{"id":3409,"date":"2012-09-10T10:22:12","date_gmt":"2012-09-10T08:22:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=3409"},"modified":"2023-01-17T13:36:00","modified_gmt":"2023-01-17T12:36:00","slug":"477-universita-ecco-chi-ci-guadagna-dal-numero-chiuso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/477-universita-ecco-chi-ci-guadagna-dal-numero-chiuso\/","title":{"rendered":"Universit\u00e0: ecco chi ci guadagna dal numero chiuso"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019 un affare per decine di atenei, un pensiero per migliaia di studenti, un grande sforzo organizzativo per tutti. E\u2019 la prova di ammissione all\u2019Universit\u00e0, un appuntamento settembrino ormai diventato consuetudine anche in Italia. Che si tratti di numero chiuso o di un test di orientamento, le polemiche sul rispetto della Costituzione e sull\u2019utilit\u00e0 di<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p>questi strumenti didattici si ripete con cadenza regolare. Ma quest\u2019anno le proteste hanno una motivazione in pi\u00f9: la crisi economica. La quasi cronica difficolt\u00e0 per molte famiglie italiane ad arrivare a fine mese ha spinto molti, studenti in primis, a considerare eccessive le spese da sostenere per effettuare le prove selettive. Cifre che si attestano sulla media di 50 euro per studente, come accade a Milano per la Statale e la Bicocca.&nbsp;Ma a Torino il costo del test a numero chiuso per la facolt\u00e0 di Architettura arriva intorno ai 60 euro e a Roma, nella facolt\u00e0 di Medicina di Tor Vergata, a 70 euro. Per non parlare del business che riguarda il materiale didattico di preparazione al test: i kit completi degli Alphatest&nbsp;costano tra i&nbsp;66,90&nbsp;euro (in inglese) e i&nbsp;135,60&nbsp;(completo, manuale+cd in italiano), i corsi di preparazione molto di pi\u00f9. E non \u00e8 da sottovalutare nemmeno il mercato che si sta creando intorno agli studenti che non superano i test per l\u2019ammissione alle facolt\u00e0 a numero chiuso, ma hanno abbastanza risorse finanziarie per comprare i titoli presso qualche ateneo straniero: in questo caso, secondo quanto riferisce il sito www.wakeupnews.eu, alcuni istituti possono incassare anche&nbsp;80-120 mila euro&nbsp;per studente.<\/p>\n<p class=\"first\">Mentre la validit\u00e0 del numero chiuso resta un tema aperto, tra l\u2019altro con test in passato sotto accusa per errori evidenti e domande di dubbia cultura generale, c\u2019\u00e8 un\u2019inflazione dei corsi universitari con programmazione locale che prevedono lo sbarramento. Nelle sole universit\u00e0 statali il 54% dei corsi \u00e8 a numero chiuso. A&nbsp;Trento, per esempio, le prove d\u2019ingresso sono aumentate, fino ad arrivare per l\u2019anno accademico 2012-2013 a 13 su 24. Compresa Sociologia, che per la prima volta avr\u00e0 tutti i corsi con test. A Padova solo i test obbligatori sono 29, a Venezia 12, a Verona 22. Ma poi ce ne sono altre decine relative a corsi non a numero chiuso. E cos\u00ec aumenta il contrasto tra gli studenti, che attribuiscono questo incremento alla mancanza di fondi, di strutture adeguate negli atenei italiani e di docenti sufficienti per aprire nuovi corsi di laurea e chi, invece, parla della selezione d\u2019ingresso come di un metodo per accrescere il livello della didattica universitaria. Ma soprattutto prolifera, sempre di pi\u00f9, un vero e proprio business. Basti pensare che solo l\u2019Universit\u00e0 di Bari e il Politecnico del capoluogo pugliese hanno raccolto quest\u2019anno 700mila euro sottoforma di contributo spese per l\u2019organizzazione e la gestione della prove. Buona parte dei soldi dei 16mila partecipanti ai test serviranno a pagare i componenti delle commissioni, i vigilanti, i tecnici, gli addetti alle pulizie, le attrezzature e il materiale necessario allo svolgimento delle prove. Insomma tanto denaro e interessi di tanti in ballo. Tutto questo mentre, secondo l\u2019Istituto europeo di statistica, l\u2019Italia \u00e8 all\u2019ultimo posto nel Vecchio Continente per la percentuale dei laureati nella fascia di et\u00e0 fra i 30 e i 34 anni, pari al 20,3% nel 2011. Per il BelPaese l\u2019obiettivo, stabilito dall\u2019Ue, di raggiungere il 40% entro il 2020 \u00e8 solo un miraggio.