{"id":51392,"date":"2016-01-15T07:19:05","date_gmt":"2016-01-15T06:19:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/miele-calabrese-in-pericolo-colpa-dellinsetto-che-infesta-gli-alveari-del-sud-italia\/"},"modified":"2023-01-17T11:26:55","modified_gmt":"2023-01-17T10:26:55","slug":"69466-miele-calabrese-in-pericolo-colpa-dellinsetto-che-infesta-gli-alveari-del-sud-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/69466-miele-calabrese-in-pericolo-colpa-dellinsetto-che-infesta-gli-alveari-del-sud-italia\/","title":{"rendered":"Miele calabrese in pericolo. Colpa dell&#8217;insetto che infesta gli alveari del Sud Italia"},"content":{"rendered":"<h4>Nel corso dell&#8217;anno appena terminato la produzione di miele in Italia ha subito un forte rallentamento, con particolare riferimento alla situazione del comparto apistico calabrese.<\/h4>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Se il nostro miele \u00e8 in pericolo la causa \u00e8 da ricercare nella comparsa nel 2014 di un <strong>coleottero<\/strong> parassita di origine africana chiamato<strong> Aethina Tumida<\/strong> o Piccolo coleottero degli alveari.\u00a0Il parassita in questione si nutre di polline e miele e ne causa la fermentazione, invalidandone la vendita. La sua tecnica \u00e8 piuttosto particolare poich\u00e9, <strong>una volta entrato nell\u2019alveare<\/strong>, riesce a lanciare <strong>segnali<\/strong> riconosciuti dalle <strong>api operaie che lo lasciano libero di mangiare il miele<\/strong> e di deporre le uova da cui nasceranno le <strong>larve<\/strong>. Queste appena sviluppate usciranno dalle arnie depositandosi sul terreno e trasformandosi in animali adulti, completando il loro ciclo vitale.<br \/>\nLe api e la loro sopravvivenza da sempre rappresentano un indicatore fondamentale dell\u2019equilibrio dell\u2019ecosistema mondiale. Tale importanza \u00e8 stata ribadita in uno studio internazionale pubblicato nel 2015 da Greenpeace, intitolato<strong> \u201cA come ape. Un\u2019agricoltura senza pesticidi \u00e8 possibile\u201d<\/strong>.<br \/>\nIn questo studio \u00e8 stato evidenziato un declino delle api a livello globale e una conseguente \u201ccrisi degli impollinatori\u201d. Le api, infatti, non si limitano a produrre miele ma forniscono servizi d\u2019impollinazione essenziali per la resa e la qualit\u00e0 delle colture.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"  wp-image-69470 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/apicoltura-2.jpg\" alt=\"apicoltura 2\" width=\"517\" height=\"395\" title=\"\"><br \/>\n<strong>La situazione creatasi in Calabria ha indotto la Giunta Regionale<\/strong> a emanare negli ultimi mesi del 2014 un <strong>decreto<\/strong> in cui \u00e8 disposta la bruciatura dell\u2019intero apiario, cio\u00e8 se in un\u2019arnia \u00e8 riscontrata la presenza del parassita anche tutte le altre nello stesso luogo, quindi nello stesso apiario, devono essere distrutte. Bisogna poi arare il terreno e cospargerlo di <strong>pesticidi anti-larvali<\/strong>.<br \/>\n<strong>Quest\u2019attivit\u00e0<\/strong> distruttiva ha ricadute economiche non indifferenti, se pensiamo che una sola arnia di api pu\u00f2 contenere <strong>dalle 50 alle 100 mila api<\/strong>. A questo proposito gli <strong>apicoltori calabresi<\/strong> non hanno accettato questa situazione (nel corso del 2014 sono stati inceneriti circa 3600 apiari riconosciuti ufficialmente infestati) e hanno costituito a Lamezia Terme, a ottobre del 2014, il Gruppo autonomo permanente <strong>\u201cSalviamo le api\u201d<\/strong>, cui hanno aderito oltre <strong>70 apicoltori<\/strong> che allevano circa il 60% del patrimonio apistico calabrese. Gli apicoltori, in particolare, hanno depositato un ricorso al Tar chiedendo la sospensiva e la revoca dell\u2019ordinanza regionale e hanno attivato un gruppo di esperti tecnico\u2013scientifici per proporre soluzioni alternative al problema.