{"id":37523,"date":"2014-10-28T05:52:03","date_gmt":"2014-10-28T04:52:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/la-ndrangheta-nelle-grandi-opere-dell-expo-2014-tredici-arresti-all-alba\/"},"modified":"2023-01-17T13:00:24","modified_gmt":"2023-01-17T12:00:24","slug":"16530-la-ndrangheta-nelle-grandi-opere-dell-expo-2014-tredici-arresti-all-alba","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/16530-la-ndrangheta-nelle-grandi-opere-dell-expo-2014-tredici-arresti-all-alba\/","title":{"rendered":"La &#8216;ndrangheta nelle grandi opere dell&#8217;Expo 2014, tredici arresti all&#8217;alba"},"content":{"rendered":"<p>MILANO &#8211; L&#8217;indagine \u00e8 diretta dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p>L&#8217;operazione dei carabinieri del Ros \u00e8 scattata all&#8217;alba per l&#8217;arresto di tredici persone in Lombardia e Calabria. Gli arresti sono stati eseguiti, su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Milano, nelle province di <strong>Milano, Como, Monza-Brianza, Vibo Valentia e Reggio Calabria<\/strong>. I 13 indagati sono accusati di associazione di tipo mafioso, detenzione e porto abusivo di armi, intestazione fittizia di beni, reimpiego di denaro di provenienza illecita, abuso d&#8217;ufficio, favoreggiamento, minacce e danneggiamento mediante incendio. Al centro delle indagini <strong>due gruppi della &#8216;ndrangheta radicati nel Comasco<\/strong>, con infiltrazioni nel tessuto economico lombardo. Nel mirino degli inquirenti, gli interessi delle cosche in <strong>speculazioni immobiliari e in subappalti<\/strong> di grandi opere connesse ad <strong>Expo 2015<\/strong>. Gli arrestati nell&#8217;operazione portata a termine dai carabinieri, secondo quanto si \u00e8 saputo, avevano contatti con esponenti del mondo politico, istituzionale, imprenditoriale e bancario da cui ottenevano vantaggi, notizie riservate e finanziamenti. In particolare avevano rapporti con un agente di polizia penitenziaria, un funzionario dell&#8217;Agenzia delle Entrate, un imprenditore immobiliare, attivo anche nel mondo bancario e con dei consiglieri comunali di comuni nel Milanese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I provvedimenti eseguiti in Calabria<\/strong>.&nbsp;A San Costantino, nel vibonese, \u00e8 stato arrestato Antonio Denami, 34 anni, ritenuto in contatto con la famiglia Galati, originaria del vibonese ma da tempo stanziata a Como. L&#8217;uomo \u00e8 accusato di associazione per delinquere semplice, porto abusivo di armi, minacce e danneggiamenti. Il secondo provvedimento \u00e8 stato notificato ad un altro vibonese, attualmente detenuto nel carcere di Reggio Calabria per esigenze processuali e gi\u00e0 arrestato nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione &#8216;Infinito&#8217; coordinata dalla Dda di Milano. In manette sono finiti anche quattro &#8220;appartenenti&#8221; alla famiglia Galati radicata in provincia di Como e che sarebbe espressione in Lombardia della cosca dei Mancuso di &nbsp;Limbadi (Vv). Tra i presunti &#8216;ndranghetisti figura, infatti, il presunto boss Antonio Galati, ritenuto il capo dell&#8217;organizzazione, padre di Giuseppe Galati e zio di Giuseppe Galati, anche loro destinatari delle misure cautelari come Fortunato Galati.<\/p>\n<p><strong>Ilda Boccassini: &#8216;Dopo l&#8217;operazione Infinito non \u00e8 cambiato nulla&#8217;.<\/strong> E&#8217; la riflessione che il procuratore aggiunto, Ilda Boccassini, ha espresso durante la conferenza stampa in cui sono stati illustrati i risultati del blitz che ha portato all\u2019arresto di 13 persone legate a due clan della ndrangheta operanti in Lombardia: \u00abdopo Infinito (la maxi-inchiesta sulle infiltrazioni della \u2018ndrangheta in Lombardia), nulla \u00e8 cambiato. La Boccassini ha affermato che l\u2019operazione di oggi \u00abconferma l\u2019esistenza delle \u00ablocali\u00bb in Lombardia che hanno un capillare controllo del territorio\u00bb. Il procuratore ha spiegato poi che un\u2019impresa del boss Giuseppe Galati \u00abha avuto la certificazione antimafia\u00bb per lavorare in due subappalti del valore di 450 mila euro per la Teem, la tangenziale esterna di Milano. Il procuratore capo, Edmondo Bruti Liberati, ha chiarito \u00abci sar\u00e0 una segnalazione alla Prefettura che ha gi\u00e0 svolto un lavoro imponente per l\u2019Expo\u00bb. Boccassini ha spiegato che