{"id":302282,"date":"2026-09-02T15:36:32","date_gmt":"2026-09-02T13:36:32","guid":{"rendered":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/?p=302282"},"modified":"2026-09-02T15:51:31","modified_gmt":"2026-09-02T13:51:31","slug":"pianadisibari-ass-illecite-caporalato-schiavitu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/pianadisibari-ass-illecite-caporalato-schiavitu\/","title":{"rendered":"Piana di Sibari, smantellate 2 associazioni illecite dedite a caporalato e schiavit\u00f9: 20 le persone fermate"},"content":{"rendered":"<p>CASSANO IONIO (CS) \u2013 Sono in tutto <strong>20 le persone straniere<\/strong> raggiunte da un<strong> decreto di fermo di indiziato di delitto<\/strong> nel corso dell&#8217;<a href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/blitz-anti-caporalato-cassano-ionio-11\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>operazione contro il caporalato<\/strong> <\/a>messa in atto questa mattina dai militari del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro (attraverso le proprie articolazioni: Reparto Operativo, Gruppi Tutela Lavoro e N.I.L.- Nucleo Ispettorato del Lavoro), con il supporto dei reparti territoriali dell\u2019Arma, nelle province di Cosenza, Napoli, Bologna, Sassari e Mantova, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro. Si tratta di <strong>18 pakistani, un indiano ed un cittadino del Banglades.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di <strong>associazione per delinquere<\/strong> finalizzata all\u2019intermediazione illecita e allo <strong>sfruttamento del lavoro<\/strong>, <strong>riduzione in schiavit\u00f9, estorsione, nonch\u00e9 favoreggiamento dell\u2019immigrazione clandestina. Nei confronti delle persone indagate,<\/strong>ritenute <strong>capi, organizzatori e intermediari<\/strong> principali di veri e propri sodalizi criminali, <strong>\u00e8 scattato il fermo in quanto <\/strong>sussiste in <strong>concreto il pericolo di fuga.<\/strong> Gli stessi sono stati ristretti presso diversi istituti carcerari. In tutto due le associazioni a delinquere individuate e smantellate nel corso dell&#8217;operazione che ha fatto emergere una realt\u00e0 fatta di <strong>turni massacranti, discriminazioni salariali in base alla nazionalit\u00e0 e un traffico di visti<\/strong> legato ai <a href=\"https:\/\/www.interno.gov.it\/it\/notizie\/decreto-flussi-2026-2028-previste-497550-quote-tre-anni-precompilazione-domande-dal-23-ottobre\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Decreti Flussi.\u00a0<\/a><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-302288\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Caporalato_Cassano-Ionio-3.jpg\" alt=\"\" width=\"498\" height=\"318\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Caporalato_Cassano-Ionio-3.jpg 970w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Caporalato_Cassano-Ionio-3-300x192.jpg 300w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Caporalato_Cassano-Ionio-3-768x491.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 498px) 100vw, 498px\" \/><\/p>\n<h3>Piana di Sibari, il blitz: tra schiavit\u00f9 e traffico di migranti<\/h3>\n<p>L\u2019operazione costituisce l\u2019esito di una complessa e prolungata attivit\u00e0 investigativa che ha consentito di fare piena luce su gravissimi fenomeni di devianza criminale radicati nella Piana di Sibari, svelando la <strong>stretta e drammatica interconnessione tra il traffico illecito di esseri umani e il loro sistematico sfruttamento nei campi.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019attivit\u00e0 investigativa \u00e8 stata avviata nel 2020 a seguito di una singolare vicenda di \u201critorsione\u201d denunciata da due \u201ccaporali\u201d, oggi indagati. Costoro si presentarono spontaneamente presso i Carabinieri per sporgere denuncia contro ignoti, lamentando il danneggiamento degli pneumatici delle proprie vetture e indicando quali sospettati tre giovani migranti di origine africana che lavoravano per loro.