a vario titolo ebbero in cura la paziente.<\/p>\n<h3>Le contestazioni<\/h3>\n<p>Confermate dai periti del Tribunale hanno riguardato in primo luogo <strong>l\u2019omessa valutazione cardiologica<\/strong> della paziente in ordine alla gestione dell\u2019ASA e della profilassi eparinica, che non fu affrontata. E\u2019 stato poi evidenziata <strong>l\u2019assenza di un confronto fra cardiologo, ginecologo ed ematologo,<\/strong> opportuno per la valutazione del <strong>rischio emorragico<\/strong> e <strong>trombotico intracoronarico<\/strong> e per la preparazione della paziente con terapia antiaggregante, che andava adeguata da caso a caso, che \u00e8 risultata non approfondita in maniera opportuna, contrariamente alle Linee Guida di riferimento, per poi essere valutato &#8211; nel periodo <strong>post-operatorio<\/strong> e <strong>dell\u2019assistenza offerta alla paziente<\/strong> &#8211; altre due <strong>criticita\u0300 consistenti nell\u2019omesso trasferimento della paziente al termine dell\u2019intervento chirurgico in Utic<\/strong> oltre che una condotta eccessivamente attendista dinanzi all\u2019evidenza di una sindrome coronarica acuta.<\/p>\n<p>Insomma i periti del Tribunale hanno accertato che la paziente <strong>doveva essere trasferita nell\u2019Unita\u0300 di Terapia Intensiva Coronarica<\/strong> per un <strong>monitoraggio di almeno 24 ore<\/strong> e ci\u00f2 non fu fatto pur in presenza di esami di laboratorio che documentavano pure un\u2019anemia ingravescente e una condizione di leucocitosi compatibile con uno stato settico. Le <strong>caratteristiche dell\u2019ECG preoperatorio<\/strong> che rilevava l\u2019allungamento del QT, condizione predisponente ad aritmie ventricolari pericolose, e le pregresse patologiche cardiovascolari, confermavano quindi che il trasferimento della paziente in Utic era pressoche\u0301 mandatorio.<\/p>\n<p>In parole semplici i periti del Tribunale accogliendo le tesi dell\u2019avv. Coppa hanno concluso affermando che la <strong>gestione della terapia farmacologica<\/strong> in <strong>previsione dell\u2019intervento chirurgico non e\u0300 stata ottimale<\/strong>, dal momento che la valutazione del rischio emorragico e trombotico intracoronarico non e\u0300 stato affrontato adeguatamente dagli specialisti; in ragione del prolungato intervento chirurgico e dell\u2019anestesia e, quindi, del conseguente stress chirurgico, tenuto pure conto delle pregresse patologie cardiovascolari, la paziente doveva essere trasferita nell\u2019Unita\u0300 di Terapia Intensiva Coronarica per un monitoraggio di almeno 24 ore; dinanzi ai segni di ischemia miocardica evidenziati all\u2019esame ECG precedente all\u2019intervento chirurgico a cui fu sottoposta la paziente non fu predisposto il trasferimento della paziente in Utic, ne\u0301 tanto meno e\u0300 stata richiesta una consulenza cardiologica d\u2019urgenza, confermando quindi che ove fosse stata garantita un\u2019adeguata assistenza sanitaria e fossero state ravvisate le condizioni cliniche opportune, sarebbe stato possibile anche effettuare una coronarografia con angioplastica di salvataggio e, pertanto, l\u2019evento morte non si sarebbe realizzato. Ad oggi l\u2019Ospedale di Cosenza, nonostante le <strong>evidenti censure emerse in sede giudiziaria non ha inteso risarcire i danni.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; La vicenda riguarda una paziente settantenne che era stata sottoposta ad un intervento per un problema ginecologico, chirurgicamente risolto in modo corretto. 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