{"id":50391,"date":"2015-12-12T07:09:04","date_gmt":"2015-12-12T06:09:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/tradizioni-enogastronomiche-calabresi-un-lungo-viaggio-nel-tempo-e-nella-storia-1-puntata\/"},"modified":"2023-01-17T12:42:27","modified_gmt":"2023-01-17T11:42:27","slug":"64994-tradizioni-enogastronomiche-calabresi-un-lungo-viaggio-nel-tempo-e-nella-storia-1-puntata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/64994-tradizioni-enogastronomiche-calabresi-un-lungo-viaggio-nel-tempo-e-nella-storia-1-puntata\/","title":{"rendered":"Tradizioni enogastronomiche calabresi, un lungo viaggio nel tempo e nella storia (1^ PUNTATA)"},"content":{"rendered":"<h4>Cominciamo con quest\u2019articolo un viaggio nel tempo, dalla Magna Grecia ai nostri giorni, per conoscere la produzione agricola, alimentare e gastronomica della nostra regione.<\/h4>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Questo territorio ha visto nei secoli l\u2019arrivo di<strong> popoli diversi, dai Greci ai Romani, dagli arabi ai normanni, agli spagnoli e ai francesi<\/strong> che hanno contribuito a lasciare un segno indelebile nelle tradizioni alimentari calabresi.\u00a0La Calabria, poi, \u00e8 una regione che ha la particolarit\u00e0 di essere bagnata, lungo tutta la sua estensione, da due mari e che mostra una variet\u00e0 paesaggistica che spazia dal mare alla montagna non altrove rintracciabile.\u00a0Questo le conferisce quei <strong>tratti di unicit\u00e0<\/strong> che si ritrova anche nella sua produzione agricola e alimentare, nella sua gastronomia, semplice, ma allo stesso tempo contrassegnata da quei sapori, profumi e colori propri di questa terra.<\/p>\n<p>\u00c8 stata cos\u00ec prodotta una tradizione gastronomica che \u00e8 tipica e unica e, soprattutto, molto legata ad antiche tradizioni che hanno permesso di preservare e salvaguardare nel tempo non solo i sapori ma anche il sapere delle generazioni precedenti.\u00a0Questa <strong>tradizione<\/strong>, pi\u00f9 di altre, \u00e8 <strong>nata<\/strong> non solo dall\u2019utilizzo e dalla <strong>trasformazione delle risorse alimentari presenti, ma anche dai condizionamenti storici<\/strong> e rispecchia, di conseguenza, la contaminazione di tradizioni trasmesse dai popoli diversi che si sono succeduti nel corso di una lunga storia d\u2019incontri, scontri, contrasti e contaminazioni di tradizioni e culture millenarie, che rimandano al bacino del mediterraneo, al nord dell\u2019Europa e al vicino oriente.<\/p>\n<p>Nel corso della storia il cibo ha sempre evidenziato le differenze tra comunit\u00e0 umane, culture, strati sociali; ne ha rafforzata l\u2019identit\u00e0 di gruppo, separando e distinguendo il \u201cnoi\u201d dagli altri. Nella societ\u00e0 calabra del passato il cibo era considerato un valore autentico per l\u2019essere umano e il suo ambiente familiare e sociale. <strong>L\u2019uomo rispettava la natura<\/strong>, ed essa in cambio sapeva donare tutte le risorse alimentari di cui egli aveva bisogno, diventando, insieme, una cosa sola, indissolubile. Gli uomini erano educati a seguire il ritmo delle stagioni, il corso naturale del tempo. La loro esistenza e quella delle comunit\u00e0 nelle quali vivevano erano scandite da occasioni particolari, da giorni di festa nei quali si riscopriva il valore socio-culturale del cibo e di povere ma gustose pietanze dalle origini antiche, preparate per l\u2019occasione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"  wp-image-65003 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/image-pesci.jpeg\" alt=\"image pesci\" width=\"396\" height=\"452\" title=\"\"><\/p>\n<p><strong>Il cibo di origine naturale, prodotto localmente, ha avuto una grande importanza per il popolo calabrese<\/strong> e ha assunto, soprattutto, un valore centrale divenendo parte integrante di rituali popolari,\u00a0folkloristici e religiosi.