<\/p>\n<p>Tuttavia, anzich\u00e9 subire passivamente l&#8217;intimidazione, i lavoratori<strong> scelsero di rompere il muro del silenzio e si presentarono dai Carabinieri per sporgere una dettagliata contro-denuncia.<\/strong> I braccianti rivelarono che il taglio degli pneumatici era l\u2019epilogo di <strong>aspri dissidi<\/strong> scaturiti dalle loro legittime richieste di regolarizzazione contrattuale e dal <strong>sistematico mancato pagamento di mesi di lavoro<\/strong> da parte dei caporali, descrivendo per la prima volta<strong> l\u2019inferno dello sfruttamento e delle gravi minacce subito sul territorio.<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-302289\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Caporalato_Cassano-Ionio-4.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"309\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Caporalato_Cassano-Ionio-4.jpg 970w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Caporalato_Cassano-Ionio-4-300x186.jpg 300w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Caporalato_Cassano-Ionio-4-768x475.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/p>\n<h3>Due associazioni a delinquere: una italiana e una straniera<\/h3>\n<p>Queste dichiarazioni hanno consentito al Reparto Operativo dei Carabinieri per la Tutela del Lavoro di Roma di avviare le indagini. Le conseguenti attivit\u00e0 investigative hanno consentito di fare piena luce su<strong> due distinte e ramificate associazioni per delinquere,<\/strong> profondamente interconnesse sul piano operativo nella Piana di Sibari.<\/p>\n<p><strong>La prima, di matrice prevalentemente etnica e guidata da cittadini stranieri,<\/strong> esercitava un vero e proprio <strong>controllo monopolistico sulla manodopera agricola dell\u2019intera area<\/strong>. Il sodalizio, composto da <strong>14 cittadini pakistani,<\/strong> non si limitava alla mera intermediazione illecita, ma <strong>riduceva i braccianti in uno stato di soggezione e servit\u00f9 continuativa,<\/strong> annullandone la capacit\u00e0 di autodeterminazione.<\/p>\n<h3>Alloggi fatiscenti, turni massacranti e ritmi asfissianti<\/h3>\n<p>Le vittime, in maggioranza giovanissimi cittadini di origine pakistana e sub-sahariana in situazione di assoluta indigenza, venivano reclutate approfittando della loro irregolarit\u00e0 sul territorio, della mancanza di alternative e della non conoscenza della lingua italiana. I lavoratori venivano costretti a <strong>coabitare (fino a 20 persone contemporaneamente) in alloggi fatiscenti, degradati, privi di riscaldamento, luce e gas<\/strong> nel centro storico di un comune locale, per i quali l\u2019organizzazione tratteneva forzosamente dai salari quote di 50-60 euro al mese.<\/p>\n<p>Quotidianamente, venivano <strong>stipati a bordo di auto e furgoni<\/strong> in numero enormemente superiore alla capienza consentita (finanche stipati nel bagagliaio posteriore) per essere condotti nei campi, subendo un\u2019ulteriore decurtazione arbitraria di 5 euro al giorno per il viaggio. Gli stessi braccianti venivano sottoposti a<strong> turni massacranti di 8-10 ore continuative,<\/strong> privi di riposo settimanale, ferie o tutele assicurative e sanitarie.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-302287\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Caporalato_Cassano-Ionio-2.jpg\" alt=\"\" width=\"498\" height=\"255\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Caporalato_Cassano-Ionio-2.jpg 970w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Caporalato_Cassano-Ionio-2-300x154.jpg 300w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Caporalato_Cassano-Ionio-2-768x394.