{"id":210714,"date":"2023-09-11T07:47:22","date_gmt":"2023-09-11T05:47:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=210714"},"modified":"2023-09-11T15:13:09","modified_gmt":"2023-09-11T13:13:09","slug":"cosenza-supera-il-cancro-ma-muore-per-un-catetere-azienda-ospedaliera-respinge-risarcimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/cosenza-supera-il-cancro-ma-muore-per-un-catetere-azienda-ospedaliera-respinge-risarcimento\/","title":{"rendered":"Cosenza: supera il cancro ma muore per un catetere, Azienda ospedaliera respinge risarcimento"},"content":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Per due volte ha superato il cancro ma \u00e8 deceduto per un ritardo diagnostico di 30 ore all\u2019ospedale di Cosenza a seguito di una <strong>perforazione della vescica<\/strong> con il catetere. L\u2019Azienda Ospedaliera di Cosenza, pur di fronte ad accertate responsabilit\u00e0, respinge il risarcimento nonostante l\u2019assicurazione abbia messo a disposizione le somme per i danni.<\/p>\n<p>E\u2019 la storia di un <strong>paziente di 79 anni<\/strong> circa il quale si era rivolto nel <strong>2019<\/strong> all\u2019Ospedale di Cosenza per <strong>ritenzione urinaria<\/strong> dove fu posizionato il catetere vescicale. Successivamente durante l&#8217;esplorazione della cavit\u00e0 pelvica si osservava la fuoriuscita di liquido dalla vescica, con evidenza (alla prova con blu di metilene) di spandimento a carico della cupola vescicale. <strong>A seguito di ci\u00f2 il paziente fu sottoposto ad intervento chirurgico<\/strong> e si procedeva, dunque, a sutura della vescica, lavaggio della cavita\u0300 addominale e posizionamento di drenaggi. Il 19 luglio il paziente \u00e8 stato trasferito dapprima presso il reparto di Chirurgia d\u2019Urgenza e poi, il giorno seguente in Geriatria.<\/p>\n<p>Il 21 luglio \u00e8 comparso per\u00f2 un rialzo termico ed eseguiti gli esami emocolturali (risultati negativi), contestualmente si sarebbe ipotizzata la presenza di <strong>liponecrosi<\/strong> a livello della <strong>ferita chirurgica<\/strong>, trattata con lavaggi a zaffo. Il giorno seguente, ancora un rialzo febbrile per il quale \u00e8 stato sottoposto ad una nuova emocoltura (anch\u2019essa negativa). Rilevata la fuoriuscita di <strong>liquido scuro dal drenaggio chirurgico<\/strong> sarebbe stata cambiata la terapia antibiotica introducendo vancomicina e sospendendo metronidazolo e poi \u00e8 stata richiesta una consulenza chirurgica che consigliava TC con cistografia. Quest\u2019ultimo esame evidenziava non spandimento di mezzo di contrasto in sede perivescicale, anche ad alta pressione che confermava la presenza di una breccia della parete anteriore della vescica, a sinistra della linea mediana, ad ore 13, che si arresta nel contesto del muro anteriore la parete stessa e la successiva rivalutazione.<\/p>\n<p>Il 23 luglio le condizioni del 79enne sono peggiorate progressivamente. La diagnosi di dimissione era <strong>sepsi severa<\/strong> con <strong>insufficienza multi-organo in paziente<\/strong> sottoposto a sutura vescicale e viscerolisi per perforazione della cupola vescicale complicata da peritonite generalizzata.<\/p>\n<h3>Il decesso e la richiesta di verit\u00e0 della famiglia<\/h3>\n<p>A seguito del <strong>decesso<\/strong>, i familiari del paziente hanno chiesto di capire bene le cause della morte del loro congiunto, affidandosi all\u2019Avv. Massimiliano Coppa, esperto in colpa medica, il quale ha <strong>commissionato una valutazione medico legale urologico-chirurgica<\/strong> a consulenti di parti che ravvisarono plurime responsabilit\u00e0. Dal 2019 ad oggi sono stati molti i tentativi dei familiari con l\u2019Avv. Coppa, volti ad ottenere il <strong>risarcimento dei danni<\/strong> per la morte del congiunto, con l\u2019unico effetto di <strong>non avere alcuna risposta dai vertici ospedalieri.<\/strong><\/p>\n<p>La vicenda dello sfortunato paziente \u00e8 dunque approdata dinanzi al <strong>Tribunale di Cosenza<\/strong> che ha dato incarico a <strong>due specialisti<\/strong> per evidenziare ogni condotta idonea o censurabile dei sanitari dell\u2019Ospedale di Cosenza che, a vario titolo ebbero in cura il paziente. Il risultato era quello ipotizzato dal legale della famiglia e dai consulenti.<\/p>\n<p><strong>Responsabilit\u00e0 dei medici ospedalieri per il decesso del paziente scampato due volte al cancro ma giunto a morte per un ritardo diagnostico di oltre 30 ore<\/strong>. Ed infatti, per come si legge nella documentazione in atti, tuttavia, il <strong>quadro patologico<\/strong> sarebbe stato diagnosticato (e conseguentemente anche trattato) <strong>tardivamente<\/strong> considerato che, a seguito del posizionamento del catetere presso il Pronto soccorso di Cosenza, tra il 14 e 15 luglio del 2019, erano state richieste due consulenze urologiche, che si limitavano a indicare il monitoraggio del paziente non riscontrando urgenze in atto.