{"id":260864,"date":"2025-06-06T15:28:22","date_gmt":"2025-06-06T13:28:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=260864"},"modified":"2025-06-06T18:07:23","modified_gmt":"2025-06-06T16:07:23","slug":"infezione-nosocomiale-dopo-un-intervento-chirurgico-clinica-di-cosenza-condannata-a-risarcire-una-donna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/infezione-nosocomiale-dopo-un-intervento-chirurgico-clinica-di-cosenza-condannata-a-risarcire-una-donna\/","title":{"rendered":"Infezione nosocomiale dopo un intervento chirurgico. Clinica di Cosenza condannata a risarcire una donna"},"content":{"rendered":"<p>COSENZA\u00a0 &#8211; La seconda sezione civile del Tribunale di Cosenza, in composizione monocratica,<strong> ha condannato una nota clinica di Cosenza al risarcimento di oltre 83mila euro<\/strong> in favore di una donna, all\u2019epoca dei fatti 50enne, a seguito di &#8220;<strong>un&#8217;infezione nosocomiale&#8221;<\/strong> contratta nella struttura dopo una chirurgia, che ha port\u00f2 poi la donna, difesa dall\u2019avvocato <strong>Marco Marino del foro di Cosenza<\/strong>, ad un vero e proprio calvario: con un <strong>intervento chirurgico d&#8217;urgenza all&#8217;Annunziata di Cosenza<\/strong> e un successivo <strong>intervento di plastica della parete addominale in un&#8217;altra clinica<\/strong>. In pi\u00f9 \u00e8 stata accertata una ri<strong>duzione dell\u2019integrit\u00e0 psico-fisica stimata dal Tribunale in misura pari al 20%<\/strong>.<\/p>\n<h3>L&#8217;infezione nosocomiale dopo un intervento chirurgico<\/h3>\n<p><strong>I fatti:<\/strong> il 21 febbraio del 2018, a causa di emorragie genitali, la donna venne ricoverata presso la Casa di Cura e sottoposta ad un intervento chirurgico di<strong> \u201craschiamento uterino a scopo emostatico e diagnostico\u201d<\/strong>. Una volta dimessa accusava accusava forti dolori addominali e rimuoveva dalla zona genitale un lembo di garza.\u00a0Il 21 marzo del 2018 la paziente veniva nuovamente ricoverata nella clinica e sottoposta ad un <strong>intervento di istero-annessiectomia <\/strong>(ha il fine di asportare utero ed annessi). In quella circostanza e presso la struttura <strong>si verificava una contaminazione della cavit\u00e0 addominale<\/strong> \u2013 sito chirurgico &#8211; da parte di un agente patogeno noto come <strong>Bacteroides fragilis<\/strong>.<\/p>\n<h3>La peritonite, gli interventi e il calvario<\/h3>\n<p>Tale contaminazione batterica causava una <strong>peritonite che rendeva necessario due ulteriori interventi chirurgici<\/strong> e<strong> l\u2019allungamento dei tempi di degenza<\/strong>. In particolare la malcapitata si sottoponeva in via d\u2019urgenza ad <strong>un intervento di \u201cLaparotomia mediana\u201d presso l\u2019Ospedale Civile dell&#8217;Annunziata di Cosenza<\/strong>, dove era stata trasferita su richiesta dei sanitari della Casa di cura.<\/p>\n<p>Intervento cui lasciava sul corpo della donna<strong>\u00a0una cicatrice addominale a T rovesciata.<\/strong> Si registrava poi un ulteriore evento avverso, ossia i<strong>l cedimento della parete addominale mediana<\/strong> c<strong>on formazione di un laparocele, <\/strong>un&#8217;ernia che si forma su una cicatrice proprio dopo un intervento di chirurgia addominale a cui faceva seguito il ricovero, in data il 2 febbraio del 2021, presso altra casa di cura di Cosenza dove la donna si sottoponeva <strong>ad intervento di plastica della parete addominale e lisi di aderenze<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Un vero e proprio calvario<\/strong> che ha determinato u<strong>na riduzione dell\u2019integrit\u00e0 pisco-fisica stimata dal Tribunale in misura pari al 20%<\/strong> (menomazione della efficienza estetica da esito cicatriziale xifo pubico; esiti di intervento per laparocele; alterazione della funzione intestinale da sindrome aderenziale; disturbo post traumatico da stress).<\/p>\n<h3>Le motivazioni del tribunale<\/h3>\n<p>Nelle motivazioni a favore della donna contro la clinica il tribunale evidenzia che \u00ab<em>Nella fase peri operatoria- intraoperatoria per <strong>criticit\u00e0 non riconducibile specificatamente alla Equipe operatoria ma al pi\u00f9 ampio contesto della Organizzazione Sanitaria<\/strong> <strong>per quanto attiene alla sterilit\u00e0 degli ambienti operatori, dello strumentario, dei ricambi d\u2019aria e non ultimo del personale afferente al complesso operatorio<\/strong>, non inteso solo come la Equipe Chirurgia, <strong>si<\/strong> \u00e8 verificata la contaminazione della cavit\u00e0 addominale \u2013 sito chirurgico &#8211; da parte di un agente patogeno noto come Bacteroides fragilis<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Ed ancora che \u00ab<em>accertata la<strong> diretta riconducibilit\u00e0 causale dell&#8217;infezione nosocomiale<\/strong> contratta dalla paziente all&#8217;intervento chirurgico al quale si \u00e8 sottoposta in data 21.3.18 presso la struttura sanitaria convenuta,<strong> quest\u2019ultima non ha fornito la prova liberatoria che l&#8217;evenienza infettiva fosse imprevedibile o inevitabile e come tale non imputabile<\/strong>. In particolare, la convenuta ha documentato la predisposizione di protocolli per la prevenzione di infezioni correlate all\u2019assistenza, ma n<strong>on la concreta applicazione degli stessi al caso specifico<\/strong><\/em>\u00bb. Per questi motivi Il Tribunale ha condannato clinica al pagamento, in favore della paziente, della somma di \u20ac 83.412,00, oltre interessi legali da calcolarsi secondo i criteri indicati in parte motiva e al pagamento delle spese processuali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA\u00a0 &#8211; La seconda sezione civile del Tribunale di Cosenza, in composizione monocratica, ha condannato una nota clinica di Cosenza al risarcimento di oltre 83mila euro in favore di una donna, all\u2019epoca dei fatti 50enne, a seguito di &#8220;un&#8217;infezione nosocomiale&#8221; contratta nella struttura dopo una chirurgia, che ha port\u00f2 poi la donna, difesa dall\u2019avvocato Marco [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":55,"featured_media":260871,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[563,42],"tags":[19],"class_list":["post-260864","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-area-urbana","category-cosenza","tag-copertina"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/260864","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/55"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=260864"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/260864\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/260871"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=260864"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=260864"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=260864"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}