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 498px) 100vw, 498px\" \/><\/p>\n<p>Sotto la sorveglianza vessatoria di \u201ccapi-squadra\u201d che imponevano <strong>ritmi di raccolta asfissianti,<\/strong> ricevevano una retribuzione reale compresa tra i 2,70 e i 3 euro all\u2019ora (pari a giornate da 23-27 euro complessivi), a fronte di tariffe di circa 40 euro corrisposte dagli imprenditori ai caporali. Per impedire qualsiasi via di fuga,<strong> l\u2019organizzazione tratteneva sistematicamente e parzialmente i salari dovuti, minacciando le vittime di cacciarle di casa,<\/strong> far perdere loro il permesso di soggiorno o aggredirle fisicamente qualora avessero protestato.<\/p>\n<h3>La discriminazione salariale in base alla nazionalit\u00e0<\/h3>\n<p>Un aspetto di eccezionale e odioso rilievo emerso nel corso delle indagini rigyuardante il caporalato riguarda l&#8217;applicazione sistematica di una<strong> ponderata discriminazione salariale<\/strong> applicata dai caporali <strong>in base alla provenienza geografica ed etnica dei braccianti sfruttati<\/strong>, a parit\u00e0 di mansioni svolte e di estenuanti turni lavorativi (spesso protratti dalle 8 alle 10 ore continuative nei campi): i braccianti di origine sub-sahariana (nigeriani, gambiani, senegalesi, ecc.) venivano sottoposti alle condizioni economiche pi\u00f9 penalizzanti e umilianti. Ad essi veniva corrisposta una retribuzione giornaliera di appena 23-27 euro (pari a circa 2,70 &#8211; 3,00 euro all\u2019ora); quelli di origine pakistana ed afghana, invece, beneficiavano di un trattamento leggermente superiore, con retribuzioni giornaliere stabilite tra i 30 e i 35 euro (pari a circa 3,30 &#8211; 4,00 euro all\u2019ora).<\/p>\n<p>Tale disparit\u00e0 salariale era frutto di una precisa scelta strategica del sodalizio pakistano dedito al caporalato. Nei confronti dei propri connazionali, infatti, l\u2019organizzazione faceva leva sul forte vincolo etnico, territoriale e religioso di appartenenza, premiandone la \u201csottomissione fedele\u201d con compensi marginalmente superiori al fine di blindare l\u2019omert\u00e0 e prevenire qualsiasi forma di collaborazione con le autorit\u00e0 statali. Al contrario, nei confronti dei braccianti africani, considerati \u201cinaffidabili\u201d e privi di tale legame culturale, veniva esercitata una <strong>sopraffazione pura e asfissiante<\/strong> basata sul costante ricatto: la minaccia di allontanamento immediato dagli alloggi gestiti dal gruppo, la revoca della possibilit\u00e0 di lavorare e il mancato pagamento delle spettanze arretrate.<\/p>\n<p>La disperazione e lo stato di bisogno di questi giovani migranti sub-sahariani era tale da <strong>costringerli<\/strong>, in diverse occasioni documentate dalle intercettazioni, a <strong>implorare umilmente il proprio caporale anche solo per ottenere la dazione di 10 euro per poter acquistare cibo e sopravvivere.<\/strong><\/p>\n<h3>Cos\u00ec si aggiravano le procedure governative<\/h3>\n<p>La <strong>seconda associazione a delinquere,<\/strong> promossa, organizzata e composta da <strong>soggetti italiani,<\/strong> era finalizzata in via esclusiva al <strong>favoreggiamento dell\u2019immigrazione clandestina<\/strong> su scala industriale. Il programma criminoso si fondava sul <strong>sistematico aggiramento delle procedure governative connesse<\/strong> ai \u201cDecreti Flussi\u201d e \u201cDecreto Rilancio\u201d. L\u2019organizzazione contava sulla consapevole e attiva connivenza di un gruppo di professionisti compiacenti (commercialisti) e sull\u2019abuso delle pubbliche funzioni esercitate da operatori di CAF e Patronati operanti in Calabria e in Basilicata.<\/p>\n<p>Abusando delle loro credenziali d\u2019accesso ai sistemi ministeriali, costoro predisponevano e inoltravano telematicamente migliaia di i<strong>stanze di assunzione fittizie<\/strong> nei cosiddetti click day. Le istanze venivano presentate per conto di ditte agricole e commerciali compiacenti, fittiziamente intestate a prestanome o completamente improduttive (prive di terreni, dipendenti e fatturati reali).