{"id":21458,"date":"2013-04-26T04:49:39","date_gmt":"2013-04-26T02:49:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=21458"},"modified":"2023-01-17T13:19:11","modified_gmt":"2023-01-17T12:19:11","slug":"8286-mori-a-13-anni-per-la-consulente-del-pm-poteva-essere-salvato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/8286-mori-a-13-anni-per-la-consulente-del-pm-poteva-essere-salvato\/","title":{"rendered":"Mor\u00ec a 13 anni, per la consulente del pm: poteva essere salvato"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COSENZA &#8211;<\/strong> E la sanit\u00e0 ritorna di nuovo in cronaca. Nera. <strong>Il caso di buona, anzi definiamola, normale sanit\u00e0 che abbiamo raccontato ieri,<\/strong><\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> quella cio\u00e8 relativa all&#8217;intervento chirurgico al cuore (primo in Italia) effettuato sulla &#8220;signorinella&#8221; di 105, all&#8217;ospedale Ferrari di Castrovillari, viene subito spodestato da una storia, che di buono non ha proprio nulla. Ha per protagonista un ragazzino di 13 anni, volato in cielo troppo presto e la sua famiglia distrutta dal dolore. La storia, come spesso capita, hanno riacceso la luce sulle colpe mediche. Colpe, ben inteso, presunte, almeno fino a quando, non ci sar\u00e0 un terzo grado di giudizio che riconosca sviste mediche e negligenze sanitarie. Il caso \u00e8 quello di Marino Romano, come detto di soli tredici anni, morto all&#8217;ospedale &#8220;Bambin Ges\u00f9&#8221; di Roma, ma &#8220;condannato a morte&#8221;, secondo gli accertamenti della Procura della Repubblica di Cosenza dai medici del reparto di Pediatria dell&#8217;Annunziata, rei di non aver, per tempo, diagnosticato e curato una patologia grave.<\/strong> Il procuratore capo della Repubblica cittadina Dario Granieri e il pm, Antonio Bruno Tridico, titolare dell&#8217;inchiesta, dopo il decesso del piccolo, avvenuto il 12 marzo del 2010, su sollecitazione della famiglia di Marino Romano, hanno aperto un&#8217;indagine.<strong> Indagine che ha fatto finire sotto processo sei &#8220;camici bianchi&#8221;, tutti in servizio nel reparto di Pediatria dell&#8217;Annunziata. Nella lista &#8220;nera&#8221;, oltre al nome del primario Domenico Sperl\u00ec, compaiono i dirigenti medici Rossana Camodeca, Vittoria Greco, Rosaria De Marco, Marianna Neri e Clementina Rossi. Il quadro di colpevolezza, lo ribadiamo, allo stato presunta, \u00e8 stata certificata anche dal perito dell&#8217;accusa: Romina Gallizzi, docente di Pediatria all&#8217;Universit\u00e0 di Messina. L&#8217;esperta, incaricata dal pm Antonio Bruno Tridico, di &#8220;diagnosticare&#8221; sulle cartelle cliniche e sugli altri certificati medici, precise responsabilit\u00e0 dei sanitari, ha individuato un errore diagnostico.<\/strong> Al ragazzino, infatti, non sarebbe stato accertata una specifica patologa grave, curata per altro. Nella sua relazione finale, la consulente della Procura scrive anche che &#8220;il paziente poteva essere salvato. Sarebbe bastato solo che i medici che l&#8217;ebbero in cura &#8211; precisa ancora &#8211; avessero individuato con certezza la patologia esatta, esistono &#8211; ha concluso &#8211; dei criteri, per accertarla&#8221;. <strong>Marino Romano, venne ricoverato all&#8217;Annunziata il 7 marzo. Il 13enne arriv\u00f2 gi\u00e0 in condizioni gravi. Il piccolo, venne sottoposto subito a specifici accertamenti clinici ed ematici, che evidenziarono la presenza dell&#8217;Hlh, patologia che non sarebbe stata in tempo diagnosticata. Le condizioni del piccolo, peggiorarono, fino a far maturare nei genitori, la decisione di trasferirlo d&#8217;urgenza nella Capitale. Dove il 12 marzo, purtroppo, spir\u00f2. Nell&#8217;incredulit\u00e0 generale. Sempre secondo la consulente Gallizzi, i medici del reparto di Pediatria dell&#8217;Annunziata, avrebbero sottoposto il ragazzino ad una terapia non conforme al protocollo internazionale dell&#8217;Hl4 2004, ipotizzando una Mas e sbagliando. Marino Romano \u00e8 stato stroncato dall&#8217;Hlh (Linfoistocitosi emofagocitica, ndr) non individuata tempestivamente. I medici finiti sotto processo, dal canto loro rigettano le accuse e, attraverso il pool di avvocati difensori e consulenti di parte, proveranno a discolparsi. Anche l&#8217;avvocato Enrico Iacovino, legale di fiducia della famiglia, costituitasi parte civile, ha &#8220;arruolato&#8221; un gruppo di esperti medici per studiare il caso e che hanno gi\u00e0 depositato i loro lavori. Si ritorner\u00e0 in aula, il prossimo 5 luglio. E in aula far\u00e0 caldo. E non solo dal punto di vista metereologico. <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; E la sanit\u00e0 ritorna di nuovo in cronaca. Nera. 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