\u00a0Ha rappresentato anche momenti d\u2019incontro, di scontro, di socializzazione profonda, di comunione e di continuit\u00e0 con le proprie radici e con le proprie origini. A questo proposito basti pensare che fino a pochi anni addietro, nelle occasioni di feste popolari, si preparassero minestre di cereali e legumi, allo stesso modo dei tempi antichi.<br \/>\nSappiamo che il cibo consumato insieme serve a rafforzare i legami sociali, a creare interdipendenza di rapporti, mentre il rifiuto della commensalit\u00e0, al contrario, contribuisce fortemente a mettere in risalto distinzioni e a marcare con forza differenze di status o di ruolo. E alloraanche una semplice offerta di un caff\u00e8 al bar o un invito a cena rappresenta, in realt\u00e0,come sostenuto da autorevoli sociologici,una forma di dono.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"  wp-image-65001 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Lavorazione-del-tonno-nella-Magna-Grecia.jpg\" alt=\"Lavorazione del tonno nella Magna Grecia\" width=\"412\" height=\"467\" title=\"\"><\/p>\n<p>La gastronomia regionale calabrese rappresenta oggi una sintesi di tradizioni originali, innesti innovativi e condizionamenti ambientali: i piatti tipicamente locali sono semplici, poveri e sono aromatizzati con i gusti \u201cforti\u201d provenienti da una lunga tradizione di origine contadina e marinara con tempi di preparazione che fino a pochi anni addietro erano ancora vissuti attraverso gestualit\u00e0 d\u2019origine pagane integrate a quelle della secolare tradizione cristiana e con accostamenti dolce\/piccante tipici della cucina orientale.<br \/>\nIniziamo il nostro viaggio partendo dalla prima importante presenza storica straniera sul territorio calabrese: quella greca.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>LA CALABRIA AL TEMPO DELLA MAGNAGRECIA<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Nel periodo della Magna Grecia, la gastronomia calabra tocc\u00f2 il suo apice:<strong> nella citt\u00e0 di Sibari<\/strong> (Sybaris, colonia achea) dove gli abitanti vivevano nel lusso pi\u00f9 raffinato, pare esistessero i migliori cuochi di tutta le colonie greche. Fra i cibi prediletti, c\u2019erano delle larghe tagliatelle chiamate \u201claganon\u201d e sempre a Sibari erano preparati come cibo rituale i \u201cmakaria\u201d, gnocchetti di forma cilindrica, antesignani dei nostri maccheroni.\u00a0Le fonti storiche e archeologiche ci confermano che l\u2019economia delle colonie della Magna Grecia si basava principalmente sulla produzione agricola.<br \/>\n<strong>In questo periodo, la gastronomia era molto semplice<\/strong>, frequente era l\u2019uso di latticini, cereali, legumi, carne ovina, verdura, frutta, selvaggina e pesce, il tutto accompagnato dall\u2019ottimo vino locale. In molte zone si coltivano solamente legumi, come ad esempio nel Crotonese, dove erano presenti cinque specie di legumi tra le quali le fave. La diffusione della coltivazione del grano si ebbe invece nelle zone della Locride, di Vibo Valentia e di Rosarno; quella della vite e dell\u2019ulivo era associata alla diffusione di culti agrari come quelli di <strong>Demetra e Kore<\/strong>, protettrici della natura e garanti del perpetuarsi dei ritmi stagionali, di Atena, dea delle arti e della guerra, e Dionisio, dio dell\u2019ebbrezza e del vino.<br \/>\nDiffuso era il consumo di frutta, in particolar modo pere e mele e di verdure, erbe spontanee e ortaggi. Diverse fonti archeologiche e storiche confermano l\u2019utilizzo di questi alimenti non solo durante i pasti quotidiani ma anche durante le cerimonie sacre e i riti funebri. Alcune tavolette votive di terracotta, ritrovate negli scavi della Locride, raffigurano offerenti con piatti o cesti pieni di frutta, tra cui i melograni per la<strong> dea Persefone<\/strong> (figlia di Demetra, che poteva dispensare abbondanza del raccolto, luce e tenebra, vita o morte).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"  wp-image-65002 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Mappa-Magna-Grecia.jpg\" alt=\"Mappa Magna Grecia\" width=\"439\" height=\"357\" title=\"\"><\/p>\n<p>Si trattava perci\u00f2, nella maggior parte del territorio, di un\u2019alimentazione quasi esclusivamente vegetariana, abbastanza monotona e con uno scarso apporto proteico e calorico.