{"id":240486,"date":"2024-09-26T11:27:18","date_gmt":"2024-09-26T09:27:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=240486"},"modified":"2024-09-26T12:42:08","modified_gmt":"2024-09-26T10:42:08","slug":"ndrangheta-sequestro-beni-da-26-milioni-anche-55-immobili-tra-reggio-emilia-e-crotone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/ndrangheta-sequestro-beni-da-26-milioni-anche-55-immobili-tra-reggio-emilia-e-crotone\/","title":{"rendered":"&#8216;Ndrangheta: sequestro beni da 2,6 milioni, anche 55 immobili tra Reggio Emilia e Crotone"},"content":{"rendered":"<p>TORINO &#8211; La Direzione Investigativa Antimafia, coordinata dalla Dda di Bologna, ha eseguito un provvedimento di sequestro di un ingente patrimonio per un valore di circa 2,6 milioni di euro. La misura di prevenzione ha colpito <strong>due imprenditori, padre e figlio, Domenico e Gaetano Oppido, ritenuti appartenenti <\/strong><strong>all\u2019associazione<\/strong> \u2018<strong>ndranghetistica emiliana<\/strong>. Il decreto di sequestro riguarda <strong>55 immobili in provincia di Reggio Emilia e Crotone<\/strong>, 2 societ\u00e0 del settore edile, rapporti finanziari, partecipazioni societarie nonch\u00e9 un automezzo.<\/p>\n<h4><strong>Dal processo Aemilia all&#8217;operazione Grimilde<\/strong><\/h4>\n<p>Tra le diverse vicende penali che hanno visti coinvolti i due, spicca quella venuta alla luce nell\u2019ambito del <strong>maxi processo \u2018Aemilia\u2019,<\/strong> ritenuta dai Giudici della Corte di Appello di Bologna come<strong> una delle \u201cpi\u00f9 significative e caratterizzanti il sodalizio emiliano<\/strong> circa le sue dinamiche interne e la sua capacit\u00e0 di porre in essere operazioni illecite e di <strong>accaparramento di somme di provenienza delittuosa<\/strong>, anche grazie all\u2019appoggio compiacente di operatori del settore finanziario\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019illecito, ricostruito giudizialmente nell\u2019ambito della nota operazione <strong>Grimilde<\/strong>, era consistito nella creazione di una <strong>falsa sentenza<\/strong> apparentemente emessa dalla Corte di Appello di Napoli Sezione I Civile, che aveva indotto, ingannandoli sulla sua autenticit\u00e0, i referenti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti <strong>a pagare una somma di 2,25 milioni di euro a favore di una societ\u00e0 riconducibile ai due imprenditori.<\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019accordo fraudolento<\/strong>, \u00e8 stato riferito, aveva previsto che i <strong>proventi<\/strong> sarebbero stati <strong>spartiti tra i due<\/strong> e <strong>diversi esponenti sia del sodalizio \u2018ndranghetistico emiliano<\/strong>, sia della<strong> cosca Grande Aracri di Cutro<\/strong>. Nel processo denominato \u2018Grimilde\u2019, svoltosi al Tribunale di Reggio Emilia nel 2022 i <strong>due imprenditori sono stati condannati<\/strong>, ancora non in via definitiva, rispettivamente, alle pen<strong>e di 4 anni e 6 mesi e 8 anni e 3 mesi<\/strong> di reclusione, pene recentemente confermate in appello, per aver partecipato alla citata truffa, con l\u2019aggravante di aver agito per agevolare l\u2019attivit\u00e0 della struttura \u2018ndranghetistica autonoma operante in Emilia e storicamente legata alla cosca Grande Aracri di Cutro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>TORINO &#8211; La Direzione Investigativa Antimafia, coordinata dalla Dda di Bologna, ha eseguito un provvedimento di sequestro di un ingente patrimonio per un valore di circa 2,6 milioni di euro. La misura di prevenzione ha colpito due imprenditori, padre e figlio, Domenico e Gaetano Oppido, ritenuti appartenenti all\u2019associazione \u2018ndranghetistica emiliana. 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