{"id":264130,"date":"2025-07-12T11:30:57","date_gmt":"2025-07-12T09:30:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=264130"},"modified":"2025-07-12T11:07:41","modified_gmt":"2025-07-12T09:07:41","slug":"processo-reset-un-poliziotto-e-un-carabiniere-tra-i-121-imputati-in-attesa-di-giudizio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/processo-reset-un-poliziotto-e-un-carabiniere-tra-i-121-imputati-in-attesa-di-giudizio\/","title":{"rendered":"Processo Reset, un poliziotto e un carabiniere tra i 121 imputati in attesa di giudizio"},"content":{"rendered":"<p>CASTROVILLARI (CS) \u2013 \u00c8 attesa per marted\u00ec 15 luglio <a href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/area-urbana\/reset-attesa-la-sentenza-a-rende-la-presunta-compravendita-di-voti-tra-ndrangheta-e-politica\">la sentenza di primo grado del processo Reset<\/a>. Verr\u00e0 pronunciata nell\u2019aula bunker di Castrovillari, dal Tribunale di Cosenza rappresentato dal collegio presieduto da Carmen Ciarcia con a latere i giudici Urania Granata e Iole Vigna. Alla sbarra <strong>121 imputati, per i quali i pm della Dda di Catanzaro, Vito Valerio e Corrado Cubellotti, hanno chiesto 111 condanne e 10 assoluzioni<\/strong>. L\u2019operazione scattata nel settembre 2022 ha coinvolto 245 indagati, dei quali 119 giudicati con rito abbreviato. <strong>In attesa di giudizio, tra gli altri, ci sono anche due uomini in divisa<\/strong>. Entrambi sono accusati di aver intrecciato rapporti con i clan, sebbene con modalit\u00e0 nettamente diverse. Silvio Orlando \u00e8 un poliziotto che rischia una condanna a 5 anni di reclusione, mentre Rosario Aurello \u00e8 un carabiniere della Compagnia di San Marco Argentano per il quale sono stati invocati 2 anni di pena.<\/p>\n<h3>La macchina dei carabinieri sotto copertura<\/h3>\n<p>Rosario Aurello deve rispondere di r<strong>ivelazione di segreto di ufficio<\/strong>. Avrebbe comunicato che un\u2019auto sotto copertura dei carabinieri stava effettuando <a href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/area-urbana\/reset-a-rende-voti-venduti-dalla-ndrangheta-la-replica-dei-legali-di-massimo-dambrosio\">attivit\u00e0 di investigazione su Massimo D\u2019Ambrosio<\/a>. <strong>Il pm Vito Valerio, durante requisitoria del 30 maggio<\/strong>, ha affermato che &#8220;l\u2019informazione sarebbe stata veicolata attraverso Umile Ferraro (per il quale \u00e8 richiesta condanna a 2 anni di reclusione). A fungere da ponte, secondo gli inquirenti, Massimo Bertoldi (condannato in abbreviato a 12 anni e 8 mesi di reclusione) che, sollecitato da Massimo D\u2019Ambrosio, avrebbe chiamato il militare per chiarimenti sull\u2019effettiva esistenza di una macchina in uso alle forze dell\u2019ordine che seguiva i loro movimenti&#8221;.<\/p>\n<p>Il 13 agosto 2018, in una Rende spopolata per le ferie estive, infatti Massimo D\u2019Ambrosio afferma, in un\u2019intercettazione citata dal pm nel corso della requisitoria, di essersi accorto che nei pressi della propria abitazione un\u2019auto con i vetri oscurati e un passeggero coricato dietro pedinava una delle sue presunte vittime d\u2019usura. Appunta la targa, allerta l\u2019uomo e si mobilita per saperne di pi\u00f9. Scoprir\u00e0 che si tratta di un veicolo in uso ad una squadra di Catanzaro, quindi che potrebbe essere incaricata di svolgere attivit\u00e0 per conto della Procura distrettuale antimafia. Notizia che il gruppo accoglie con grande apprensione.<\/p>\n<h3>\u00abProprio a me chiedi di aggiustare la macchina dei Carabinieri?\u00bb<\/h3>\n<p><strong>Nella requisitoria del 30 maggio 2025 i fatti citati nell\u2019aula bunker vengono conditi con episodi marginali, ma ritenuti significativi dal pm Vito Valerio<\/strong>. \u00c8 il caso di Bertoldi che chiacchierando con Massimo D\u2019Ambrosio il 7 giugno del 2019, in una conversazione intercettata, racconta che la settimana precedente l\u2019amico carabiniere lo aveva aiutato a verificare se nella macchina ci fossero microspie. Scivola in una cinica comicit\u00e0 quanto accade il mese successivo. Il maresciallo Aurello Rosario ha un imprevisto con l\u2019auto di servizio. Vede Massimo Bertoldi e chiede di risolvergli il problema, magari andando dallo sfasciacarrozze, dal \u201cferro vecchio\u201d di Umile Lanzino per cercare un radiatore usato. \u00abProprio a me vieni a chiedere di aggiustare la macchina dei Carabinieri?\u00bb ironizza Bertoldi che, intercettato, dice\u00a0 \u00absiccome sei un Carabiniere al&#8230; diciamo che ci favorisce ogni tanto, io ho questo piacere te lo faccio\u00bb.