{"id":255439,"date":"2025-04-02T07:00:32","date_gmt":"2025-04-02T05:00:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=255439"},"modified":"2025-04-01T20:03:57","modified_gmt":"2025-04-01T18:03:57","slug":"la-storia-del-venerabile-alluce-di-san-francesco-di-paola-conservato-a-oriolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/la-storia-del-venerabile-alluce-di-san-francesco-di-paola-conservato-a-oriolo\/","title":{"rendered":"La storia del \u201cvenerabile alluce\u201d di San Francesco di Paola, conservato a Oriolo"},"content":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Il 2 aprile del 1507 San Francesco di Paola moriva nella chiesa dei Minimi, a Tours, in Francia.\u00a0 A <strong>Oriolo \u00e8 conservato il venerabile Alluce del taumaturgo calabrese, riconosciuto dai Minimi con lettera del Postulatore Generale del 9 maggio 2008.<\/strong> La svolta per il suo riconoscimento fu determinata dal ritrovamento di un <strong>atto notarile del 1680<\/strong>,<strong> dietro la ricerca nell&#8217;Archivio di Stato di Castrovillari del prof. Vincenzo Toscani \u2013 Commendatore dell\u2019Ordine al &#8220;Merito della Repubblica Italiana&#8221;. <\/strong>Per il riconoscimento fu determinante la fattiva opera e l&#8217;impegno di Padre Domenico Crupi dei Minimi paolani. Il prof. Toscani, per l&#8217;occasione, ci fornisce un dettagliato excursus sulla storia del Santo e della sacra reliquia conservata a Oriolo, nel Cosentino.<\/p>\n<h3><strong>San Francesco di Paola e il venerabile alluce ad Oriolo<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Il 2 febbraio 1483 San Francesco di Paola, per obbedienza al Papa Sisto IV, part\u00ec per la Francia<\/strong> alla volta del castello di Plessis-lez-Tours, dove risiedeva il<strong> re Luigi XI,<\/strong> gravemente ammalato e che mor\u00ec nell\u2019agosto dello stesso anno. Nella Domenica delle Palme dell\u2019anno 1507 frate Francesco, di anni novantuno, cominci\u00f2 ad avere i primi sintomi della malattia, che lo avrebbe portato alla morte. Il gioved\u00ec assistette alla lavanda dei piedi. Il venerd\u00ec si aggrav\u00f2 ulteriormente. Dopo aver recitato il Passio si asperse con l\u2019acqua benedetta, innalz\u00f2 gli occhi al cielo e baci\u00f2 il Crocifisso. Rese l\u2019anima a Dio alla stessa ora della morte di Cristo. Era il 2 aprile 1507. Fu sepolto a Plessis \u2013 lez &#8211; Tours.<\/p>\n<p><strong>Nel 1547 sal\u00ec sul trono di Francia Enrico II di Valois,<\/strong> c<strong>he nel 1533 aveva sposato Caterina dei Medici, cugina di Donna Fulvia Gattinara marchesa di Oriolo<\/strong>, pronipote di Mercurino Gattinara Gran Cancelliere di Carlo V. Nel 1559 Enrico II mor\u00ec e Caterina divent\u00f2 reggente in nome del figlio decenne Carlo IX mentre infuriava la lotta fra Cattolici e Ugonotti. Il 13 aprile 1562 <strong>gli Ugonotti entrarono nel convento di Plessis, profanarono la tomba di S. Francesco,<\/strong> aprendola e poi dando fuoco al corpo incorrotto del Santo. Nella stessa notte alcuni frati raccolsero le ceneri e dei resti fra cui l\u2019alluce, che fu donato alla regina Caterina, molto devota del Santo.<\/p>\n<p>And\u00f2 a predicare in Francia presso la corte reale il Provinciale dei Claustrali, <strong>l\u2019oriolese Padre Dionisio<\/strong> o Dionigi Colomba, insieme al Padre Generale dell\u2019Ordine.<strong> Caterina, saputo che era calabrese e di Oriolo, volle fargli un dono preziosissimo: l\u2019alluce mummificato di S. Francesco di Paola<\/strong>. Certamente gioc\u00f2 un ruolo importante il fatto che Caterina dei Medici era cugina di Donna Fulvia, sposa di Marcello Pignone, presidente della Regia Camera della Sommaria e 1\u00b0 marchese di Oriolo. <strong>Padre Dionisio port\u00f2 a Oriolo l\u2019alluce, che fu da allora conservato nel convento dei Claustrali<\/strong> del 3\u00b0 Ordine di S. Francesco d\u2019Assisi, fondato nel 1439 con bolla del papa Eugenio IV.<\/p>\n<h3><strong>La sacra reliquia del Santo in un atto notarile del 1680<\/strong><\/h3>\n<p>Il 6 dicembre 1808 mons. Danicourt, su incarico del vescovo di Tours, fece la ricognizione giurata delle reliquie. Nell\u2019elenco non fu menzionato l\u2019alluce perch\u00e9 in quell\u2019anno era gi\u00e0 a Oriolo. La conferma \u00e8 data da <strong>un atto notarile del 19 maggio 1680, rogato dal notaio oriolese Domenico Imperiale e da me ritrovato &#8211; spiega il prof. Toscani &#8211; nel Fondo notai dell\u2019Archivio di Stato di Castrovillari<\/strong>. Cosa dice l\u2019atto notarile. Davanti al notaio Domenico Imperiale si presentarono: il sindaco di Oriolo Marco Antonio Colomba, il guardiano del convento dei Claustrali Fra Carlo Colomba e l\u2019arciprete D. Francesco Antonio Toscani in rappresentanza del Clero. I convenuti dichiararono che il giorno 13 del mese di maggio si era tenuto \u201cil parlamento dei Magnifici del Governo, Gentiluomini e Cittadini d\u2019essa Terra di Oriolo e pigliarono per Protettore e Padrone di questa Terra d\u2019Oriolo il Glorioso S. Francesco di Paola la cui Venerabile reliquia del dito grosso del piede si conserva in detto Venerabile convento di S. Francesco\u201d.