{"id":253479,"date":"2025-03-12T06:30:25","date_gmt":"2025-03-12T05:30:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=253479"},"modified":"2025-03-12T13:02:01","modified_gmt":"2025-03-12T12:02:01","slug":"operazione-ten-contro-la-ndrangheta-a-reggio-emilia-cinque-misure-cautelari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/operazione-ten-contro-la-ndrangheta-a-reggio-emilia-cinque-misure-cautelari\/","title":{"rendered":"Operazione &#8220;Ten&#8221; contro la &#8216;ndrangheta a Reggio Emilia, cinque misure cautelari"},"content":{"rendered":"<p>REGGIO EMILIA &#8211; E&#8217; scattata alle prime ore di oggi, l&#8217;operazione ribattezzata Ten, eseguita dalla Squadra Mobile della Questura di Reggio Emilia, con l\u2019ausilio del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Bologna e Crotone, unitamente a militari della Guardia di Finanza reggiana. In corso d&#8217;esecuzione 19 perquisizioni nelle province di Reggio Emilia, Modena, Parma, <strong>Crotone<\/strong>, nel cui contesto sono state eseguite <strong>5 misure cautelari personali in carcere<\/strong> per il delitto di cui all\u2019art. 416 bis c.p. e altro.<\/p>\n<p>I provvedimenti restrittivi sono stati emessi sulla base degli esiti di una lunga e complessa indagine nei confronti di esponenti del <strong>sodalizio mafioso di tipo \u2018ndranghetista operante in Emilia Romagna ed avente quale epicentro la citt\u00e0 di Reggio Emilia.<\/strong><\/p>\n<h4><strong>Armi, estorsioni e truffe\u00a0<\/strong><\/h4>\n<p>Attestata <strong>l\u2019esistenza e l\u2019operativit\u00e0, nell\u2019alveo della cosca \u2018ndranghetistica emiliana, del gruppo mafioso &#8220;Arabia&#8221;<\/strong>, sodalizio caratterizzato dall\u2019ampia disponibilit\u00e0 di armi e dedito alle estorsioni, alle truffe, nonch\u00e9 alla ricettazione di beni provento di furti a ditte di autotrasporto, commessi al fine di agevolare l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019associazione mafiosa.<\/p>\n<p>Il <strong>capo del sodalizio<\/strong>, gi\u00e0 condannato con sentenza passata in giudicato per associazione a delinquere di stampo mafioso e <strong>il cui fratello \u00e8 stato ucciso nel 2003 a Steccato di Cutro<\/strong> nel corso della guerra di mafia, <strong>operando in sinergia con i suoi sodali<\/strong>, ha posto in essere condotte tipicamente mafiose, con l\u2019adozione di modalit\u00e0 violente e comunque intimidatorie, sia a scopo ritorsivo e punitivo, sia per imporre, con la forza di intimidazione promanante dall\u2019appartenenza al sodalizio \u2018ndranghetistico emiliano, la propria volont\u00e0.\u00a0Tra l\u2019altro, nell\u2019agire con metodo mafioso, il <strong>gruppo<\/strong> ha dimostrato di <strong>disporre anche di armi,<\/strong> custodite in luoghi nascosti grazie alla complicit\u00e0 dei sodali. In una circostanza, nel corso delle indagini, la Polizia di Stato ha <strong>sequestrato un fucile<\/strong>, abilmente occultato all\u2019interno di un gommone custodito all\u2019interno di un camion, su cui era stato caricato del tutto all\u2019insaputa del trasportatore.<\/p>\n<h4><strong>Frodi fiscali\u00a0<\/strong><\/h4>\n<p>Ulteriori approfondimenti investigativi, svolti con l\u2019ausilio della Guardia di Finanza di Reggio Emilia, hanno permesso di ricostruire <strong>numerose frodi fiscali<\/strong>, confermando, ancora una volta, come il sodalizio \u2018ndranghetista operante in Emilia sia anche specializzato nell\u2019emissione di fatture per operazioni inesistenti. Il meccanismo fraudolento posto in essere dagli indagati mediante l\u2019emissione di <strong>fatture per operazioni inesistenti<\/strong> per un totale di \u20ac 1.802.930,93 nei confronti, in particolare, di n. 12 principali societ\u00e0 utilizzatrici, ha fruttato in pochi anni al sodalizio criminale un guadagno pari ad \u20ac 326.435,07 quale prezzo del reato, somma oggetto di sequestro preventivo disposto dal GIP con l\u2019ordinanza ed eseguito congiuntamente dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia di Stato. Contestualmente all\u2019esecuzione del sequestro preventivo sono state <strong>perquisite anche le sedi di sei societ\u00e0,<\/strong> che, sulla base dei riscontri investigativi eseguiti, risultavano essere coinvolte nel sistema di frode.<\/p>\n<h4><strong>In manette tre componenti della famiglia Arabia<\/strong><\/h4>\n<p>Arresati <strong>Giuseppe Arabia<\/strong>, classe &#8217;66&#8217; detto &#8220;<strong>Pino u&#8217; nigro<\/strong>&#8216;, ritenuto a capo del sodalizio, gi\u00e0 condannato con sentenza passata in giudicato per associazione a delinquere di stampo mafioso. \u00c8 il fratello del boss Salvatore Arabia, ucciso nel 2003 a Steccato di Cutro nel corso della guerra di mafia tra le famiglie Grande Aracri e Dragone, omicidio per il quale il boss Nicolino Grande Aracri \u00e8 stato condannato all&#8217;ergastolo. Salvatore Arabia &#8211; detto &#8216;Pett i&#8217; Palumba&#8217; era considerato infatti il luogotenente del boss Antonio Dragone. Insieme a Giuseppe, sono finiti in carcere anche i <strong>nipoti Giuseppe<\/strong> classe &#8217;89 e <strong>Nicola Arabia<\/strong> classe &#8217;85, figli di Salvatore. Misure cautelari anche nei confronti dei sodali Salvatore Messina, Salvatore Spagnolo e Giuseppe Migale Ranieri, classe &#8217;78 (omonimo del suo avvocato del foro di Reggio Emilia).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>REGGIO EMILIA &#8211; E&#8217; scattata alle prime ore di oggi, l&#8217;operazione ribattezzata Ten, eseguita dalla Squadra Mobile della Questura di Reggio Emilia, con l\u2019ausilio del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Bologna e Crotone, unitamente a militari della Guardia di Finanza reggiana. 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