<\/p>\n<p>Proprio in questi giorni la scottante questione del numero chiuso, un sistema introdotto in Italia dagli anni Ottanta e programmato a livello nazionale per le facolt\u00e0 di Medicina e chirurgia, Odontoiatria, Veterinaria, Architettura e Scienze della Formazione primaria, interessa decine di migliaia di studenti. Hanno iniziato il 4 settembre i 77mila gli iscritti alle prove di selezione per i corsi di laurea in medicina e chirurgia e odontoiatria, contro gli 11.104 posti messi a bando (10.173 medicina e 931 odontoiatria). Come dire che solo 1 su 8 ce la far\u00e0. Il 6 settembre, poi, il test \u00e8 toccato agli studenti che aspirano a diventare architetti. In questo caso 8.270 posti disponibili, 30mila concorrenti e un terzo circa di possibilit\u00e0 di superare la prova. Tocca, poi, il 10 settembre ai futuri veterinari (918 posti, ma gli aspiranti sono 9mila) e l\u201911 si chiude con gli studenti interessati a diventare infermieri, ostetrici, logopedisti, fisioterapisti (circa 27.000 posti per 22 profili professionali). E le proteste si sono gi\u00e0 fatte vedere. I collettivi studenteschi sono scesi in strada nelle principali citt\u00e0 italiane e hanno sventolato striscioni pacifici come \u201cconTESTiamoli\u201d, \u201cLiberiamo i saperi\u201d e \u201cProfumo di chiuso\u201d. E il prossimo 28 settembre l\u2019Unione degli studenti (Udu) ha organizzato a Roma una manifestazione contro il numero chiuso, proprio in concomitanza allo sciopero della Funzione Pubblica contro la spending review. Nel mirino degli studenti il ministro dell\u2019Istruzione, Francesco Profumo, la cui replica non si \u00e8 fatta attendere: \u201cEsiste una norma europea per le facolt\u00e0 di scienze della vita: medicina, veterinaria, odontoiatria e anche architettura \u2013 afferma &#8211; naturalmente uno potrebbe discutere sui numeri ma questi sono determinati su una proiezione dei fabbisogni\u201d.<\/p>\n<p>Nel dibattito si \u00e8 inserito anche Giovanni Sabbatucci con una lettera pubblicata dal quotidiano \u201cIl Messaggero\u201d. Lo storico&nbsp;e docente universitario&nbsp;alla&nbsp;Universit\u00e0 \u201cLa Sapienza\u201d di Roma si mostra a favore del numero chiuso e contesta gli studenti sia nel principio che nel merito. Per lo studioso, infatti, \u201cl\u2019istruzione \u00abobbligatoria e gratuita\u00bb di cui parla l\u2019art. 34 della Costituzione \u00e8 quella di base, relativa ai ragazzi dai sei ai quattordici anni (il limite \u00e8 stato alzato a sedici), mentre, per quanto riguarda gli studi superiori, lo stesso art. 34 si limita ad affermare il diritto ad accedervi dei \u00abcapaci e meritevoli, anche se privi di mezzi\u00bb e il dovere dello Stato di facilitare questo accesso \u00abcon borse di studio, assegni alle famiglie e altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso\u00bb\u201d. Nel merito, poi, per Sabbatucci il numero chiuso sarebbe da estendere ulteriormente perch\u00e9 \u201cl\u2019Universit\u00e0 costa\u2026e questo costo \u00e8 coperto solo in misura ridotta dalle tasse di iscrizione\u2026il resto \u00e8 a carico della fiscalit\u00e0 generale\u2026Lasciamo dunque l\u2019Universit\u00e0 \u2013 \u00e8 la conclusione del docente &#8211; a quelli che possono e vogliono studiare sul serio. Risparmiamo spazi e risorse, scarsi gli uni e le altre, a vantaggio dei \u00abcapaci e meritevoli, anche se privi di mezzi\u00bb: come ci suggerisce, anzi ci impone, il dettato costituzionale\u201d.<\/p>\n<p>La querelle tra favorevoli e contrari al numero chiuso ha gi\u00e0 avuto anche risvolti giudiziari. La Corte Costituzionale si \u00e8 pronunciata, nel 1998, in favore della legittimit\u00e0 del numero programmato. Ma lo scorso 18 giugno il Consiglio di Stato, ravvisando profili di legittimit\u00e0 costituzionale della legge sul numero chiuso del 1999, ha rinviato la normativa alla Corte costituzionale, perch\u00e9 si pronunci sulla presunta lesione di ben tre articoli (3, 34 e 97) contenuti nella Carta. Nel mirino la poca importanza data al merito nell\u2019ammissione ai corsi di laurea a fronte di un alto grado di casualit\u00e0 legato al numero di posti disponibili in ciascun ateneo. Anche il Codacons, l\u2019associazione dei consumatori, \u00e8 pronta a scendere in campo e minaccia una class action. Insomma chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 un affare per decine di atenei, un pensiero per migliaia di studenti, un grande sforzo organizzativo per tutti. E\u2019 la prova di ammissione all\u2019Universit\u00e0, un appuntamento settembrino ormai diventato consuetudine anche in Italia. 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