{"id":252935,"date":"2025-03-08T16:00:04","date_gmt":"2025-03-08T15:00:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=252935"},"modified":"2025-03-08T14:59:08","modified_gmt":"2025-03-08T13:59:08","slug":"la-calabria-e-il-mare-dimenticato-800-km-di-costa-ma-uneconomia-che-affonda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/la-calabria-e-il-mare-dimenticato-800-km-di-costa-ma-uneconomia-che-affonda\/","title":{"rendered":"La Calabria e il mare dimenticato: 800 km di costa, ma un&#8217;economia che affonda"},"content":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; &#8220;Il Mare, e tutto il suo indotto, non \u00e8 mai stato considerato come Asset strategico per il rilancio dell\u2019economia Regionale. Nonostante il posizionamento strategico nel mediterraneo, condizioni climatiche ottimali, un territorio costiero di 795 km bagnati da due mari, una tradizione marinara consolidata e straordinarie potenzialit\u00e0 nel settore, l\u2019Economia del Mare in Calabria non ha ancora raggiunto la giusta \u201ccollocazione\u201d. Lo dichiara <strong>Assonautica Cosenza.<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Lo evidenziano i numeri. Ad oggi, con circa 228.000 imprese e oltre 1.000.000 di occupati, l\u2019Economia del mare in Italia genera un valore aggiunto diretto pari a 64,6 miliardi di euro che, se consideriamo il valore attivato nel resto dell\u2019economia, raggiunge i 178,3 miliardi di euro, pari al 10,2% del PIL nazionale, con un fattore moltiplicatore pari all\u20191,8: pi\u00f9 semplicemente, per ogni euro speso nei settori direttamente afferenti alla filiera mare se ne attivano altri 1,8 nel resto dell\u2019economia (fonte: XII Rapporto Nazionale sull\u2019Economia del Mare 2024 a cura di <strong>Osservatorio Nazionale sull\u2019Economia del Mare Ossermare<\/strong> e Centro Studi Tagliacarne, Unioncamere). Numeri da capogiro in Italia, anche per il Sud dove, nel complesso, si verifica un importante miglioramento. Nella fattispecie, il Sud Italia consolida il suo primato di area a maggiore produzione di valore aggiunto con quasi 21 miliardi di euro di produzione diretta, pari a circa un terzo dell\u2019intero \u201cprodotto blu\u201d nazionale. Lo stesso vale per l\u2019occupazione, concentrata per oltre il 37% al Sud, nonch\u00e9 per le imprese, che addirittura superano nel Mezzogiorno le 111 mila unit\u00e0, oltre il 48% dell\u2019intera base imprenditoriale blu del Paese.<\/p>\n<p><strong>Ma la Calabria stenta<\/strong>. <strong>Fa fatica, con i suoi 800 km di costa, ad occupare posizioni nella classifica iridata delle filiere afferenti all\u2019economia del mare<\/strong>. Nessuna delle \u201cfamigerate\u201d filiere ovvero Cantieristica, Movimento Merci e passeggeri, attivit\u00e0 Sportive e ricreative, filiera del Turismo e quindi ricettivit\u00e0 e ristorazione, apparirebbero e verrebbero menzionate tra le top 5 e le top 10 delle location pi\u00f9 zelanti del panorama Nazionale. Se non fosse per il fatto che la Calabria \u00e8 pi\u00f9 simile ad un\u2019isola, quasi interamente circondata dal mare, i dati raccolti ed elaborati dall\u2019Istituto Tagliacarne, Ossermare e Unioncamere ci starebbero anche bene. Ma non pu\u00f2 essere cos\u00ec.<\/p>\n<h3><strong>Economia del mare, in Calabria stenta a decollare<\/strong><\/h3>\n<p>Analizzando i nomi delle Citt\u00e0, Province, Regioni che producono e sviluppano numeri importanti attraverso le filiere dell\u2019Economia Del Mare, si evince che nelle stesse sono presenti strutture portuali e retro- portuali efficienti, attrezzate, innovative, sicure, tali da poter consentire fiorenti economie sull\u2019intero indotto.