{"id":3563,"date":"2012-09-12T11:13:15","date_gmt":"2012-09-12T09:13:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=3563"},"modified":"2023-01-17T13:36:17","modified_gmt":"2023-01-17T12:36:17","slug":"638-manhattan-sommersa-nel-2050-il-grande-disgelo-minaccia-new-york","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/638-manhattan-sommersa-nel-2050-il-grande-disgelo-minaccia-new-york\/","title":{"rendered":"&#8220;Manhattan sommersa nel 2050&#8221; il grande disgelo minaccia New York"},"content":{"rendered":"<p>NEW YORK&nbsp; &#8211; Accadeva un anno e 2 settimane fa: cessato allarme, l&#8217;uragano Irene aveva risparmiato New York. Ce l&#8217;eravamo cavata con assalti ai supermercati per le scorte d&#8217;emergenza, 370.000 evacuati, migliaia di voli cancellati e tanti turisti bloccati qui alla fine delle vacanze.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p>Ma era stata pi\u00f9 la paura del danno. Qualcuno aveva perfino accusato il sindaco Michael Bloomberg di allarmismo.<\/p>\n<p>E invece no: il 28 agosto 2011 abbiamo sfiorato un disastro immane. E il futuro ne ha altri in serbo, Manhattan \u00e8 una vittima pre-destinata del cambiamento climatico, una delle metropoli pi\u00f9 vulnerabili all&#8217;innalzamento delle acque. Oggi si scopre che per soli 30 centimetri l&#8217;uragano Irene non paralizz\u00f2 completamente il sistema dei trasporti. Bastava una marea un po&#8217; pi\u00f9 alta per &#8220;rendere inservibili i tunnel della metropolitana sotto i fiumi Harlem e East River, chiudendo quelle linee per oltre un mese, con un danno di 55 miliardi&#8221;. Sarebbero state sommerse anche le tangenziali della Franklin Roosevelt Drive e quella che costeggia il fiume Hudson.<\/p>\n<p>I treni dei pendolari bloccati sine die, anche loro. Una paralisi quasi &#8220;da 11 settembre&#8221;, nella capitale finanziaria degli Stati Uniti. Lo rivela un rapporto consegnato al sindaco da un&#8217;\u00e9quipe di scienziati del Columbia University Earth Institute sotto la direzione di Klaus Jacob. Fa parte di una serie di studi commissionati subito dopo Irene, e che ora stanno arrivando sulla scrivania di Bloomberg. Le conclusioni sono drammatiche.<\/p>\n<p>Le acque che bagnano l&#8217;isola di Manhattan nonch\u00e9 Brooklyn, Queens, il Bronx, si sono alzate di 3 centimetri ogni 10 anni nell&#8217;ultimo secolo ma ora la velocit\u00e0 d&#8217;innalzamento sta crescendo: entro il 2050 saranno pi\u00f9 alte di 60 centimetri. Non ci sar\u00e0 bisogno di un uragano tropicale come Irene, basteranno normali temporali per allagare e paralizzare interi quartieri. E quando il livello dell&#8217;oceano sar\u00e0 salito di 120 centimetri (entro il 2080) oltre un terzo della metropoli sar\u00e0 soggetta a inondazioni costanti.<\/p>\n<p>New York \u00e8 seconda solo a New Orleans per il rischio-marea. Duecentomila newyorchesi vivono in zone vulnerabili, meno di un metro al di sopra dell&#8217;alta marea. I preparativi per adeguare la metropoli sono inadeguati. &#8220;Manca un senso di urgenza&#8221;, ha dichiarato al New York Times l&#8217;ingegnere Douglas Hill, uno degli esperti consultati dal sindaco dopo Irene. Eppure l&#8217;amministrazione municipale non \u00e8 inerte. Bloomberg, che \u00e8 un noto ambientalista (finanzia con il suo patrimonio il Sierra Club, potente ong &#8220;verde&#8221;), ha varato una serie di misure post-Irene.<\/p>\n<p>Sono state allargate le lagune naturali che servono da &#8220;serbatoi di contenimento&#8221; delle maree; sono stati moltiplicati i &#8220;tetti verdi&#8221;, giardini pensili che potenziano l&#8217;assorbimento delle acque piovane; nuovi regolamenti comunali vietano di tenere nelle cantine le caldaie e i serbatoi per il riscaldamento. Una delle accuse degli esperti \u00e8 che l&#8217;attenzione si concentra sulla punta meridionale di Manhattan, dove le inondazioni danneggerebbero Wall Street. Ma rischi superiori sono nelle aree industriali del Bronx e di Brooklyn: l\u00ec i danni colpirebbero impianti chimici, depositi di carburanti, centri di smistamento dell&#8217;immondizia, con effetti tremendi per l&#8217;inquinamento.<\/p>\n<p>Altre citt\u00e0 americane sono pi\u00f9 avanti di New York nella prevenzione delle inondazioni da cambiamento climatico. San Francisco, Chicago, Charlotte, oltre a sperimentare nuovi tipi di asfalto poroso che accelerano lo scolo delle acque (il materiale \u00e8 usato soprattutto nelle piste ciclabili), hanno anche cominciato a espropriare terreni edificabili e a vietare nuove costruzioni nelle aree vicine a mari, fiumi, laghi.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un tab\u00f9 che Bloomberg ancora non osa affrontare. Gli espropri forzati sarebbero ben pi\u00f9 impopolari e costosi in una metropoli di 8,5 milioni di abitanti. Tanto pi\u00f9 che New York si appresta a ricevere, secondo le proiezioni sui flussi migratori, un altro milione di abitanti entro i prossimi vent&#8217;anni. Vittime predestinate, e ignare, dell&#8217;apocalisse ambientale in agguato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NEW YORK&nbsp; &#8211; Accadeva un anno e 2 settimane fa: cessato allarme, l&#8217;uragano Irene aveva risparmiato New York. 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