<\/p>\n<p>A fronte di cio\u0300, le condizioni venivano descritte presso il PS come \u201cscadenti\u201d e all\u2019esito della breve disamina degli eventi sopra occorsi e\u0300 stato possibile ritenere censurabile la condotta dei <strong>sanitari<\/strong> (urologi) che <strong>non indicarono nel caso specifico alcun approfondimento diagnostico,<\/strong> con conseguente ritardo nella diagnosi e nel trattamento del quadro di uroperitoneo instauratosi. <strong>In particolare il ritardo realizzatosi consta di circa 30 ore<\/strong> (dalle ore 12.16 del 14\/07 &#8211; prima consulenza urologica &#8211; fino alle ore 18.23 del 15\/07 &#8211; l\u2019ecografia dell\u2019addome all\u2019ingresso presso il reparto di Medicina Interna), nell\u2019arco delle quali il <strong>quadro di uroperitoneo<\/strong> e\u0300 stato certamente gravato da un <strong>maggiore spandimento di urina<\/strong> a <strong>livello intraddominale<\/strong> con sviluppo di peritonite e peggioramento del quadro clinico complicato da \u201csepsi severa con insufficienza multi-organo, nonostante l\u2019intervento di riparazione della lesione, infatti, il soggetto andava incontro a MODS e se ne verificava l\u2019exitus in data 23\/07, puntualizzando che l\u2019insufficienza multiorgano del paziente doveva essere correlata all\u2019intempestivita\u0300 del trattamento della lesione perforativa della vescica.<\/p>\n<p>Insomma al paziente, spiega l&#8217;avvocato Coppa, &#8220;non solo fu perforata la vescica ma lo stesso non fu trattato ed assistito tempestivamente seppur in un ospedale come quello di Cosenza, in un reparto specialistico che lo lasci\u00f2 morire dopo 30 ore di inerzia assistenziale&#8221;.<\/p>\n<h3>La vicenda finita in Tribunale e il risarcimento<\/h3>\n<p>A seguito del deposito della perizia del Tribunale, l\u2019assicurazione dell\u2019Ospedale per la quale lo stesso corrisponde un premio annuo di circa <strong>tre milioni di euro<\/strong>, aveva inteso contattare la famiglia per il tramite dell\u2019avv. Coppa, mettendo a disposizione una somma a titolo di risarcimento al fine di ristorare i danni per la perdita del congiunto, facendo <strong>rinviare per oltre sei mesi l\u2019emissione della sentenza del Tribunale per consentire il risarcimento dovuto.<\/strong> Purtroppo la stessa famiglia del paziente non aveva fatto i conti con la reale <strong>posizione dell\u2019Ospedale<\/strong> che, nonostante la conclamata responsabilit\u00e0 dei propri sanitari, <strong>prima ha chiesto di rinviare l\u2019emissione della sentenza e poi si \u00e8 rifiutata di mettere a disposizione una minima somma di franchigia contrattuale per consentire il risarcimento dovuto alla famiglia.<\/strong><\/p>\n<p>A seguito di ci\u00f2 \u00e8 stato rappresentato dai familiari che, atteso il <strong>comportamento di chiusura dimostrato dall\u2019Ospedale di Cosenza<\/strong>, per altro anti economico, che non ha n\u00e9 inteso portare una parola di conforto nell\u2019immediatezza dei fatti e n\u00e9 tantomeno formulare le condoglianze per il decesso avvenuto per esclusiva responsabilit\u00e0 dei medici, occorrer\u00e0 fare <strong>ricorso<\/strong> a <strong>verifica contabile<\/strong> oltre che giudiziaria sulla legittimit\u00e0 delle condotte intrattenute dai vertici dell\u2019Ospedale di Cosenza in occasione del decesso del paziente.<\/p>\n<p>Non si comprende \u2013 continua la famiglia \u2013 come mai l\u2019Ospedale corrisponde un premio assicurativo di circa <strong>tre milioni di euro l\u2019anno<\/strong> e poi non consente il risarcimento <strong>giudizialmente accertato davanti l\u2019Autorit\u00e0 Giudiziaria<\/strong>, circostanza questa che comporter\u00e0 un ulteriore dispendio di risorse economiche pubbliche che verranno certamente poste in capo all\u2019Ospedale di Cosenza, avuto riguardo degli esiti della perizia del Tribunale. Insomma, nonostante la sepsi, fosse stata conseguenza del quadro di peritonite generalizzata determinatasi a causa del ritardo diagnostico l\u2019Ospedale di Cosenza ha inteso nascondere la testa sotto la sabbia, negando dei diritti giudizialmente riconosciuti essere stati definitivamente lesi alla famiglia con il decesso del paziente. Sar\u00e0 anche accertato un danno erariale oltre che un danno per anticipata perdita parentale? Sar\u00e0 sempre l\u2019Autorit\u00e0 Giudiziaria competente a stabilirlo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Per due volte ha superato il cancro ma \u00e8 deceduto per un ritardo diagnostico di 30 ore all\u2019ospedale di Cosenza a seguito di una perforazione della vescica con il catetere. 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