{"id":21025,"date":"2013-04-13T05:25:01","date_gmt":"2013-04-13T03:25:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=21025"},"modified":"2023-01-17T13:18:48","modified_gmt":"2023-01-17T12:18:48","slug":"8053-editoriale-nicaso-spiega-come-sconfiggere-la-ndrangheta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/8053-editoriale-nicaso-spiega-come-sconfiggere-la-ndrangheta\/","title":{"rendered":"Editoriale: Nicaso spiega come sconfiggere la &#8216;ndrangheta"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COSENZA &#8211;<\/strong> Terra di &#8216;ndrangheta: un&#8217;etichetta scomoda. <strong>C&#8217;\u00e8 una larga, larghissima fetta di calabresi, laboriosi, lavoratori e onesti che di portarsi dietro la nomea di essere &#8220;malandrini&#8221;, ne hanno davvero abbastanza. La Calabria, e lo dico amaramente da cronista, solo se c&#8217;\u00e8 il morto, specie se ammazzato, se viene commesso il delitto, casomai d&#8217;onore, o se, com&#8217;\u00e8 successo recentemente, purtroppo, dieci consiglieri regionali, invece di pensare a fare politiche di trasparenza e di rilancio per la propria terra, l&#8217;affossano sperperando soldi pubblici in &#8220;Gratta e Vinci&#8221;, distrazioni con donnine impegnate in sensuali movenze da lap dance e altro. Insomma, ce n&#8217;\u00e8 davvero abbastanza per dire basta. E allora servirebbe un rigurgito d&#8217;orgoglio, un sussulto di calabresit\u00e0 per eliminare il cancro alla radice. L&#8217;ha detto, ripetuto e confermato anche il collega Antonio Nicaso che della lotta alla &#8216;ndrangheta, lui, al pari di tanti altri bravi e affermati colleghi, ne ha fatto un cavallo di battaglia. Anzi, meglio dire una missione. Le lezioni di antimafia di Antonio Nicaso sono accompagnate da un silenzio assorto e partecipato.<\/strong> Lui arriva e comincia a parlare agli studenti come se li conoscesse da sempre, raccontando con naturalezza di come la &#8216;ndrangheta sia tra le mafie quella che meglio di tutte ha saputo piegarsi alla modernit\u00e0 della globalizzazione, senza per\u00f2 smarrire le radici, senza snaturarsi e dunque diventando un mostro flessibile, potente, difficile da battere. Nicaso \u00e8 ospite dell\u2019Unical fino alla fine del mese di aprile per tenere un ciclo di lezioni su come il fenomeno criminale \u00e8 mutato e il numero di studenti che segue il corso \u00e8 un segno importante di un seme di impegno civile che l\u2019universit\u00e0 e l\u2019associazione Libera tentano di gettare. <strong>Per l\u2019occasione accanto a lui durante la lezione c\u2019erano Giap Parini, sociologo che \u00e8 tra gli organizzatori della visita del giornalista e scrittore e il prefetto di Cosenza, Raffaele Cannizzaro. Lo studioso italiano che da tempo ormai insegna in Canada e negli Stati Uniti, autore di numerose pubblicazioni sulla &#8216;ndrangheta, ha spiegato come il potere criminale si sia impadronito dei paradigmi della globalizzazione, al punto che il concetto di mafia debba necessariamente essere declinato al plurale. Una pluralit\u00e0 che riguarda i molti e diversi modi attraverso i quali la &#8216;ndrangheta si manifesta, sempre controllando il territorio, sia pure in maniera del tutto diversa. Differente \u00e8 infatti la forma di potere che la criminalit\u00e0 esprime in Calabria rispetto a quella con cui si presenta, per esempio, in Canada. Una metamorfosi che \u00e8 il segno di una capacit\u00e0 impressionante di adeguarsi alle specificit\u00e0 sociali, culturali ed economiche dei paesi nei quali intende operare.<\/strong> Cos\u00ec succede che solo un osservatore distratto, magari ancora persuaso che la &#8216;ndrangheta sia solo quella del pizzo, pu\u00f2 stupirsi di trovare importanti propaggini del suo potere in Congo, dove intrattiene convenienti affari con i miliziani di quel paese cui fornisce armi in cambio del prezioso Coltan, minerale rarissimo necessario per le tecnologie avanzate della comunicazione. <strong>Antonio Nicaso, senza troppi giri di parole, annuncia che la battaglia contro il potere criminale rischia davvero di andare perduta, &#8220;perch\u00e9 &#8211; sostiene &#8211; se la &#8216;ndrangheta \u00e8 stata capace di parlare una sola lingua franca, globalizzandosi appieno, l\u2019azione di contrasto dei vari governi invece \u00e8 rimasta indietro, inefficace, perch\u00e9 priva di un comune coordinamento legislativo&#8221;. Se esiste un filo che espone la fragilit\u00e0 delle istituzioni al prepotente dilagare del fenomeno &#8216;ndranghetistico, la causa va cercata anche in una certa diffusa cultura dell\u2019illegalit\u00e0, e noi viviamo in un Paese, e specificatamente in una Regione dove &#8220;oltre il sessanta per cento delle delibere delle amministrazioni pubbliche risulterebbe illegittimo&#8221;. Allora, risvegliamoci, sospinti da un rigurgito d&#8217;orgoglio di sana e onesta calabresit\u00e0.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Terra di &#8216;ndrangheta: un&#8217;etichetta scomoda. C&#8217;\u00e8 una larga, larghissima fetta di calabresi, laboriosi, lavoratori e onesti che di portarsi dietro la nomea di essere &#8220;malandrini&#8221;, ne hanno davvero abbastanza. 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