{"id":50657,"date":"2015-12-19T07:42:30","date_gmt":"2015-12-19T06:42:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/tradizioni-gastronomiche-calabresi-larrivo-dellimpero-romano-2-puntata\/"},"modified":"2023-01-17T12:42:43","modified_gmt":"2023-01-17T11:42:43","slug":"66165-tradizioni-gastronomiche-calabresi-larrivo-dellimpero-romano-2-puntata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/66165-tradizioni-gastronomiche-calabresi-larrivo-dellimpero-romano-2-puntata\/","title":{"rendered":"Tradizioni gastronomiche calabresi &#8211; L&#8217;arrivo dell&#8217;Impero Romano (2^ PUNTATA)"},"content":{"rendered":"<h4>Dopo i greci, la seconda importante influenza sulla gastronomia della Calabria fu quella derivante dall\u2019occupazione romana.<\/h4>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Non\u00a0vi furono particolari stravolgimenti rispetto al periodo greco, anche se in questa epoca storica sono stati introdotti l\u2019insalata di cavolo crudo, una purea di fave diffusa anche nella vicina Sicilia (\u201cmaccu\u201d), le lagane, tagliatelle corte e spesse (consumate, come abbiamo visto, anche a Sibari, durante il periodo magno greco), condite con verdura, strutto o lardo fuso, miele e non ancora con ceci com\u2019\u00e8 tradizione ai nostri giorni nel territorio cosentino.\u00a0Sotto il dominio dei romani, la Calabria entr\u00f2 in un periodo di profonda crisi economica e sociale. Pur non subendo stravolgimenti rispetto agli usi delle colonie greche, cambiarono per\u00f2 i metodi, sempre pi\u00f9 ricercati, di preparazione dei cibi.<\/p>\n<p>La dieta pi\u00f9 diffusa in quasi tutti gli stati sociali continu\u00f2 a essere semplice e parca, costituita prevalentemente da cereali inferiori (come farro e orzo) e frumento, pane e legumi (abbondante, infatti, era il consumo di purea di fave). Diffuso era anche il consumo di vegetali, erbe selvatiche e asparagi. Come frutta, al tempo, i calabresi sceglievano mele e pere, ma anche melograni, noci, nocciole e bacche selvatiche. I fichi, invece, erano dati prevalentemente agli schiavi come companatico.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"  wp-image-66169 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Fichi.jpg\" alt=\"Fichi\" width=\"544\" height=\"393\" title=\"\"><br \/>\nMolto usato era anche il <strong>cavolo del Bruzio<\/strong>, un ortaggio dalle grandi foglie, dal fusto sottile e dal sapore molto acuto. Il formaggio era preparato con latte proveniente in prevalenza da ovini e caprini. Buono era il consumo d\u2019olio d\u2019oliva e vino locale, quest\u2019ultimo bevuto come aperitivo prima del pasto mescolato al miele e quello di carne suina, ma anche ovina, caprina e di volatili, preparate con molte spezie e le erbe profumate.<\/p>\n<p>L\u2019avvio di un\u2019estesa attivit\u00e0 di lavorazione del pesce, anche se la pesca del tonno era gi\u00e0 praticata attivamente durante il dominio greco, aument\u00f2 di molto il consumo in vari strati della popolazione.<br \/>\nNei dintorni dell\u2019antica Valentia, esisteva un sistema costituito da due gruppi di vasche scavate nella roccia che erano utilizzate per la cattura e la conservazione del pesce fresco. Lungo la costa ionica era preparato una specie di caviale (<strong>antesignano della nostra \u201csardella\u201d<\/strong>) preparato con neonata di pesce salato e pepato, che era esportato con successo sulle tavole di Roma. In Calabria sulle tavole dei romani benestanti erano abbondanti cibi raffinati e anche stoviglie di lavorazione migliore rispetto a quelle prodotte dai greci. \u00a0Per quanto riguarda, invece, il vitto che era fornito agli schiavi e ai servi consisteva di solito in fave crude e pane di miglio non fermentato.<\/p>\n<p><strong>IL MEDIOEVO GASTRONOMICO CALABRESE<\/strong><\/p>\n<p>Sotto il dominio bizantino la cucina calabrese fu fortemente influenzata, impoverita e semplificata, dall\u2019introduzione da parte della cultura cristiana di elementi nuovi legati in particolar modo alle ritualit\u00e0 sacre. Per la Pasqua, ad esempio, fu introdotta una ciambella dolce con un uovo intero fissato con una piccola croce di pasta: <strong>la \u201ccuzzupa\u201d<\/strong> (conosciuta anche con altri nomi in base al territorio). Il monachesimo basiliano comport\u00f2 l\u2019utilizzo in cucina di vegetali, carni ovine e suine, incluse le interiora non pi\u00f9 utilizzate per riti sacrificali e pesce essiccato. Gli arabi introdussero nuove coltivazioni (agrumi, melanzana, riso, gelso bianco), l\u2019uso del pepe e del peperoncino fu ampliato.