{"id":21438,"date":"2013-04-24T17:55:17","date_gmt":"2013-04-24T15:55:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=21438"},"modified":"2023-01-17T13:19:09","modified_gmt":"2023-01-17T12:19:09","slug":"8276-amedeo-ricucci-il-mio-cuore-e-con-i-siriani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/8276-amedeo-ricucci-il-mio-cuore-e-con-i-siriani\/","title":{"rendered":"Amedeo Ricucci: il mio cuore \u00e8 con i siriani"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COSENZA &#8211;<\/strong> &#8220;La Siria e il mio cuore&#8221;. <strong>E&#8217; questo il titolo del racconto-confessione che Amedeo Ricucci, il giornalista-reporter di Cetraro, <\/strong><\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>rapito in Siria e liberato dopo diversi giorni di prigionia, ha postato sulla sua pagina Facebook, nonch\u00e8 sul suo sito www.amedeoricucci.it, per parlare della sua esperienza. Il racconto, pi\u00f9 che un pezzo giornalistico classico, somiglia molto di pi\u00f9 alla trama di un bel romanzo, uno di quelli che catturano l&#8217;attenzione del lettore, uno di quei romanzi dove sono sapientemente miscelati la suspence, il romanticismo, la paura, il tocco di giallo e la voglia di lottare, nonch\u00e8 quegli immancabili colpi di scena.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per un giornalista come me &#8211; scrive Ricucci &#8211; che lavora in tv, tornare a casa senza il \u201cgirato\u201d \u2013 vale a dire senza le immagini di quello che si \u00e8 visto, filmato e vissuto \u2013 non pu\u00f2 che essere un\u2019umiliazione grande. Una perdita enorme.<strong> E\u2019 come se quella storia e quella esperienza non esistessero, visto che non possono essere raccontate con il linguaggio che mi \u00e8 congeniale, che \u00e8 quello delle immagini. E per\u00f2, sia in testa che nel cuore, di immagini di questo mio ultimo viaggio in Siria ne ho tante. Belle e meno belle. E ho voglia di fissarle, perch\u00e9 da un lato questo mi rincuora e dall\u2019altro mi restituisce il senso del mio lavoro. Provo a farvele vedere, cos\u00ec come le ho vissute io. Partiamo &#8211; continua &#8211; dalla scena con cui mi coccolo da quando sono rientrato in Italia. E\u2019 il momento cruciale della nostra liberazione. Noi in macchina, con un incappucciato al volante, kalashnikov e pistola in bella vista, colpo in canna, su una strada di montagna. All\u2019improvviso l\u2019uomo, che non ci hai mai rivolto la parola se non per dirci a un certo punto del viaggio che potevamo levarci la benda sugli occhi, frena e fa retromarcia, fino a posizionarsi di fianco a una macchina parcheggiata sul ciglio della strada.<\/strong> Ne scendono gli amici siriani che erano stati fermati con noi e liberati dopo tre giorni. L\u2019incappucciato ci dice di andare. E il trasbordo \u00e8 velocissimo, senza parole. Non c\u2019\u00e8 tempo nemmeno per riabbracciarci, perch\u00e9 ripartiamo di corsa. In silenzio. Uno degli amici &#8211; prosegue Amedeo Ricucci nel suo racconto &#8211; mi indica per\u00f2, ripetutamente, il cruscotto. Lo indica e sorride.<strong> Apro e trovo un pacchetto di sigarette e un accendino. Un regalo, prezioso. E\u2019 fatta, mi dico. Siamo liberi. Scena numero due. Un carceriere, giovanissimo, si rivolge ad Andrea e gli confessa di vergognarsi a dovermi bendare per portarmi in bagno. Dev\u2019essere un siriano. \u201cE\u2019 un uomo anziano \u2013 gli dice \u2013 e io gli devo rispetto\u201d. Io sorrido. E penso che non tutto \u00e8 perso, che continuare a sperare ha un senso. Scena numero tre. Siamo appena stati fermati. E dopo quattro, cinque ore di interrogatori serrati sembra tutto finito. Ci offrono da mangiare. Poi per\u00f2, all\u2019improvviso, come a tradimento, ci bendano e ci legano, spingendoci bruscamente in un pulmino. Temiamo il peggio. E ci salutiamo come se fosse l\u2019ultima volta. Ad essere pi\u00f9 di sorpresi di tutti sono i nostri amici siriani, quelli che ci accompagnano. Anche loro trattati come spie: un\u2019onta che non meritavano. A loro va adesso il mio saluto. A loro e a tutti i siriani che ci hanno aiutato, in questo e negli altri viaggi. Il mio cuore resta con loro.<\/strong>&nbsp;Sul sito c&#8217;\u00e8 anche una foto. Ricucci scrive: la foto \u00e8 di Maher. <strong>L\u2019ha scattata ad Antiochia la sera prima del nostro ingresso in Siria. Abbiamo mangiato siriano ed eravamo felici come bambini, pronti a lavorare. Prima o poi, lo so, torneremo tutti e cinque laggi\u00f9. Promesso. E siamo sicuri che Amedeo Ricucci manterr\u00e0 la sua promessa. Da grande giornalista. <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; &#8220;La Siria e il mio cuore&#8221;. 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