<\/p>\n<p>Affinch\u00e9 la Reliquia potesse essere maggiormente venerata e per porre l\u2019Universit\u00e0 sotto la protezione del Santo, si stabil\u00ec che i governanti di Oriolo dovessero recarsi nel giorno della festa nel monastero e \u201ca far cantare la Messa all\u2019Altare di detto Glorioso Santo, dove sarebbe stata esposta la reliquia, e cos\u00ec continuare in futuro anno\u201d. Padre Dionisio Colomba, eletto \u201cMaestro Generale\u201d il 20 maggio 1589 durante il capitolo generale dell\u2019Ordine a Imola, mor\u00ec alla fine dello stesso anno. <strong>Se teniamo presenti la data della profanazione della tomba di S. Francesco (1562) e la morte di Padre Colomba (1589) possiamo dedurre che la reliquia fosse giunta a Oriolo in questo arco di tempo<\/strong>.<\/p>\n<h3><strong>La reliquia contesa<\/strong><\/h3>\n<p>Nel 1850 il vescovo di Anglona-Tursi, mons. Gennaro Maria Acciardi, appose dietro la teca il suo sigillo in ceralacca per autentica, che \u00e8 ancora oggi ben visibile. La reliquia era talmente preziosa da suscitare il desiderio di possederla da parte di uomini potenti sia civili sia religiosi. \u00c8 il caso del furto perpetrato da <strong>Fra Fabrizio Candia, che, per essere appoggiato nella nomina di Provinciale dei Claustrali, baratt\u00f2 la reliquia con D. Vincenzo Spinelli principe di Tarsia \u201cmolto voglioso di questa Sacra Reliquia\u201d.<\/strong> Furtivamente,<strong> di notte, il frate s\u2019impossess\u00f2 della Reliquia.<\/strong> Mentre perpetrava l\u2019atto sacrilego croll\u00f2 la volta corrispondente \u201cal braccio destro dell\u2019Altare maggiore\u201d, ma il ladro riusc\u00ec a consegnare la refurtiva. D. Vincenzo Spinelli mor\u00ec giovanissimo repentinamente e la reliquia pass\u00f2<strong> in eredit\u00e0 al fratello Troiano<\/strong>. Durante un duello don Troiano<strong> fu ferito mortalmente e allora appoggi\u00f2 la reliquia sulla ferita, che guar\u00ec immediatamente<\/strong>. A seguito della guarigione mand\u00f2 a chiamare Padre Carlo Colomba del convento di Oriolo e <strong>gli restitu\u00ec la reliquia<\/strong> in una cassettina di cristallo.\u00a0 Da allora l\u2019alluce fu custodito dentro un forziere con tre chiavi\u201d una conservata dal marchese, l\u2019altra dall\u2019Universit\u00e0 e la terza dai Padri del Convento dei Claustrali. L\u2019episodio \u00e8 riportato nel manoscritto \u201cStoria di Oriolo\u201d del giurista Giorgio Toscano, Governatore di Oriolo, che scriveva nel 1695 e, quindi, vivente in quegli anni.<\/p>\n<p>A Oriolo ancora oggi \u00e8 vivo un fatto miracoloso: un incredulo punse con un ago l\u2019alluce del Santo. Ne usc\u00ec del sangue vivo. Una donna incinta, presente durante l\u2019avvenimento, cosparse il sangue sul suo ventre, facendo il voto che \u201cse il nascituro fosse stato maschio l\u2019avrebbe fatto prete\u201d. Nacque un bambino, fu consacrato sacerdote e divent\u00f2 vicario della diocesi di Anglona Tursi.<\/p>\n<p>Nel 1762 l\u2019arciprete Don Filippo Giannettasio fece cesellare un reliquiario d\u2019argento in stile barocco, finemente lavorato. Dal 2002 il venerabile Alluce \u00e8 riposto in un nuovo reliquiario.<br \/>\nA seguito del ritrovamento dell\u2019atto notarile del 19 maggio 1680 il Postulatore Generale dell\u2019Ordine dei Minimi il 9 maggio 2008 ha riconosciuto l\u2019Alluce quale reliquia venerabile di S. Francesco di Paola. Per il riconoscimento fu determinante l\u2019opera di S. E. Mons. Vincenzo Bertolone e di Padre Domenico Crupi dei Minimi di Paola. <strong>Oggi la venerabile Reliquia \u00e8 custodita nella Chiesa Madre \u201cS. Giorgio Martire\u201d.<\/strong> A Oriolo la festa di S. Francesco di Paola \u00e8 celebrata solennemente il 24 aprile di ogni anno. A ricordo dell\u2019atto notarile del 1680 il sindaco e la Giunta comunale si recano ufficialmente nella Chiesa Madre per onorare il Santo calabrese.<\/p>\n<p>F.to: Prof. Vincenzo Toscani \u2013 Commendatore dell\u2019Ordine al \u201cMerito della Repubblica Italiana\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Il 2 aprile del 1507 San Francesco di Paola moriva nella chiesa dei Minimi, a Tours, in Francia.\u00a0 A Oriolo \u00e8 conservato il venerabile Alluce del taumaturgo calabrese, riconosciuto dai Minimi con lettera del Postulatore Generale del 9 maggio 2008. 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