<br \/>\nAltro piatto di sicura derivazione araba, la \u201c<strong>mustica<\/strong>\u201d, derivava dalla pratica di mettere le acciughe appena nate sott&#8217;olio (in epoca moderna si \u00e8 aggiunto il peperoncino).Si tratta di un cibo conservato, dunque di una risorsa vitale per i borghi dell&#8217;Appennino calabrese, dove la disponibilit\u00e0 di provviste non deperibili era a quei tempi una necessit\u00e0 per la sopravvivenza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"  wp-image-66166 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Medio-Evo-in-Calabria.jpg\" alt=\"Medio Evo in Calabria\" width=\"414\" height=\"456\" title=\"\"><\/p>\n<p>Anche alcuni dolci della tradizione calabrese, non legati in particolare al mondo contadino, testimoniano contaminazioni culturali arabe, come la pasta di mandorle, usata per i dolci di marzapane, o le &#8220;giurgiulene&#8221;, piccoli torroncini a base di miele, mandorle, scorzette di arancio e semi di sesamo.<br \/>\nLa cucina calabra vide un lento declino e il succedersi di diverse dominazioni, di terremoti, pestilenze e attacchi pirateschi, rese ancora pi\u00f9 povero il popolo calabro costringendolo a modificare le proprie abitudini alimentari.Anche nel periodo medioevale vi fu la persistenza di uno stato di crisi economico-sociale per le classi pi\u00f9 povere.<br \/>\nI contadini potevano cibarsi solo di pani, focacce, minestre, zuppe e polenteprodotte con segale, avena, orzo, e miglio.\u00a0Il pane ottenuto con il frumento costituiva una scelta destinata esclusivamente alle classi nobili che usavano consumare anche la carne, mentre quelle di capra, pecora e maiale erano destinate, in rare occasioni alle classi pi\u00f9 povere.\u00a0Queste erano perci\u00f2 costrette a una dieta costituita quasi esclusivamente da erbe di campo, legumi, castagne e frutta. Il consumo di pesce, invece, era assai diffuso nelle zone costiere tra tutte le classi sociali. L\u2019unico condimentoa disposizione dei contadini era lo strutto o il lardo, mentre assai raro era il consumo di olio d\u2019oliva.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"  wp-image-66171 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Calabria-medioevale.jpg\" alt=\"Calabria medioevale\" width=\"382\" height=\"402\" title=\"\"><br \/>\nIl pane era prodotto utilizzando tutti i tipi di piante, perfino la scorza degli alberi o le castagne, di solito destinate all\u2019alimentazione dei maiali.\u00a0Le verdure, abbondanti sulle tavole pi\u00f9 povere, erano del tutto assenti sulle tavole delle classi pi\u00f9 ricche, grandi consumatori di carne, servite con spezie, di pesci pregiati, di pane bianco, di vino e olio d\u2019oliva.\u00a0La classe contadina, spesso afflitta da lunghi periodi di carestie e privazioni alimentari, era quindi assai pi\u00f9 povera e, pur se alcuni religiosi del tempo andavano affermando che una tale dieta rendeva gli uomini pi\u00f9 sani, virtuosi e vicini a Dio, di sicuro era costretta a vivere affamata e denutrita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo i greci, la seconda importante influenza sulla gastronomia della Calabria fu quella derivante dall\u2019occupazione romana.<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":50658,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[34,45],"tags":[],"class_list":["post-50657","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-magazine","category-nutrimenti"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/50657","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=50657"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/50657\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/50658"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=50657"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=50657"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=50657"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}