{"id":61096,"date":"2016-09-06T18:15:12","date_gmt":"2016-09-06T16:15:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/navi-veleni-amantea-de-grazia-morte\/"},"modified":"2024-10-22T16:44:41","modified_gmt":"2024-10-22T14:44:41","slug":"107749-navi-veleni-amantea-de-grazia-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/107749-navi-veleni-amantea-de-grazia-morte\/","title":{"rendered":"La morte di De Grazia e le navi dei veleni"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u00c8 il pi\u00f9 grande dei &#8220;misteri d&#8217;Italia&#8221; in cui la Calabria ha un ruolo di primo piano: ci si riferisce al traffico di scorie radioattive che sarebbe avvenuto via mare negli anni &#8217;80 al largo delle coste tirreniche. La vicenda, che ha per protagonista il capitano della Marina Natale De Grazia, \u00e8 terminata con molte archiviazioni. Ma in tanti coltivano ancora dubbi. Spesso pi\u00f9 profondi degli abissi marittimi.<\/strong><!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cPiegata da una parte, come se si fosse appoggiata su un fianco, schiacciata da un\u2019agonia infinita, immobile come possono stare immobili le cose nel mare, anche una cosa grande come una nave\u201d. La nave \u00e8 la Jolly Rosso. L\u2019immagine, descritta da <strong>Carlo Lucarelli<\/strong> nel suo bellissimo <em>Navi a Perdere<\/em>, risale al 1990. Lo scenario \u00e8 la spiaggia Formiciche, ad Amantea, dove il cargo della genovese Ignazio Messina si aren\u00f2 a fine \u201990.<\/p>\n<div id=\"attachment_107752\" style=\"width: 383px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-107752\" class=\"wp-image-107752 size-medium\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Natale_De_Grazia-373x280.jpg\" alt=\"Natale_De_Grazia\" width=\"373\" height=\"280\" title=\"\"><p id=\"caption-attachment-107752\" class=\"wp-caption-text\">Il capitano Natale De Grazia<\/p><\/div>\n<p>Cambiamo scena. Su una Tipo, diretta a La Spezia, viaggiano tre uomini: due carabinieri e un capitano di corvetta della Capitaneria di Porto di Reggio, <strong>Natale De Grazia<\/strong>. All\u2019altezza di Nocera, De Grazia si sente male e si accascia sul sedile posteriore. Inutili i soccorsi e il trasporto tempestivo nell\u2019Ospedale cittadino: il capitano, quarant\u2019anni non ancora compiuti, muore. \u00c8 il 12 dicembre 1995.<\/p>\n<p>In questi cinque anni, tra lo spiaggiamento della Jolly Rosso e la morte del capitano, sono accadute molte cose, troppe. \u00c8 capitato, ad esempio, il pentimento <strong>Francesco Fonti<\/strong>, uno \u2019ndranghetista affiliato ai Romeo di San Luca. Fonti fa capire agli inquirenti di sapere molto di pi\u00f9 dei traffici di droga in cui era coinvolto. Racconta molte cose. Parla dei traffici di droga e di certi rapporti \u201cproibiti\u201d tra le cosche e certi spezzoni dello Stato. Racconta retroscena sul delitto Moro e su ben altri traffici, di rifiuti tossici, smaltiti in fondo al mare o spediti in paesi del Terzo Mondo, come la Somalia, in cui il collasso delle istituzioni rende impossibile ogni controllo.<\/p>\n<div id=\"attachment_107753\" style=\"width: 380px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-107753\" class=\"wp-image-107753 size-full\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Relitto.jpg\" alt=\"Relitto\" width=\"370\" height=\"265\" title=\"\"><p id=\"caption-attachment-107753\" class=\"wp-caption-text\">Un relitto sottomarino<\/p><\/div>\n<p>Fonti, in altre parole, riprende le piste su cui lavoravano la giornalista Ilaria Alpi e il capitano De Grazia. De Grazia, quel maledetto dicembre, si recava a La Spezia proprio per verificare, per conto della Procura di Reggio, la pista sul traffico via mare di scorie tossiche. In questo traffico, si sospett\u00f2, all\u2019epoca, che fosse coinvolta anche la Jolly Rosso, una sorta di \u201cnave a perdere\u201d, da portare al largo e da inabissare col suo carico pericoloso.