{"id":54143,"date":"2016-03-14T17:15:13","date_gmt":"2016-03-14T16:15:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/relazione-antimafia-cosenza\/"},"modified":"2023-01-17T11:32:36","modified_gmt":"2023-01-17T10:32:36","slug":"80704-relazione-antimafia-cosenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/80704-relazione-antimafia-cosenza\/","title":{"rendered":"&#8216;Ndragheta a Cosenza: legami tra politica e clan, mentre i Lanzino \u2018trattano\u2019 con gli Zingari"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La \u2018bacinella\u2019 unisce i clan che oggi \u2018sparano\u2019 meno, ma si aggiudicano pi\u00f9 appalti. Al panorama criminale cittadino si affaccia quello che gli inquirenti definiscono il gruppo di Via Reggio Calabria.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">COSENZA \u2013 La Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo illustra nella relazione annuale 2015 presentata nei giorni scorsi a Roma il panorama criminale cosentino. Innanzitutto viene evidenziata la particolare situazione in cui versano gli organi di polizia giudiziaria. Apparati, come sottolinea la DNA \u201dsottodimensionati rispetto al territorio, alla sua conformazione, alle gravi infiltrazioni criminali ed ai preoccupanti collegamenti con ambienti politici locali e regionali emersi nel corso delle indagini\u201d. Anche Cosenza, la piu\u0300 ricca tra le citta\u2019 calabresi, continua come afferma la DNA \u201cad essere caratterizzata dalla presenza di cosche di \u2018ndrangheta, che le ultime indagini fanno ritenere in un certo senso federate, con la creazione di un\u2019unica \u201cbacinella\u201d. <strong>Il tutto riconducibile, secondo la DNA, all\u2019assenza di figure carismatiche in grado di raccogliere l\u2019eredita\u0300 criminale dei capi da tempo detenuti<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">LA CRIMINALITA\u2019 ORGANIZZATA COSENTINA<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">I clan bruzi scelgono di mantenere un \u2018\u2019basso profilo\u2019\u2019. \u201cLe cosche di \u2018ndrangheta attive in provincia di Cosenza, &#8211; si legge nella relazione annuale &#8211; dopo i cruenti conflitti che negli anni \u201980 e \u201990 avevano innescato vere e proprie guerre di mafia, con ripetuti omicidi che avevano colpito anche esponenti di vertice delle contrapposte \u201cfazioni\u201d, sembrano attualmente aver scelto di limitare il contrasto armato. Una strategia forse dettata dal fatto i vertici delle strutture criminali sono stati tutti sottoposti al regime di carcere duro e mancano attualmente i riferimenti apicali.<strong> Il mutato atteggiamento \u00e8 desumibile dalle imprevedibili dinamiche che hanno permesso di istituire, specialmente a Cosenza, una sorta di federazione tra cosche, con la creazione di un\u2019unica \u201cbacinella\u201d,<\/strong>\u00a0un unico fondo cassa in cui far confluire i proventi delle diverse attivita\u0300 illecite.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad oggi, <strong>non sembrano emergere figure carismatiche in grado di raccogliere l\u2019eredita\u0300 criminale dei capi da tempo detenuti, pur se negli ultimi tempi sono stati registrati, in Cosenza, alcuni segnali investigativi in tal senso<\/strong>, conseguenti alla scarcerazione di Mario Pranno, storico elemento di vertice della cosca di \u2018ndrangheta Perna\/Pranno, e di Francesco Patitucci (arrestato nuovamente il 19 Febbraio per porto d\u2019arma clandestina), elemento di vertice della cosca di \u2018ndrangheta Lanzino\/Ru\u00e0 della quale dopo l\u2019arresto di Ettore Lanzino aveva assunto le funzioni di reggente. La provincia di Cosenza, dal punto di vista criminale, puo\u0300 essere ripartita in tre macro-aree: il capoluogo ed il suo hinterland; la zona tirrenica e la zona ionica (compresa la Sibaritide).