{"id":24825,"date":"2013-07-30T12:38:15","date_gmt":"2013-07-30T10:38:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=24825"},"modified":"2023-01-17T13:22:21","modified_gmt":"2023-01-17T12:22:21","slug":"10030-vittime-di-abusi-rinchiuse-nei-centri-antiviolenza-una-donna-siamo-solo-numeri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/10030-vittime-di-abusi-rinchiuse-nei-centri-antiviolenza-una-donna-siamo-solo-numeri\/","title":{"rendered":"Vittime di abusi \u2018rinchiuse\u2019 nei centri antiviolenza: \u201cSiamo numeri\u201d"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">COSENZA \u2013 Maltrattate per anni, costrette a subire. Sono quasi tutte giovanissime.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune hanno con s\u00e9 i propri figli, altre solo i traumi di vite spezzate. Nei loro occhi la voglia di ricominciare, ripartire, costruire un futuro senza l\u2019ombra di orchi e aguzzini. Ogni giorno nei centri antiviolenza del cosentino si incrociano storie di donne vittime di stupri, prostituzione, percosse. Storie uniche di drammi consumati tra le mura domestiche, per le strade di quartiere, nell\u2019indifferenza della comunit\u00e0. Con coraggio una donna ospite di un noto centro di accoglienza dell\u2019hinterland cosentino racconta la propria quotidianit\u00e0 denunciando le criticit\u00e0 del sistema \u2018antiviolenza\u2019. \u201cSiamo solo merce, numeri, \u2013 tuona la ragazza appena ventenne \u2013 non abbiamo voce, ci hanno tappato la bocca. Ognuna di noi ha un passato turbolento, ma qui ci pesa ancora di pi\u00f9. Quando usciamo per le strade veniamo additate come quelle del centro, la gente dice \u2018poverine\u2019, per\u00f2 nessuno viene qua a portare un quaderno o una caramella per mio figlio o a chiedere se ci serve qualcosa. Eppure basta un piccolo gesto per non sentirsi sole, basta un jeans che non si usa pi\u00f9 o un sacchetto di mele a non farci sentire dei fantasmi. Certo <strong>stare qua aiuta a crescere, a vedere la vita come le ragazze della nostra et\u00e0. Solo per merito delle educatrici per\u00f2, non certo per gli assistenti sociali. Le operatrici ce la mettono tutta, hanno tanta voglia di fare, il loro stipendio se lo guadagnano tutto. Ci sono educatrici che spendono anche soldi di tasca propria per sopperire alle carenze del centro. Ma lo Stato dov\u2019\u00e8?<\/strong> Noi sappiamo che non ci sono fondi, non abbiamo infatti mai visto un centesimo, basterebbero 20 euro per sistemare le giostre arrugginite per i bambini, ma non ci sono. Per nessuno. Non si dica che gli stranieri vengano aiutati e gli italiani no. E\u2019 una falsit\u00e0. Qui siamo tutte uguali, non c\u2019\u00e8 alcuna distinzione di nazionalit\u00e0. Non abbiamo un soldo. E non ci danno la possibilit\u00e0 di provare ad organizzarci per lavorare. Noi avremmo bisogno di tenerci impegnate. Se potessimo confrontarci con le ragazze degli altri centri potremmo fare tanti lavoretti d\u2019artigianato insieme, riparazioni sartoriali, si potrebbe fare di tutto, ma non si pu\u00f2. Sembra che il Governo voglia costringerci a tornare in strada a prostituirci\u201d. A confermare la triste verit\u00e0 \u00e8 l\u2019operatrice di turno. \u201cE\u2019 vero, non abbiamo neanche uno spicciolo per portare avanti dei progetti. Se vogliamo aiutare le ragazze a cercare un\u2019occupazione lo dobbiamo fare nel nostro tempo libero al di fuori degli orari di lavoro. Io lo faccio, vado al centro per l\u2019impiego, mi informo per vedere se c\u2019\u00e8 qualcuno che ha bisogno di personale. E\u2019 molto difficile anche per noi lavorare cos\u00ec. E\u2019 come se avessimo le mani legate\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA \u2013 Maltrattate per anni, costrette a subire. 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