{"id":224788,"date":"2024-03-09T07:00:29","date_gmt":"2024-03-09T06:00:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=224788"},"modified":"2024-03-06T13:07:09","modified_gmt":"2024-03-06T12:07:09","slug":"nanoplastiche-provati-per-la-prima-volta-i-gravissimi-danni-sulluomo-scoperta-rivoluzionaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/nanoplastiche-provati-per-la-prima-volta-i-gravissimi-danni-sulluomo-scoperta-rivoluzionaria\/","title":{"rendered":"Nanoplastiche: provati per la prima volta i gravissimi danni sull&#8217;uomo \u00abscoperta rivoluzionaria\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>ROMA &#8211; Le nanoplastiche sono state identificate per la prima volta nelle placche <strong>aterosclerotiche<\/strong> delle <strong>arterie<\/strong> e per la prima volta \u00e8 stato <strong>provato anche il danno per la salute umana con gravissimi effetti<\/strong>. E&#8217; quanto rivela lo studio ideato e coordinato dall&#8217;Universit\u00e0 della Campania &#8216;Vanvitelli&#8217;, in collaborazione con vari enti e pubblicato su The <a href=\"https:\/\/www.nejm.org\/\" rel=\"noopener\">New England Journal of Medicine<\/a>. Lo studio fornisce la prova del <strong>pericolo delle plastiche<\/strong>: le <strong>placche &#8216;inquinate<\/strong>&#8216; sono pi\u00f9 infiammate e causano un aumento di oltre 2 volte del rischio di infarti e ictus.<\/p>\n<h4><strong>Lo studio e la &#8216;scoperta rivoluzionaria&#8217;<\/strong><\/h4>\n<p>E&#8217; condotto in collaborazione con numerosi enti di ricerca, tra cui Harvard Medical School di Boston, IRCSS Multimedica di Milano, le universit\u00e0 di Ancona, della Sapienza di Roma e di Salerno e l&#8217;IRCSS INRCA di Ancona. I <strong>risultati<\/strong> dimostrano per la prima volta non solo la <strong>presenza di un mix di inquinanti nelle placche aterosclerotiche<\/strong>, ma soprattutto provano la loro <strong>pericolosit\u00e0<\/strong>, con aumento del rischio di <strong>infarto e ictus<\/strong> rispetto a chi ha placche &#8216;non inquinate&#8217;.<\/p>\n<p>La scoperta \u00e8 definita &#8220;<strong>rivoluzionaria<\/strong>&#8221; dal New England Journal of Medicine perch\u00e9 fornisce per la prima volta la prova che le <strong>microplastiche<\/strong> e le <strong>nanoplastiche<\/strong> <strong>ingerite<\/strong> o inalate sono associate a esiti di <strong>malattie cardiovascolari nell&#8217;uomo<\/strong>, indicando che le materie plastiche hanno costi sempre pi\u00f9 elevati, ormai visibili, per la salute umana e l&#8217;ambiente.<\/p>\n<p>Nello studio, <strong>257 over 65 sono<\/strong> stati seguiti per <strong>34 mesi<\/strong> dopo un intervento di endoarterectomia alle carotidi, procedura chirurgica per rimuovere le placche aterosclerotiche che occludono i vasi, poi osservate al microscopio elettronico per valutarvi la presenza di micro e nanoplastiche. I dati mostrano quantit\u00e0 misurabili di <strong>polietilene<\/strong> (PE) nel 58.4% dei casi e di <strong>polivinilcloruro<\/strong> (PVC) nel 12.5%. In questi pazienti il rischio di eventi cardiovascolari come infarti, ictus e di mortalit\u00e0 per tutte le cause \u00e8 risultato fino a 2 volte pi\u00f9 alto rispetto a chi all&#8217;interno delle placche non aveva accumulato micro e nanoplastiche, la cui presenza \u00e8 risultata associata anche a una maggiore infiammazione locale che rende tali placche &#8216;da inquinamento&#8217; pi\u00f9 instabili e friabili.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-224791 \" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/nanoplastiche-2.jpg\" alt=\"nanoplastiche \" width=\"565\" height=\"350\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/nanoplastiche-2.jpg 970w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/nanoplastiche-2-300x186.jpg 300w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/nanoplastiche-2-768x475.jpg 768w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/nanoplastiche-2-150x93.jpg 150w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/nanoplastiche-2-696x431.jpg 696w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/nanoplastiche-2-679x420.jpg 679w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/nanoplastiche-2-356x220.jpg 356w\" sizes=\"auto, (max-width: 565px) 100vw, 565px\" \/><\/p>\n<h5><strong>L&#8217;editoriale\u00a0<\/strong><\/h5>\n<p>&#8220;Anche se non sappiamo quali siano le altre esposizioni che potrebbero aver contribuito agli esiti negativi tra i pazienti in questo studio, la rilevazione della presenza di microplastiche e nanoplastiche nel tessuto della placca aterosclerotica \u00e8 di per s\u00e9 una scoperta rivoluzionaria che solleva una serie di domande urgenti&#8221;. <strong>Cos\u00ec il The New England Journal of Medicine<\/strong>, in un <strong>editoriale<\/strong>, definisce <strong>la scoperta effettuata dallo studio italiano<\/strong> ideato e coordinato dall&#8217;Universit\u00e0 della Campania Luigi Vanvitelli e pubblicato oggi dalla stessa rivista.