{"id":50849,"date":"2015-12-26T07:22:28","date_gmt":"2015-12-26T06:22:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/natale-calabrese-convivialita-tra-cibo-riti-e-consuetudini-viaggio-nelle-tradizioni-servite-a-tavola\/"},"modified":"2023-01-17T12:43:07","modified_gmt":"2023-01-17T11:43:07","slug":"67035-natale-calabrese-convivialita-tra-cibo-riti-e-consuetudini-viaggio-nelle-tradizioni-servite-a-tavola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/67035-natale-calabrese-convivialita-tra-cibo-riti-e-consuetudini-viaggio-nelle-tradizioni-servite-a-tavola\/","title":{"rendered":"Natale calabrese, convivialit\u00e0 tra cibo, riti e consuetudini. Viaggio nelle tradizioni servite a tavola"},"content":{"rendered":"<h4>C&#8217;\u00e8 un atteggiamento verso il cibo della popolazione calabrese che rimanda a riti sacri e antichi, che vengono da tradizioni secolari. Esiste, infatti, un forte legame tra l\u2019alimentazione e la vita spirituale: ogni festa, ogni ricorrenza aveva in Calabria il suo cibo di riferimento, legato al collegamento con il divino e a ogni evento che caratterizza la vita della famiglia.<\/h4>\n<p><!--more--><br \/>\nIn passato, il fattore alimentare determinava un calendario rigoroso delle ricorrenze e del cibo a esse intimamente legato e giocava un ruolo di primo piano nei riti religiosi e di origine pagana: dal Natale alla Pasqua, passando per i men\u00f9 previsti per l\u2019Epifania e il Carnevale.<br \/>\nIl rigore di questo calendario con il passare dei secoli si \u00e8 in qualche modo attenuato, ma ha lasciato per\u00f2 riferimenti evidenti nello stile alimentare dei calabresi.<\/p>\n<p><strong>Il periodo di Natale<\/strong><\/p>\n<p>Durante il periodo che precedeva il Natale, in tutta la Calabria abbondavano le fritture di cibi di pasta di pane e si preparavano dolci tipici diversi secondo le zone della regione.<br \/>\nUno dei pi\u00f9 tradizionali, che ancora oggi si prepara in abbondanza, \u00e8 un dolce assai calorico chiamato <strong>pitta nchiusa<\/strong>, nei comuni della Calabria centrale o pitta <strong>mpigliata<\/strong> in quelli dell\u2019alta Calabria.\u00a0La sua preparazione prevedeva (ancora oggi) tra gli ingredienti base farina, vino, olio d\u2019oliva, zucchero, miele, spezie, uva passa e noci.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"  wp-image-67039 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Pitta-mpigliata.jpg\" alt=\"Pitta m&#039;pigliata\" width=\"599\" height=\"483\" title=\"\"><br \/>\nUn altro tipo di dolce natalizio era costituito dalle <strong>crucette<\/strong>, fatto di fichi secchi incrociati riempiti di noci, mandorle, scorza d\u2019arancio, dai tardilli, cos\u00ec chiamati nella Calabria centrale, o <strong>turdilli<\/strong> o cannariculi, nei paesi della provincia di Cosenza o turtiddi o pignolata nel reggino.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"  wp-image-67036 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/crocette-di-fichi-calabresi.jpg\" alt=\"crocette-di-fichi-calabresi\" width=\"598\" height=\"244\" title=\"\"><\/p>\n<p>I dolci erano preparati con farina e miele. Nelle varie zone variava la consistenza dell\u2019impasto e l&#8217;eventuale utilizzo del tuorlo d\u00b4uovo, del vino (rosso, bianco o moscato), o del tipo di miele.<\/p>\n<p>I <strong>turdilli<\/strong> hanno costituito sempre una dolce tradizione, soprattutto per quelle famiglie che potevano mangiarli solo nei giorni di festa e un preciso rimando, come hanno scritto alcuni storici, alla preparazione delle offerte votive destinate agli dei venerati dai Romani.\u00a0Nelle comunit\u00e0 di origine straniera, come quella albanese ad esempio, nei giorni precedenti il Natale si preparavano dolci fritti nell\u2019olio, chiamati Krustulit, Kulecet, Skallitel, e Kunfet, preparati con farina, uova, zucchero, miele e lievito.