<\/p>\n<p>I professionisti del sodalizio provvedevano a <strong>\u201cgonfiare\u201d ad arte i requisiti patrimoniali e i bilanci aziendali<\/strong> tramite la creazione di false fatture di acquisto e vendita, inducendo in errore gli uffici della Prefettura e dell\u2019Ispettorato del Lavoro. Per ogni pratica finalizzata all\u2019ottenimento del visto di ingresso o della regolarizzazione temporanea, l\u2019organizzazione pretendeva dai migranti somme oscillanti tra i 6.500 e i 10.000 euro per singola pratica.<\/p>\n<h3>Il commercio dei visti<\/h3>\n<p>Questo <strong>illecito e sofisticato commercio di visti<\/strong> \u2013 definito dagli stessi sodali nelle intercettazioni come la <strong>\u201cgallina dalle uova d\u2019oro\u201d \u2013<\/strong> generava<strong> profitti illeciti milionari<\/strong> e fungeva da vero e proprio <strong>serbatoio per il mercato nero<\/strong>: una volta giunti sul territorio nazionale, i migranti, privi di reale impiego presso le ditte fittizie e gravati dai debiti contratti per pagare il visto, venivano inevitabilmente assorbiti e sfruttati nei campi dal sodalizio del caporalato.<\/p>\n<p>Per celare la propria identit\u00e0 e aggirare i limiti numerici imposti alle domande private, i membri del sodalizio hanno finanche carpito e utilizzato abusivamente l\u2019identit\u00e0 digitale (SPID) e le credenziali telematiche di ignari cittadini extracomunitari precedentemente regolarizzati. Le indagini del Reparto Operativo dei Carabinieri Tutela del Lavoro hanno svelato uno scenario ancor pi\u00f9 inquietante, caratterizzato dal <strong>diretto coinvolgimento di esponenti delle storiche cosche di \u2018ndrangheta operanti nella Sibaritide.<\/strong><\/p>\n<h3>Le ditte gestite dai clan locali<\/h3>\n<p>\u00c8 emerso dall&#8217;inchiesta sul caporalato nella Piana di Sibari come alcune delle <strong>ditte agricole<\/strong> utilizzate per lo sfruttamento intensivo della manodopera in nero fossero <strong>fittiziamente intestate a prestanome ma gestite direttamente per conto dei clan mafiosi locali.<\/strong> Quando i braccianti osavano protestare contro le condizioni alloggiative disumane e le decurtazioni salariali, venivano brutalmente zittiti con minacce di morte esplicite, facendo leva sull\u2019appartenenza all\u2019organizzazione mafiosa.<\/p>\n<p>L\u2019operazione odierna rappresenta il parziale epilogo di una complessa e prolungata attivit\u00e0 investigativa avviata nel 2020 dal Reparto Operativo del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro. I militari dell\u2019Arma hanno dispiegato un dispositivo investigativo di eccezionale modernit\u00e0 e tenacia, dimostrando un\u2019altissima specializzazione nel contrasto alle forme pi\u00f9 odiose di sfruttamento del lavoro e di traffico di migranti.<\/p>\n<h3>Le indagini serrate sul caporalato: telecamere nascoste, contrilli e pedinamenti<\/h3>\n<p>Le indagini sul caporalato nella Piana di Sibari si sono sviluppate attraverso serrate attivit\u00e0 di <strong>osservazione, controllo e pedinamento<\/strong> condotte spesso all\u2019alba e in condizioni di estrema difficolt\u00e0 logistica tra le campagne della Piana di Sibari, monitorando i movimenti dei caporali e dei braccianti sfruttati. In atto anche <strong>sofisticate attivit\u00e0 tecniche,<\/strong> tra cui intercettazioni telefoniche, ambientali e l\u2019installazione di dispositivi di localizzazione satellitare GPS sui veicoli utilizzati dai sodali.<\/p>\n<p>Attraverso<strong> telecamere nascoste<\/strong> posizionate presso i punti strategici di raccolta dei braccianti (come la piazza adiacente all\u2019ufficio postale di un comune del cassanese), i Carabinieri hanno documentato quotidianamente il <strong>drammatico &#8220;smistamento&#8221; e carico dei lavoratori sui furgoni.<\/strong> A questi si sono aggiunti anche <strong>decisivi accessi ispettivi sul campo<\/strong>: la vera chiave di volta dell\u2019indagine \u00e8 stata l\u2019integrazione delle intercettazioni in tempo reale con tempestivi controlli sul posto effettuati dai militari del N.I.L. di Cosenza direttamente nei campi agricoli durante le stagioni di raccolta di agrumi e olive.