{"id":234216,"date":"2024-07-07T06:00:52","date_gmt":"2024-07-07T04:00:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=234216"},"modified":"2024-07-06T17:06:18","modified_gmt":"2024-07-06T15:06:18","slug":"nord-e-sud-sempre-piu-distanti-il-divario-raggiunge-il-suo-picco-nel-2023-si-rischia-la-frattura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/nord-e-sud-sempre-piu-distanti-il-divario-raggiunge-il-suo-picco-nel-2023-si-rischia-la-frattura\/","title":{"rendered":"Nord e Sud sempre pi\u00f9 distanti, il divario raggiunge il suo picco nel 2023: \u00absi rischia la frattura\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211;<strong> Nel 2023 aumenta la distanza tra le due macro-aree del paese. A pesare negativamente soprattutto reddito, sanit\u00e0, speranza di vita e povert\u00e0.<\/strong> Bene, al contrario, gli indicatori del lavoro. \u00c8 quanto emerge dall\u2019indice del divario economico e sociale (INDES) ideato da<strong> Demoskopika.<\/strong> Il presidente di Demoskopika, <strong>Raffaele Rio<\/strong>: \u00abCostruire un\u2019autonomia consapevole piuttosto che differenziata o, peggio ancora, gridata. Altrimenti c\u2019\u00e8 il concreto rischio di una guerra civile psicologica e dell\u2019acuirsi di un devastante scontro ideologico tra Nord e Mezzogiorno del paese\u00bb.<\/p>\n<h3><strong>Nord e Sud, nel 2023 il divario pi\u00f9 rilevante<\/strong><\/h3>\n<p>\u00c8 nel 2023 che si sarebbe consumato il divario pi\u00f9 rilevante tra Nord e Mezzogiorno d\u2019Italia dell\u2019ultimo decennio totalizzando il valore massimo (100 punti) rispetto al 2013 (92,5 punti) dell\u2019Indice del divario economico e sociale (INDES) ideato da Demoskopika sulla base di<strong> sette indicatori:<\/strong> <strong>occupazione, disoccupazione, reddito disponibile familiare, speranza di vita, sanit\u00e0, ricchezza pro-capite e povert\u00e0<\/strong>. La scelta del set di indicatori utilizzati \u00e8 stata adottata sulla base di alcuni criteri ben precisi: reperibilit\u00e0 della serie storica del dato, ufficialit\u00e0 o autorevolezza delle fonti, rilevanza socio-economica dell\u2019indicatore.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, se da un lato, <strong>la distanza dei tassi di occupazione e disoccupazione tra Nord e Mezzogiorno raggiunge il minimo storico<\/strong> (o quasi) nel periodo considerato, rispettivamente dal 22,4% del 2013 al 21,2% nel 2023 per il primo indicatore e dall\u201911,5 % del 2013 al 9,4% nel 2023 per il secondo indicatore, dall\u2019altro non mancano, anzi sono preponderanti, le \u201creazioni negative\u201d della maggior parte degli indicatori individuati. In particolare, a incidere in modo rilevante sull\u2019andamento \u201crialzista\u201d del divario, ottenendo il massimo del punteggio (100 punti) dell\u2019indice Indes di Demoskopika ben 4 indicatori dei 5 rimanenti: reddito disponibile familiare, speranza di vita, sanit\u00e0, ricchezza pro-capite. A chiudere l\u2019indicatore delle persone a rischio di povert\u00e0 (97,9 punti) il cui picco negativo \u00e8 stato registrato nel 2019.<\/p>\n<p>\u00abSe non affrontato con urgenza \u2013 dichiara il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio \u2013 <strong>il divario rischia di trasformarsi in una frattura<\/strong> che far\u00e0 crollare le fondamenta economiche e sociali dell\u2019Italia, ampliando ulteriormente le disuguaglianze. \u00c8 fondamentale mettere da parte le contrapposizioni ideologiche e avviare un processo di autonomia consapevole piuttosto che differenziata o, peggio ancora, gridata, garantendo equo accesso ai servizi essenziali per tutti i cittadini, con tanto di definizione, a monte e non a valle, dei livelli essenziali delle prestazioni e della necessaria copertura finanziaria. E, inoltre, \u2013 precisa Raffaele Rio \u2013 le politiche economiche e sociali dovrebbero concentrarsi su due aree chiave: da un lato, il miglioramento dell\u2019efficienza e dell\u2019efficacia dell\u2019azione