{"id":302759,"date":"2026-09-08T10:22:55","date_gmt":"2026-09-08T08:22:55","guid":{"rendered":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/?p=302759"},"modified":"2026-09-08T10:23:26","modified_gmt":"2026-09-08T08:23:26","slug":"mohammed-morte-corea-cosa-accaduto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/mohammed-morte-corea-cosa-accaduto\/","title":{"rendered":"Mohammed: 46 giorni dopo la sua morte, Emilia Corea \u00abcosa \u00e8 realmente accaduto?\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Emilia Corea, <a href=\"https:\/\/www.comune.cosenza.it\/en\/novita\/page\/casa-circondariale-di-cosenza-il-consiglio-comunale-approva-all-unanimita-risoluzione-per-chiedere-alle-autorita-competenti-interventi-per-ridurre-il-sovraffollamento-ed-eliminare-altre-criticita\" rel=\"noopener\">Garante<\/a> dei detenuti di Cosenza, a 46 giorni dalla morte di Mohammed lancia una riflessione che parte da quella tragica giornata del 23 luglio. Dalle domande ancora aperte sulla dinamica dei fatti al rischio, sempre pi\u00f9 concreto, di <strong>abituarsi alla violenza e alla morte.<\/strong><\/p>\n<h3>Mohamed, dal 23 luglio ad oggi. Corea \u00abil rischio dell&#8217;assuefazione\u00bb<\/h3>\n<p>\u00abSono passati quarantasei giorni da quel 23 luglio. Era un pomeriggio caldo. Il sole batteva sui palazzi e il cemento restituiva il calore accumulato durante il giorno. Sul selciato dove Mohammed \u00e8 caduto sono rimasti i fiori che qualcuno ha lasciato per lui. Adesso sono secchi. La citt\u00e0, invece, ha continuato a vivere. I negozi hanno riaperto, la gente \u00e8 tornata al lavoro. Ma quel pomeriggio non \u00e8 stato dimenticato. Nel quartiere se ne parla ancora. Mohammed aveva ventisei anni. Sua madre racconta che aveva paura del sangue e dei comportamenti estremi. Racconta di un ragazzo fragile, che non era aggressivo, che temeva le visite a casa e che aveva paura del carabiniere intervenuto quel giorno. E c&#8217;\u00e8 un fatto che porta la vicenda dentro quei pochi secondi: i legali del carabiniere hanno affermato che Mohammed aveva le manette ai polsi, e lo hanno affermato prima ancora dell&#8217;esito dell&#8217;autopsia\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00abEd \u00e8 qui che le domande diventano inevitabili<\/strong>. Che cosa \u00e8 successo esattamente prima? Quanto tempo \u00e8 passato dal momento in cui, con le manette ai polsi, \u00e8 salito sulla ringhiera a quello in cui si \u00e8 lanciato? Secondi? Meno di un minuto? E in quei secondi qualcuno ha avuto la possibilit\u00e0 di intervenire? C&#8217;\u00e8 poi una domanda ancora pi\u00f9 concreta. <strong>Se Mohammed non avesse avuto le mani legate, avrebbe potuto reagire durante la caduta<\/strong>? Avrebbe potuto istintivamente portare le mani in avanti? Avrebbe potuto tentare di afferrarsi a qualcosa, proteggersi, cambiare anche di poco la dinamica della caduta? Non \u00e8 una domanda alla quale si possa rispondere con supposizioni. Servono gli accertamenti, le perizie, la ricostruzione della dinamica\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-302762\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Mohammed-Cosenza-Emilia-Corea-tomba-2.jpg\" alt=\"Mohammed Cosenza Emilia Corea - tomba (2)\" width=\"519\" height=\"322\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Mohammed-Cosenza-Emilia-Corea-tomba-2.jpg 973w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Mohammed-Cosenza-Emilia-Corea-tomba-2-300x186.jpg 300w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Mohammed-Cosenza-Emilia-Corea-tomba-2-768x477.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 519px) 100vw, 519px\" \/><\/p>\n<p>\u00abE poi c&#8217;\u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 accaduto a terra.<strong> Sua madre racconta di aver cercato di raggiungere il figlio e di essere stata trattenuta<\/strong>. Il giorno dopo, in ospedale, mi ha mostrato i segni che ha riportato sul collo e sul petto durante la colluttazione con l&#8217;agente. Qualcuno li ha fotografati. I soccorsi sono stati chiamati subito? Mohammed poteva essere salvato? Quanto tempo \u00e8 passato dalla caduta all&#8217;arrivo dei soccorsi? <strong>C&#8217;era ancora qualcosa che si poteva fare<\/strong>? Sono domande che non appartengono soltanto al dolore di una madre. Appartengono alla necessit\u00e0 di ricostruire ci\u00f2 che \u00e8 accaduto\u00bb.