{"id":287722,"date":"2026-03-25T11:59:14","date_gmt":"2026-03-25T10:59:14","guid":{"rendered":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/?p=287722"},"modified":"2026-03-25T11:59:14","modified_gmt":"2026-03-25T10:59:14","slug":"carcere-cosenza-grido-detenuti-dignita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/carcere-cosenza-grido-detenuti-dignita\/","title":{"rendered":"Dal carcere di Cosenza il grido disperato dei detenuti: \u00abNon siamo spazzatura, vogliamo dignit\u00e0\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>COSENZA \u2013 Varcare la soglia della <strong>Casa Circondariale &#8220;Sergio Cosmai&#8221; di Cosenza<\/strong> \u00e8 stato come &#8220;<strong>immergersi in un&#8217;umanit\u00e0 sospesa, dove l&#8217;aria scarseggia e la speranza<\/strong> <strong>sembra consumarsi giorno dopo giorno&#8221;.<\/strong> \u00c8 quanto emerge dal resoconto del garante dei detenuti di Cosenza, <a href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/cosenza-emilia-corea-garante-detenuti-penna\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Emilia Corea<\/strong><\/a> che si \u00e8 recata nel carcere\u00a0tra il 5 e il 20 marzo 2026.<\/p>\n<p>Dopo le visite nelle sezioni di Media Sicurezza e nell&#8217;area &#8220;Ex Femminile&#8221;, quanto emerge non \u00e8 una semplice relazione burocratica, ma un vero e proprio &#8220;grido silenzioso&#8221; che sale dalle celle. &#8220;Varcarne la soglia &#8211; dice Corea &#8211; \u00e8 come immergersi in un&#8217;umanit\u00e0 sospesa, dove l&#8217;aria manca e la speranza si consuma&#8221;.<\/p>\n<p>Camminando tra i corridoi e nel corso dei colloqui, sia collettivi che personali, &#8220;c&#8217;\u00e8 una litania che i detenuti ripetono spesso, &#8211; fa presente la garante &#8211; una frase che ti resta addosso come l&#8217;odore della muffa sulle pareti: &#8216;<b>Abbiamo sbagliato, ma siamo esseri umani e non spazzatura. Vogliamo scontare la nostra pena in maniera dignitosa&#8217;&#8221;<\/b>.<\/p>\n<h3>&#8220;Il fallimento di un sistema&#8221;<\/h3>\n<p>Per Corea queste poche parole racchiudono &#8220;il <strong>fallimento di un sistema<\/strong> quale risultato di <strong>un&#8217;impostazione sempre pi\u00f9 orientata in senso repressivo.<\/strong> Negli ultimi anni, infatti, si \u00e8 assistito a un rafforzamento delle politiche securitarie e a un maggiore ricorso allo strumento detentivo, spesso accompagnato da una minore attenzione agli aspetti legati alla tutela dei diritti e alla funzione rieducativa della pena&#8221;.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-287724\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Carcere-cosmai-Cosenza-Corea.jpg\" alt=\"Carcere_Cosenza\" width=\"500\" height=\"318\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Carcere-cosmai-Cosenza-Corea.jpg 970w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Carcere-cosmai-Cosenza-Corea-300x191.jpg 300w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Carcere-cosmai-Cosenza-Corea-768x489.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/p>\n<p>&#8220;La riduzione degli standard di tutela dei diritti pu\u00f2 essere letta, a livello nazionale, &#8211; spiega la garante &#8211; come l&#8217;effetto di politiche che negli anni hanno posto maggiore enfasi sulla dimensione securitaria e punitiva della pena, quasi sempre a scapito della sua funzione rieducativa. I problemi legati alla<strong> riduzione del rispetto dei diritti delle persone detenute<\/strong> non riguardano esclusivamente il carcere di Cosenza, ma rappresentano una <strong>criticit\u00e0 pi\u00f9 ampia<\/strong> che investe l&#8217;intero sistema penitenziario italiano. Il caso del carcere di Cosenza assume un valore emblematico: non un&#8217;eccezione, ma un indicatore di un problema sistemico&#8221;.