{"id":228706,"date":"2024-04-25T11:25:56","date_gmt":"2024-04-25T09:25:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=228706"},"modified":"2024-04-25T11:25:56","modified_gmt":"2024-04-25T09:25:56","slug":"cosenza-sangue-infetto-muore-dopo-la-trasfusione-chiesto-risarcimento-di-13-milioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/cosenza-sangue-infetto-muore-dopo-la-trasfusione-chiesto-risarcimento-di-13-milioni\/","title":{"rendered":"Cosenza sangue infetto, muore dopo la trasfusione: chiesto risarcimento di 13 milioni"},"content":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; \u00a0Una vicenda in cui trovano spazio dubbi, sospetti e dolore. Questa \u00e8 la <strong>drammatica storia del 79enne Cesare Ruffolo<\/strong>, che ha perso la vita all\u2019ospedale di Cosenza, il 4 luglio del 2013, dopo una <strong>trasfusione di sangue contaminato da germi.<\/strong> L\u2019involucro contenente il sangue proveniva <strong>dal centro di raccolta di San Giovanni in Fiore<\/strong> ed era contaminato da un batterio. Dal decesso sono passati 11 anni, <strong>cinque i gradi di giudizio<\/strong> che hanno confermato <strong>le responsabilit\u00e0 del personale medico e dirigenziale dell\u2019Ospedale di Cosenza<\/strong>, ma ancora nessun riconoscimento di responsabilit\u00e0, nessun risarcimento \u00e8 stato fornito alla famiglia Ruffolo dai vertici dell\u2019Azienda Ospedaliera di Cosenza.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 stato depositato un corposo elaborato peritale dinanzi al Tribunale di Catanzaro<\/strong>, dove si sta celebrando l\u2019ennesimo procedimento civile, il sesto, nel quale la famiglia Ruffolo seguiti dell\u2019avvocato Massimiliano Coppa, insieme con i legali Luigi Forciniti, Giovanni Ferrari e Marco Amantea, <strong>ha convenuto in giudizio per un importo di 13 milioni di euro<\/strong> l\u2019Ospedale dell\u2019Annunziata, il Ministero della Salute, l\u2019Asp di Cosenza <strong>per violazione della posizione di garanzia derivante dai ruoli dirigenziali.<\/strong><\/p>\n<h3>&#8220;Il batterio da serratia marcescens&#8221;<\/h3>\n<p><strong>Lo stesso Tribunale di Catanzaro<\/strong> ha nominato la Professoressa Isabella Aquila, Professore Associato di Medicina Legale dell\u2019Universit\u00e0 di Catanzaro ed il Professore Carlo Torti, Professore Ordinario di Malattie Infettive Universita\u0300 \u201cMagna Graecia\u201d di Catanzaro, i quali alle legittime obiezioni del collegio peritale della Famiglia Ruffolo composto dai <strong>Professor Vincenzo Pascali<\/strong>, Ordinario di Medicina Legale dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore di Roma \u2013 Policlinico Gemelli e del <strong>Dottor Berardo Silvio Cavalcanti<\/strong>, non hanno potuto fare a meno di concludere affermando che:<\/p>\n<p>&#8220;il batterio da <strong>serratia marcescens <\/strong>contenuto nella sacca trasfusa a Ruffolo presentava tutte le caratteristiche di patogenicita\u0300 da se solo sufficienti e necessarie per cagionare la morte e tale infezione, <strong>trattandosi di infezione contratta in regime di degenza<\/strong>, <strong>ben potendosi definire<\/strong> <strong>nosocomiale<\/strong>. Le responsabilita\u0300 riscontrate sono da considerarsi in termini censurabili della <strong>negligenza a carico della Struttura Sanitaria e del comparto addetto alla vigilanza degli emoderivati e <\/strong>tale responsabilita\u0300 pu\u00f2 certamente attribuirsi alla <strong>inefficienza della struttura sanitaria e degli organi preposti per vigilare sulla catena di custodia della sacca. <\/strong>Si puo\u0300 dunque affermare che nell\u2019ambito <strong>dell\u2019emovigilanza non venivano rispettate le Linee Guida circa la catena di custodia e la sorveglianza circa eventuali contaminazioni<\/strong>. Alla luce della valutazione.<\/p>\n<h3>&#8220;Ruffolo non sarebbe morto&#8221;<\/h3>\n<p>Alla fine i medici hanno ipotizzato che se non vi fosse stata <strong>la grave infezione certamente il signor Ruffolo non sarebbe deceduto.<\/strong> Tale infezione poteva essere evitata attraverso l\u2019applicazione di corrette misure di sorveglianza delle sacche di sangue nell\u2019ambito di una corretta emovigilanza.\u00a0 A nulla sono valse le contestazioni mosse dal Consulente Medico Legale dell\u2019Ospedale di Cosenza, Dottor Ottavio Stefano, che ha richiesto la sostituzione dei periti, poi respinta dal Tribunale di Catanzaro.<\/p>\n<h3>\u00a0&#8220;Il silenzio assoluto dell\u2019Ospedale di Cosenza&#8221;<\/h3>\n<p>L&#8217;ospedale di Cosenza ha, tra l\u2019altro, ha gi\u00e0 risarcito per grave infezione identica a quella del paziente Ruffolo un altro paziente Francesco Salvo, rimasto tra la vita e la morte per oltre 40 giorni, nello stesso periodo del ricovero di Cesare Ruffolo, a causa dell\u2019<strong>elevatissima carica batterica contenuta nella sacca a quest\u2019ultimo trasfusa.<\/strong> A ci\u00f2 si aggiunga il fatto che ancora dopo tre anni (nel 2016) un\u2019altra paziente rimase ceca sempre per la stessa infezione da serratia racescens, il cui batterio fu isolato nell\u2019ospedale di Cosenza nell\u2019anno 2016 per ben 35 volte.<\/p>\n<p>Dopo 11 anni dalla tragedia si chiede ancora <strong>la Famiglia Ruffolo:che fine ha fatto la sanit\u00e0 calabrese?<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; \u00a0Una vicenda in cui trovano spazio dubbi, sospetti e dolore. 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