{"id":3061,"date":"2012-09-03T08:53:40","date_gmt":"2012-09-03T06:53:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=3061"},"modified":"2023-01-17T13:35:23","modified_gmt":"2023-01-17T12:35:23","slug":"86-indagine-sulla-poverta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/86-indagine-sulla-poverta\/","title":{"rendered":"Indagine sulla povert\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Un dramma senza et\u00e0 e senza etnie. L\u2019impennata del fenomeno della povert\u00e0 \u00e8 uno dei mali della nostra epoca. Le statistiche confermano che, purtroppo, ogni giorno la fascia dei nuovi poveri si allarga sempre di pi\u00f9.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da sempre al fianco di questi soggetti sfortunati e troppo spesso dimenticati, c\u2019\u00e8 don Antonio Abruzzini, parroco della piccola chiesa di San Pietro e Paolo di via XXIV Maggio e presidente dell\u2019associazione di volontariato Stella Cometa, sita nel difficile e popoloso quartiere di via Popilia. Nel corso della celebrazione della santa messa don Antonio ripete ai suoi fedeli che \u201cquello della povert\u00e0 \u00e8 un fenomeno con cui dobbiamo fare i conti e di cui dobbiamo prendere coscienza\u201d. Ai suoi fedeli suggerisce sempre di \u201caprire il cuore a questi nostri fratelli, in larga maggioranza stranieri, che dobbiamo aiutare ed accogliere. Accoglierli e ascoltargli \u00e8 non solo un\u2019opera di misericordia, ma anche un dovere cristiano\u201d. Il parroco di San Pietro e Paolo coniuga lo spirito di accoglienza e di ospitalit\u00e0 con quello dell\u2019integrazione. \u201cQuesti nostri fratelli non possiamo e non dobbiamo abbandonarli al loro destino. Ogni volta che vediamo un bisognoso per strada, dobbiamo ricordarci che nel suo volto, scavato dalla sofferenza e dal disagio vive Ges\u00f9\u201d. Mentre parliamo con don Antonio, all\u2019interno della chiesa c\u2019\u00e8 un crescente via vai di fedeli, ognuno di loro lascia qualcosa da destinare ai poveri. Fuori dalla chiesa ci sono in fila, rigorosamente educata, uomini, donne, anziani e bambini dell\u2019Est europeo. Bulgari, russi, moldavi, ucraini, romeni, intenti a chiedere l\u2019elemosina e qualcosa da mangiare. Il profumo del pane caldo si espande all\u2019interno e all\u2019esterno della parrocchia e nei volti di molti di loro si accende la luce della speranza, la speranza di mettere a tacere i brontolii dello stomaco, a volte a digiuno per troppi giorni. \u201cNoi \u2013 riprende il presidente dell\u2019associazione Stella cometa \u2013 cerchiamo di rispondere ai bisogni primari di questi nostri fratelli. Lo ripeto sempre ai fedeli e a coloro che regalano parte del proprio tempo a favore di queste persone pi\u00f9 sfortunate di noi: l\u2019accoglienza \u00e8 una parola generica, diventa ricca di significati se dentro, quasi come se stessimo preparando una ricetta, misceliamo insieme ed in parti eguali, amore, carit\u00e0 e fede\u201d. Don Abruzzini sa bene che veicolare il messaggio di donare qualcosa di noi stessi agli altri non \u00e8 sempre facile. \u201cSpesso il nemico peggiore di questi fratelli sfortunati non \u00e8 la fame, la miseria, la vita difficile con cui devono fare i conti, ma il pregiudizio. Un fattore non legato ad una questione di indifferenza e di razzismo, ma, troppo spesso, figlio della paura\u201d. In un angolo della chiesa, sotto la statua della Madonna, un gruppo di fedeli insegna agli stranieri bisognosi, l\u2019Ava Maria, il Padre Nostro e le altre pi\u00f9 conosciute preghiere della religione cattolica. \u201cEcco lo spirito di fede di cui parlavo. Dietro la recita di una preghiera si trova il conforto\u201d. Quando cala la sera e il vialetto della parrocchia \u00e8 ormai sgombro, in punta di piedi entrano in fila anche tanti cosentini, in difficolt\u00e0. Prima di infilare le mani nel sacco del pane e dei panini e negli scatoloni pieni di beni di prima necessit\u00e0 si guardano intorno e si inchinano davanti al crocifisso in segno di ringraziamento per quanto ottenuto. \u201cParallelamente alla cosiddetta povert\u00e0 evidente, quella che porta tanti nostri fratelli stranieri a chiedere l\u2019elemosina sui sagrati della chiese e lungo le vie principali della citt\u00e0 o a rovistare tra i cassonetti dei rifiuti c\u2019\u00e8 \u2013 commenta don Antonio, giungendo le mani in segno di preghiera, un\u2019altra forma di povert\u00e0, quella sommersa di nostri tanti concittadini che vivono la loro condizione di disagio con tanta dignit\u00e0 e anche in silenzio. Gente di ogni et\u00e0 che ha perso il lavoro, che vive nel sommerso, uomini e donne che hanno visto disgregarsi le certezze della loro vita\u201d. Don Abruzzini tiene a precisare che non \u00e8 solo in quest\u2019energica azione di contrasto al fenomeno della povert\u00e0 e dell\u2019accoglienza. \u201cCi sono buoni collegamenti con gli enti locali, c\u2019\u00e8 una grande sintonia con il personale medico dell\u2019Asp e dell\u2019ospedale, nonch\u00e9 il sostegno dei volontari. Il mio appello \u2013 conclude \u2013 \u00e8 quello di fortificare e rafforzare maggiormente questa rete di solidariet\u00e0 in modo da dare risposte a chi \u00e8 in cerca di conforto e di speranza\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un dramma senza et\u00e0 e senza etnie. L\u2019impennata del fenomeno della povert\u00e0 \u00e8 uno dei mali della nostra epoca. 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