{"id":59440,"date":"2016-07-18T18:00:01","date_gmt":"2016-07-18T16:00:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/ipasvi-in-italia-mancano-47mila-infermieri-anche-la-calabria-perde-5mila-unita-in-5-anni\/"},"modified":"2023-01-17T12:09:22","modified_gmt":"2023-01-17T11:09:22","slug":"100481-ipasvi-in-italia-mancano-47mila-infermieri-anche-la-calabria-perde-5mila-unita-in-5-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/100481-ipasvi-in-italia-mancano-47mila-infermieri-anche-la-calabria-perde-5mila-unita-in-5-anni\/","title":{"rendered":"Ipasvi: In Italia mancano 47mila infermieri. Anche la Calabria perde 5mila unit\u00e0 in 5 anni (AUDIO)"},"content":{"rendered":"<p><strong>Per raggiungere livelli accettabili di sicurezza nelle cure In Italia mancano 47 mila infermieri. In oltre 5 anni, Campania, Lazio e Calabria, da sole, hanno perso 5.439 professionisti.<\/strong><br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p>ROMA &#8211; Tra il 2009 e il 2014 sono andati &#8216;persi&#8217; 7.500 infermieri a causa dei tagli al settore e ai blocchi del turnover. Una &#8216;emorragia&#8217; che ha colpito in particolare le Regioni in piano di rientro: Campania, Lazio e <strong>Calabria\u00a0<\/strong>hanno <strong>perso 5.439 infermieri in 5 anni<\/strong>. E&#8217; quanto emerge dall&#8217;analisi della Federazione dei <strong>Collegi degli infermieri Ipasvi<\/strong>, in base ai dati 2014 del Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato.<\/p>\n<h3><strong>Molti infermieri non lavorano<\/strong> e <strong>chi lavora<\/strong> lo fa con <strong>mille difficolt\u00e0<\/strong><\/h3>\n<p>Nei 5 anni in esame le retribuzioni sono state ridotte del 25% in termini di potere di acquisto. Quanto all&#8217;<strong>et\u00e0 media dei professionisti<\/strong>, a causa del mancato ricambio generazionale la percentuale di over 50 &#8211; meno adatti a turni pesanti e a manovre rischiose &#8211; a livello nazionale \u00e8 pari al 38% degli &#8216;operativi&#8217;, ma in<strong> Calabria raggiunge il 61%<\/strong>, il 58% in Molise e il 54% in Campania. E poi i turni massacranti testimoniati dalla continua crescita della spesa per gli straordinari, necessari a coprire le carenze d&#8217;organico: in Lazio e Campania raggiunge in media il 4,5% della retribuzione del singolo infermiere, contro l&#8217;1,9, ad esempio, delle Marche.<\/p>\n<p>&#8220;La soluzione &#8211; spiega <strong>Barbara Mangiacavalli<\/strong>, <strong>presidente<\/strong> dell&#8217;<strong>Ipasvi<\/strong> &#8211; sono nuove assunzioni&#8221;. Ma &#8220;un &#8216;placebo&#8217; per alleggerire la situazione nelle Regioni in piano di rientro sarebbe la mobilit\u00e0 volontaria, prevista dalla riforma della Pubblica Amministrazione, ma che <strong>aziende e Regioni &#8216;bloccano&#8217;<\/strong> non rilasciando i nulla osta. A richiederla sono soprattutto le Regioni del Sud e ad aderire sarebbero gli infermieri di quelle stesse Regioni che vivono da anni a migliaia di chilometri da casa&#8221;.<\/p>\n<div id=\"attachment_100483\" style=\"width: 362px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-100483\" class=\" wp-image-100483\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/mangiacavalli-barbara.jpg\" alt=\"mangiacavalli barbara ipasvi\" width=\"352\" height=\"197\" title=\"\"><p id=\"caption-attachment-100483\" class=\"wp-caption-text\"><em>Barbara Mangiacavalli &#8211; presidente Ipasvi<\/em><\/p><\/div>\n<p>I <strong>dati<\/strong> dell&#8217;Ipasvi indicano che in Campania <strong>ogni infermiere<\/strong> accudisce ben <strong>18 pazienti,<\/strong> la met\u00e0 rispetto ai 9 che il collega del Veneto o della Liguria si trova a dover gestire: \u00e8 un carico di lavoro extra quello che i professionisti si trovano a svolgere nelle regioni in piano di rientro. Somministrazione di farmaci, prelievi di sangue, misurazione della temperatura e dei parametri vitali, cambio del catetere, gestione della dialisi. Sono solo alcuni dei tantissimi compiti che un infermiere \u00e8 chiamato a svolgere nei confronti del malato, sia a domicilio che in ricovero.<\/p>\n<p>Sui dati nazionali resi noti dall&#8217;Ipasvi, \u00e8 intervenuto ai microfoni di Rlb Radioattiva, il responsabile regionale Fausto Sposato<\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>ASCOLTA L&#8217;INTERVISTA\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p>[audio_mp3 url=&#8221;http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Fausto-sposato-infermieri-carenze.mp3&#8243;]<\/p>\n<p>&#8220;Studi internazionali &#8211; riferisce Ipasvi &#8211; indicano che se i pazienti per infermiere <strong>scendono da 10 a 6,<\/strong> la <strong>mortalit\u00e0 si riduce del 20%<\/strong>&#8220;. Un dato che basta a far capire perch\u00e9, in questo caso, la sicurezza \u00e8 una questione di numeri. Numeri rispetto ai quali l&#8217;Italia arranca.<\/p>\n<p>Se la <strong>media nazionale<\/strong> \u00e8 di <strong>12 pazienti per infermiere<\/strong>, nelle <strong>regioni<\/strong> in<strong> piano di rientro<\/strong>, che di pi\u00f9 scontano il blocco del turn over e la carenza di personale, <strong>si arriva<\/strong> a <strong>18 pazienti<\/strong> per infermiere in Campania, 16 nel Lazio, 15 in Piemonte, 14 in Puglia. Al contrario, alcune Regioni come Veneto, Toscana, Liguria e Basilicata si fermano a 9 e il Friuli Venezia Giulia fa ancora meglio con 8.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per raggiungere livelli accettabili di sicurezza nelle cure In Italia mancano 47 mila infermieri. 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