l\u2019impresa riconducibile a Giuseppe Galati \u00e8 riuscita ad ottenere la certificazione \u00abordinando che le sue quote nella societ\u00e0 passassero ai suoi cognati\u00bb. L\u2019impresa ha cos\u00ec ottenuto da una azienda di Modena, appaltante per l\u2019opera, due subappalti. Secondo Boccassini, \u00e8 difficile pensare che \u00absi poteva non sapere a chi si davano quei subappalti\u00bb. Bruti Liberati inoltre ha spiegato che \u00abi controlli sulle aziende che stanno lavorando sulle opere di Expo o su quelle collegate hanno una estensione enorme e la prefettura ha emesso gi\u00e0 una sessantina di misure interdittive nei confronti di aziende, facendo un lavoro imponente\u00bb. Riguardo a questo caso specifico, ha aggiunto Bruti, \u00abtrasmetteremo gli atti alla prefettura\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tra gli arrestati nell&#8217;operazione anche un <strong>ex consigliere del Comune di Rho<\/strong> (Milano), Luigi Calogero Addisi, accusato di riciclaggio e abuso d&#8217;ufficio con l&#8217;aggravante di aver favorito l&#8217;associazione mafiosa. Avrebbe riciclato denaro per l&#8217;acquisto di un terreno nella zona di Rho per poi votare a favore in Consiglio comunale della destinazione d&#8217;uso che ne avrebbe aumentato il valore.&nbsp;Addisi, eletto con il PD alle amministrative nel 2011 e anche parente della famiglia Mancuso, si era dimesso nei mesi scorsi, dopo che il suo nome era gi\u00e0 emerso nell&#8217;inchiesta della primavera scorsa sulla presenza della &#8216;ndrangheta a Lecco e nella zona del lago di Como. Dalle carte di quell&#8217;indagine, infatti, era saltato fuori che il consigliere comunale di Lecco, Ernesto Palermo, finito in carcere lo scorso 2 aprile, si sarebbe offerto di mettere a &#8220;disposizione&#8221; di Mariolina Moioli, ex assessore del Comune di Milano, il &#8221;proprio bacino elettorale e quello di altri politici in collegamento con famiglie calabresi&#8221; come Antonio Oliverio, ex assessore provinciale di Milano e Luigi Calogero Addisi. Secondo l&#8217;accusa, Addisi &#8211; che \u00e8 stato anche in Forza Italia e alle politiche del 2006 candidato nella lista dell&#8217;Udeur &#8211; avrebbe riciclato parte del denaro della cosca Galati per l&#8217;acquisto di un terreno a Lucernate di Rho per poi votare a favore in Consiglio comunale della destinazione d&#8217;uso che ne avrebbe aumentato il valore. Su di lui l&#8217;attenzione degli investigatori del Ros si \u00e8 incentrata quando, in un controllo nell&#8217;abitazione di Pantaleone Mancuso, sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Limbadi (Vibo Valentia), erano stati trovati proprio Addisi e due fratelli della moglie di Addisi, nipoti di Pantaleone Mancuso, ai vertici della cosca &#8216;ndranghetista.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>(VIDEO DEI CARABINIERI DEL ROS)- L&#8217;uso della minaccia esplicita &#8220;ti sparo in testa&#8221; in conversazioni telefoniche \u00e8 rarissimo. In questo caso i carabinieri del Ros di Milano sono riusciti a registrare una conversazione che inchioda i protagonisti. Non a caso uno dei due interlocutori, evidentemente consapevole del rischio di essere intercettato, chiude la telefonata affermando &#8220;io di queste cose non parlo al telefono&#8221;.<\/strong><\/p>\n<p> <iframe loading=\"lazy\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/bVgY8zKpd7k\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe> <\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MILANO &#8211; L&#8217;indagine \u00e8 diretta dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini.<\/p>\n","protected":false},"author":19,"featured_media":37524,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[548,17],"tags":[],"class_list":["post-37523","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-archivio-storico-news","category-calabria"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37523","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/19"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=37523"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37523\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/37524"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=37523"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=37523"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=37523"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}