{"id":3591,"date":"2012-09-13T05:33:17","date_gmt":"2012-09-13T03:33:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=3591"},"modified":"2023-01-17T13:36:20","modified_gmt":"2023-01-17T12:36:20","slug":"667-incendi-boschivi-ce-la-regia-della-mafia-dei-boschi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/667-incendi-boschivi-ce-la-regia-della-mafia-dei-boschi\/","title":{"rendered":"Incendi boschivi, c&#8217;\u00e8 la regia della mafia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>LONGOBUCCO &#8211;<\/strong> La mafia dei boschi. Anche l\u2019estate 2012 si \u00e8 conclusa con un drammatico bilancio: gli incendi dolosi hanno fatto registrare impennate pericolose, divorando ettari di macchia mediterranea Dietro la mano incendiaria, secondo gli inquirenti c&#8217;\u00e8 la regia della mafia dei boschi, spietata organizzazione criminale, che attraverso gli incendi dolosi &#8220;cura&#8221; i suoi interessi illegali. <\/span><\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>A lanciare l\u2019allarme, in piena emergenza incendi, era stato Luigi Stasi, il sindaco di Longobucco, un centro in provincia di Cosenza che ha visto andare in fumo 600 ettari di bosco, macchia e pineta: \u00abSono tutti incendi dolosi e non sono da attribuire ad allevatori ha affermato Stasi n\u00e9 ad altri. Non c\u2019\u00e9 speculazione edilizia. Sull\u2019altopiano silano c\u2019\u00e9 un sistema, \u201cla mafia dei boschi\u201d. Se sia legata alla criminalit\u00e0 organizzata non lo so, questo lo devono stabilire gli inquirenti, ma comunque \u00e8 un sistema consolidato da anni\u00bb. Secondo Stasi, il vantaggio provocato dagli incendi \u00ab\u00e8 quello di tagliare pi\u00f9 repentinamente, perch\u00e9 una volta incendiata una zona si danno pi\u00f9 facilmente le autorizzazioni al taglio degli alberi e, di conseguenza, si pu\u00f2 vendere il legname. Ho fatto anche alcune denunce all\u2019autorit\u00e0 giudiziaria sul disboscamento abusivo\u00bb. Una situazione grave, quindi, ma non nuova se \u00e8 vero che a met\u00e0 luglio un gruppo di consiglieri della Regione Calabria aveva presentato un\u2019interrogazione al presidente Scopelliti nella quale denunciavano: \u00abIn alcuni territori della provincia di Cosenza, in particolare in quelli ricadenti nei comuni di Longobucco, Acri, Spezzano della Sila e San Giovanni in Fiore, opererebbe da tempo una vera e propria associazione a delinquere, meglio conosciuta come mafia dei boschi\u00bb che, attraverso l\u2019azione di ditte boschive compiacenti e senza scrupoli e con la complicit\u00e0 di alcuni tecnici assoldati all\u2019uopo, \u00absottoporrebbe questi territori a devastanti incendi e a continui e ripetuti tagli di alberi irrazionali abusivi, distruggendo cos\u00ec enormi quantit\u00e0 di boschi di propriet\u00e0 di privati ed Enti pubblici e devastando la preziosa flora e la straordinaria fauna di questi territori\u00bb. Secondo i consiglieri regionali, sarebbero migliaia gli alberi tagliati indiscriminatamente, senza alcuna autorizzazione o prescrizione di legge, per soddisfare le esigenze del cosiddetto mercato del legname. Un mercato che, \u00abda quanto emerge da alcuni rapporti giudiziari scaturiti dall\u2019apertura di appositi fascicoli d\u2019indagine da parte di alcune Procure della Repubblica che avrebbero gi\u00e0 individuato le possibili ipotesi di reato, sarebbe in gran parte illegale e clandestino e potrebbe essere gestito dalla criminalit\u00e0 organizzata, che ne ricava enormi profitti\u00bb.<\/p>\n<p> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-family: 'Cambria','serif';\">NUMERI E INTERESSI<\/span><\/strong><span>: Se gi\u00e0 il 2011 era stato considerato un anno terribile sul fronte incendi con 60mila ettari di bosco andati in fumo, il 2012 \u00e8 destinato a diventare l\u2019anno peggiore da inizio secolo dopo il 2007. Dall\u2019inizio dell\u2019anno, gli incendi sono gi\u00e0 circa 6.200, con una superficie boscata percorsa dal fuoco di 22.000 ettari. Rispetto allo scorso anno, il numero di incendi \u00e8 aumentato di circa il 75%, mentre l\u2019incremento \u00e8 del 100% per quanto riguarda le aree boscate percorse dal fuoco. Il 60% degli incendi da inizio anno \u00e8 di origine dolosa e ci sono state circa 300 denunce per il reato di incendio boschivo, con un aumento del 40% rispetto allo scorso anno. Un incendio produce gravissimi danni all\u2019ambiente, ma costituisce anche un aggravio all\u2019economia della Regione. Se si considerano i fondi necessari per la messa in sicurezza dei