{"id":298992,"date":"2026-07-24T10:24:05","date_gmt":"2026-07-24T08:24:05","guid":{"rendered":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/?p=298992"},"modified":"2026-07-24T10:27:55","modified_gmt":"2026-07-24T08:27:55","slug":"cosenza-mohamed-garante-detenuti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/cosenza-mohamed-garante-detenuti\/","title":{"rendered":"Cosenza, garante Emilia Corea \u00abMohamed e la sua ultima partita, prima della cronaca c&#8217;era un ragazzo\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Un ricordo che va oltre la cronaca: Emilia Corea, garante dei detenuti del Comune di Cosenza, lo ha dedicato a Mohamed Amin Bessioud, il giovane di 25 anni morto nelle scorse ore, dopo essersi lanciato dal balcone della propria abitazione durante un controllo dei carabinieri. Nel testo, la garante invita a guardare oltre i titoli di cronaca, ricordando il ragazzo prima delle vicende giudiziarie.<\/p>\n<h3>Cosenza, Mohamed: il dolore, la fragilit\u00e0 e il ruolo delle istituzioni<\/h3>\n<p>&#8220;Alla fine resta sempre un corpo. <strong>Un corpo che cade<\/strong>. Una madre che urla. Una finestra aperta. Le sirene che arrivano quando non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 niente da salvare. Poi arrivano le parole. Quelle dei comunicati. Quelle dei verbali. Quelle della cronaca. &#8220;Tunisino&#8221;, &#8220;Agli arresti domiciliari&#8221;, &#8220;Controllo dei carabinieri&#8221;. Le parole hanno un talento feroce, riescono a seppellire una persona ancora prima del funerale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-298941\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Tragedia-Cosenza-25enne-balcone.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"340\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Tragedia-Cosenza-25enne-balcone.jpg 970w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Tragedia-Cosenza-25enne-balcone-300x186.jpg 300w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Tragedia-Cosenza-25enne-balcone-768x475.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/p>\n<h3>Corea: &#8220;Mohamed prima di diventare un caso, aveva avuto una vita&#8221;<\/h3>\n<p><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/amylee.cannella\" rel=\"noopener\">Emilia Corea<\/a> continua: &#8220;aveva un padre, fino a due anni fa, che lo aspettava al bar, che parlava con i suoi amici come se fossero figli anche loro. Erano soliti frequentare il <strong>bar di piazza Europa, padre e figlio<\/strong>. Entravano senza fretta. Il <strong>padre salutava tutti, il ragazzo si sedeva vicino a lui e ascoltava gli amici del padre parlare di lavoro, di calcio, della pioggia che non arrivava o che arrivava troppo forte<\/strong>. Ogni tanto interveniva anche lui e gli altri sorridevano. Era cresciuto cos\u00ec, dentro una comunit\u00e0 che sembrava abbastanza grande da contenere ogni dolore&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Sul <strong>campo da calcio Mohamed sembrava dimenticare ogni peso. Correva leggero, vedeva spazi dove gli altri vedevano soltanto avversari<\/strong>. Aveva sostenuto provini anche con squadre del Nord. Sognava di lasciare la citt\u00e0 non per fuggire, ma per inseguire un pallone e costruirsi una vita diversa. Per lui il calcio era molto pi\u00f9 di uno sport, era la promessa di un domani. Poi, all&#8217;improvviso, tutto si \u00e8 spezzato&#8221;.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-299002\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Mohamed-Emilia-corea.jpg\" alt=\"Mohamed - Emilia corea\" width=\"454\" height=\"491\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Mohamed-Emilia-corea.jpg 970w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Mohamed-Emilia-corea-278x300.jpg 278w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Mohamed-Emilia-corea-948x1024.jpg 948w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Mohamed-Emilia-corea-768x830.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 454px) 100vw, 454px\" \/><\/p>\n<h3>La morte del pap\u00e0 e la depressione<\/h3>\n<p>&#8220;<strong>Due anni fa il padre ha iniziato a stare male. Un malore improvviso. La corsa in ospedale<\/strong>. Cinque giorni di speranza appesa a un filo. Poi la morte. Cinque giorni sono bastati a dividere la sua vita in due. Da quel momento chi lo conosce racconta di aver visto <strong>un&#8217;altra persona<\/strong>. Lo <strong>sguardo si \u00e8 fatto vuoto, il sorriso sempre pi\u00f9 raro<\/strong>. La depressione \u00e8 entrata nella sua vita senza chiedere permesso. La depressione \u00e8 una malattia silenziosa, non lascia ferite sulla pelle, ma svuota lentamente l&#8217;anima. Ti convince che nulla abbia pi\u00f9 senso, che il futuro sia soltanto una stanza buia. La depressione non arriva con il fragore delle tragedie. Arriva in silenzio. Ti cambia la postura. Ti svuota gli occhi. Ti fa credere che il dolore sia una stanza senza finestre. Gli altri, intanto, continuano a vivere, a lavorare, a ridere. Tu resti fermo&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Ed \u00e8 proprio quando una persona diventa fragile che trova sulla propria strada chi sceglie di approfittarne. <strong>Secondo il racconto degli amici, quel ragazzo sarebbe rimasto vittima di persone che lo hanno manipolato, raggirato e minacciato<\/strong>. La paura si \u00e8 aggiunta al dolore, il dolore agli errori. Ma gli errori non trasformano la persona in uno scarto&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;\u00c8 finito nel carcere di Castrovillari. Ha pagato con la privazione della libert\u00e0. Successivamente gli sono stati concessi gli arresti domiciliari. Lo stato ha limitato la sua libert\u00e0, ma proprio per questo aveva anche il dovere di proteggerne la vita. E quel dovere diventa ancora pi\u00f9 importante quando si ha davanti una persona psicologicamente fragile. Uno stato che priva un uomo della libert\u00e0 assume un obbligo che viene prima di ogni altra cosa: riportarlo vivo a casa. Non migliore, non peggiore. Vivo&#8221;.