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-67040  aligncenter\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Turdilli.jpg\" alt=\"turdilli\" width=\"597\" height=\"434\" title=\"\"><\/p>\n<p><strong>La cena della vigilia di Natale<\/strong><\/p>\n<p>La vigilia di Natale, vista come la ricorrenza festiva pi\u00f9 ricca dell\u2019anno, richiedeva una lunga preparazione che poteva durare anche tutta la giornata.\u00a0Nel men\u00f9 non era prevista la carne che andava invece mangiata al pranzo di Natale.<br \/>\nEra consuetudine cucinare tredici pietanze (come il numero degli apostoli con Ges\u00f9 all\u2019ultima cena), o nove (come i mesi di una gravidanza), come avveniva in alcuni paesi della provincia di Cosenza, o addirittura venticinque, come si faceva in paesi del catanzarese.<\/p>\n<p>Il men\u00f9 doveva obbligatoriamente prevedere piatti con ortaggi di stagione, pesce azzurro fresco o essiccato. Erano preparati anche funghi e si mangiavano, a fine pasto, lupini, castagne, arance, mele e dolci della tradizione.<br \/>\nA Cosenza e nei paesi della Sila e della presila era tradizione poi preparare la pasta mullicata, fatta con mollica di pane fritta, acciughe o sarde.\u00a0In alcuni paesi della provincia di Cosenza, come ad esempio Ad Aprigliano, era molto diffusa anche la preparazione di frittelle realizzate con pomodori, zucche e altre verdure, conservati nei mesi precedenti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"  wp-image-67038 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/pasta-con-mollica.jpg\" alt=\"pasta-con-mollica\" width=\"599\" height=\"342\" title=\"\"><\/p>\n<p><strong>Il pranzo di Natale<\/strong><\/p>\n<p>Il pranzo di Natale invece era a base essenzialmente di carne, con un primo costituito dalla pasta al forno preparata, come da tradizione, con uova, salsiccia, soppressata e polpettine di carne, con un secondo di capretto o agnello accompagnati da patate, legumi e ortaggi vari, carne di maiale arrostita o conservata.<br \/>\nAnche in quest\u2019occasione era presente la frittura di paste di farina lievitata, con o senza aggiunta di patate nell\u2019impasto, con un eventuale ripieno di alici o sarde sotto sale.<br \/>\nQueste fritture, a volte nella versione dolce con zucchero o miele, erano chiamate con nomi diversi in base alle zone di produzione: <strong>crispelle o grispelle o crustuli o pitte fritte nella Calabria centrale, zzippuli, nei paesi del reggino o come nella provincia di Cosenza cudduriaddhi.<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"  wp-image-67037 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/cudduriaddhi.jpg\" alt=\"cudduriaddhi\" width=\"588\" height=\"363\" title=\"\"><\/p>\n<p><strong>La notte di San Silvestro<\/strong><\/p>\n<p>Nella cena dell&#8217;ultimo dell&#8217;anno, in molte zone della Calabria, era prevista la preparazione di un piatto con le lenticchie, con o senza carne. La tradizione non prevedeva gli abbondanti cenoni che il consumismo degli ultimi decenni passati ha imposto, ma favoriva soprattutto le occasioni d\u2019incontro e di scambio di manifestazioni augurali.<br \/>\nA rappresentare tale tradizione erano i gruppi di ragazzi che giravano per le strade dei paesi intonando canzoni popolari augurali. Era la cosiddetta strina, intonata davanti alla porta di parenti e amici, i quali in cambio offrivano agli improvvisati musicisti cibo e dolci natalizi.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Epifania<\/strong><\/p>\n<p>Anche in quest\u2019occasione in diverse parti della Calabria era festeggiata la vigilia della festa con abbondanti cenoni (la sera dell\u2019abbondanza), essendo considerata l\u2019ultima occasione di festeggiamento prima di affrontare la stagione fredda. Per alcune popolazioni di rito ortodosso era vietato il consumo di carne.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un atteggiamento verso il cibo della popolazione calabrese che rimanda a riti sacri e antichi, che vengono da tradizioni secolari. 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