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>COSCA LANZINO\/RUA\u2019<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel capoluogo, nel suo hinterland e nella zona centrale della provincia, e\u0300 stata accertata la presenza di piu\u0300 cosche dedite in prevalenza alle estorsioni, alla gestione del traffico di sostanze stupefacenti e delle armi, nonche\u0301 all\u2019usura e alle rapine. Del gruppo Lanzino-Ru\u00e0 nella relazione della DNA \u00e8 scritto che \u201cl\u2019associazione e\u0300 capeggiata da Ettore Lanzino e Francesco Patitucci. La cosca annovera, tra le sue fila, esponenti di spicco quali Walter Gianluca Marsico, Mario Gatto, Rinaldo Gentile, Gianfranco Bruni, i fratelli Chirillo di Paterno Calabro e i fratelli Di Puppo (tutti ex appartenenti alla cosca Pino-Sena). Attualmente, tutti i vertici del sodalizio sono detenuti. L\u2019azione di contrasto giudiziario nei confronti della cosca in esame, e\u0300 stata mirata alle numerose condotte estorsive realizzate ai danni di imprenditori e commercianti operanti in particolare in Rende, da personaggi contigui al sodalizio\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>LE ESTORSIONI A RENDE<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche esempio. L\u2019arresto di Roberto Porcaro il 7 Aprile 2014 insieme ad altri tre soggetti, tutti accusati di estorsione e usura aggravate dal metodo mafioso con la condanna in abbreviato a 5 anni e 4 mesi di reclusione. L\u2019arresto di Renato Mazzulla, il giovane sorpreso sulle scale mentre portava le buste della spesa nell\u2019appartamento in cui si nascondeva Ettore Lanzino, per due episodi di tentata estorsione nei confronti di due imprenditori rendesi con la condanna in abbreviato quattro anni di reclusione. <strong>L\u2019arresto di Antonio Provenzano e Mario Gatto (condannato a 30 anni di detenzione per l\u2019omicidio Sena insieme a Giuseppe Perri) per una tentata estorsione sempre commessa nel territorio d\u2019Oltrecampagnano.<\/strong> Fatti che, secondo l\u2019Antimafia, dimostrano l\u2019operativita\u0300 del gruppo criminale anche dopo la cattura del boss Ettore Lanzino e dei diversi gregari arrestati a seguito dell\u2019operazione Vulpes.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>I RAPPORTI TRA LA COSCA LANZINO E LA POLITICA<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella relazione viene segnalata l\u2019operazione condotta ai danni di una consorteria criminale operante in Acri, inteso quale \u201csottogruppo territoriale della cosca Lanzino-Ru\u00e0\u201d evidenziando il <strong>potere del sodalizio nel condizionaere le scelte del Comune di Acri e della Regione Calabria in particolare del Dipartimento Agricoltura e Forestazione per l\u2019aggiudicazione di appalti pubblici<\/strong> nel settore della forestazione. In tale contesto, era stata richiesta una misura cautelare, non concessa, nei confronti dell\u2019ex Assessore regionale Michele Trematerra, sottoposto ad indagini per concorso esterno in associazione mafiosa e dell\u2019ex Sindaco di Acri, Luigi Maiorano, indagato per concussione, entrambi militanti dell\u2019UDC, mentre e\u0300 stato tratto in arresto, per il delitto di associazione mafiosa l\u2019ex Consigliere comunale di Acri, Angelo Gencarelli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019ultimo viene identificato quale dirigente dell\u2019articolazione territoriale di Acri della cosca Lanzino-Ru\u00e0 capace di influenzare le decisioni amministrative del comune di Acri, del quale era Consigliere Comunale, specialmente nel settore boschivo e del movimento terra. Il ruolo dell\u2019ex assessore regionale della Calabria all\u2019Agricoltura e forestazione, Michele Trematerra, in stretti rapporti con Gencarelli, sarebbe stato quello di referente politico per l\u2019ottenimento di \u201cfavori\u201d ricevendo, quale contropartita, l\u2019appoggio per la sua affermazione politica. Altri legami tra il clan e il contesto politico amministrativo emergono dalle indagini sull\u2019appoggio elettorale fornito da esponenti della cosca di \u2018ndrangheta Lanzino-Ru\u00e0 a favore di candidati ad alcune elezioni comunali nell\u2019area urbana e nella provincia. Alcune attivita\u0300 d\u2019indagine attuali riguardano le <strong>attivita\u0300 imprenditoriali di soggetti,<\/strong> <strong>ritenuti contigui a personaggi, anche di \u201cvertice\u201d, delle cosche di \u2018ndrangheta attive nel cosentino \u2013 che hanno ricevuto appalti o sub-appalti di opere pubbliche.