{"id":24821,"date":"2013-07-30T12:04:24","date_gmt":"2013-07-30T10:04:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=24821"},"modified":"2023-01-17T13:22:21","modified_gmt":"2023-01-17T12:22:21","slug":"10028-processo-di-ndrangheta-cosa-mia-pene-esemplari-per-omicidi-estorsioni-e-tasse-ambientali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/10028-processo-di-ndrangheta-cosa-mia-pene-esemplari-per-omicidi-estorsioni-e-tasse-ambientali\/","title":{"rendered":"\u201cCosa mia\u201d: pene esemplari per omicidi, estorsioni e \u201ctasse ambientali\u201d"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">PALMI (RC) \u2013 Donne di mafia.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Donne protagoniste. Non e\u2019 certo questo il caso di vantare le donne al potere: la Corte d&#8217;assise di Palmi, nell&#8217;ambito della sentenza del processo &#8220;Cosa mia&#8221;, ha infatti riconosciuto un ruolo di primo piano anche alle donne dei clan coinvolti nell&#8217;operazione della Distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Praticamente un boss, <strong>Teresa Gallico<\/strong>, che subisce una condanna a 22 anni e nove mesi; ergastolo a <strong>Lucia Giuseppe Morgante<\/strong> per coinvolgimento in omicidio; 12 anni a <strong>Mariangela Gaglioti<\/strong>; 9 anni a <strong>Carmela Carbone<\/strong>; 14 anni e tre mesi a <strong>Maria Carmela Surace<\/strong>; 7 anni a <strong>Elena e Fortunata Bruzzise<\/strong>, 2 anni a <strong>Maria Ditto<\/strong>. Nel processo gli unici ad essere assolti sono stati gli imputati Antonio Cilona, Vincenzo Galimi, Rocco Salvatore Gaglioti e Vincenzo Gramuglia. Alla lettura della sentenza del processo \u201cCosa mia\u201d nell\u2019aula bunker del Tribunale di Palmi, lo Stato vanta numerosi uomini presenti: il procuratore capo Raffaele Cafiero De Raho insieme al suo aggiunto Michele Prestipino, i sostituti procuratori Roberto Di Palma e Giovanni Musaro&#8217; che hanno coordinato le indagini e gestito il processo, vari collaboratori della procura e delle forze dell\u2019ordine. <strong>Soddisfazione per lo Stato che assesta un duro colpo contro la \u2018ndrangheta e, nello specifico, contro le cosche Gallico e Bruzzise: solo 6 gli imputati assolti su un totale di 76<\/strong>. Tra i condannati figurano anche alcuni imprenditori al servizio dei boss nella gestione di subappalti per i lavori di ammodernamento dell\u2019A3 ed altri condannati per favoreggiamento per non aver denunciato le estorsioni da parte degli uomini del clan Gallico di Palmi. I<strong>l processo &#8220;Cosa mia&#8221;, nasce da una lunga e complessa inchiesta della Distrettuale antimafia di Reggio Calabria<\/strong>. Un&#8217;inchiesta divisa in tre tronconi di indagine, due dei quali confluiti in un unico processo. <strong>I reati contestati a vario titolo agli imputati sono l&#8217;associazione per delinquere di stampo mafioso, una serie di omicidi che erano rimasti irrisolti e compiuti nella faida di Palmi, combattuta tra la fine degli anni &#8217;70 e l&#8217;inizio dei &#8217;90, e la maxiestorsione che i clan avrebbero imposto alle ditte che lavoravano per il rifacimento dell&#8217;A3, il famoso 3% ribattezzato &#8220;tassa ambientale&#8221;<\/strong>. Per la difficile divisione delle estorsioni, secondo la Dda reggina, sarebbe ripartito lo scontro armato tra i clan Gallico, e le famiglie alleate, contro i Bruzzise. Delitti che sono stati contestati anche in questo processo. La sentenza letta quest\u2019oggi dalla <strong>Presidente della Corte d\u2019assise Silvia Capone<\/strong> arriva dopo una settimana di camera di consiglio e si conclude con ben cinque ergastoli inflitti ai boss Domenico e Giuseppe Gallico; a Lucia Giuseppa e Salvatore Morgante, e Carmine Demetrio Santaiti; per quanto riguarda l&#8217;altro clan, Carmelo e Giuseppe Bruzzise sono stati condannati rispettivamente a 20 e 25 anni di carcere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PALMI (RC) \u2013 Donne di mafia.<\/p>\n","protected":false},"author":22,"featured_media":24822,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[548,17],"tags":[],"class_list":["post-24821","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-archivio-storico-news","category-calabria"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24821","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/22"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24821"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24821\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/24822"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24821"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24821"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24821"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}