{"id":220510,"date":"2024-01-10T21:30:35","date_gmt":"2024-01-10T20:30:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=220510"},"modified":"2024-01-11T09:04:36","modified_gmt":"2024-01-11T08:04:36","slug":"nel-dna-antico-le-radici-di-alzheimer-e-sclerosi-multipla-nello-studio-anche-la-soprintendenza-di-cosenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/nel-dna-antico-le-radici-di-alzheimer-e-sclerosi-multipla-nello-studio-anche-la-soprintendenza-di-cosenza\/","title":{"rendered":"Nel Dna antico le radici di Alzheimer e sclerosi multipla: nello studio anche la Soprintendenza di Cosenza"},"content":{"rendered":"<p>ROMA &#8211; <strong>Le radici di molte malattie neurodegenerative, come sclerosi multipla e Alzheimer, si nascondono in un lontano passato, portate nel Dna degli Europei da antiche popolazioni migrate dall&#8217;Asia circa 5.000 anni fa.<\/strong> Lo indica la ricerca di un grande gruppo internazionale composto da circa 175 ricercatori, fra i quali molti italiani, che negli ultimi cinque anni ha messo a punto la pi\u00f9 grande banca genetica umana antica, liberamente accessibile, grazie all&#8217;analisi di ossa e denti appartenuti a quasi 5.000 individui. I risultati sono stati pubblicati in quattro studi sulla rivista Nature, guidati dalle Universit\u00e0 di Cambridge, di Copenaghen e della California a Berkeley.<\/p>\n<p>Agli studi hanno contribuito anche <strong>Universit\u00e0 Sapienza e Universit\u00e0 Tor Vergata di Roma, l&#8217;Universit\u00e0 di Siena, le Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bari e di Cosenza e la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche<\/strong>.<\/p>\n<p>&#8220;Questo lavoro rappresenta il futuro delle ricerche di questo tipo, visti anche gli ingenti investimenti che sono necessari per portarle avanti&#8221;, dice all&#8217;ANSA Alfredo Coppa, ricercatore e docente della Sapienza di Roma e tra gli autori degli studi coordinati da Eske Willerslev delle Universit\u00e0 di Cambridge e Copenaghen, Thomas Werge di quella di Copenaghen e Rasmus Nielsen dell&#8217;Universit\u00e0 della California. &#8220;Ormai si lavora su numeri molto grandi, poich\u00e9 le nuove tecnologie hanno permesso un grosso abbattimento dei costi &#8211; prosegue Coppa &#8211; un tempo sarebbe stato impensabile&#8221;.<\/p>\n<h3>Dna antichi analizzati nelle collezioni museali<\/h3>\n<p><strong>Analizzando i Dna antichi conservati nelle collezioni museali di tutta Europa e dell&#8217;Asia occidentale<\/strong>, i ricercatori hanno infatti coperto un periodo che risale indietro nel tempo fino a <strong>34.000 anni fa, per arrivare poi fino al periodo vichingo e al Medioevo<\/strong>. Questi dati sono stati poi confrontati con il Dna moderno di 400.000 persone che vivono in Gran Bretagna, conservati nella grande banca dati britannica Uk Biobank. &#8220;La creazione di una banca genetica degli antichi abitanti dell&#8217;Eurasia \u00e8 stato un progetto colossale&#8221;, afferma Willerslev.<\/p>\n<p>&#8220;Abbiamo dimostrato che la nostra banca genetica funziona come uno strumento di precisione &#8211; continua il ricercatore &#8211; in grado di fornirci nuove conoscenze sulle malattie umane. Questo \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 sorprendente, e non c&#8217;\u00e8 dubbio che avr\u00e0 molte implicazioni&#8221;.<\/p>\n<h3>I geni di Alzheimer e sclerosi multipla introdotti circa 5mila anni fa<\/h3>\n<p>Gli autori degli studi, infatti, hanno scoperto che <strong>i geni che aumentano significativamente il rischio di sviluppare la sclerosi multipla furono introdotti nell&#8217;Europa Nord-occidentale circa 5.000 anni fa<\/strong>, da allevatori che migravano da Est: il Dna antico ha permesso di risalire con precisione ad una regione che oggi si estende tra Ucraina, Russia Sud-occidentale e Kazakistan occidentale. Queste varianti genetiche, pur aumentando il rischio di sclerosi multipla, hanno fornito un vantaggio di sopravvivenza a quei popoli di allevatori, poich\u00e9 molto probabilmente li proteggevano dalle infezioni trasmesse dal bestiame.<\/p>\n<p>&#8220;Questi risultati cambiano la nostra visione delle cause della sclerosi multipla &#8211; aggiunge Willerslev &#8211; e hanno implicazioni sul modo in cui viene trattata&#8221;. Inoltre, geni noti per aumentare il rischio di malattie come l&#8217;Alzheimer e il diabete di tipo 2 sono stati fatti risalire ad a<strong>ntiche popolazioni di cacciatori-raccoglitori<\/strong> e analisi future potranno rivelare nuove informazioni anche su disturbi psichiatrici come il disturbo da deficit di attenzione e la schizofrenia. &#8220;Il grande interesse legato a questi studi riguarda principalmente gli aspetti medici: c<strong>apire il meccanismo genetico alla base delle patologie<\/strong> &#8211; spiega Coppa &#8211; permetter\u00e0 poi di intervenire in maniera pi\u00f9 efficace, quindi i risultati ottenuti dovranno essere sfruttati al meglio&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA &#8211; Le radici di molte malattie neurodegenerative, come sclerosi multipla e Alzheimer, si nascondono in un lontano passato, portate nel Dna degli Europei da antiche popolazioni migrate dall&#8217;Asia circa 5.000 anni fa. 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