pubblica, il che implica una riforma della governance degli interventi statali, un significativo miglioramento delle risorse umane e tecnologiche della pubblica amministrazione e un forte orientamento verso il raggiungimento degli obiettivi, supportato da sistemi di incentivazione. E, dall\u2019altro, \u00e8 cruciale potenziare l\u2019iniziativa privata riducendo i deficit infrastrutturali nel Mezzogiorno, sfruttando appieno il potenziale delle aree urbane e migliorando la qualit\u00e0 del tessuto produttivo. Senza un innesto di maggiore dignit\u00e0 e pragmatismo istituzionale \u2013 conclude Raffaele Rio \u2013 si rischia una guerra civile psicologica, uno scontro al massacro e sempre pi\u00f9 ideologico tra Nord e Mezzogiorno del paese. E a pagarne le conseguenze sar\u00e0 l\u2019Italia intera, con in testa alla lista, i suoi individui pi\u00f9 deboli, i suoi sistemi pi\u00f9 fragili\u00bb.<\/p>\n<h3><strong>L&#8217;analisi dei 7 indicatori e il dislivello tra Nord e Sud<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Occupazione<\/strong>: si riduce il gap, ma il Mezzogiorno \u201csta sotto\u201d ancora di ben 5,8 milioni di lavoratori. La percentuale di occupazione \u00e8 aumentata sia nel Nord che nel Mezzogiorno e il divario si \u00e8 leggermente ridotto. Nel 2023, l\u2019occupazione nel Nord \u00e8 al 69,4%, mentre nel Mezzogiorno \u00e8 al 48,2%, con un divario di 21,2 punti percentuali rispetto ai 22,4 punti percentuali del 2013. Ci\u00f2 indica che il Mezzogiorno ha fatto progressi nel migliorare l\u2019accesso al mercato del lavoro. Ci\u00f2 nonostante, spostando l\u2019analisi sui valori assoluti, il quadro resta impietoso: nel 2023, sono ben 5,8 milioni gli occupati in meno nel Mezzogiorno rispetto al Nord del paese. Il numero indice \u00e8 passato da 97,0 del 2013 a 91,8 punti del 2023. Rimangono prioritarie, dunque, politiche pi\u00f9 incisive per stimolare la creazione di posti di lavoro nel Mezzogiorno, come la messa in campo di incentivi e sgravi fiscali strutturali (e non congiunturali) per le imprese che investono e assumono in queste aree.<\/p>\n<p><strong>Disoccupazione<\/strong>: bene l\u2019andamento al ribasso, ma la strada \u00e8 ancora lunga. La disoccupazione ha visto una riduzione in entrambe le aree, ma il Mezzogiorno presenta ancora tassi significativamente pi\u00f9 alti. Nel 2023, la disoccupazione nel Nord \u00e8 al 4,6%, contro il 14,0% del Mezzogiorno, con un divario di 9,4 punti percentuali rispetto agli 11,5 punti percentuali del 2013. Questo miglioramento nel Mezzogiorno \u00e8 significativo, ma il divario rimane ampio. Anche per questo indicatore, i valori assoluti \u201csmorzano\u201d gli entusiasmi. Al Sud (Isole incluse) nel 2023 i disoccupati sono quasi il doppio di quelli al Nord: oltre un milione a fronte delle 592mila persone in cerca di occupazione di 15 anni e oltre nei sistemi regionali del Nord, con un divario quantificabile in 433mila individui. Il numero indice \u00e8 passato da 92,0 del 2013 a 75,2 punti del 2023.<\/p>\n<p><strong>Reddito familiare<\/strong>: crescita del divario fa la sua \u201cporca figura\u201d, +30,4%. Si allarga la forbice del reddito disponibile familiare tra Nord e Mezzogiorno. In particolare, la differenza reddituale \u00e8 passata dai 12.969 euro del 2013 ai 16.916 euro del 2023, mostrando un incremento delle disparit\u00e0 economiche pari ad un +30,4%. Il numero indice subisce un rialzo da 76,7 punti del 2013 a 100,0 punti del 2023. Questo crescente divario indica che le famiglie nel Nord hanno un potere d\u2019acquisto significativamente maggiore rispetto a quelle nel Mezzogiorno. In questa direzione, potrebbe essere utile implementare politiche di redistribuzione del reddito e investimenti per migliorare la qualit\u00e0 dei servizi nel Mezzogiorno, generando delle economie nei bilanci domestici delle famiglie.