{"id":288147,"date":"2026-03-30T07:23:29","date_gmt":"2026-03-30T05:23:29","guid":{"rendered":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/?p=288147"},"modified":"2026-03-30T12:07:13","modified_gmt":"2026-03-30T10:07:13","slug":"maxi-confisca-20-milioni-imprese-ndrangheta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/maxi-confisca-20-milioni-imprese-ndrangheta\/","title":{"rendered":"Maxi confisca da 20 milioni: colpito sistema di imprese legato alla \u2018ndrangheta reggina"},"content":{"rendered":"<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Il Comando Provinciale della <a href=\"https:\/\/www.gdf.gov.it\/it\/reparti-del-corpo\/calabria\/reggio-di-calabria\/nucleo-polizia-economico-fin-ria-reggio-calabria\" rel=\"noopener\">Guardia di Finanza<\/a> di Reggio Calabria ha eseguito un provvedimento della Corte di Appello presso il Tribunale di Reggio Calabria che ha disposto la <strong>confisca definitiva di beni<\/strong> per un valore <strong>complessivo superiore ai 20 milioni di euro. <\/strong>Nel dettaglio, la misura riguarda ditte individuali, societ\u00e0, immobili, autovetture, rapporti bancari e finanziari e orologi di lusso. Il provvedimento \u00e8 stato emesso nei confronti di <strong>Giuseppe Stefano Tito Liuzzo<\/strong> detto &#8216;<strong>Pino&#8217; di 58 anni<\/strong>, della sua ex <strong>moglie Serena Assumma<\/strong> di 42 anni e degli <strong>imprenditori Antonio Pavone di 65 e Salvatore Saraceno di 69 anni.\u00a0<\/strong><\/p>\n<h3>La confisca: le indagini e l\u2019operazione \u201cAraba Fenice\u201d<\/h3>\n<p>La confisca arriva al termine di <strong>un\u2019articolata istruttoria patrimoniale<\/strong> sviluppata dal G.I.C.O. del Nucleo PEF di Reggio Calabria, nell\u2019ambito delle indagini dell\u2019operazione \u201c<a href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/232656-araba-fenice-confiscati-beni-per-25-milioni-ad-un-imprenditore-del-clan-rosmini\/\">Araba Fenice<\/a>\u201d, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia. L\u2019attivit\u00e0 investigativa ha fatto emergere un sistema criminale radicato nel tessuto economico locale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-288149\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/confisca-reggio-ndrangheta-02.jpg\" alt=\"confisca reggio ndrangheta 02\" width=\"640\" height=\"396\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/confisca-reggio-ndrangheta-02.jpg 970w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/confisca-reggio-ndrangheta-02-300x186.jpg 300w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/confisca-reggio-ndrangheta-02-768x475.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<h3>Le cosche coinvolte<\/h3>\n<p>Secondo quanto ricostruito, al centro dell\u2019inchiesta vi era un vero e proprio \u201ccartello criminale\u201d composto da esponenti di rilievo delle cosche di \u2018ndrangheta <strong>Chirico, Musolino, Ficara-Latella, Rosmini, Fontana-Saraceno, Ficareddi, Condello e Nicol\u00f2-Serraino<\/strong>. Queste organizzazioni erano impegnate nei <strong>lavori di completamento di numerosi edifici nella <a href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/218016-araba-fenice-denunciati-imprenditori-bancarotta-fraudolenta\/\">zona sud di Reggio Calabria<\/a><\/strong>.<\/p>\n<h3>La spartizione mafiosa degli appalti<\/h3>\n<p>L\u2019obiettivo dell\u2019accordo illecito era quello di realizzare una \u201c<strong>equa\u201d spartizione dei lavori di ultimazione del complesso immobiliare, garantendo profitti alle imprese riconducibili alle cosche. <\/strong>Il sistema prevedeva anche la \u201cliquidazione\u201d delle imprese pulite gi\u00e0 coinvolte nei lavori, estromesse per favorire le realt\u00e0 controllate dalla criminalit\u00e0 organizzata.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-288148\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/confisca-reggio-ndrangheta-01.jpg\" alt=\"confisca reggio ndrangheta 01\" width=\"551\" height=\"341\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/confisca-reggio-ndrangheta-01.jpg 970w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/confisca-reggio-ndrangheta-01-300x186.jpg 300w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/confisca-reggio-ndrangheta-01-768x475.