\u00a0 Sicuramente le cause del contesto calabrese ricadono su <strong>problemi atavici come, in primis, infrastrutture insufficienti e inadeguate<\/strong>. Aree portuali e retro-portuali non sempre all\u2019altezza delle aspettative, sebbene ci siano porti turistici e commerciali a livello Nazionale. Alcuni porti necessitano di lavori di ordinaria manutenzione e non consentono neanche l\u2019accesso all\u2019interno dell\u2019area a causa di insabbiamento, altri necessitano di lavori di straordinaria manutenzione al fine di aumentare il numero e la qualit\u00e0 di posti barca, ampliando cosi l\u2019offerta turistica. Le attrezzature per lo stoccaggio, per il trasporto merci o passeggeri risulta obsoleto e, in alcuni posti, addirittura assente, per non parlare poi di strutture con zero barriere architettoniche per portatori di handicap. Tutto ci\u00f2 penalizza la crescita del settore e l\u2019intero indotto, trainante per l\u2019economia del mare: parliamo di diporto, cantieristica, attivit\u00e0 sportive, servizi turistici annessi, ristorazione e ricettivit\u00e0, perch\u00e9, giova ricordarlo, il porto \u00e8 una porta d\u2019ingresso per la crescita ed il benessere di un territorio.<\/p>\n<p>Bisogna, inoltre, essere competitivi nei confronti dei nostri vicini. <strong>La Campania, la Sicilia e la Puglia sono pi\u00f9 avanzate negli sviluppi dell\u2019economia del mare<\/strong> <strong>grazie a maggiori investimenti in infrastrutture, logistica e innovazioni<\/strong> e quindi riescono ad attrarre investitori e ad aumentare l\u2019offerta turistica.<\/p>\n<p>Non esiste una rete Portuale efficiente ed efficace, non esistono sinergie e non esiste una filiera di coordinamento che comprenda pesca, turismo costiero, cantieristica e trasporti, tale da ottimizzare queste attivit\u00e0 strettamente legate tra loro e che offrono, individualmente, sostentamento ai piccoli imprenditori del settore.<\/p>\n<p>Tanti sono i progetti avviati, come la nuova dimensione subacquea, la valorizzazione delle aree marine protette, i turismi sostenibili che iniziano a produrre risultati, ma limitati rispetto alle potenzialit\u00e0 del territorio. Cos\u00ec come il risultato della Calabria che contribuisce per il 3-4 % del valore aggiunto Nazionale derivante dall\u2019economia del mare, un dato che evidenzia come il settore sia ancora indietro rispetto alle altre regioni, soprattutto quelle limitrofe.<\/p>\n<h3><strong>&#8220;Lo scoglio pi\u00f9 grande resta la burocrazia ferraginosa&#8221;<\/strong><\/h3>\n<p>Lo scoglio pi\u00f9 grande resta, probabilmente, la burocrazia, atavica e farraginosa. Anche se armati di tanta buona volont\u00e0, non sempre le politiche regionali e locali sono riuscite a promuovere efficacemente il settore forse perch\u00e9 non \u00e8 mai stato considerato come asset strategico per il rilancio dell\u2019economia regionale e locale a causa di tante difficolt\u00e0, a partire dal risanamento di situazioni demaniali ancestrali, alla mancanza di progetti, al mancato accesso ai finanziamenti europei, alla mancanza di formazione specializzata, alla mancanza di aggiornamenti e di innovativit\u00e0.<\/p>\n<p>Siamo giunti alle porte della puntuale stagione estiva, conclude il Presidente Imperiale, e tutti gli operatori, come da protocollo \u201csolidamente\u201d improvvisato nel corso del tempo, si preoccupano e cercano di capire, individualmente, come poter affrontare la stagione o meglio come sbarcare il lunario, che, da anni, consente loro di produrre un reddito assicurandosi, con non pochi sacrifici, una continuit\u00e0 economica per il resto dell\u2019anno.<\/p>\n<p>Un modus operandi che nel corso del tempo si \u00e8 dimostrato approssimativo, che ha portato solo precariet\u00e0 al settore.<\/p>\n<p>Dobbiamo fare in modo che il tessuto imprenditoriale turistico non si appiattisca, non perda fiducia nel sistema e non mortifichi di conseguenza quei territori con infinite potenzialit\u00e0, inoculando antidoti contro l\u2019incompetenza e la miopia e cercando di snellire il cammino di chi, negli anni, con tante difficolt\u00e0, ha fatto s\u00ec che l\u2019Italia primeggiasse e dettasse le regole nel panorama mondiale del turismo, ovvero gli unici e soli operatori ed addetti del settore turistico&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; &#8220;Il Mare, e tutto il suo indotto, non \u00e8 mai stato considerato come Asset strategico per il rilancio dell\u2019economia Regionale. 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