{"id":22342,"date":"2013-05-16T08:24:03","date_gmt":"2013-05-16T06:24:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=22342"},"modified":"2023-01-17T13:20:00","modified_gmt":"2023-01-17T12:20:00","slug":"8747-lea-garofalo-la-donna-contro-la-ndrangheta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/8747-lea-garofalo-la-donna-contro-la-ndrangheta\/","title":{"rendered":"Lea Garofalo, la donna contro la &#8216;ndrangheta"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">MILANO &#8211; Non \u00e8 una fiction, n\u00e9 un romanzo giallo. Purtroppo. Ma una storia vera, realmente accaduta e che, forse, dopo anni, processi riformulati, testimonianze ritrattate e ammissioni di colpe verificate, sta per avere un epilogo.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia di una donna che ha sfidato la \u2018ndrangheta, che non ha voluto essere accomunata alle solite dinamiche \u201cmafiose\u201d e che ha provato a dare un futuro migliore a sua figlia, Denise. Non sempre si pu\u00f2 scegliere la vita che si vuole. E <strong>Lea Garofalo<\/strong>, era legata ad un destino di \u2018ndrangheta: un fratello riconosciuto come boss del luogo natio, Petilia Policastro, e un compagno, Carlo Cosco, inserito anche lui nel mondo del \u201cmalaffare\u201d. Lea diventa collaboratrice di giustizia in seguito all\u2019uccisione del fratello, di cui attribuisce l\u2019esecuzione al cognato <strong>Giuseppe Cosco<\/strong>, e decide di testimoniare nel novembre del 2009 ad un processo in cui avrebbe dovuto svelare molti segreti sulla faida tra le famiglie Garofalo e Mirabelli, entrambe di Petilia Policastro. Proprio qualche giorno prima che possa rendere questa testimonianza, Lea viene rapita dall\u2019ex compagno <strong>Carlo Cosco<\/strong> che, con l\u2019aiuto di altri compagni, prima la tortura e poi la uccide strangolandola. A far ritrovare i resti del corpo della povera donna \u00e8 <strong>Carmine Venturino<\/strong>, ex compagno della figlia Denise, che si pente e che dichiara, lo scorso luglio, che Lea non \u00e8 stata sciolta nell\u2019acido, come si \u00e8 sempre creduto, ma che \u00e8 stata carbonizzata. Il pm<strong> Marcello Tatangelo<\/strong>, in seguito alle dichiarazioni fornite dal pentito, ha riformulato la richiesta delle condanne. Dai sei ergastoli, dati nella sentenza di primo grado del 30 marzo 2012 a tutti i sei imputati, ieri ha chiesto: l\u2019ergastolo per Carlo Cosco, Vito Cosco e Rosario Curcio; la condanna a 27 anni per Carmine Venturino (visto che, grazie alle sue dichiarazioni, sono stati ritrovati i resti della vittima). Mentre, per quanto concerne gli altri due imputati, Massimo Sabatino e Giuseppe Cosco, condannati anche loro all\u2019ergastolo nella sentenza di primo grado, il pm ha dichiarato: \u201cNon sono certo che siano estranei all\u2019omicidio, ma il dubbio ce l\u2019ho e dopo le dichiarazioni di Venturino tra due possibili innocenti in galera e due possibili assassini fuori, la mia coscienza di uomo e di magistrato mi impone di chiedere che siano assolti\u201d. La sentenza potrebbe arrivare il 21 maggio e speriamo che su questa tragica storia possa essere scritta la parola <em>fine<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MILANO &#8211; Non \u00e8 una fiction, n\u00e9 un romanzo giallo. Purtroppo. 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