{"id":3101,"date":"2012-09-04T08:37:37","date_gmt":"2012-09-04T06:37:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=3101"},"modified":"2023-01-17T13:35:28","modified_gmt":"2023-01-17T12:35:28","slug":"128-famiglia-cittadina-nei-guai-caso-risolto-dai-nas","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/128-famiglia-cittadina-nei-guai-caso-risolto-dai-nas\/","title":{"rendered":"Hot dog avvelenati? Una truffa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Hot dog alla truffa. Il caso di una famiglia di Cosenza, finita in ospedale per un\u2019intossicazione alimentare, s\u2019\u00e8 rilevata essere un colossale bluff. A scoprirlo, infatti, sono stati i carabinieri della polizia giudiziaria del Tribunale cittadino e i militari dell\u2019Arma dei Nas, investiti dalla Procura della Repubblica ad effettuare le indagini del caso.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I \u201cfinti\u201d avvelenati, convinti di aver messo a segno un piano perfetto, sono finiti nel registro degli indagati, con le accuse di truffa e procurato allarme. Tutto ha inizio domenica sera. I componenti della famiglia (padre, madre e figli, ndr) si recano in una nota rosticceria del centro cittadino e, dopo aver ordinato da mangiare, decidono di mettere in atto il loro piano truffaldino. Approfittando della confusione al\u2019interno del locale e della distrazione degli addetti alla vendita, si accomodano ad un tavolo e, lontano da occhi e orecchie indiscrete, inseriscono nei loro hot dog vermi. Mentre consumano la cena, per facilitare ed accelerare il processo di digestione e l\u2019insorgenza del conseguenziale malessere, bevono alcune bevande. Da l\u00ec a breve il gioco \u00e8 fatto. I primi sintomi colpiscono i bambini che, avvertono dolori allo stomaco e mostrano segni di nausea. Appena qualche minuto pi\u00f9 tardi, anche i genitori, decidono di entrare in azione, recitando il copione scritto su misura. I lamenti della famiglia attirano l\u2019attenzione dei presenti che, disinteressandosi dei cibi, s\u2019affrettano a sollecitare i soccorsi. Alcuni avventori, davanti a quella scena, decidono di lasciare la rosticceria, abbandonando le ordinazioni sui tavoli. Con l\u2019arrivo del personale medico e paramedico del 118, i falsi \u201cavvelenati\u201d decidono di mettere in azione la parte finale del loro piano truffaldino. L\u2019intensit\u00e0 dei dolori allo stomaco aumenta, cos\u00ec come il pallore in viso e la nausea. Addirittura, mentre sono nell\u2019area medica del Pronto Soccorso, uno dei bimbi inizia a rimettere. Per i medici non ci sono dubbi: l\u2019avvelenamento \u00e8 certo. Scattano le indagini mediche e il caso, come da prassi viene segnalato alle forze dell\u2019ordine. La prima denuncia viene raccolta dagli agenti del posto fisso di polizia, sito all\u2019interno dell\u2019Annunziata. Il protagonista della farsa \u00e8 il capofamiglia. E\u2019 lui, infatti, che con un filo di voce e tanta preoccupazione per lo stato di salute dei suoi congiunti, racconta agli agenti i fatti in questione. L\u2019informativa viene, immediatamente, trasmessa alla Procura della Repubblica. E\u2019 lo stesso procuratore capo Dario Granieri che prende tutto l\u2019incartamento della vicenda e delega i Nas all\u2019attivit\u00e0 d\u2019indagine di loro competenza. Il giorno seguente, infatti, gli specialisti del Nucleo antisofisticazioni e i loro colleghi della polizia giudiziaria dei carabinieri, dislocati negli uffici al quinto piano del palazzo di giustizia cittadino, si recano presso la rosticceria per gli accertamenti. Gli hot dog, esposti in vetrina, al pari di altri prodotti alimentari di facile consumo, vengono sequestrati e al titolare dell\u2019esercizio commerciale viene intimata, temporaneamente, la chiusura. Per l\u2019imprenditore \u00e8 un colpo. Affari e credibilit\u00e0 rischiano il precipizio. Cos\u00ec come anche la qualit\u00e0 dei prodotti in vendita rischia di collassare. Mentre la famigliola gongola, sprando in un sostanzioso rimborso dell\u2019assicurazione, gli investigatori insistono con l\u2019attivit\u00e0 d\u2019indagine. Sono proprio gli uomini del Nas di Cosenza a scoprire l\u2019inganno. Quei vermi non potevano essere stati nel panino, soprattutto perch\u00e9, sovraesposti alle elevate temperature dei forni a microonde, si sarebbero autodistrutti. Dunque la presenza di quegli \u201cospiti\u201d indesiderati all\u2019interno degli hot dog era stata inserita dagli stessi \u201cpensatori\u201d della truffa. La speranza di monetizzare sull\u2019accaduto \u00e8 naufraga e la famigliola \u00e8 finita nuovamente in ospedale. Non per un sospetto avvelenamento ma per la certezza di essere finita nei guai. &nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Hot dog alla truffa. Il caso di una famiglia di Cosenza, finita in ospedale per un\u2019intossicazione alimentare, s\u2019\u00e8 rilevata essere un colossale bluff. 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