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-298940\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Bessioud-Mohamed-Amine-legale-tragedia-cosenza.jpg\" alt=\"Bessioud Mohamed Amine legale tragedia cosenza\" width=\"483\" height=\"299\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Bessioud-Mohamed-Amine-legale-tragedia-cosenza.jpg 970w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Bessioud-Mohamed-Amine-legale-tragedia-cosenza-300x186.jpg 300w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Bessioud-Mohamed-Amine-legale-tragedia-cosenza-768x475.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 483px) 100vw, 483px\" \/><\/p>\n<p>&#8220;<strong>Il <a href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/tragedia-cosenza-muore-perquisizione\/\">giorno della tragedia<\/a><\/strong>, durante un controllo nell&#8217;abitazione dove stava scontando i domiciliari, i carabinieri avrebbero rinvenuto della sostanza stupefacente. Secondo quanto ricostruito finora, il ragazzo \u00e8 stato <a href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/cosenza-legale-25enne-tragedia-aiutato\/\"><strong>ammanettato<\/strong><\/a>. Pochi istanti dopo si \u00e8 consumata la tragedia. Per i familiari, in quei momenti il giovane ha vissuto un&#8217;angoscia insostenibile. Chi gli era accanto ritiene che la prospettiva di un ritorno in carcere, dopo l&#8217;esperienza gi\u00e0 vissuta a Castrovillari, abbia potuto travolgerlo&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;<strong>La <a href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/cosenza-25enne-morto-controllo-carabinieri\/\">madre<\/a> inoltre \u00e8 stata lasciata fuori dalla sua stanza<\/strong> durante quei concitati momenti e <strong>questo ha aggravato lo stato di agitazione di Mohamed<\/strong>. Saranno le indagini a stabilire se vi siano responsabilit\u00e0. Ma c&#8217;\u00e8 qualcosa che non ha bisogno di una sentenza. Un ragazzo fragile \u00e8 morto mentre si trovava sotto il controllo dello stato. L&#8217;ennesimo! Questo basta a imporre domande&#8221;.<\/p>\n<h3>&#8220;I social dove l&#8217;umanit\u00e0 sembra dissolversi definitivamente&#8221;<\/h3>\n<p>Sotto la notizia della sua morte sono comparsi commenti feroci. C&#8217;\u00e8 chi ha scritto che &#8220;<strong>se l&#8217;\u00e8 cercata&#8221;, &#8220;uno in meno<\/strong>&#8220;, chi ha esultato, chi ha pensato che un<strong> ragazzo agli arresti domiciliari meritasse meno comprensione di altri<\/strong>. Abbiamo imparato a odiare chi cade. Non ci interessa sapere perch\u00e9 \u00e8 caduto. Ci basta che sia gi\u00e0 per terra. Quando una persona \u00e8 privata della libert\u00e0, la sua vita diventa una responsabilit\u00e0 pubblica. La custodia non significa soltanto controllo. Significa tutela. Significa fare tutto ci\u00f2 che \u00e8 possibile perch\u00e9 quella persona torni viva alla propria famiglia&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Mohamed non era soltanto il detenuto di cui oggi parlano le cronache.<br \/>\nEra il ragazzino che aspettava il padre al bar.<br \/>\nEra il ragazzo che sognava i campi di calcio del Nord.<br \/>\nEra un figlio rimasto senza il suo punto di riferimento.<br \/>\nEra un giovane che la depressione ha lentamente consumato.<br \/>\nEra una vita che lo stato aveva il dovere di custodire.<br \/>\nE oggi resta una domanda che dovrebbe appartenere a tutti noi, non soltanto a un&#8217;aula di tribunale: quanto vale la vita di una persona quando quella vita \u00e8 affidata alle istituzioni? <strong>Mohamed, non chiedeva assoluzioni. Forse chiedeva soltanto di non essere lasciato solo&#8221;.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Emilia Corea, garante dei detenuti del Comune di Cosenza, affida a una lunga riflessione il ricordo di Mohamed Amin Bessioud, il 25enne morto dopo essersi lanciato dal balcone della sua abitazione durante un controllo dei carabinieri. Un intervento che invita a interrogarsi sul valore della vita delle persone affidate alla custodia dello Stato<\/p>\n","protected":false},"author":21,"featured_media":299003,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[563,42],"tags":[],"class_list":["post-298992","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-area-urbana","category-cosenza"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/298992","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/21"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=298992"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/298992\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/299003"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=298992"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=298992"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=298992"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}