<\/p>\n<h3>Le criticit\u00e0 del cacere &#8220;Cosmai&#8221; di Cosenza<\/h3>\n<p>L&#8217;ambiente carcerario del<a href=\"https:\/\/www.giustizia.it\/giustizia\/it\/dettaglio_scheda.page?s=MII173341\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> &#8216;Cosmai&#8217; di Cosenza<\/a> &#8220;mostra grosse criticit\u00e0 dal punto di vista infrastrutturale. &#8211; Corea lo dice chiaramente &#8211; Ho visto <strong>celle trasformate in tetris umani,<\/strong> dove 5\/6 brandine sono accatastate l&#8217;una sull&#8217;altra, costringendo gli uomini a vivere in una <strong>verticalit\u00e0 pericolosa.<\/strong> Salire o scendere dal proprio giaciglio diventa un esercizio di equilibrismo con il rischio costante di <strong>infortuni gravi,<\/strong> un pericolo fisico costante. Un detenuto che dorme a due metri di altezza in una cella ad alta densit\u00e0 di letti sovrapposti, rischia l&#8217;infortunio ogni volta che scende; rischia la propria integrit\u00e0 in un luogo che dovrebbe, per costituzione, proteggerla&#8221;.<\/p>\n<p>Ma questa secondo la garante non \u00e8 l&#8217;immagine pi\u00f9 violenta, trovata &#8220;nelle <strong>finestre schermate da lastre di plexiglass.<\/strong> Immaginate l&#8217;estate cosentina che incombe, immaginate di respirare attraverso una membrana di plastica che blocca l&#8217;aria e riflette il calore. Si tratta di un dispositivo che trasforma la cella in una cappa asfissiante, una scelta che nega il ricambio d&#8217;aria e la luce naturale, calpestando ogni standard di salubrit\u00e0 imposto dalla Costituzione e dalla Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;In questo scenario di privazione, quando le parole non bastano pi\u00f9 e il supporto psichiatrico \u00e8 ridotto a una somministrazione massiccia di sedativi \u2014 con l&#8217;80% dei detenuti farmacologicamente &#8220;contenuti&#8221; \u2014 il corpo diventa l&#8217;ultimo terreno di protesta. &#8211; aggiunge &#8211;\u00a0 Ho raccolto testimonianze di <strong>un&#8217;emergenza quotidiana fatta di autolesionismo, gesti disperati<\/strong> che gridano una sofferenza che la mente non riesce pi\u00f9 a processare. L&#8217;autolesionismo \u00e8 un linguaggio, \u00e8 il risultato di una miscela esplosiva fatta di sovraffollamento, inattivit\u00e0 forzata e convivenza forzata di detenuti comuni con persone affette da gravi patologie psichiatriche, abbandonate a se stesse con &#8220;piantoni&#8221; presenti per una sola ora al giorno. In questo vuoto di assistenza, il rischio suicidario aleggia come un&#8217;ombra costante su ogni sezione&#8221;.<\/p>\n<h3>Povert\u00e0 vs ricchezza<\/h3>\n<p>&#8220;C&#8217;\u00e8 poi un dato che attraversa, in modo trasversale e spesso taciuto, &#8211; continua &#8211; l&#8217;intero sistema penitenziario: in carcere, nella maggior parte dei casi, finiscono le<strong> persone pi\u00f9 fragili dal punto di vista economico e sociale.<\/strong> Le persone meno abbienti, quelle che hanno meno strumenti, meno reti, meno possibilit\u00e0 di difesa. Non \u00e8 una regola scritta, ma una realt\u00e0 che si ripete con una costanza che interroga. Chi dispone di risorse economiche, di tutele, di possibilit\u00e0 alternative, raramente attraversa fino in fondo la soglia del carcere. <strong>Chi non ha nulla, invece, ci entra pi\u00f9 facilmente e pi\u00f9 difficilmente ne esce&#8221;. <\/strong><\/p>\n<p>Per Corea questa &#8220;\u00e8 una <strong>frattura sociale<\/strong> che si materializza dietro le sbarre, rendendo il carcere non solo luogo di pena, ma anche specchio delle disuguaglianze esterne. Le carceri italiane sono diventate, in molti casi, il punto in cui le fragilit\u00e0 del sistema sociale si concentrano e si comprimono&#8221;.