<\/p>\n<h3>Gaming e \u2018ndrangheta<\/h3>\n<p>L\u2019impianto accusatorio rileva che le <strong>societ\u00e0 orbitanti nel circuito del gaming siano particolarmente utili ai clan<\/strong>, perch\u00e9 consentono di ripulire denaro sporco. Nei casi presi in considerazione la frode, contestata dalla pubblica accusa, consiste nell\u2019introduzione all\u2019interno delle slot machine noleggiate dalle sale da gioco di una doppia scheda. <a href=\"https:\/\/www.adm.gov.it\/portale\/monopoli\/giochi\/apparecchi_intr\/newslot\/newslot_elenco-modelli-certificati\" rel=\"noopener\">Un clone di quella con il sigillo ministeriale<\/a> che consente (senza interrompere il collegamento al provider ufficiale) di scaricare le giocate eludendo vigilanza e tassazioni. Con guadagni netti, non dichiarati. <strong>Quando per\u00f2 arrivano ispezioni di polizia questa \u201cscheda nera\u201d deve sparire<\/strong>. La tendenza diffusa in questa inchiesta sarebbe quella di intestare le societ\u00e0 a prestanome che di fatto non hanno nulla a che vedere con la gestione concreta dell\u2019attivit\u00e0. Secondo la ricostruzione fatta dall\u2019ufficio di Procura, vi sarebbero un pugno di realt\u00e0 imprenditoriali che fanno \u201ccartello\u201d nel settore del gaming nella citt\u00e0 e nella provincia di Cosenza.<\/p>\n<h3>La doppia scheda nelle \u201cmacchinette\u201d<\/h3>\n<p>Daniele Chiaradia \u00e8 un giovane e brillante ingegnere informatico. Viene intercettato mentre nel luglio 2017 spiega al poliziotto della Questura di Cosenza Silvio Orlando<strong> il meccanismo escogitato per massimizzare i guadagni.<\/strong> I due, per la Dda che <strong>li accusa anche di autoriciclaggio,<\/strong> erano soci. <strong>Facevano affari insieme nel settore del gaming<\/strong> soprattutto attraverso la societ\u00e0 OrChisrl e le agenzie a marchio Eurobet. La propriet\u00e0 della OrChi risulta ufficialmente da visura camerale al 51% di Fabiola Sacco (moglie di Orlando) e al 49% di Francesco Sorrentino (cugino di Chiaradia). L\u2019entusiasmo mostrato dal poliziotto appresa la tecnica della doppia scheda, lo induce a dire a Chiaradia che sarebbe una buona idea istallarle un po\u2019 ovunque. L\u2019ingegnere per\u00f2 frena Orlando. Fa notare che l\u2019uso di queste slot machine andrebbe circoscritto solo ai locali dove vi possano essere dipendenti di turno capaci di \u201c<strong>mettere in sicurezza\u201d le macchine da gioco manipolate in casi di controlli di polizia<\/strong>.<\/p>\n<h3>Il poliziotto e le videoslots truccate<\/h3>\n<p>Il coinvolgimento del poliziotto nella gestione della OrChi sarebbe testimoniato, secondo la Procura distrettuale, dal fatto che Sorrentino appare nelle intercettazioni come un dipendente e non come l\u2019ufficiale titolare dell\u2019attivit\u00e0. Prende direttive da Orlando, non solo per quanto riguarda la concessione di crediti a giocatori gi\u00e0 indebitati, ma viene presentato come un suo sottoposto anche agli ufficiali di polizia giudiziaria che vanno a fare dei controlli nell\u2019agenzia. Tant\u2019\u00e8 che, contattato telefonicamente durante l\u2019ispezione, dice al collega che Sorrentino non poteva esibire la licenza perch\u00e9 l\u2019aveva lui con s\u00e9. Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9. Orlando, <strong>da quanto emerso nel corso delle investigazioni<\/strong>, non solo partecipa direttamente all\u2019attivit\u00e0 amministrativo\/contabile della OrChi, ma si avvale della collaborazione di Cristian Vozza (uomo legato al clan Abbruzzese \u2013 Banana) per r<strong>ecuperare i soldi dei clienti in ritardo con il pagamento dei debiti di gioco contratti con la societ\u00e0<\/strong>. Il business del gaming attinto dall\u2019operazione Reset aveva inizialmente coinvolto nelle indagini anche l\u2019assessore alla Manutenzione del Comune di Cosenza, Francesco De Cicco poi <a href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/area-urbana\/processocs-reset-caruso-lassoluzione-dellassessore-de-cicco-certifica-la-sua-onesta\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">assolto<\/a> da ogni accusa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CASTROVILLARI (CS) \u2013 \u00c8 attesa per marted\u00ec 15 luglio la sentenza di primo grado del processo Reset. Verr\u00e0 pronunciata nell\u2019aula bunker di Castrovillari, dal Tribunale di Cosenza rappresentato dal collegio presieduto da Carmen Ciarcia con a latere i giudici Urania Granata e Iole Vigna. 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