<\/p>\n<p><strong>Speranza di vita<\/strong>: il Mezzogiorno perde cinque mesi di longevit\u00e0 rispetto al Nord. La speranza di vita, intesa come il numero di anni che una persona pu\u00f2 aspettarsi di vivere dalla nascita, ha mostrato lievi differenze tra le due aree. Nel 2023, la speranza di vita \u00e8 di 83,6 anni nel Nord e 82,1 anni nel Mezzogiorno, con un divario di 1,6 anni. Nel 2013, il quadro era pi\u00f9 confortante: 82,7 anni nel Nord e 81,6 anni nelle realt\u00e0 di Sud e Isole, con un divario di 1,1 anni. In altri termini, il Mezzogiorno ha perso cinque mesi di longevit\u00e0 rispetto al Nord. Il numero indice \u00e8 passato da 68,8 del 2013 a 100,0 punti del 2023. Migliorare l\u2019accesso ai servizi sanitari e promuovere campagne di prevenzione sanitaria nel Mezzogiorno potrebbe aiutare a ridurre ulteriormente questo divario.<\/p>\n<p><strong>Sanit\u00e0<\/strong>: cresce la frattura nel sistema italiano. L\u2019indicatore sanit\u00e0 si riferisce alla valutazione dei LEA, i livelli essenziali di erogazione dei servizi sanitari. Gli investimenti e la qualit\u00e0 dei servizi sanitari sono maggiori nel Nord rispetto al Mezzogiorno. Nel 2022 (ultimo dato disponibile provvisorio), il divario ha raggiunto 68,3 punti rispetto ai 57,2 punti del 2017, indicando una crescente disparit\u00e0 nell\u2019accesso e nella qualit\u00e0 dei servizi sanitari. Il numero indice \u00e8 passato da 83,7 a 100,0 punti del 2022. Questa disparit\u00e0 pu\u00f2 avere effetti significativi sulla salute della popolazione del Mezzogiorno. Per migliorare la situazione, \u00e8 necessario aumentare gli investimenti nella sanit\u00e0 nel Mezzogiorno, garantendo che i LEA siano rispettati in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.<\/p>\n<p><strong>Ricchezza:<\/strong> 2022-2023, il biennio \u201cpi\u00f9 nero\u201d del decennio. Il prodotto interno lordo pro-capite nel Nord \u00e8 aumentato da 32.919 euro nel 2013 a 36.904 euro nel 2023, mentre nel Mezzogiorno \u00e8 passato da 17.980 euro a 19.821 euro nello stesso periodo. Il divario \u00e8 aumentato, dunque, a 17.083 euro nel 2023, mostrando un ampliamento delle differenze economiche. Il numero indice \u00e8 passato da 87,4 del 2013 a 100,0 punti del 2023, confermando lo stesso scenario dell\u2019anno precedente. Questo riflette una maggiore capacit\u00e0 di generare ricchezza nel Nord rispetto al Mezzogiorno. Per ridurre questo divario, potrebbero essere utili politiche di sviluppo economico mirate, come l\u2019attrazione di investimenti e il supporto all\u2019imprenditorialit\u00e0 nel Mezzogiorno.<\/p>\n<p><strong>Povert\u00e0<\/strong>: se 4 milioni di individui a rischio \u201cvi sembran pochi\u201d. Nel 2023, sono quasi 4 milioni le persone a rischio povert\u00e0 in pi\u00f9 nel Mezzogiorno rispetto alle realt\u00e0 settentrionali: in particolare, 6,7 milioni al Sud a fronte dei poco pi\u00f9 di 2,7 milioni al Nord. La povert\u00e0 si conferma, dunque, significativamente pi\u00f9 alta nel Mezzogiorno rispetto al Nord. Anzi con una tendenza al peggioramento in termini di divario. Nel 2023, il tasso di povert\u00e0 nel Nord \u00e8 del 9,9%, contro il 33,7% del Mezzogiorno, con un divario di 23,8 punti percentuali rispetto ai 22,9 punti percentuali del 2013. Il numero indice \u00e8 passato da 94,2 del 2013 a 97,9 punti del 2023. Questo indica che una parte significativa della popolazione nel Mezzogiorno vive in condizioni di povert\u00e0, evidenziando una grave disuguaglianza economica. Per combattere la povert\u00e0, \u00e8 essenziale reintrodurre o rafforzare programmi strutturali di inclusione sociale e misure di sostegno al reddito per le famiglie pi\u00f9 vulnerabili nel Mezzogiorno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Nel 2023 aumenta la distanza tra le due macro-aree del paese. A pesare negativamente soprattutto reddito, sanit\u00e0, speranza di vita e povert\u00e0. Bene, al contrario, gli indicatori del lavoro. \u00c8 quanto emerge dall\u2019indice del divario economico e sociale (INDES) ideato da Demoskopika. 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