{"id":225848,"date":"2024-03-19T19:16:11","date_gmt":"2024-03-19T18:16:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=225848"},"modified":"2024-03-19T19:16:11","modified_gmt":"2024-03-19T18:16:11","slug":"telefonini-e-droga-in-carcere-anche-a-cosenza-ecco-il-tariffario-del-service","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/telefonini-e-droga-in-carcere-anche-a-cosenza-ecco-il-tariffario-del-service\/","title":{"rendered":"Telefonini e droga in carcere anche a Cosenza: ecco il tariffario del &#8216;service&#8217;"},"content":{"rendered":"<p>NAPOLI &#8211; C&#8217;era un vero e proprio <strong>tariffario<\/strong> da parte di un &#8216;service&#8217; a disposizione della criminalit\u00e0 per fare entrare <strong>droga e telefonini nelle carceri<\/strong>, e in un caso anche un&#8217;arma. Mille euro per uno smartphone, <strong>250 per un telefonino tradizionale e fino a 7000 euro per mezzo chilo di stupefacente.<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 quanto disvelato da una doppia inchiesta della Dda di Napoli che nella mattinata di oggi ha portato all&#8217;esecuzione di 32 misure cautelari. Gli episodi accertati dalla magistratura riguardano <strong>19 penitenziari italiani, dal Piemonte alla Sicilia.<\/strong> Il rifornimento sarebbe avvenuto con l&#8217;utilizzo di droni che un tecnico avrebbe provveduto a truccare, non solo per trasportare un peso maggiore a quello consentito ma anche per bucare le flay zone , come quelle dove sono i penitenziari. E la regia dell&#8217;affare sarebbe stata della criminalit\u00e0 campana. Un fiume di denaro che sarebbe circolato attraverso un sistema di triangolazione. Ma il fenomeno dell&#8217;uso di telefonini, ha sottolineato il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, c&#8217;\u00e8 in tantissimi penitenziari italiani e potrebbe essere debellato con l&#8217;installazione di disturbatori di frequenze, il cui costo non \u00e8 eccessivo. Si potrebbe iniziare, ha suggerito Gratteri, proprio dagli istituti pi\u00f9 grandi e dove ci sono sezioni di massima sicurezza.<\/p>\n<h3><strong>Telefonini e droga in carcere dal Piemonte alla Sicilia<\/strong><\/h3>\n<p>Le guardie carcerarie coinvolte sono quelle di <strong>Frosinone, Napoli &#8211; Secondigliano, Cosenza, Siracusa, Lanciano, Augusta, Catania, Terni, Rovigo, Caltanissetta, Roma-Rebibbia, Avellino, Trapani, Benevento, Melfi, Asti, Saluzzo, Viterbo e Sulmona<\/strong>. La prima inchiesta, che ha portato all&#8217;esecuzione di 20 misure cautelari, \u00e8 partita quando nel settembre del 2021 all&#8217;interno del carcere di Frosinone ci fu una sparatoria: obiettivo era un detenuto che era entrato in contrasto con altri reclusi. Precedentemente, nell&#8217;aprile dello stesso anno, furono rinvenuti alcuni cellulari nel carcere di Secondigliano. Nella sparatoria di Frosinone alcuni protagonisti erano campani: per questo motivo la squadra mobile del citt\u00e0 laziale, diretta da Flavio Genovesi, indirizz\u00f2 le indagini verso Napoli.<\/p>\n<p>Sulla vicenda ha indagato anche il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, il Nic della Polizia penitenziaria mentre \u00e8 toccato al Reparto Indagine Tecniche del Ros dei Carabinieri &#8216;tracciare&#8217; i <strong>percorsi effettuati dai droni per i rifornimenti.<\/strong> Nella seconda inchiesta la Squadra Mobile di Napoli ha dato esecuzione ad un&#8217;ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 11 destinatari, ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsioni, traffico di stupefacenti, detenzione di armi e uso di dispositivi di comunicazioni in carcere.<\/p>\n<p>Le indagini sono state avviate dalla polizia il 20 marzo 2023 a seguito sull&#8217;omicidio, avvenuto a Napoli, di Francesco Pio Maimone (un tranquillo e onesto aspirante pizzaiolo di 18 anni ucciso da una pallottola vagante nella zona di Mergellina mentre si stava godendo un momento di relax) e per il quale \u00e8 stato fermato Francesco Pio Valda.<\/p>\n<p>Ed indagando sul gruppo dei Valda (Francesco Pio Valda \u00e8 il figlio di Ciro del clan Cuccaro di Barra, vittima nel 2013 di un agguato di camorra a seguito di una faida interna al clan) gli inquirenti hanno accertato varie interlocuzioni dal carcere. Alcuni detenuti &#8211; secondo gli investigatori &#8211; riuscivano a comunicare con persone libere, impartendo <strong>disposizioni di vario genere attraverso smartphone illecitamente detenuti <\/strong>nella struttura carceraria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NAPOLI &#8211; C&#8217;era un vero e proprio tariffario da parte di un &#8216;service&#8217; a disposizione della criminalit\u00e0 per fare entrare droga e telefonini nelle carceri, e in un caso anche un&#8217;arma. 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