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 551px) 100vw, 551px\" \/><\/p>\n<h3>Il ruolo dell\u2019imprenditore e il sistema di frode<\/h3>\n<p>Figura centrale del meccanismo era un <strong>imprenditore reggino<\/strong>, successivamente<strong> diventato collaboratore di giustizia<\/strong>. Secondo gli inquirenti, partecipava <strong>a summit decisionali<\/strong> e <strong>gestiva la distribuzione dei lavori<\/strong> \u2014 tra cui sbancamento, pavimentazione, intonacatura e impianti \u2014 a imprese riconducibili alle cosche, operando come \u201c<strong>socio occulto<\/strong>\u201d della societ\u00e0 principale. Il sistema si reggeva anche su <strong>intestazioni fittizie di beni e societ\u00e0<\/strong> e su un articolato <strong>meccanismo di fatturazioni per operazioni inesistenti<\/strong>, utilizzate per mantenere in equilibrio la contabilit\u00e0 e garantire la continuit\u00e0 delle attivit\u00e0 economiche illecite.<\/p>\n<h3>I beni confiscati<\/h3>\n<p>Al termine dei vari gradi di giudizio, si \u00e8 arrivati alla confisca definitiva di:<\/p>\n<p>&#8211; 2 ditte individuali;<br \/>\n&#8211; 3 societ\u00e0 di persone;<br \/>\n&#8211; quote di una societ\u00e0 di capitali;<br \/>\n&#8211; 6 immobili;<br \/>\n&#8211; 1 autovettura;<br \/>\n&#8211; denaro contante pari a 53.650 euro;<br \/>\n&#8211; 8 orologi preziosi.<\/p>\n<p>Un <strong>patrimonio complessivo stimato in oltre 20 milioni di euro<\/strong>, ora definitivamente sottratto alla disponibilit\u00e0 del sistema criminale.<\/p>\n<h3>&#8220;Araba Fenice&#8221; e il ruolo di Liuzzo, collaboratore di giustizia<\/h3>\n<p>Pino Liuzzo venne arrestato nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione &#8216;Araba Fenice&#8217; dove era stato arrestato Pino Liuzzo poi diventato collaboratore di giustizia. Dall&#8217;indagine era emerso &#8211; spiegano gli investigatori &#8211; un &#8220;<strong>cartello criminale<\/strong>&#8221; che vedeva imprenditori legati alla &#8216;ndrangheta impegnati nei lavori di completamento di numerosi edifici costruiti a Ravagnese, nella zona sud di Reggio Calabria. Lo scopo dell'&#8221;intesa criminale&#8221; era un'&#8221;equa&#8221; spartizione dei lavori di ultimazione di un rilevante complesso immobiliare che avrebbe consentito alle cosche di realizzare illecitamente profitti e vantaggi a favore di &#8220;imprese mafiose&#8221;.<\/p>\n<p>Questo avveniva anche attraverso la &#8220;liquidazione&#8221; delle imprese pulite che gi\u00e0 partecipavano ai lavori di costruzione. <strong>Figura cardine del sistema illecito era il pentito Pino<\/strong> <strong>Liuzzo<\/strong>, all&#8217;epoca imprenditore reggino. Stando alle sue dichiarazioni, e agli accertamenti della Guardia di finanza, era lui che partecipava e sovrintendeva ai summit nei quali veniva decisa e concordata la &#8220;spartizione mafiosa&#8221;.<\/p>\n<p>Liuzzo, infatti, si occupava di distribuire e assegnare alle diverse imprese riconducibili alle famiglie di &#8216;ndrangheta i lavori di completamento degli edifici costruiti da una societ\u00e0 di cui era &#8220;socio occulto&#8221;. L&#8217;inchiesta ha dimostrato che ci\u00f2 avveniva grazie a una serie di intestazioni fittizie di societ\u00e0 e beni immobili che avrebbero tutelato l&#8217;impianto contabile del suo &#8220;gruppo societario di fatto&#8221;. La &#8220;quadratura&#8221; della contabilit\u00e0 delle ditte e delle societ\u00e0 riconducibili a Liuzzo era possibile, infine, attraverso l&#8217;emissione e la ricezione di molte fatture per operazioni inesistenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p> La confisca \u00e8 stata eseguita dalla Guardia di Finanza su disposizione della Corte di Appello: societ\u00e0, immobili e beni di lusso riconducibili a imprenditori coinvolti nell\u2019inchiesta \u201cAraba Fenice\u201d<\/p>\n","protected":false},"author":42,"featured_media":288150,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"video","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[17],"tags":[],"class_list":["post-288147","post","type-post","status-publish","format-video","has-post-thumbnail","hentry","category-calabria","post_format-post-format-video"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/288147","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/42"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=288147"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/288147\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/288150"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=288147"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=288147"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=288147"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}