<\/p>\n<h3>La tomba di Mohamed<\/h3>\n<p><strong>\u00abMohammed \u00e8 stato portato in Tunisia<\/strong> e <strong>sepolto accanto a suo padre<\/strong>. Un mese fa, nella moschea di Cosenza, si \u00e8 svolto il funerale. Pochi familiari. <strong>Poi sua madre \u00e8 tornata a casa. Una casa dove <a href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/cosenza-mohamed-garante-detenuti\/\">Mohammed<\/a> non torner\u00e0 pi\u00f9<\/strong>. Un carabiniere \u00e8 stato sospeso dal servizio, eppure si legge su un giornale, non risulta indagato. Ma quarantasei giorni dopo, sul selciato, sono rimasti i fiori secchi. E intorno a quei fiori continua a esserci una domanda. Non una sentenza, una domanda. Che cosa \u00e8 realmente accaduto in quei pochi secondi? \u00c8 questo che una parte di questa citt\u00e0 continua a chiedersi. E forse c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra cosa che non dobbiamo dimenticare. <strong>Non dobbiamo dimenticarci di Mohammed, ma non dobbiamo nemmeno dimenticarci di quanto facilmente ci stiamo abituando all&#8217;orrore.<\/strong> Ci saranno, come sempre, i soliti forcaioli che diranno che ben gli sta, che se l&#8217;\u00e8 cercata, che non c&#8217;\u00e8 niente da capire. Lo faranno prima ancora che siano stati chiariti i fatti, perch\u00e9 una morte pu\u00f2 diventare molto facilmente, per qualcuno, soltanto una colpa da attribuire\u00bb.<\/p>\n<h3>Il rischio dell&#8217;assuefazione<\/h3>\n<p>\u00abIl rischio, per\u00f2, \u00e8 pi\u00f9 grande della cattiveria di qualche commento. \u00c8 <strong>l&#8217;assuefazione<\/strong>. \u00c8 quello che sta succedendo anche con Gaza. Da mesi vediamo immagini di morte, bambini uccisi, corpi smembrati, famiglie distrutte, persone che cercano i propri cari dopo un&#8217;esplosione. Le immagini arrivano ogni giorno. Le guardiamo, ne discutiamo, poi ne arriva un&#8217;altra. E un&#8217;altra ancora. <strong>La morte violenta, ripetuta fino all&#8217;infinito, finisce per non farci pi\u00f9 impressione. Diventa parte del paesaggio. Quasi normale.<\/strong> Ed \u00e8 questo che ci deve spaventare. Perch\u00e9 il problema non \u00e8 soltanto che esista l&#8217;orrore. \u00c8 che possiamo finire per abituarci a guardarlo. Che un uomo morto sul selciato possa diventare una notizia come un&#8217;altra. Che un bambino ammazzato a Gaza possa diventare una cifra. Che dietro quei numeri, quelle fotografie, quelle poche righe sui giornali, smettiamo di vedere una persona. Quando ci abituiamo alla morte degli altri, qualcosa cambia anche dentro di noi. Per questo Mohammed chiede, attraverso chi gli \u00e8 sopravvissuto, che la verit\u00e0 non venga lasciata morire con lui e che gli sia restituita, almeno nella giustizia, la dignit\u00e0 che aveva in vita. Tocca alle istituzioni farla. Accertare ogni responsabilit\u00e0, ricostruire quei pochi secondi e dire alla sua famiglia e alla citt\u00e0, senza omissioni e senza protezioni, che cosa sia davvero accaduto <a href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/tragedia-cosenza-muore-perquisizione\/\">quel 23 luglio<\/a>\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-299003\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Mohamed-Amin-Bessioud-Emilia-corea.jpg\" alt=\"Mohamed Amin Bessioud -Emilia corea\" width=\"496\" height=\"307\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Mohamed-Amin-Bessioud-Emilia-corea.jpg 970w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Mohamed-Amin-Bessioud-Emilia-corea-300x186.jpg 300w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Mohamed-Amin-Bessioud-Emilia-corea-768x475.