<\/p>\n<p>Ma Fonti, a partire dal 2005, dice altro e fa altri nomi. Di navi, di persone e di aree. Le navi sono la <strong>Yvonne A<\/strong>, la <strong>Cunski<\/strong> e la <strong>Voriais Sporadais<\/strong>. Le zone, in cui queste sarebbero state affondate col loro carico di morte, sarebbero Maratea, Cetraro e Genzano. Le persone nominate dal pentito appartengono al gotha della \u2019ndrangheta. Tra questi, il boss della citt\u00e0 tirrenica, <strong>Franco Muto<\/strong>, che minaccia\u00a0querela dal carcere. Ma Fonti, ormai solo e malandato, non risponder\u00e0 di niente: muore nel 2012. E con lui finiscono di morire le sue rivelazioni.<\/p>\n<div id=\"attachment_107754\" style=\"width: 384px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-107754\" class=\"wp-image-107754 size-medium\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Fusto-di-scorie-374x280.jpg\" alt=\"Fusto di scorie\" width=\"374\" height=\"280\" title=\"\"><p id=\"caption-attachment-107754\" class=\"wp-caption-text\">Un fusto di scorie radioattive<\/p><\/div>\n<p>Ma queste rivelazioni sono state azzerate prima: nel 2009. Il robot sottomarino GeoLab della nave Mare Oceano stabilisce che al largo di Cetraro non c\u2019\u00e8 la Cunski, una delle navi dei veleni che si credette di aver individuato a settembre di quello stesso anno. La Mare Oceano \u00e8 arrivata vicino alle coste calabresi per verificare, su incarico del Ministero dell&#8217;Ambiente, l\u2019indagine effettuata da un altro Rov, inviato dalla Regione e dall\u2019Arpacal, dai cui dati si credeva di aver individuato un relitto carico di fusti.<\/p>\n<div id=\"attachment_107755\" style=\"width: 450px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-107755\" class=\"wp-image-107755 size-medium\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Fiume-Oliva-1-440x246.jpg\" alt=\"Fiume Oliva 1\" width=\"440\" height=\"246\" title=\"\"><p id=\"caption-attachment-107755\" class=\"wp-caption-text\">Gli inquirenti sulle rive del fiume Olive<\/p><\/div>\n<p>Il Ministero \u00e8 categorico: niente <strong>Cunski<\/strong> (una nave c\u2019era, ma era la <strong>Catania<\/strong>, affondata durante la Prima Guerra Mondiale), niente barili, niente radiazioni. E questa storia, al momento, finisce qui. Con una serie di archiviazioni che travolgono, con un effetto a cascata, tutto: le morti di Ilaria e del capitano, le cantate di Fonti e le navi, inghiottite stavolta dall\u2019oblio.<\/p>\n<div id=\"attachment_107756\" style=\"width: 431px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-107756\" class=\"wp-image-107756 size-medium\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/fiume-oliva-2-421x280.jpg\" alt=\"fiume-oliva-2\" width=\"421\" height=\"280\" title=\"\"><p id=\"caption-attachment-107756\" class=\"wp-caption-text\">Il letto del fiume Oliva<\/p><\/div>\n<p>Ma non \u00e8 solo il mar Tirreno, con le sue profondit\u00e0 abissali, il protagonista di questa storia nera, finita con una serie di archiviazioni. C\u2019\u00e8 anche il letto del fiume Oliva, che taglia in due Amantea e la collega con Aiello Calabro. Proprio in questa zona si sospetta siano state imboscate scorie radioattive. E qualcuno, a pi\u00f9 riprese, le ha collegate proprio alla Jolly Rosso. In questa storia, che ha fatto il giro del mondo, non ci sono certezze, ma restano molti dubbi. Ed \u00e8 difficile pensare che, qualcuno, prima o poi, riuscir\u00e0 a dissiparli del tutto.<\/p>\n<h1 class=\"entry-title single-post-title heading_post_title\"><\/h1>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 il pi\u00f9 grande dei &#8220;misteri d&#8217;Italia&#8221; in cui la Calabria ha un ruolo di primo piano: ci si riferisce al traffico di scorie radioattive che sarebbe avvenuto via mare negli anni &#8217;80 al largo delle coste tirreniche. 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