\u00a0Il vino era un prodotto abbastanza diffuso e per questa ragione la zona a sud di <strong>Metapontoera denominataEnotria<\/strong> (da oinos, vino), considerata terra eccellente per la produzione del vino, che a quel tempo non era mai bevuto puro ma miscelato con altre sostanze.<\/p>\n<p><strong>Naturalmente anche l\u2019olio e le olive<\/strong> facevano parte dell\u2019alimentazione dei colonizzatori greci e in diverse zone, tra Sibari e Crotone, si faceva uso di farina impastata con acqua, che era in seguito cotta e prima di essere consumata, condita presumibilmente con miele.<br \/>\nFrequente poi, era l\u2018uso di confezionare focacce e dolci che in molte occasioni erano offerte anche agli dei. <strong>In tutta la Magna Grecia si consumavano grandi quantit\u00e0 di dolci<\/strong>, preparati e offerti durante le festivit\u00e0 religiose e le cerimonie sacre. Frumento, miele (unico dolcificante a disposizione), datteri, sesamo, farina, frutta secca, erano gli ingredienti principali utilizzati nella loro preparazione.<br \/>\nPer quanto concerne i cibi d\u2019origine animale, i formaggi erano considerati alimenti con forte pregnanza religiosa, cibi che servivano a creare un legame tra gli dei e gli uomini. Il pesce era consumato in misura maggiore della carne, specie negli insediamenti marini, sulle tavole dei colonizzatori e, infatti, erano presenti diverse variet\u00e0 di pesce azzurro e di molluschi.<\/p>\n<p><strong>La carne aveva un ruolo secondario<\/strong> nella <strong>dieta del popolo della MagnaGrecia<\/strong> e veniva per lo pi\u00f9 riservata agli eroi o consumata durante le cerimonie religiose, mentre ovini, caprini e soprattutto suini, trovavano largo spazio sulle tavole, di norma associati a particolari significati religiosi e mistici e a numerose divinit\u00e0, soprattutto femminili, simboli della fecondit\u00e0.<br \/>\nPolli e piccioni erano allevati per le loro uova ma anche per le loro carni. Gi\u00e0 prima dell\u2019avvento di Pitagora a Crotone, la scuola medica greca aveva sviluppato l\u2019idea che un\u2019alimentazione controllata ed equilibrata associata a una sana pratica sportiva costituissero la terapia migliore per conservare la sanit\u00e0 del corpo. Il vitto vegetariano imposto ai suoi seguaci da Pitagora, consisteva in cera o miele, pane di miglio, focacce, legumi bolliti o crudi, erbe fresche, radici, fiori, frutta e semi. I seguaci della scuola pitagorica rifiutavano di cibarsi sia di carne sia di pesce ed erano soliti offrire agli dei, dolci a forma di animali fatti di farina e miele.<\/p>\n<p>Gli abitanti di Sibari, infine, consumavano ingenti quantit\u00e0 di frumento, olio d\u2019oliva e frutta, tali da poter essere esportati; erano, inoltre, grandi bevitori di vino che consumavano dopo avere mangiato semi e cime dei cavoli, che pare ritardassero l\u2019effetto della bevanda.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><strong>CONTINUA&#8230;<\/strong><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cominciamo con quest\u2019articolo un viaggio nel tempo, dalla Magna Grecia ai nostri giorni, per conoscere la produzione agricola, alimentare e gastronomica della nostra regione.<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":50392,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[34,45],"tags":[],"class_list":["post-50391","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-magazine","category-nutrimenti"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/50391","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=50391"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/50391\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/50392"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=50391"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=50391"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=50391"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}