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 496px) 100vw, 496px\" \/><\/p>\n<h3>\u00abNon dimenticare Mohammed\u00bb<\/h3>\n<p>\u00abMa c&#8217;\u00e8 anche qualcosa che tocca a noi. <strong>Non dimenticare il suo nome! Non abituarci alla sua morte<\/strong>. E non farlo soltanto per Mohammed. Non abituarci alla morte di chi muore per mano dello Stato. Di chi muore durante un arresto, in una caserma, in un carcere, durante un fermo, sotto la custodia di chi aveva il compito di proteggerlo. Non perch\u00e9 ogni morte abbia gi\u00e0 un colpevole e nemmeno perch\u00e9 ogni responsabilit\u00e0 sia gi\u00e0 stata accertata. Ma perch\u00e9 quando una persona muore mentre \u00e8 nelle mani dello Stato, la domanda deve essere ancora pi\u00f9 forte: che cosa \u00e8 successo? E non abituarci alla morte violenta degli altri. A nessuna morte. A quella di un ragazzo caduto dalla ringhiera di un terzo piano. A quella di un uomo ucciso per strada. A quella di una donna uccisa dal marito, dal compagno, dall&#8217;ex compagno. A quella di un bambino sotto le macerie. A quella di chi muore in guerra, di chi muore in mare, di chi muore in una cella, di chi muore durante un controllo, di chi muore perch\u00e9 qualcuno ha deciso che la sua vita valeva meno\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-302763\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Mohammed-Cosenza-Emilia-Corea-tomba-3.jpg\" alt=\"Mohammed Cosenza Emilia Corea - tomba (3)\" width=\"509\" height=\"792\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Mohammed-Cosenza-Emilia-Corea-tomba-3.jpg 900w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Mohammed-Cosenza-Emilia-Corea-tomba-3-193x300.jpg 193w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Mohammed-Cosenza-Emilia-Corea-tomba-3-658x1024.jpg 658w, https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Mohammed-Cosenza-Emilia-Corea-tomba-3-768x1195.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 509px) 100vw, 509px\" \/><\/p>\n<p>\u00abNon dobbiamo trasformare i morti in numeri. Non dobbiamo lasciare che diventino statistiche, titoli, immagini che scorrono sullo schermo e dopo pochi secondi vengano sostituite da altre immagini. Perch\u00e9 dietro ogni numero c&#8217;\u00e8 qualcuno che aveva un nome. C&#8217;era una madre. C&#8217;era una casa. C&#8217;era qualcuno che aspettava quella persona a cena. C&#8217;era qualcuno che pensava che il giorno dopo l&#8217;avrebbe rivista. E invece non \u00e8 tornata. <strong>La memoria non restituisce i morti. Non cambia quello che \u00e8 successo. Non salva nessuno.<\/strong> <strong>Ma impedisce almeno che una seconda morte avvenga nel silenzio: quella del loro nome, della loro storia, delle domande che la loro morte lascia dietro di s\u00e9. Per questo non dobbiamo dimenticare Mohammed.<\/strong> Non dobbiamo abituarci alla sua morte. Non dobbiamo abituarci alla morte di tutti gli altri. Perch\u00e9 l&#8217;assuefazione \u00e8 il momento in cui l&#8217;orrore smette di sembrarci orrore. E quando questo accade, il problema non \u00e8 pi\u00f9 soltanto quante persone continuano a morire. \u00c8 che noi abbiamo imparato a guardarle morire senza pi\u00f9 sentirci chiamati in causa. La <strong>fotografia della sua tomba che accompagna queste parole \u00e8 quella del luogo in cui \u00e8 stato seppellito. \u00c8 l\u00ec che riposa adesso. La terra sopra di lui e il silenzio intorno\u00bb.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Cosenza, sul selciato dove il 26enne \u00e8 precipitato il 23 luglio, sono rimasti soltanto i fiori ormai secchi. La Garante dei detenuti Emilia Corea chiede di non lasciare cadere nel silenzio le domande sulla dinamica della morte e lancia un appello contro l\u2019assuefazione alla violenza<\/p>\n","protected":false},"author":42,"featured_media":302761,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[563,42],"tags":[],"class_list":["post-302759","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-area-urbana","category-cosenza"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/302759","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/42"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=302759"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/302759\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/302761"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=302759"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=302759"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=302759"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}