{"id":260020,"date":"2025-05-27T12:30:32","date_gmt":"2025-05-27T10:30:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=260020"},"modified":"2025-05-27T13:22:09","modified_gmt":"2025-05-27T11:22:09","slug":"relazione-della-dia-la-ndrangheta-nelle-grandi-opere-pubbliche-imprenditori-da-vittime-a-complici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/relazione-della-dia-la-ndrangheta-nelle-grandi-opere-pubbliche-imprenditori-da-vittime-a-complici\/","title":{"rendered":"Relazione della DIA: la &#8216;ndrangheta nelle grandi opere pubbliche, imprenditori da vittime a complici"},"content":{"rendered":"<p>ROMA &#8211; C&#8217;\u00e8 &#8220;un&#8217;infiltrazione sempre pi\u00f9 concreta e articolata della &#8216;<strong>ndrangheta nel settore degli appalti pubblici e nel rilascio di autorizzazioni, licenze e concessioni&#8221;.<\/strong> E&#8217; quanto emerge dalla Relazione sull&#8217;attivit\u00e0 svolta dalla Direzione Investigativa Antimafia nel 2024 presentata oggi nella sede della Stampa estera. Nel periodo di riferimento &#8211; viene spiegato &#8211; sono stati adottati almeno <strong>208 provvedimenti<\/strong> interdittivi antimafia, di cui oltre <strong>138 emanati da prefetture al di fuori della<\/strong> <strong>Calabria<\/strong> (alcuni dei quali in aree d&#8217;origine di altre matrici criminali quali Sicilia, Puglia, Campania, Lazio e Basilicata). Nel 2024 la Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ha sottratto alle mafie beni per quasi <strong>160 milioni di euro<\/strong>, a fronte di sequestri per un valore complessivo superiore ai 93 milioni.\u00a0Secondo il documento, la criminalit\u00e0 organizzata siciliana \u00e8 stata particolarmente colpita, con confische per oltre 104 milioni di euro, mentre alla camorra campana sono stati sequestrati beni per circa 56,7 milioni. Complessivamente, nel corso dell\u2019anno sono state portate a termine <strong>53 attivit\u00e0 investigative e sono stati eseguiti 309 provvedimenti restrittivi.<\/strong><\/p>\n<h4>Alleanze trasversali tra clan per droga e armi<\/h4>\n<p>La relazione mette in luce un aspetto sempre pi\u00f9 rilevante del fenomeno mafioso: la capacit\u00e0 delle <strong>organizzazioni criminali di stringere alleanze strategiche<\/strong>, anche tra gruppi di diversa origine geografica. Tra i casi pi\u00f9 emblematici, l\u2019intesa documentata tra <strong>Cosa Nostra gelese<\/strong> e la \u2019<strong>ndrangheta calabrese<\/strong> per la gestione del traffico di stupefacenti.<\/p>\n<p>Un\u2019altra <strong>alleanza significativa<\/strong> \u00e8 quella tra <strong>cosche della \u2019ndrangheta operanti in Piemonte e alcuni gruppi della comunit\u00e0 sinti,<\/strong> attivi nei reati predatori. In questo contesto, i sinti avrebbero svolto un ruolo di supporto nel reperimento e nella custodia di armi da fuoco, rafforzando cos\u00ec la capacit\u00e0 offensiva dei clan calabresi fuori regione.<\/p>\n<h4>Le mafie puntano alle grandi opere e ai fondi pubblici<\/h4>\n<p>Particolare attenzione viene riservata anche all\u2019interesse crescente della \u2019ndrangheta per il controllo delle <strong>grandi opere pubbliche<\/strong> e per la gestione delle risorse economiche degli enti locali. Secondo la DIA, l\u2019infiltrazione si estende anche ai settori pi\u00f9 delicati, come le aziende sanitarie e il servizio di raccolta rifiuti.\u00a0Nonostante l\u2019espansione a livello nazionale e internazionale, la relazione sottolinea che<strong> la \u2019ndrangheta continua a mantenere le sue radici nella provincia di Reggio Calabria,<\/strong> vero centro decisionale dell\u2019organizzazione.<\/p>\n<h4>Imprenditori: da vittime a complici<\/h4>\n<p>Un altro <strong>elemento preoccupante<\/strong> emerso dalla relazione riguarda il <strong>ruolo ambiguo di alcuni imprenditori.<\/strong> Se in passato erano <strong>considerati vittime del racket mafioso<\/strong>, oggi molti di loro <strong>appaiono sempre pi\u00f9 collusi<\/strong>. In alcuni casi, l\u2019interesse delle cosche si intreccia con la volont\u00e0 degli imprenditori di evadere il fisco, sfruttando l\u2019intermediazione criminale per aggirare le regole del libero mercato. \u201cQuando le tangenti vengono mascherate con fatture false, diventano un costo fiscalmente deducibile per l\u2019impresa\u201d, evidenzia la DIA. Una dinamica che rende pi\u00f9 conveniente non denunciare le estorsioni, trasformando le vittime in complici silenziosi.<\/p>\n<h4>Interdittive Dia, il 72% fuori dalla Calabria<\/h4>\n<p>Il 72% delle interdittive della Dia che hanno riguardato la &#8216;ndrangheta sono state emesse fuori dalla regione di origine. &#8220;Questo ci d\u00e0 l&#8217;idea della capacit\u00e0 di infiltrazione&#8221; ha commentato il direttore della Dia Michele Carbone. Dai dati risulta che l&#8217;86 per cento dei provvedimenti amministrativi antimafia ha riguardato le organizzazioni criminali riconducibili a camorra, &#8216;ndrangheta e cosa nostra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA &#8211; C&#8217;\u00e8 &#8220;un&#8217;infiltrazione sempre pi\u00f9 concreta e articolata della &#8216;ndrangheta nel settore degli appalti pubblici e nel rilascio di autorizzazioni, licenze e concessioni&#8221;. E&#8217; quanto emerge dalla Relazione sull&#8217;attivit\u00e0 svolta dalla Direzione Investigativa Antimafia nel 2024 presentata oggi nella sede della Stampa estera. 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