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>COSCA \u201cRANGO-ZINGARI\u201d<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019aggregazione criminale e\u0300 operante principalmente in Cosenza e nel suo hinterland, ed appare \u2018federata\u2019 con i cosiddetti \u201citaliani\u201d (facenti capo alla cosca Lanzino-Ru\u00e0). Specializzato nel traffico di sostanze stupefacenti e nelle e<strong>storsioni, commesse in gran parte dell\u2019area urbana, e nei furti di autoveicoli, che costituiscono la base materiale per realizzare l\u2019attivita\u0300 estorsiva nota con il termine di \u201ccavallo di ritorno\u201d<\/strong> il gruppo criminale \u00e8 attivo nelle intimidazioni ai danni di imprenditori e commercianti. L\u2019associazione, a seguito della disarticolazione della cosca Serpa attiva in Paola, aveva esteso anche in tale area geografica la propria influenza criminale, individuando, il reggenti in Adolfo Foggetti oggi collaboratore di giustizia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cosca ha accresciuto il suo potere criminale a seguito del depotenziamento del clan Buni dopo l\u2019operazione Telesis e la morte dei suoi esponenti di vertice: Michele Bruni (per cause naturali) e Luca Bruni (per omicidio). Sono 47 i soggetti, tra cui i vertici della cosca, a processo accusati a vario titolo di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione aggravata dal metodo mafioso, omicidio aggravato dal metodo mafioso. Con l\u2019operazione del 19 Novembre 2014 \u00e8 stata accertata l\u2019evoluzione della cosca e le mire espansionistiche verso il territorio paolano dove la cosca Serpa \u00e8 stata indebolita dopo l\u2019operazione Tela di Ragno. <strong>In pi\u00f9 \u00e8 stata accertata la notevole capacita\u0300 di infiltrazione del sodalizio nel tessuto economico ed imprenditoriale cosentino, attuata attraverso una serie di atti intimidatori<\/strong> e conseguenti richieste estorsive nei confronti di diversi imprenditori, nonche\u0301 le gestione di un traffico di sostanze stupefacenti organizzato in regime monopolistico, ma unitamente alla cosca Lanzino-Ru\u00e0, seguito di una sorta di \u201cpatto federativo\u201d intervenuto tra i due sodalizi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>LA \u2018STELLA EMERGENTE\u2019 DEL GRUPPO RANGO-ZINGARI E I RAPPORTI CON LA POLITICA<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la morte di Luca Bruni il 17 marzo 2015, sono invece stati arrestati con l\u2019accusa di omicidio aggravato dal metodo mafioso ed occultamento di cadavere Maurizio Rango, Daniele Lamanna e Franco Bruzzese (oggi collaboratore di giustizia). Il delitto e\u0300 stato inquadrato nell\u2019ambito della strategia adottata per acquisire la supremazia nel panorama criminale cosentino, attraverso la definitiva estromissione della cosca Bruni. L\u201911 maggio 2015 con l\u2019emissione di un decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti di 13 soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione aggravata dal metodo mafioso \u00e8 stata evidenziata la notevole capacita\u0300 di rigenerarsi della cosca. <strong>Infatti nonostante i numerosi arresti \u00e8 stata documentata la persistenza, sia dell\u2019attivita\u0300 estorsiva nei confronti di imprenditori, sia dell\u2019attivita\u0300 di spaccio di sostanze stupefacenti.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni dei \u2018pentiti\u2019 sono stati acquisiti segnali riguardo a contrasti all\u2019interno del sodalizio, tra i soggetti in liberta\u0300, per l\u2019assunzione della \u201cleadership\u201d, tanto da ipotizzare la creazione di una nuova \u201ccellula\u201d denominata di Via Reggio Calabria, con a capo Antonio Abbruzzese, soprannominato Strusciatappine. <strong>Nell\u2019ambito del procedimento penale n.484\/13 R.G.N.R., sono stati acquisiti, altresi\u0300, elementi nei confronti di alcuni appartenenti a Forze di Polizia, per l\u2019ipotesi di reato di concorso esterno in associazione mafiosa.