<\/p>\n<p>Questi accessi hanno consentito di <strong>cogliere la flagranza delle violazioni giuslavoristiche, identificando decine di lavoratori \u201cin nero\u201d,<\/strong> riscontrando l\u2019assenza di dispositivi di protezione e sicurezza, e sequestrando prove documentali inconfutabili. I Carabinieri per la Tutela del Lavoro hanno operato con straordinaria sensibilit\u00e0 umana, lavorando a stretto contatto con personale dell\u2019O.I.M. (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) e dell\u2019associazione onlus \u201cComunit\u00e0 Progetto sud\u201d, facenti parte della rete antitratta.<\/p>\n<p>Questo approccio ha permesso di rassicurare le vittime \u2013 terrorizzate dalle continue minacce di ritorsione ed espulsione \u2013 offrendo loro immediata protezione e <strong>raccogliendo le loro genuine denunce-querele,<\/strong> rivelatesi pilastri insostituibili dell\u2019impianto accusatorio. Numerosi braccianti sfruttati e rintracciati sul territorio sono stati immediatamente sottratti alla disponibilit\u00e0 dell\u2019organizzazione, inseriti in programmi di assistenza alloggiativa e avviati ai percorsi di tutela umanitaria e regolarizzazione previsti dalla legge.<\/p>\n<h3>Perquisizioni e sequestri<\/h3>\n<p>La fase esecutiva delle indagini sul caporalato e sulle associazioni illecite messe in atto scattata oggi ha visto l\u2019impiego coordinato di <strong>centinaia di militari<\/strong> ha messo in atto anche\u00a0<strong>perquisizioni locali e personali<\/strong> nei confronti di diversi indagati oltre che al <strong>sequestro probatorio <\/strong>di cospicuo <strong>materiale cartaceo ed elettronico<\/strong>, tra cui i <strong>\u201clibri neri\u201d della contabilit\u00e0 occulta<\/strong> tenuti dai caporali per registrare le ore effettuate e le somme sottratte forzosamente ai lavoratori nonch\u00e9 il <strong>sequestro di telefoni cellulari e supporti informatici,<\/strong> destinati ad essere sottoposti a copia forense per estrarre ulteriori elementi di prova in ordine alla rete di compravendita dei visti d\u2019ingresso.<\/p>\n<p>Il sindaco di Cassano All&#8217;Ionio, Gianpaolo Iacobini, esprime apprezzamento alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e ai Carabinieri per la Tutela del Lavoro per l&#8217;Operazione &#8220;Master&#8221;, condotta nella Piana di Sibari per debellare la piaga del caporalato.<\/p>\n<h3>Sindaco Iacobini: \u00a0&#8220;Ora si faccia piena luce sui rapporti con le organizzazioni criminali&#8221;<\/h3>\n<p>Il sindaco di Cassano Ionio, Gianpaolo Iacobini, esprime apprezzamento alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e ai Carabinieri per la Tutela del Lavoro per l&#8217;Operazione &#8220;Master&#8221;, condotta nella Piana di Sibari per debellare la piaga del caporalato.<\/p>\n<p>\u00abAncor pi\u00f9 dopo i tragici fatti dei mesi scorsi \u2013 dichiara Iacobini \u2013 si tratta di un&#8217;iniziativa investigativa e giudiziaria che conferma quanto sia <strong>fondamentale mantenere alta l&#8217;attenzione su una piaga del genere.<\/strong> La fiducia nelle Forze dell&#8217;Ordine e nella Magistratura \u00e8 massima ed \u00e8 altrettanto importante che le indagini consentano di <strong>fare piena luce<\/strong> su tutti i rapporti e sulle eventuali responsabilit\u00e0 emerse, oltre ai collegamenti con ambienti riconducibili alle cosche operanti sul territorio\u00bb.<\/p>\n<p>Nel rivolgere anche un riconoscimento alla Guardia di Finanza di Sibari, impegnata costantemente nel contrasto al caporalato e alle diverse forme di illegalit\u00e0 che incidono sul tessuto economico e produttivo della Sibaritide, Iacobini conclude: \u00abCome Comune continueremo a fare la nostra parte, collaborando con tutte le istituzioni competenti per <strong>difendere la legalit\u00e0, la dignit\u00e0 del lavoro e lo sviluppo sano della nostra terra<\/strong>\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scattato all&#8217;alba il maxi blitz dei Carabinieri coordinata dalla DDA di Catanzaro. 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