terreni a rischio, aggiunti a quelli per l\u2019assunzione dei lavoratori stagionali e ai mancati guadagni conseguenti al rogo, riparare i danni su un ettaro di bosco bruciato costa in media 5mila euro, ma ci sono zone dove il costo sale anche a 70mila\u00bb. Come sottolinea il rapporto Ecomafia 2012 di Legambiente, dietro il fenomeno degli incendi dolosi, accanto ai tradizionali piromani, si celano spesso interessi illeciti. Una conferma indiretta arriva dall\u2019incidenza degli incendi registrati nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (ben il 54%). Campania e Calabria, rispettivamente al primo e al secondo posto, sono state le regioni pi\u00f9 colpite nel 2011 dagli incendi: in queste due regioni si concentra il 36% delle infrazioni riscontrate in tutta Italia. Anche in Calabria, che pure ha perso un posto in classifica, \u00e8 cresciuto il numero di infrazioni, persone denunciate e sequestri. L\u2019analisi dei roghi di quest\u2019estate ha, di fatto, aperto un caso Toscana. L\u2019alto numero di roghi registrati tra luglio e agosto ha fatto scattare un campanello d\u2019allarme tra gli investigatori che temono che dietro i fuochi ci possa essere la mano della criminalit\u00e0 organizzata. Dal primo gennaio al 24 agosto sono stati registrati 741 incendi boschivi (di cui 190 a luglio e 248 ad agosto), per una superficie complessiva di 2550,69 ettari. E se nel quadriennio 2007-2011 la media era di 1,44 ettari per singolo rogo, quest\u2019anno si \u00e8 gi\u00e0 a 2,26 ettari. La Regione ha reagito subito, portando da 15 a 20 anni il periodo nel quale \u00e8 impossibile utilizzare i territori colpiti da fiamme e annunciando che si costituir\u00e0 parte civile nei procedimenti contro i piromani.<\/p>\n<p> <strong><span style=\"font-family: 'Cambria','serif';\">LE INCHIESTE<\/span><\/strong>: Secondo Mauro Capone, responsabile della Divisione antincendio del Corpo forestale dello Stato, \u00abla \u2018mano\u2019 della criminalit\u00e0 organizzata \u00e8 presente nei roghi che interessano terreni o beni confiscati proprio alla mafia, con il chiaro intento di provocare un danno, o ad attivit\u00e0 connesse alla gestione dei rifiuti\u00bb. Secondo la normativa europea, infatti, il rifiuto vegetale deve essere trattato come uno scarto speciale e, quindi, bruciarlo significherebbe risparmiare economicamente. Giuseppe Badal\u00e0 dal 2000 al 2009 \u00e8 stato il responsabile del Niab, il nucleo investigativo antincendio boschivo del Corpo Forestale dello Stato. Attualmente dirige la divisione sicurezza agroalimentare e agro ambientale: \u00abQuello degli incendi \u00e8 un fenomeno che ha le caratteristiche della ruralit\u00e0 ed \u00e8 legato all\u2019ambiente dove si sviluppa. Per questo, nelle regioni del sud \u00e8 un fenomeno correlato con la criminalit\u00e0, ma non esistono prove che sia legato con quella organizzata. Spesso si tratta dell\u2019azione di singoli, quello che \u00e8 certo \u00e8 che occorre approfondire le ricerche sul personale che viene impegnato nello spegnimento degli incendi, perch\u00e9 in zone povere di lavoro come quelle meridionali, l\u2019 incendio&nbsp;&nbsp; &nbsp;del&nbsp;&nbsp; &nbsp;bosco&nbsp;&nbsp; &nbsp;pu\u00f2&nbsp;&nbsp; &nbsp;essere&nbsp;&nbsp; &nbsp;visto come fonte di reddito immediato, senza considerare i danni che reca alla collettivit\u00e0\u00bb. Entrambi gli investigatori concordano nel ritenere che per spengere gli incendi gli interventi pi\u00f9 importanti avvengono da terra. Per questo \u00aba prima difesa dagli incendi \u00e8 un\u2019agricoltura ricca. L\u2019abbandono dei campi \u00e8 la prima scintilla che dar\u00e0 vita a un incendio\u00bb. Secondo i dati forniti dalla Coldiretti, sono alla merce dei piromani circa 300mila ettari di bosco che sono stati abbandonati per effetto della chiusura delle aziende e si trovano ora senza la presenza di un agricoltore che possa svolgere attivit\u00e0 di custodia, di valorizzazione, di protezione e di sorveglianza. C\u2019\u00e8 un ulteriore fattore da considerare&nbsp;&nbsp; &nbsp;nell\u2019 analisi&nbsp;&nbsp; &nbsp;del&nbsp;&nbsp; &nbsp;fenomeno, ed \u00e8 quello relativo al ruolo dei pastori, \u00abin alcune zone veri e propri controllori del territorio per conto di organizzazioni criminali, come hanno dimostrato alcune operazioni che negli anni scorsi abbiamo sostenuto nelle province di Latina e Caserta\u00bb.<\/p>\n<p> <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LONGOBUCCO &#8211; La mafia dei boschi. 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