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-69472  aligncenter\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/apicoltori-calabresei.jpg\" alt=\"\" width=\"548\" height=\"431\" title=\"\"><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\nNel <strong>marzo del 2015<\/strong> una delegazione politica calabrese, insieme a esperti dell\u2019Universit\u00e0 di Reggio Calabria ed esponenti degli apicoltori, \u00e8 stata ricevuta a Roma al <strong>Ministero della Salute<\/strong> per discutere delle possibili <strong>azioni<\/strong> da intraprendere per <strong>contrastare<\/strong> il diffondersi del <strong>parassita<\/strong>.\u00a0La delegazione, in particolare ha proposto la sperimentazione di nuove metodologie di contrasto al parassita meno invasive rispetto a quelle adottate in origine dal Ministero della salute.\u00a0<strong>Finora i roghi per\u00f2 non sono riusciti<\/strong> a sconfiggere il parassita e, come ci ha confermato <strong>dottor Gaetano Mercadante dell\u2019Aprocal<\/strong> (Apicoltori Professionisti Calabresi), dopo un periodo in cui la minaccia sembra essere stata respinta, il fenomeno si \u00e8 ripresentato a ottobre 2015, sia pure in forma blanda con alcuni nuovi casi segnalati dagli apicoltori.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\nLa scelta di questo metodo di \u201cradicazione\u201d, utilizzato solo in Europa, che distruggendo gli apiari infestati, comprese arnie non infette, esclude di sperimentare altri metodi, in uso in America, Canada e Australia che prevedono, invece, sistemi e tecniche efficaci alla prevenzione e al controllo del parassita gi\u00e0 nello stato larvale e sono meno problematici di quanto avviene per altri parassiti infestanti noti da qualche tempo agli apicoltori.\u00a0Si sono raggiunti, infatti, buoni risultati con trappole chimiche al posto dei roghi come contenimento del moltiplicarsi del parassita e l\u2019adozione di metodi ecologici, limitando l&#8217;uso dei pesticidi chimici di sintesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"  wp-image-69473 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/apicoltura-1.jpg\" alt=\"apicoltura 1\" width=\"559\" height=\"350\" title=\"\"><br \/>\n<strong>Il rischio che l\u2019infestazione si estenda a tutto il territorio italiano, \u00e8 reale<\/strong> e ci\u00f2 potrebbe significare il blocco totale delle esportazioni, con una <strong>perdita<\/strong> stimata di un giro d&#8217;affari da<strong> 70 milioni<\/strong> di euro.\u00a0Il problema, come affermano diversi entomologi, \u00e8 capire che non si tratta di un\u2019infezione risolvibile con l\u2019abbattimento degli animali, com\u2019\u00e8 avvenuto con l\u2019epidemia di \u201cmucca pazza\u201d,perch\u00e9 la tecnica utilizzata della distruzione dei focolai non ha funzionato.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\nL\u2019alternativa a una tale situazione \u00e8 l\u2019insorgere di un grave stato di difficolt\u00e0 per le aziende apistiche, come afferma<strong> l\u2019Associazione \u201cSalviamo le api\u201d di Lamezia Terme,<\/strong> le quali rischiano di chiudere e con esse rischia di entrare in crisi un settore che rappresenta per la regione un punto di forza e di eccellenza, anche per l\u2019alta incidenza di produzioni biologiche certificate. Inoltre ha gi\u00e0 compromesso la vitalit\u00e0 ambientale, con seri rischi per le colture agrumicole e ortofrutticole e la complessiva biodiversit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel corso dell&#8217;anno appena terminato la produzione di miele in Italia ha subito un forte rallentamento, con particolare riferimento alla situazione del comparto apistico calabrese.<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":51393,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[34,45],"tags":[],"class_list":["post-51392","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-magazine","category-nutrimenti"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/51392","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=51392"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/51392\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/51393"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=51392"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=51392"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=51392"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}