<\/p>\n<h3>Gli invisibili tra gli invisibili: il problema dei migranti senza una casa<\/h3>\n<p>&#8220;L&#8217;analisi politica di questa crisi tocca un punto nevralgico che ho voluto porre con forza all&#8217;attenzione del sindaco di Cosenza. Esiste una categoria di <strong>&#8220;invisibili tra gli invisibili&#8221;<\/strong>: i <strong>migranti<\/strong>. &#8211; spiega ancora &#8211;\u00a0 Molti di loro sono costretti a restare dietro le sbarre anche per reati non gravi, non perch\u00e9 la loro pericolosit\u00e0 lo richieda, ma perch\u00e9 sono <strong>privi di una residenza e di un domicilio.<\/strong> Senza una casa, il diritto alle misure alternative \u2014 come gli arresti domiciliari \u2014 diventa carta straccia. \u00c8 una <strong>discriminazione censuaria intollerabile<\/strong>: se sei povero o se sei un migrante senza radici burocratiche, la cella con sei brandine resta la tua unica prospettiva&#8221;.<\/p>\n<p>Motivo questo che ha spinto la garante a chiedere al sindaco &#8220;un <strong>atto di civilt\u00e0, quello di reperire alloggi,<\/strong> utilizzare immobili pubblici o beni confiscati per dare a queste persone un domicilio che permetta loro di uscire dal carcere trasformando la detenzione in un percorso e non in un vicolo cieco&#8221;.<\/p>\n<h3>&#8220;Un appello alla coscienza collettiva&#8221;<\/h3>\n<p>Cosenza ci pone davanti a uno specchio<strong>. Possiamo continuare a fingere che il carcere sia un buco nero<\/strong> dove far sparire chi ha sbagliato, oppure possiamo <strong>ascoltare quel grido: &#8220;Non siamo spazzatura&#8221;. <\/strong>Questa la riflessione conclusiva della relazione effettuata dalla garante inviata alle\u00a0autorit\u00e0 preposte. Non solo un documentoi tecnico ma &#8220;un <strong>appello alla coscienza collettiva<\/strong>: la sicurezza di una societ\u00e0 non si costruisce ammassando corpi nelle celle fatiscenti schermate dal plexiglass, ma garantendo che la pena sia il primo passo verso il reinserimento, e non l&#8217;ultimo capitolo di una vita umana&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;<strong>Ogni detenuto merita una possibilit\u00e0 di respiro, cura e futuro<\/strong>. &#8211; conclude &#8211; Per quanto grave possa essere il reato, <strong>nessuna colpa pu\u00f2 cancellare la dignit\u00e0<\/strong> di chi \u00e8 privato della libert\u00e0. Che le mura del carcere di Cosenza non debbano mai essere testimoni di suicidi!&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il resoconto del garante dei detenuti di Cosenza, Emilia Corea racconta di &#8220;un&#8217;umanit\u00e0 sospesa, dove l&#8217;aria scarseggia e la speranza sembra consumarsi giorno dopo giorno&#8221;. Un appello alla coscienza collettiva: &#8220;Ogni detenuto merita una possibilit\u00e0 di respiro, cura e futuro&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":90,"featured_media":287723,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[563,42],"tags":[],"class_list":["post-287722","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-area-urbana","category-cosenza"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/287722","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/90"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=287722"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/287722\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/287723"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=287722"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=287722"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=287722"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}