<\/p>\n<p>&#8220;Finora informazioni sugli effetti sull&#8217;uomo delle microplastiche e delle nanoplastiche ingerite o inalate sono stati scarsi. Lo studio &#8211; si legge nell&#8217;editoriale &#8211; fornisce prove che microplastiche e nanoplastiche sono associate con esiti di malattie cardiovascolari negli esseri umani&#8221;. L&#8217;editoriale pone quindi delle domande: &#8220;L&#8217;esposizione a microplastiche e nanoplastiche deve essere considerata un fattore di rischio cardiovascolare? Quali organi oltre al cuore possono essere a rischio? Come possiamo ridurre l&#8217;esposizione?&#8221;.<\/p>\n<p>Anche se c&#8217;\u00e8 ancora &#8220;molto che non sappiamo sui pericoli per la salute e per l&#8217;ambiente posti dalla plastica, le informazioni ora disponibili &#8211; avverte l&#8217;autore, l&#8217;epidemiologo Philip J. Landrigan &#8211; sono motivo di preoccupazione&#8221;. Quindi, un invito ad agire: &#8220;Gli attuali modelli di produzione, utilizzo e smaltimento non sono sostenibili. In risposta al crescente problema dell&#8217;inquinamento da plastica, le Nazioni Unite hanno deciso di sviluppare un Trattato globale e i negoziati sono in corso. Cosa possono fare i medici e gli altri operatori sanitari? Il primo passo \u00e8 riconoscere che il basso costo e la convenienza della plastica sono ingannevoli e, di fatto, mascherano grandi danni, come ad esempio il potenziale contributo della plastica agli esiti associati alla placca aterosclerotica. <strong>Noi dobbiamo incoraggiare i nostri pazienti a ridurne l&#8217;uso della plastica,<\/strong> soprattutto quella monouso non necessaria. Dobbiamo fare un inventario dell&#8217;uso della plastica da parte delle istituzioni e identificare le aree per la riduzione. Dobbiamo esprimere il nostro forte sostegno per il Trattato Globale sulla Plastica delle Nazioni Unite&#8221; ed &#8220;\u00e8 necessario sostenere l&#8217;inclusione nel trattato di un tetto globale obbligatorio sulla produzione di plastica&#8221;. La &#8220;crisi della plastica \u00e8 cresciuta insidiosamente mentre tutti gli occhi sono puntati sul cambiamento climatico. Come per il cambiamento climatico, la risoluzione dei problemi associati alla plastica richieder\u00e0 un intervento su vasta scala di transizione dal carbonio fossile&#8221;. <strong>Il percorso, conclude l&#8217;editoriale, &#8220;non sar\u00e0 facile, ma l&#8217;inazione non \u00e8 pi\u00f9 un&#8217;opzione&#8221;.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Allo studio hanno collaborato la Harvard Medical School di Boston, l&#8217;IRCSS Multimedica di Milano, le universit\u00e0 di Ancona, della Sapienza di Roma e di Salerno e l&#8217;IRCSS INRCA di Ancona.<\/p>\n<p>L&#8217;analisi &#8220;ha dimostrato la presenza di particelle di PE polietilene a livelli misurabili nel 58.4% dei pazienti e di particelle di PVC nel 12.5%&#8221;, dichiara <strong>Giuseppe Paolisso<\/strong>, coordinatore dello studio e ordinario di Medicina Interna alla Vanvitelli. Questi sono due dei composti plastici di maggior consumo nel mondo, utilizzati per realizzare prodotti che vanno dai contenitori ai rivestimenti, dalle pellicole a materiali per l&#8217;edilizia. Inoltre, l&#8217;effetto &#8220;pro-infiammatorio potrebbe essere uno dei motivi per cui le micro e nanoplastiche comportano una maggiore instabilit\u00e0 delle placche e quindi un maggior rischio che si rompano provocando cos\u00ec infarti o ictus&#8221;, spiega <strong>Raffaele Marfella<\/strong>, ideatore dello studio e ordinario di Medicina Interna alla Vanvitelli.<\/p>\n<p>Sono soprattutto le particelle plastiche pi\u00f9 piccole, precisa <strong>Antonio Ceriello<\/strong> dell&#8217;IRCSS Multimedica di Milano, &#8220;a poter penetrare in profondit\u00e0 nei tessuti, ma numerosi studi ne hanno rinvenute anche di dimensioni maggiori&#8221;. &#8220;La qualit\u00e0 di questo studio &#8211; conclude il Rettore dell&#8217;Universit\u00e0 Vanvitelli, <strong>Gianfranco Nicoletti<\/strong> &#8211; dimostra ancora una volta quanto sia cresciuta la nostra Universit\u00e0 in questi anni e che grandi potenzialit\u00e0 di sviluppo essa ha nel prossimo futuro&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA &#8211; Le nanoplastiche sono state identificate per la prima volta nelle placche aterosclerotiche delle arterie e per la prima volta \u00e8 stato provato anche il danno per la salute umana con gravissimi effetti. 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