<\/strong> Sempre nell\u2019ambito delle attivita\u0300 di contrasto al sodalizio criminale, nel gennaio 2015, sono stati fermati per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso Rocco Abbruzzese e Hamid Zoubir indagati per aver minacciato di morte un imprenditore operante nel comune di Rende al quale veniva chiesta la somma di 17mila euro. Utile ricordare che Rocco Abbruzzese, detto Pancione \u00e8 fratello di Antonio Abbruzzese contiguo alla cosca Rango-Zingari di Cosenza. Tutti gli esponenti di vertice della cosca sono stati tutti sottoposti a regime detentivo speciale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima il clan Bruni, poi il gruppo Rango-Zingari sono attenzionati dagli investigatori al fine di riscontrare<strong> legami con apparati politico\/amministrativi che avrebbero condotto la struttura criminale ad impegnarsi, in occasione di competizioni elettorali, a favore di determinati candidati ottenendo vantaggi illeciti<\/strong>, quali posti di lavoro o elargizione di somme di denaro. Lo scorso 17 settembre quattordici soggetti appartenenti al clan sono stati raggiunti da provvedimenti cautelari in quanto accusati di spaccio di sostanze stupefacenti ed armi nel centro storico di Cosenza. Tra i promotori e organizzatori di tale sodalizio risultano Celestino Abbruzzese, fratello di Antonio Abbruzzese, detto \u201cBanana\u201d, e Marco Paura nel frattempo costituitosi collaboratore di giustizia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>COSCA\u201cPERNA-CICERO\u201d<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019associazione criminale e\u0300 capeggiata da Franco Perna e Domenico Cicero, entrambi sottoposti a regime detentivo speciale ed e\u0300 stata colpita nel corso dell\u2019operazione Anaconda, che ha consentito di accertare l\u2019esistenza del clan e, secondo la DNA, di limitarne in maniera significativa l\u2019operativita\u0300. Claudio Perna e Pietro Perna, figlio e nipote del boss sono oggi a piede libero. Quest\u2019ultimo nell\u2019ottobre scorso \u00e8 stato <strong>vittima di un atto intimidatorio nei pressi dell\u2019abitazione in cui si trovava, a Rende, dove la sua auto parcheggiata \u00e8 stata raggiunta da diversi colpi d\u2019arma da fuoco.<\/strong> Il gruppo pare sia estraneo al patto siglato dalle cosche cittadine, tanto che allo stesso e\u0300 stato consentito di operare (unicamente) nel settore dello spaccio di sostanze stupefacenti. Nei mesi scorsi infatti e\u0300 stato effettuato il sequestro di oltre 110 chilogrammi di marijuana e cinque armi nella disponibilita\u0300 del sodalizio ed e\u0300 stato emesso decreto di fermo di 32 soggetti appartenenti ad un piccolo gruppo capeggiato da Marco Perna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nei confronti della cosca che gli inquirenti chiamano Perna \u2013 Cicero sono in corso indagini che hanno ad oggetto i rapporti con imprenditori e politici locali. Recentemente, sono stati altresi\u0300 tratti in arresto alcuni affiliati, colti nella flagranza del reato di estorsione nei confronti di alcuni commercianti dell\u2019aera urbana. Si tratta di Francesco Greco, Francesco Pirola e Francesco Attanasio. Dalle indagini <strong>e\u0300 inoltre emersa l\u2019esistenza di cooperative costituite con un ruolo specifico di cerniera tra il mondo criminale e quello politico. <\/strong>Attraverso questo strumento, le organizzazioni mafiose, sostanzialmente, utilizzano settori della politica locale per la migliore realizzazione dei propri affari.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La \u2018bacinella\u2019 unisce i clan che oggi \u2018sparano\u2019 meno, ma si aggiudicano pi\u00f9 appalti. 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